L'editoriale di (h)ortus


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Dopo quasi vent’anni di assenza – trascorsi, forse colpevolmente, a indagare architetture in luoghi più distanti del pianeta – sono ritornato a Urbino, alla ricerca non soltanto delle opere di Giancarlo De Carlo (e di tutti gli illustri architetti che lo hanno preceduto nella città di Federico da Montefeltro) ma anche della possibilità di fare un personalissimo punto sullo stato dell’architettura. Avevo sentito parlare da più parti del pessimo stato di conservazione degli Continua...

La città della postproduzione

Questo libro raccoglie una serie di saggi sulla postproduzione intesa sia quale condizione che connota oggi i territori europei, sia quale atteggiamento progettuale – realizzare non è più sufficiente e non è più centrale servono interventi altri, altre sovrascritture. Come nella prassi cinematografica, raramente la presa diretta esaurisce il momento di formalizzazione di un film: è necessario applicare un complesso di operazioni quali il doppiaggio, il montaggio, il missaggio che seguono la fase delle riprese e precedono la commercializzazione.
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Due opere di Sverre Fehn ad Oslo

La sede della casa editrice Gyldendal e il museo di architettura

Michele Costanzo

Le due opere di Sverre Fehn qui presentate, la Gyldendalhuset e il Nasjonalmuseet Arkitektur,  possono essere considerate le due ultime opere del grande architetto norvegese (nato a Kongsberg nel 1924), avendo egli manifestato l’intenzione di ritirarsi dall’attività progettuale.
Il filo conduttore che lega i due lavori, anche se i rispettivi programmi sono diversi, è il loro confrontarsi con una realtà preesistente e, quindi, da trasformare, da ampliare, da reinventare.
Il progetto per la nuova sede della Gyldendal House (1995-2007) riguarda la ristrutturazione degli spazi interni dell’edificio ottocentesco in cui la società editoriale svolge il suo lavoro. Si tratta della sua sede storica in quanto la Gyldendalhuset, da quando si è distaccata, nel 1912, dalla casa-madre danese di più antica origine (essendo stata fondata da Søren Gyldendal nel 1770), ha sempre occupato lo stesso edificio, nel centro storico di Oslo, che si affaccia, da un lato, sulla Universitetsgata e, dall’altro, sulla Sehesteds plass.
Risultando ormai inadeguata l’organizzazione degli spazi interni dell’edificio (la casa editrice attualmente è la più importante della Norvegia), nel 1995 l’architetto Sverre Fehn è incaricato di redigere un progetto di trasformazione dell’organismo, con l’intento di mettere in atto una totale riorganizzazione funzionale/formale dei suoi spazi; al fine di conferire ad essi, attraverso tale operazione, una nuova immagine in grado di rappresentare, unitamente, l’identità storica e il dinamismo produttivo della casa editrice: attenta alla sensibilità del tempo presente e all’esigenza di mantenere con il pubblico un forte rapporto comunicativo.
«Con questo restauro/ristrutturazione», scrive Fehn, «un blocco piuttosto antico di Oslo si arricchirà di un sorprendente cambio d’atmosfera dove l’esterno e l’interno avranno modo di trovare una loro forma di dialogo tra l’estremamente moderno e il pittoresco tradizionale» (1).
La struttura storica dell’edificio e la severa architettura del quartiere in cui si trova, sono, dunque, gli elementi da cui l’architetto prenderà le mosse per il suo percorso ideativo. In questo modo, le due facciate, sia lungo la strada dell’Università, che verso la piazzetta Sehesteds, dove si trova l’ingresso principale con la sua “leggendaria” porta rivestita di rame, sono mantenute intatte. L’interno, al contrario è completamente trasformato per ottenere una diversa organizzazione spaziale, adeguata alle necessità della committenza. 
Fehn crea, così, uno spazio fluido e continuo a partire dal piano terra dove si trova l’area di ricevimento ed alcuni ambienti con specifiche funzioni come: la mensa aziendale, la sala conferenze e degli ambienti per incontri informali tra editore e pubblico.  
Il nuovo impianto strutturale dell’edificio è in cemento armato di colore chiaro. I pavimenti e parte degli spazi comuni e degli arredi fissi sono in rovere.
Lo spazio interno è suddiviso in cinque livelli all’interno dei quali, organizzati in modo fluido e continuo, si trovano gli uffici. Tale successione di piani al centro è attraversata da un grande vuoto che è il tema spaziale/formale che contraddistingue l’intervento il punto di attraversamento di ogni percorso fisico o visivo, verso il quale si affacciano lunghe balconate. Il piano terra è la “piazza aperta” denominata Ibsenhallen, dove si trova la ricostruzione della Danskehuset, l’antica casa da cui è partita la storia della Gyldendalhuset, utilizzata come immagine-simbolo e come punto di accoglienza. 
Il vuoto consente, altresì, al lucernario in cemento armato che conclude in alto lo spazio centrale, di far penetrare e diffondere l’illuminazione diurna in tutti gli ambienti di lavoro. Tale struttura, dal vago ricordo kahniano - il cui disegno nasce da una struttura ad assi ortogonali sormontata da piramidi a base quadrata troncate al vertice - ha un suo deciso e specifico carattere formale che proprio nella sua operazione di distacco dall’immagine d’insieme, riesce a trasmette ad essa un segno di incisività, di forza, di consistenza figurativa.
Il progetto di sverre Fehn per la sede del Museo nazionale di architettura di Oslo (2004-2008) è un’opera che recupera internamente ed amplia gli spazi di uno storico edificio in stile neoclassico, realizzato nel 1830 da Christian Grosch. Si tratta di una costruzione contenuta in altezza, come nella tradizione norvegese (a due piani più il sottotetto), che sorge all’interno della griglia barocca del centro storico della capitale norvegese, adiacente alla severa costruzione in mattoni scuri della Akershus Fortress. L’edificio, prima sede della Norges Bank, nel 1910 passa sotto il controllo del Riksarkivet (The National Archival Service of Norway), che ne modifica la funzione in archivio e realizzando un’addizione: un lungo corpo a base rettangolare a quattro livelli. A partire dal 1990 l’intero complesso rimarrà inutilizzato fino a quando, nel 2001, il Norwegian Museum of Architecture farà richiesta, con un forte appoggio da parte della stampa, al Ministry of Culture, di utilizzare la struttura come museo di architettura, pur rimanendo parte del National Museum of Art and Design.
Il progetto sarà affidato a Fehn, sia per il restauro delle costruzioni esistenti, che per la realizzazione del nuovo Padiglione che troverà luogo in un’area libera del lotto. 
Nell’azione di restauro degli spazi dell’ex banca e del loro adattamento alle esigenze del museo, Fehn interverrà secondo un duplice approccio: adottando una particolare cura filologica nel recupero degli spazi dell’edificio del 1830 e una maggiore libertà creativa nella trasformazione del volume aggiuntivo del 1910.
In questo modo, il museo conserva l’antico ingresso della banca, a Kongensgate, con il suo monumentale portale a doppia altezza. 
All’interno dell’organismo, al piano terra si trovano, la biglietteria, il guardaroba, il bookshop, la caffetteria/ristorante (che in estate si estende verso l’esterno), i servizi igienici, ed uno spazio espositivo. Al piano superiore si trovano, gli uffici, la biblioteca, la sala riunioni.
Attraverso il piano d’ingresso dell’edificio di Grosch si accede, sia al volume degli ex archivi, dove a piano terra è esposta la collezione permanente e ai piani superiori l’archivio fotografico e la collezione dei disegni, sia nel nuovo Padiglione destinato a mostre temporanee.
Tale costruzione, pur nell’apparente semplicità del suo spazio e del suo sottile equilibrio geometrico, attraverso l’accurata elaborazione degli elementi strutturali e dei dettagli lascia tuttavia intendere, com’è tipico del fare progettuale di Fehn, che l’insieme architettonico è frutto di un percorso creativo elaborato, complesso, che si sviluppa per sovrapposizioni, addizioni per figure che puntano a un esito formale composito e unitario, a un tempo, pur lasciando il processo ideativo “aperto”, cosa che produce nel visitatore uno stato di attesa. 
Egli parte, dunque, dal quadrato della pianta, che è un punto di riferimento che, com’è caratteristico del suo procedere, nasce per essere concettualmente negato, come si evince: dall’attacco del volume vetrato con l’edificio di Grosch, dall’apparente incongrua presenza del tratto di parete in vetrocemento e dal disegno della copertura a volta ribassata, sostenuta da quattro pilastri con la base a C, che si conclude lungo il bordo esterno con una sorta di ala inclinata verso l’alto. 
Il volume del padiglione è composto di pannelli di vetro strutturale, controventati all’esterno da altre lame di vetro, poste verticalmente e collegate ad un cordolo di calcestruzzo che corre lungo tutto il perimetro esterno della costruzione tramite delle severe fasce d’acciaio dal disegno trapezoidale; infine, il sistema dei brise-soleil, ancora in vetro, che avvolge la parte alta del volume e, come un’alta cornice, completa e rafforza la trasparente figura architettonica del Padiglione. 
Tale corpo leggero e fragile è circondato da un muro perimetrale in cemento con dei tagli sagomati a scarpa, delle “brecce cementizie” che sembrano voler richiamare l’inclinazione del muro basamentale della Fortezza Akershus. Questi tagli, appaiono come un’anomalia formale, ma hanno la funzione di animare figurativamente il volume in sé chiuso e composto, rafforzando la fragilità del vetro ed, anche, mettendo in atto un tessuto di sguardi dall’interno verso l’eterno e dall’esterno verso l’interno, ponendolo in rapporto con l’intorno urbano.
 
Note
 
(1) Dal catalogo della mostra a cura di Marianne Yvenes, Eva Madshus, Architect Sverre Fehn. Intuition, reflection, construction, The National Museum of Art, Architecture and Design, Oslo 2008, p. 133. 

Autore Data pubblicazione Volume pubblicazione
COSTANZO Michele 2008-09-18 n. 12 Settembre 2008
 
Hortus

Lo spessore della città

La ricerca Lo spessore della città prende corpo nel 2010 in occasione del secondo bando FIRB (Fondo per gli Investimenti della Ricerca di Base – Bando Futuro in Ricerca), pubblicato dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca. Il bando nelle sue tre edizioni (2008, 2010, 2012) è indirizzato a sostenere ricerche di base di giovani studiosi. La stesura del progetto nella sua prima versione è il tentativo di tradurre assunti teorici, costruiti su nuove necessità di dialogo tra architettura e città, in concreti strumenti operativi.  Continua...

Alter-azioni

Questo libro raccoglie una serie di saggi sull’alterazione, ovvero sul rapporto interpretazione e realtà, sostanzialmente sul come si possa aumentare la realtà oltre l’impiego di strumenti tecnologici. Con l’espressione “realtà aumentata” si vuole qui sostenere l’autonomia della visione, la sua non necessità di protesi da altri impostate, a favore di un potenziamento delegato alla sola teoria. L’obiettivo è aggiornare il binomio teoria-progetto, superare inutili dualismi, affermare la coincidenza dei due termini non solo sul piano dei contenuti ma anche su quello degli strumenti. Continua...

peperone_giallo_trasphortusbooks è un progetto editoriale che nasce dall’esperienza di (h)ortus - rivista di architettura. Raccogliere saggi e riflessioni di giovani studiosi dell’architettura, siano esse sul contemporaneo, sulla storia, la critica e la teoria, sul progetto o sugli innumerevoli altri temi che caratterizzano l’arte del costruire è la missione che vogliamo perseguire, per una condivisione seria e ragionata dei problemi che a noi tutti, oggi, stanno profondamente a cuore.

hortusbooks si propone come una collana agile, aperta ad una molteplicità di contributi nel campo dell'architettura. I volumi vengono pubblicati con tecnologia print on demand dalla casa editrice Nuova Cultura di Roma e possono essere acquistati on-line tramite i maggiori canali di diffusione.

Il paesaggio chiama

paesaggio_chiama_tIn tante città mediterranee e anche qui, nella magnifica cornice dello Stretto di Messina, l’attuale urbanesimo genera immense aree abitate che non sono più né urbane né rurali. Ci guardiamo attorno e nella banalità che ci circonda cerchiamo nuove gravità, proprio in questi luoghi destrutturati, perché è qui che possono e devono prendere forma i paesaggi del nostro tempo. L’importanza del paesaggio è sentita quasi sempre in termini solo difensivi, senza la consapevolezza della sua rilevanza sociale e economica, e di conseguenza senza un coinvolgimento culturale e politico delle comunità. Continua...

Valle Giulia Flickr

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Da un piccolo gruppo di appassionati, accomunati dalla voglia di imparare l’arte fotografica e di utilizzarla come strumento per “parlare” di architettura, si è arrivati ad un gruppo che oggi conta più di 260 iscritti.
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Dal paesaggio al panorama, dal panorama al paesaggio

camiz_copertina_tUna mostra che presenti fotografie di paesaggi naturali, così come un osservatore li vede durante una gita, un'escursione, un viaggio, anziché una mostra semplice come si potrebbe credere (perché si potrebbe azzardare che un panorama è sempre bello), si presenta come una mostra piuttosto complessa. In effetti, è la fotografia del paesaggio naturale che è più complessa di quanto non sembri. Infatti, se appunto un ambiente naturale ci appare quasi sempre come bello, in particolare se incontaminato, una sua fotografia non è detto che lo sia. Continua...

Il Giardino dei Cedrati di Villa Pamphilij

cedratiDalla loro domesticazione le piante da frutto sono sempre state utilizzate come elementi costitutivi di diverse tipologie di giardini. In molti giardini storici, a  fronte di esempi virtuosi di conservazione di aree a frutteto o di singole piante da frutto, molto più spesso questi spazi coltivati sono andati perduti, gradualmente sacrificati ad altre priorità nei necessari restauri vegetazionali con perdita di risorse genetiche di valore, ma anche dell’identità dei luoghi. Lo studio di un’ipotesi di recupero del Giardino dei Cedrati in Villa Doria Pamphilj (Roma), oggi profondamente cambiato nella sua forma, struttura e funzione e in progressivo abbandono, rappresenta l’applicazione di un innovativo approccio metodologico, esempio di quella  integrazione di discipline necessaria per non prescindere dalla natura sistemica  di questo luogo. Continua...

Rassegna Italiana | 5 Temi 5 Progetti

Il complesso di risorse culturali, artistiche, ambientali, che sono proprie di un paese noi lo chiamiamo Patrimonio (ma anche l'insieme dei cromosomi che ogni individuo eredita dai propri ascendenti). Le Case sono le abitazioni dell'uomo e l'Esterno è ciò che sta fuori, che viene da fuori. Il termine Tecnologia è composto da arte e discorso, dove per arte si intende(va) il saper fare, in altri termini il progetto del saper fare. La Catastrofe indica i grandi sconvolgimenti provocati dalla natura o dall'uomo. Continua...

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