L'editoriale di (h)ortus


fave.jpg
Dopo quasi vent’anni di assenza – trascorsi, forse colpevolmente, a indagare architetture in luoghi più distanti del pianeta – sono ritornato a Urbino, alla ricerca non soltanto delle opere di Giancarlo De Carlo (e di tutti gli illustri architetti che lo hanno preceduto nella città di Federico da Montefeltro) ma anche della possibilità di fare un personalissimo punto sullo stato dell’architettura. Avevo sentito parlare da più parti del pessimo stato di conservazione degli Continua...

La città della postproduzione

Questo libro raccoglie una serie di saggi sulla postproduzione intesa sia quale condizione che connota oggi i territori europei, sia quale atteggiamento progettuale – realizzare non è più sufficiente e non è più centrale servono interventi altri, altre sovrascritture. Come nella prassi cinematografica, raramente la presa diretta esaurisce il momento di formalizzazione di un film: è necessario applicare un complesso di operazioni quali il doppiaggio, il montaggio, il missaggio che seguono la fase delle riprese e precedono la commercializzazione.
Continua...

PDF

Gli spazi pubblici come cuore del progetto urbano

Il caso di Lione

Laura Valeria Ferretti

Nel 1989 l’arrivo di un giovane sindaco a Lione inaugura una nuova politica degli spazi urbani: “per rendere la città bella, solidale e piacevole da vivere…trasformando il centro in quartiere da abitare e la periferia in quartiere residenziale” per intervenire su “ciò che fa città; il suo cemento” e cioè gli spazi pubblici. A differenza di Barcellona altro grande esempio di una politica urbana fortemente incentrata sulla riqualificazione degli spazi pubblici che ha prodotto quasi a posteriori un “linguaggio” barcellonese, a Lione il comune si è dotato di una “palette”di materiali e di elementi di arredo per ottenere un “vocabulaire unique destinée a faire griffe (1)” realizzando un’opera contemporanea che poggiasse sulla tradizione.
La riqualificazione degli spazi pubblici era una della quattro linee di azione messe in atto dal nuovo sindaco. Il suo programma prevedeva un piano dell’illuminazione sotto lo slogan: Quando illuminare vuole dire mettere in luce, (foto 1) mirato alla duplice finalità di rendere più sicura la città nelle ore di buio e di valorizzarne gli elementi ordinari della città e le emergenze con una lettura attraverso la luce.

1_-planlumiere.jpg

Prevedeva inoltre un Piano delle trame verdi finalizzato ad una gestione evolutiva sostenibile nell’ambito del quale era redatto un progetto del verde come trama (negli spazi residui del costruito). Il programma prevedeva una particolare attenzione alla tipologia della vegetazione e, oltre alla sistemazione del verde permanente, prevedeva la realizzazione di giardini di strada (jardins de rue) con finalità didattico educative. Al progetto delle trame verdi si affiancava il grande programma della sistemazione delle sponde del Rodano. Ultimi tasselli del mosaico la realizzazione di una rete di “spostamenti dolci” nella città (una rete di grandi assi della mobilità da riorganizzare con percorsi destinati a biciclette, rollers e pedoni per legare i quartieri tra loro) restituendo a questi mezzi una parte dello spazio occupato dai veicoli e la valorizzazione del trasporto pubblico di superficie come elemento induttore di riqualificazione degli spazi stradali.
La gestione del programma di riqualificazione degli spazi pubblici era, ed è, affidata a un gruppo di pilotaggio presieduto dall’assessore all’urbanistica e costituito gli eletti dei comuni della grande Lione (2) (che sono in diretto rapporto con le associazioni degli abitanti), dai suoi tecnici e dai tecnici dei singoli comuni comune.
Il programma si sviluppa a quattro scale: quella del singolo comune, quella dell’agglomerazione, quella del quartiere e quella dell’unità di vicinato. Le aree di intervento sono molto diverse: gli spazi più importanti del centro urbano antico, i quartieri di edilizia sociale, le ZAC (Zone d’Aménagement Concerté), le aree DSU (Développement Social Urbaine), le zone di realizzazione dei nuovi parcheggi, il sistema dei trasporti. In questa diversità anche sociale dei contesti, l’obiettivo è stato quello di garantire la stessa qualità diffusa a tutti gli interventi. Da questo obiettivo discende la scelta di costituire la palette di materiali unica e di caratterizzare laddove possibile la progettazione con la presenza dell’acqua:  acqua in movimento.
Tra gli interventi realizzati di notevole interesse è il sistema di piazze che si attesta intorno alla sistemazione dell’avenue de la République e che costituisce il programma di  riqualificazione della Presqu’île – il cuore storico della città tra il Rodano e la Saonne.
L’asse della République si sviluppa tra la piazza dell’Operà  e place Bellecourt ed intercetta o si connette a place de la Bourse , place de la République, place des Celestins e place Poncet. L’uso di materiali predefiniti (pietra basaltica e calcarea, macadam) e di oggetti costanti (fontane, dissuasori in acciaio, sedute, bicromia dei materiali per indicare le differenti modalità di uso) produce una continuità dello spazio e, contemporaneamente, valorizza le vocazioni e il ruolo urbano dei singoli spazi assicurando una varietà d’uso dell’insieme dei luoghi pubblici.
Di non secondaria importanza è il fatto che sotto ciascuna delle piazze è stato realizzato dalla Lyon Parc Auto (3) un parcheggio interrato che costituisce un ulteriore elemento di qualità urbana.
Di questo sistema di interventi Place des Terraux (foto 2)  di Christian Drevet è sicuramente il progetto più noto. La realizzazione di un unico piano di pavimentazione attraverso l’uso di dissuasori bassi per separare la zona pedonale da quella veicolare (limitata ad un solo lato della piazza) e il disegno bicromo (rafforzato dalle colonne luminose), che definisce gli attraversamenti e le aree di pertinenza dei caffé, rafforzano la configurazione geometrica del vuoto arricchito dai getti d’acqua. Lo spazio è organizzato con elementi semplici che mettono in rilievo, senza sottolinearne una in particolare, le evidenze del luogo che simbolizzano i quattro poteri storici: stato, borghesia, chiesa e popolo ovvero la sede comunale, la chiesa di Saint Pierre, il fronte commerciale e le abitazioni. La preesistente fontana monumentale diviene un oggetto posato su questa trama. Le fontane puntiformi, che entrano in azione a tempo e con un getto che va incrementando, propongono una prima interpretazione dell’acqua in movimento e, per la loro invasività, producono due spazi differenti a seconda che siano o meno in funzione.

2-terraux.jpg Foto 2

L’acqua gioca un ruolo altrettanto importante in place de la République (arch. A. Sarfati) (foto 3) risolta con un grande specchio d’acqua (spesso luogo di eventi) dove dei getti quasi paralleli alla superficie crescono  e diminuiscono con ritmo irregolare inondando lo spazio con un fragore quasi di cascata. Tra place des Terraux e  place de la République si snoda l’avenue de la République (foto 4). Lunga più di un chilometro e pedonalizzata, un lungo tappeto di granito privo di qualsiasi oggetto, è il cuore della città. L’essenzialità della sua soluzione si valorizza attraverso la rottura semantica con le facciate impero dei palazzi che vengono illuminati la notte.

3-place_republ.jpg
4-avenue_republ.jpg
Foto 3
Foto 4

Il sistema Terraux-République costituisce il teatro della vita urbana mentre place de la Bourse (arch. Alexander Chemetoff) e il più interessante spazio di place des Celestins propongono due luoghi intimi. Il primo, (foto 5) eccessivamente ordinato da una batteria di sedute e vegetazione alternata bassa ed alta, è il trionfo dell’ars topiaria e del giardino borghese, celebrazione modesta della borsa. E’ più giardino che piazza, una composizione di acero, bosso e rododendro che organizza una progressione dall’ombra alla luce, un luogo calmo nella città, immagine estroflessa del chiostro del palazzo di Saint Pierre.

5-bourse.jpg Foto 5

Il secondo, dei paesaggisti Christine Dalnoky e Michel Desvigne, (foto 6, 7) concilia la permeabilità di una piazza con l’intimità e il fascino di un giardino ed è una vera e propria piazza di quartiere. Lo spazio è fortemente qualificato dalle architetture che lo definiscono in particolare l’antico teatro des Celestins.

6-place_celestin.jpg 7-celestin.jpg
Foto 6
Foto 7

L’intervento è semplice ma di grande risultato testimoniato anche dall’intenso uso che ne fanno gli abitanti della zona: un recinto verde aperto sul lato del teatro, ma separato da questo da una fontana anch’essa a tempo  racchiude uno spazio pavimentato in legno e attorniato da sedute perfetto luogo di gioco e di ritrovo protetto dalla circolazione automobilistica. La stessa fontana è a filo del parterre e non  è recintata consentendo ai bambini di avvicinare l’acqua. Al centro dello spazio pavimentato un periscopio al contrario permette di vedere la sottostante installazione in movimento dell’artista Daniel Buren (foto 8) che costituisce il cuore del parcheggio interrato. La piazza, come le precedenti, è infatti il frutto di un accordo tra la società mista di gestione dei parcheggi ed il Comune di Lione che concede i suoli e la gestione in cambio degli interventi di riqualificazione degli spazi di superficie e la loro manutenzione. L’accordo è riuscito tanto da trasformare gli stessi parcheggi in luoghi di istallazione di opere d’arte, produrre un bilancio societario attivo e garantire un livello qualitativo pari a quello qui illustrato.

8-celestin.jpg Foto 8

Complessivamente l’insieme degli interventi (ai quali occorre aggiungere Place Bellecourt et place Poncet) rafforzati dal Plan lumiere ha permesso di riorganizzare il sistema dei parcheggi e della fruizione degli spazi pubblici della Presqu’île realizzando un insieme di interventi contemporanei perfettamente integrato nel tessuto storico. Rispetto al sistema più noto degli interventi barcellonesi ha la caratteristica e forse il demerito di aver utilizzato elementi meno “duri” lasciando una traccia della modernità che ha il pregio di subire meno i segni del tempo e della moda ma che, a differenza dell’impostazione barcellonese e in contrasto con quanto voluto dall’allora sindaco, non è riuscita a “faire griffe”.

Un altro sistema di interventi, realizzati questi nella fascia della prima periferia o meglio in quella zona di transizione tra centro e periferia, è la riqualificazione del quartiere Etats Unies - oggetto di un programma DSU (développement social urbaine) - che coinvolge l’area progettata da Tony Garnier e la zona di edilizia sociale contigua realizzata tra gli anni ‘50 e ‘60.  Gli interventi maggiori riguardano la riqualificazione degli spazi comuni dell’insediamento progettato da Garnier, la realizzazione di place 5 Mai 1945 (arch. Francoise Jourda) e del parco Rene et Madeleine Caille dei paesaggisti  Desvigne e Dalnoky. Inoltre quest’area a ovest di Lione, come del resto molta parte della cintura periferica, ha subito un processo di riqualificazione legato al sistema dei collegamenti pubblici di superficie. (foto 9)

L’insieme delle opere testimonia come il piano degli spazi pubblici sia intervenuto sia alla scala delle unità di vicinato (gli isolati di Garnier) sia alla scala del quartiere (place 5 mai 1945 e parc Caille) con i medesimi materiali messi in opera per gli interventi alla scala comunale ed in particolare per il centro antico.
L’opera di Garnier è un intervento di habitat sociale di 1550 alloggi progettato come quartiere modello su una trama di isolati regolari. Il sistema delle strade parallele ai lati maggiori degli edifici è stato pedonalizzato e trasformato in un  sistema di lunghi spazi attrezzati con alberi (foto 10), pavimentazioni, ripari, giochi e sedute, mentre le strade ortogonali di penetrazione, rimaste carrabili, sono state precluse alla sosta.

9_a_-_metro_sup.jpg
9b-etats_unies.jpg
Foto 9
Foto 10



 
Hortus

Lo spessore della città

La ricerca Lo spessore della città prende corpo nel 2010 in occasione del secondo bando FIRB (Fondo per gli Investimenti della Ricerca di Base – Bando Futuro in Ricerca), pubblicato dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca. Il bando nelle sue tre edizioni (2008, 2010, 2012) è indirizzato a sostenere ricerche di base di giovani studiosi. La stesura del progetto nella sua prima versione è il tentativo di tradurre assunti teorici, costruiti su nuove necessità di dialogo tra architettura e città, in concreti strumenti operativi.  Continua...

Alter-azioni

Questo libro raccoglie una serie di saggi sull’alterazione, ovvero sul rapporto interpretazione e realtà, sostanzialmente sul come si possa aumentare la realtà oltre l’impiego di strumenti tecnologici. Con l’espressione “realtà aumentata” si vuole qui sostenere l’autonomia della visione, la sua non necessità di protesi da altri impostate, a favore di un potenziamento delegato alla sola teoria. L’obiettivo è aggiornare il binomio teoria-progetto, superare inutili dualismi, affermare la coincidenza dei due termini non solo sul piano dei contenuti ma anche su quello degli strumenti. Continua...

peperone_giallo_trasphortusbooks è un progetto editoriale che nasce dall’esperienza di (h)ortus - rivista di architettura. Raccogliere saggi e riflessioni di giovani studiosi dell’architettura, siano esse sul contemporaneo, sulla storia, la critica e la teoria, sul progetto o sugli innumerevoli altri temi che caratterizzano l’arte del costruire è la missione che vogliamo perseguire, per una condivisione seria e ragionata dei problemi che a noi tutti, oggi, stanno profondamente a cuore.

hortusbooks si propone come una collana agile, aperta ad una molteplicità di contributi nel campo dell'architettura. I volumi vengono pubblicati con tecnologia print on demand dalla casa editrice Nuova Cultura di Roma e possono essere acquistati on-line tramite i maggiori canali di diffusione.

Il paesaggio chiama

paesaggio_chiama_tIn tante città mediterranee e anche qui, nella magnifica cornice dello Stretto di Messina, l’attuale urbanesimo genera immense aree abitate che non sono più né urbane né rurali. Ci guardiamo attorno e nella banalità che ci circonda cerchiamo nuove gravità, proprio in questi luoghi destrutturati, perché è qui che possono e devono prendere forma i paesaggi del nostro tempo. L’importanza del paesaggio è sentita quasi sempre in termini solo difensivi, senza la consapevolezza della sua rilevanza sociale e economica, e di conseguenza senza un coinvolgimento culturale e politico delle comunità. Continua...

Valle Giulia Flickr

vg_flickr_11

Il gruppo Valle Giulia Flickr nasce tre anni fa dall’idea di uno studente di architettura con la passione della fotografia.
Da un piccolo gruppo di appassionati, accomunati dalla voglia di imparare l’arte fotografica e di utilizzarla come strumento per “parlare” di architettura, si è arrivati ad un gruppo che oggi conta più di 260 iscritti.
Lo spirito del gruppo è quello della condivisione come mezzo di conoscenza, sia in campo architettonico che fotografico, e i contest proposti danno l’occasione agli iscritti di confrontarsi su varie tematiche in campo architettonico e sociale. Continua...

Dal paesaggio al panorama, dal panorama al paesaggio

camiz_copertina_tUna mostra che presenti fotografie di paesaggi naturali, così come un osservatore li vede durante una gita, un'escursione, un viaggio, anziché una mostra semplice come si potrebbe credere (perché si potrebbe azzardare che un panorama è sempre bello), si presenta come una mostra piuttosto complessa. In effetti, è la fotografia del paesaggio naturale che è più complessa di quanto non sembri. Infatti, se appunto un ambiente naturale ci appare quasi sempre come bello, in particolare se incontaminato, una sua fotografia non è detto che lo sia. Continua...

Il Giardino dei Cedrati di Villa Pamphilij

cedratiDalla loro domesticazione le piante da frutto sono sempre state utilizzate come elementi costitutivi di diverse tipologie di giardini. In molti giardini storici, a  fronte di esempi virtuosi di conservazione di aree a frutteto o di singole piante da frutto, molto più spesso questi spazi coltivati sono andati perduti, gradualmente sacrificati ad altre priorità nei necessari restauri vegetazionali con perdita di risorse genetiche di valore, ma anche dell’identità dei luoghi. Lo studio di un’ipotesi di recupero del Giardino dei Cedrati in Villa Doria Pamphilj (Roma), oggi profondamente cambiato nella sua forma, struttura e funzione e in progressivo abbandono, rappresenta l’applicazione di un innovativo approccio metodologico, esempio di quella  integrazione di discipline necessaria per non prescindere dalla natura sistemica  di questo luogo. Continua...

Rassegna Italiana | 5 Temi 5 Progetti

Il complesso di risorse culturali, artistiche, ambientali, che sono proprie di un paese noi lo chiamiamo Patrimonio (ma anche l'insieme dei cromosomi che ogni individuo eredita dai propri ascendenti). Le Case sono le abitazioni dell'uomo e l'Esterno è ciò che sta fuori, che viene da fuori. Il termine Tecnologia è composto da arte e discorso, dove per arte si intende(va) il saper fare, in altri termini il progetto del saper fare. La Catastrofe indica i grandi sconvolgimenti provocati dalla natura o dall'uomo. Continua...

Joomla Templates by Joomlashack