L'editoriale di (h)ortus


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Dopo quasi vent’anni di assenza – trascorsi, forse colpevolmente, a indagare architetture in luoghi più distanti del pianeta – sono ritornato a Urbino, alla ricerca non soltanto delle opere di Giancarlo De Carlo (e di tutti gli illustri architetti che lo hanno preceduto nella città di Federico da Montefeltro) ma anche della possibilità di fare un personalissimo punto sullo stato dell’architettura. Avevo sentito parlare da più parti del pessimo stato di conservazione degli Continua...

La città della postproduzione

Questo libro raccoglie una serie di saggi sulla postproduzione intesa sia quale condizione che connota oggi i territori europei, sia quale atteggiamento progettuale – realizzare non è più sufficiente e non è più centrale servono interventi altri, altre sovrascritture. Come nella prassi cinematografica, raramente la presa diretta esaurisce il momento di formalizzazione di un film: è necessario applicare un complesso di operazioni quali il doppiaggio, il montaggio, il missaggio che seguono la fase delle riprese e precedono la commercializzazione.
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Elizabeth Farrelly. Blubberland

The Dangers of Happiness

The MIT Press, 2008

di Federico De Matteis

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Mentre l’intero pianeta rivolge la propria attenzione verso Oriente, scrutando quello che avviene nei paesi del nuovo secolo asiatico, sembra quasi che gli sviluppi (o inviluppi) delle città occidentali non possano riservare ulteriori sorprese. Cala dunque il sipario: la fine del film, si direbbe, è ormai scontata, tutti sappiamo quale sarà l’esito. Elizabeth Farrelly, columnist di architettura del Sydney Morning Herald, conclude il suo volume Blubberland. The Dangers of Happiness proprio con un’ipotetica quanto ottimistica prospezione dell’evoluzione delle città e della società australiana nel momento in cui, a causa dei cambiamenti climatici, tutta la popolazione del continente si sarà spostata sulla costa occidentale. Città verdi, costruite a misura di pedoni e di ciclisti, prive o quasi di automobili, con l’intera popolazione dedita ad attività agricole o neo-rurali. Bentornata ville radieuse (in versione no-carbon)): ma è una prospettiva del tutto australiana, perché il resto del mondo, in questa nuova utopia, vivrà una sorte ben più amara.
Per giungere a questa ottimistica conclusione, la Farrelly compie un lungo quanto angosciante percorso nelle città contemporanee degli Stati Uniti, dell’Australia, della Nuova Zelanda e di altre culture dominate dal paradigma anglosassone, conscia del fatto che tale modello percolerà, prima o poi, anche in altre parti del pianeta. Città dominate dallo sprawl, dalle freeways multicorsia che solcano il paesaggio del tutto mineralizzato dei suburbs, nei quali le mega-ville con garage per quattro SUV (le cosiddette McMansion) si assiepano una accanto all’altra, accuratamente protette nelle loro atmosfere artificialmente climatizzate e – in alcuni casi – anche rinchiuse in recinti di alta sicurezza.
Complice un sistema economico e commerciale pronto a fornire a ciascuno (che se lo possa permettere) tutto quanto si possa desiderare dalla vita, il modello dello sprawl sembra quasi connaturato all’individualismo caratteristico del tardo capitalismo occidentale. Abbandonata qualsiasi possibilità di controllare il processo di crescita delle città (per non dare adito a retropensieri di statalismo sinistrorso), negletta persino l’idea di attuare un processo negoziale di governance, la città contemporanea cresce come un’immensa metastasi di cellule identiche, disimpegnate da un sistema circolatorio autostradale sovradimensionato ma comunque insufficiente per rispondere alle richieste di un organismo impazzito.
Se i sintomi sono più che evidenti e sotto gli occhi di tutti – persino per chi percorre il Grande Raccordo Anulare – la bravura della Farrelly consiste nell’andare a cercare con intelligenza smaliziata le cause di questi fenomeni. Le sue fonti sono studi sociologici, interviste televisive, report medici, statistiche demografiche, colonne giornalistiche e quant’altro si rende necessario per mettere a fuoco un processo magmatico e niente affatto stabilizzato.
Da dove arrivano dunque quei bisogni “profondi”, manipolati o meno, che inducono i consumatori a volere quello che vogliono? Blubberland (letteralmente, “la terra dell’eccesso”, prendendo a prestito un termine melvilliano di natura baleniera) nasce innanzi tutto dall’estremizzazione del desiderare: la soddisfazione dei desideri rappresenta oggi l’imperativo categorico più alto, forse l’unico rimasto ancora a trasportare le assopite coscienze comuni nell’era post-ideologica. Desiderare e ottenere tutto, subito, senza precisa cognizione del cosa e del perché si desideri appare una condizione comune, quella che porta il neo-flaneur a perdersi nell’incantevole atarassia dei malls – versione post-moderna dei passages parigini. È proprio in questi luoghi anonimi e neutrali che vengono ridefiniti i concetti di bello e brutto, secondo un processo di reciproca metamorfosi dell’uno nell’altro. L’arte del Novecento ha demiurgicamente fuso le barriere che separavano l’arte dalla non-arte: lezione che, fuoriuscita lentamente dal mondo delle gallerie, ha pervaso in maniera strisciante tutto l’universo del visibile.
La Farrelly procede poi a indagare il problema del phat – ovvero della dimensione over-size che diviene espressione della cultura del desiderio sempre soddisfatto: crescono le dimensioni delle abitazioni pur riducendosi le dimensioni delle famiglie; crescono le dimensioni delle automobili, pur aumentando i costi dei carburanti; cresce la quantità di oggetti che dobbiamo possedere per non essere invidiosi del nostro vicino, pur in presenza di una forte smaterializzazione dei rapporti interpersonali. Il phat, aumento indiscriminato di tutto, finisce per esprimersi nella sua versione più vendicativa, ovvero il fat, obesità che affligge in maniera crescente gli abitanti dello sprawl planetario, indice del fallimento del sogno howardiano del vivere a contatto con la natura.
Prima di dissolvere l’ansia del lettore nella visione paradisiaca conclusiva, Blubberland espone un’ultima tesi quanto mai inquietante, soprattutto se formulata da un’autrice come la Farrelly: che una grande responsabilità nell’attuale crisi delle città occidentali risiede nell’accresciuto potere sociale delle donne. Se da un lato il genere femminile non ha ancora guadagnato l’accesso alla “stanza dei bottoni”, dall’altro la maggiore disponibilità economica, la necessità di proteggere le proprie famiglie in case grandi e sicure, di tenere la prole lontana da qualsiasi emozione negativa – pure a costo di impedirne un equilibrato sviluppo sociale – inducono buona parte di quelle trasformazioni urbane che si concretizzano nello sprawl. Una tesi, questa, che sovverte il paradigma culturale secondo il quale buona parte dei mali contemporanei siano causati dallo strapotere dell’establishment patriarcale: forse vagamente sciovinista, ma senz’altro pronta a cogliere alcuni aspetti non del tutto secondari delle dinamiche sociali di oggi.
Blubberland, scritto con uno stile letterario alquanto sconfortante, colmo di slang da blog e spesso inutilmente sarcastico, è tuttavia un’utilissima guida per attraversare quel paese nel quale la felicità, unico e più alto ideale della nostra contemporaneità, può a tutti gli effetti diventare un male che, come estrema conseguenza, divora le nostre città.

Autore Data pubblicazione Volume pubblicazione
DE MATTEIS Federico 2008-09-16 n. 12 Settembre 2008
 
Hortus

Lo spessore della città

La ricerca Lo spessore della città prende corpo nel 2010 in occasione del secondo bando FIRB (Fondo per gli Investimenti della Ricerca di Base – Bando Futuro in Ricerca), pubblicato dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca. Il bando nelle sue tre edizioni (2008, 2010, 2012) è indirizzato a sostenere ricerche di base di giovani studiosi. La stesura del progetto nella sua prima versione è il tentativo di tradurre assunti teorici, costruiti su nuove necessità di dialogo tra architettura e città, in concreti strumenti operativi.  Continua...

Alter-azioni

Questo libro raccoglie una serie di saggi sull’alterazione, ovvero sul rapporto interpretazione e realtà, sostanzialmente sul come si possa aumentare la realtà oltre l’impiego di strumenti tecnologici. Con l’espressione “realtà aumentata” si vuole qui sostenere l’autonomia della visione, la sua non necessità di protesi da altri impostate, a favore di un potenziamento delegato alla sola teoria. L’obiettivo è aggiornare il binomio teoria-progetto, superare inutili dualismi, affermare la coincidenza dei due termini non solo sul piano dei contenuti ma anche su quello degli strumenti. Continua...

peperone_giallo_trasphortusbooks è un progetto editoriale che nasce dall’esperienza di (h)ortus - rivista di architettura. Raccogliere saggi e riflessioni di giovani studiosi dell’architettura, siano esse sul contemporaneo, sulla storia, la critica e la teoria, sul progetto o sugli innumerevoli altri temi che caratterizzano l’arte del costruire è la missione che vogliamo perseguire, per una condivisione seria e ragionata dei problemi che a noi tutti, oggi, stanno profondamente a cuore.

hortusbooks si propone come una collana agile, aperta ad una molteplicità di contributi nel campo dell'architettura. I volumi vengono pubblicati con tecnologia print on demand dalla casa editrice Nuova Cultura di Roma e possono essere acquistati on-line tramite i maggiori canali di diffusione.

Il paesaggio chiama

paesaggio_chiama_tIn tante città mediterranee e anche qui, nella magnifica cornice dello Stretto di Messina, l’attuale urbanesimo genera immense aree abitate che non sono più né urbane né rurali. Ci guardiamo attorno e nella banalità che ci circonda cerchiamo nuove gravità, proprio in questi luoghi destrutturati, perché è qui che possono e devono prendere forma i paesaggi del nostro tempo. L’importanza del paesaggio è sentita quasi sempre in termini solo difensivi, senza la consapevolezza della sua rilevanza sociale e economica, e di conseguenza senza un coinvolgimento culturale e politico delle comunità. Continua...

Valle Giulia Flickr

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Il gruppo Valle Giulia Flickr nasce tre anni fa dall’idea di uno studente di architettura con la passione della fotografia.
Da un piccolo gruppo di appassionati, accomunati dalla voglia di imparare l’arte fotografica e di utilizzarla come strumento per “parlare” di architettura, si è arrivati ad un gruppo che oggi conta più di 260 iscritti.
Lo spirito del gruppo è quello della condivisione come mezzo di conoscenza, sia in campo architettonico che fotografico, e i contest proposti danno l’occasione agli iscritti di confrontarsi su varie tematiche in campo architettonico e sociale. Continua...

Dal paesaggio al panorama, dal panorama al paesaggio

camiz_copertina_tUna mostra che presenti fotografie di paesaggi naturali, così come un osservatore li vede durante una gita, un'escursione, un viaggio, anziché una mostra semplice come si potrebbe credere (perché si potrebbe azzardare che un panorama è sempre bello), si presenta come una mostra piuttosto complessa. In effetti, è la fotografia del paesaggio naturale che è più complessa di quanto non sembri. Infatti, se appunto un ambiente naturale ci appare quasi sempre come bello, in particolare se incontaminato, una sua fotografia non è detto che lo sia. Continua...

Il Giardino dei Cedrati di Villa Pamphilij

cedratiDalla loro domesticazione le piante da frutto sono sempre state utilizzate come elementi costitutivi di diverse tipologie di giardini. In molti giardini storici, a  fronte di esempi virtuosi di conservazione di aree a frutteto o di singole piante da frutto, molto più spesso questi spazi coltivati sono andati perduti, gradualmente sacrificati ad altre priorità nei necessari restauri vegetazionali con perdita di risorse genetiche di valore, ma anche dell’identità dei luoghi. Lo studio di un’ipotesi di recupero del Giardino dei Cedrati in Villa Doria Pamphilj (Roma), oggi profondamente cambiato nella sua forma, struttura e funzione e in progressivo abbandono, rappresenta l’applicazione di un innovativo approccio metodologico, esempio di quella  integrazione di discipline necessaria per non prescindere dalla natura sistemica  di questo luogo. Continua...

Rassegna Italiana | 5 Temi 5 Progetti

Il complesso di risorse culturali, artistiche, ambientali, che sono proprie di un paese noi lo chiamiamo Patrimonio (ma anche l'insieme dei cromosomi che ogni individuo eredita dai propri ascendenti). Le Case sono le abitazioni dell'uomo e l'Esterno è ciò che sta fuori, che viene da fuori. Il termine Tecnologia è composto da arte e discorso, dove per arte si intende(va) il saper fare, in altri termini il progetto del saper fare. La Catastrofe indica i grandi sconvolgimenti provocati dalla natura o dall'uomo. Continua...

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