L'editoriale di (h)ortus


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Dopo quasi vent’anni di assenza – trascorsi, forse colpevolmente, a indagare architetture in luoghi più distanti del pianeta – sono ritornato a Urbino, alla ricerca non soltanto delle opere di Giancarlo De Carlo (e di tutti gli illustri architetti che lo hanno preceduto nella città di Federico da Montefeltro) ma anche della possibilità di fare un personalissimo punto sullo stato dell’architettura. Avevo sentito parlare da più parti del pessimo stato di conservazione degli Continua...

La città della postproduzione

Questo libro raccoglie una serie di saggi sulla postproduzione intesa sia quale condizione che connota oggi i territori europei, sia quale atteggiamento progettuale – realizzare non è più sufficiente e non è più centrale servono interventi altri, altre sovrascritture. Come nella prassi cinematografica, raramente la presa diretta esaurisce il momento di formalizzazione di un film: è necessario applicare un complesso di operazioni quali il doppiaggio, il montaggio, il missaggio che seguono la fase delle riprese e precedono la commercializzazione.
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Wang Shu. Il campus di Xiangshan ad Hangzhou

Michele Costanzo

Wang Shu, insieme a Lu Wenyu, è titolare a partire dal 1998 dell’Amateur Architecture Studio . La loro filosofia progettuale è quella di perseguire un approccio con l’architettura di tipo genuino, immediato, naturale e amatoriale. Essi amano affermare: “Tendiamo a progettare una casa piuttosto che una costruzione”; e questo, per mettere in rilievo la loro adesione ad un ordine del tutto spontaneo. “Uno dei problemi dell’architettura professionale è che essa si concentra troppo sull’edificio, trascurando ciò che lo circonda”.
Wang, a tale proposito, aggiunge: “Come architetto, per prima cosa, mi sforzo d’essere una persona sensibile. L’architettura per me è un lavoro part-time. Per certi versi, considero l’umanità più importante dell’architettura stessa, come del resto il semplice lavoro manuale è più importante della tecnologia”. Ed, ancora, aggiunge Wang: “Per me, qualunque attività costruttiva senza un esauriente approccio riflessivo è del tutto insignificante”».

L’impegno di Wang Shu per il campus dell'Art Academy di Xiangshan riguarda, sia l’ideazione del masterplan, che la progettazione di oltre 20 edifici sistemati sul colmo di una collinetta, al centro coperta d’alberi, che sorge nella periferia di Hangzhou.

L’opera dell’architetto cinese è particolarmente interessante, sia per l’attenzione formale/spaziale che rivolge ai diversi edifici del campus, che per l’idea che egli elabora di “ambiente collettivo” che dal singolo organismo egli estende all’insieme delle costruzioni.
Per Wang, l'impianto concettuale del campus vuole essere, aldilà del progetto in sé, soprattutto una sperimentazione che tende a favorire la vita associata.
La caratteristica delle diverse costruzioni è quella di essere aperte verso l’esterno e di dialogare con l’ambiente naturale circostante.
“Nel mio campus”, afferma l’autore, “l’architettura si colloca al secondo posto. Il primo è occupato dalla montagna e dal fiume che determinano l'atmosfera”.

Attraverso la sua opera, Wang muove una severa critica nei confronti delle trasformazioni avvenute soprattutto nelle città cinesi del nord, il cui risultato architettonico (se si escludono le opere di alcuni architetti occidentali) considera banale, privo di fantasia, ripetitivo, ossessivamente basato su unam geometria elementare. In questo senso, il suo progetto per il cammpus di Xiangshan a Hangzhou, rappresenta una sorta di “modello di città cinese del futuro”.
Quello che suggerisce Wang ad elaborare tale concezione di “città del futuro” è la percezione del «[…] collasso delle strutture urbane storiche delle città in Asia, ma specialmente in Cina». Nel presente, quello con cui ci si deve confrontare direttamente, com’egli afferma, è dunque, «[…] la disintegrazione degli schemi di vita sociale e personale, nonché la fine dei linguaggi architettonico tradizionali» .
Non a caso, Hangzhou, la città dove sorge il campus dell'Art Academy, per oltre mille anni è stata una celebrata città d'arte. Visitata nel 1280 da Marco Polo che la definisce “la città più nobile e la miglior metropoli del mondo”. Soltanto trent’anni fa, afferma Wang, “questa provincia era simile alla Svizzera”. Ora, tale centro non si differenzia più dalle altre città cinesi, appare convulso, grigio, pieno di cantieri.
In tale contesto, ricco di energia innovatrice che punta al futuro dimenticando le proprie radici storiche, attraverso il progetto per il campus di Xiangshan, Wang cerca di contrastare il modello architettonico, attualmente in voga in Cina.
«A questo fine, il primo compito del progetto, nella Cina contemporanea, è quello di ricostruire un mondo vitale, essenziale e vernacolare. Di fronte alla demolizione e ricostruzione a tale velocità e dimensione, quello che è necessario per superare il caos della metropoli, è l’individuazione di un modo di costruire che possa cambiare, rinnovarsi e che sappia portare avanti una sperimentazione con modalità critico-creative in grado di rapportarsi ai luoghi» .

Nei diversi edifici le lezioni si possono svolgere all'interno delle aule e, quando il tempo lo permette, all'esterno o sul tetto. Per favorire l'armonia con l'ambiente naturale nel quale il complesso è immerso, l'architetto ha disegnato sentieri sinuosi, tetti inclinati, passerelle per collegare tra loro gli edifici. Le coperture delle diverse costruzioni sono di forma irregolare “quasi onde del mare disegnate”. In alcuni casi porte e finestre sono sostituite da fantasiose aperture dal contorno frastagliato.
Le pareti e i tetti sono in cemento, molti dei quali sono rivestiti di tegole e piastrelle riciclate e messe in opera recuperando la tecnica del wa pan, usata dai contadini delle campagne di Hangzhou.
Questo un tema delle macerie riciclate, è particolarmente complesso e ricco di spunti di riflessione molti dei quali strettamente legati al progetto del campus di Xiangshan. L’intervento è stato realizzato dall’architetto (in collaborazione con l'artista Xu Jiang ) in occasione della 10° Biennale di Architettura di Venezia nel 2006. Si tratta di una installazione intitolata “Il giardino delle tegole”. Essa consiste in una leggera struttura lignea, un luogo di meditazione posto all’esterno del padiglione cinese e rivestito di mattonelle e tegole d’argilla di recupero disposte secondo lo schema che si richiama alla tradizione.

Due sono gli aspetti che caratterizzano questo progetto. Il primo, riguarda l’impiego di materiale prelevato dalle macerie di edifici provenienti dalle città cinesi demolite. L’operazione è quella di ridare un diverso significato alle macerie; in questo modo, mediante tale operazione esse assumono il valore di “brandelli materiali di memoria”.
Il secondo, è quello di cercare di superare il caos della metropoli attraverso il mantenimento di una tradizione creativa: «Mantenere una tradizione creativa non è un problema di conservazione del passato, ma di ricongiungimento del tempo» (5).

Le fotografie sono state gentilmente concesse da Amateur Architecture Studio.

Note

(1) A partire dal 1998 Wang Shu è coadiuvato nella progettazione da Lu Wenyu. Insieme hanno fondato l’Amateur Architecture Studio, che si è impegnato in una serie di progetti di ricerca, tra i  quali, oltre al campus ad Hangzhou, si segnalano, la Wenzheng Library presso la Sozhou University, l’Harbor Hart Museum a Ningbo. Tali progetti, in tempi recenti, hanno cominciato ad essere esposti in numerose mostre nazionali e internazionali: “TU MU-Young Architecture of China” presso la Aedes Gallery di Berlino (Germania); 2001, la Shanghai Biennale 2002, allo Shanghai Museum (Cina); “Alors, La Chine?” al Centre Pompidou di Paragi (Francia); “Synthi-Scapes”, al Padiglione cinese della  50° Biennale di Venezia (Italia), poi trasferito al Guangdong Museum of Art, Guangzhou (Cina) e all’Art Museum of Central Academy, Beijing (Cina).
(2) Dalla conferenza “Rebuilding a Life-World in Collapsing Cities: My Design In Urban China” tenuta da Wang Shu il 7/05/2008 presso la Faculty of Architecture and Planning, The University of Melbourne (Australia).
(3) Ivi.
(4) Noto artista e presidente dell’Art Academy in Cina.
(5) Dalla conferenza “Rebuilding a Life-World in Collapsing Cities: My Design In Urban China”, op. cit..

Autore Data pubblicazione Volume pubblicazione
COSTANZO Michele 2008-09-18 n. 12 Settembre 2008
 
Hortus

Lo spessore della città

La ricerca Lo spessore della città prende corpo nel 2010 in occasione del secondo bando FIRB (Fondo per gli Investimenti della Ricerca di Base – Bando Futuro in Ricerca), pubblicato dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca. Il bando nelle sue tre edizioni (2008, 2010, 2012) è indirizzato a sostenere ricerche di base di giovani studiosi. La stesura del progetto nella sua prima versione è il tentativo di tradurre assunti teorici, costruiti su nuove necessità di dialogo tra architettura e città, in concreti strumenti operativi.  Continua...

Alter-azioni

Questo libro raccoglie una serie di saggi sull’alterazione, ovvero sul rapporto interpretazione e realtà, sostanzialmente sul come si possa aumentare la realtà oltre l’impiego di strumenti tecnologici. Con l’espressione “realtà aumentata” si vuole qui sostenere l’autonomia della visione, la sua non necessità di protesi da altri impostate, a favore di un potenziamento delegato alla sola teoria. L’obiettivo è aggiornare il binomio teoria-progetto, superare inutili dualismi, affermare la coincidenza dei due termini non solo sul piano dei contenuti ma anche su quello degli strumenti. Continua...

peperone_giallo_trasphortusbooks è un progetto editoriale che nasce dall’esperienza di (h)ortus - rivista di architettura. Raccogliere saggi e riflessioni di giovani studiosi dell’architettura, siano esse sul contemporaneo, sulla storia, la critica e la teoria, sul progetto o sugli innumerevoli altri temi che caratterizzano l’arte del costruire è la missione che vogliamo perseguire, per una condivisione seria e ragionata dei problemi che a noi tutti, oggi, stanno profondamente a cuore.

hortusbooks si propone come una collana agile, aperta ad una molteplicità di contributi nel campo dell'architettura. I volumi vengono pubblicati con tecnologia print on demand dalla casa editrice Nuova Cultura di Roma e possono essere acquistati on-line tramite i maggiori canali di diffusione.

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