L'editoriale di (h)ortus


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Dopo quasi vent’anni di assenza – trascorsi, forse colpevolmente, a indagare architetture in luoghi più distanti del pianeta – sono ritornato a Urbino, alla ricerca non soltanto delle opere di Giancarlo De Carlo (e di tutti gli illustri architetti che lo hanno preceduto nella città di Federico da Montefeltro) ma anche della possibilità di fare un personalissimo punto sullo stato dell’architettura. Avevo sentito parlare da più parti del pessimo stato di conservazione degli Continua...

La città della postproduzione

Questo libro raccoglie una serie di saggi sulla postproduzione intesa sia quale condizione che connota oggi i territori europei, sia quale atteggiamento progettuale – realizzare non è più sufficiente e non è più centrale servono interventi altri, altre sovrascritture. Come nella prassi cinematografica, raramente la presa diretta esaurisce il momento di formalizzazione di un film: è necessario applicare un complesso di operazioni quali il doppiaggio, il montaggio, il missaggio che seguono la fase delle riprese e precedono la commercializzazione.
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Rafael Moneo. L'ampliación del Museo del Prado a Madrid

Michele Costanzo


Il progetto di ampliamento del Museo del Prado realizzato da Rafael Moneo a Madrid (1998-2007), è un significativo e meditato intervento di riorganizzazione degli spazi di un edificio espositivo d'importanza storica, rappresentativo dell'immagine culturale del proprio Paese e punto d'incrocio di itinerari turistico-culturali provenienti da tutto il mondo (1).
Quest'ultimo aspetto se, da un lato, determinerà una certa urgenza nella ricerca di nuovi ed invitanti ambienti, per arricchire l'offerta delle opere al pubblico e migliorare la loro fruizione, per incrementare l'attività delle esposizioni temporanee e per rendere più confortevoli e funzionali gli spazi d'accoglienza, dall'altro, metterà in moto un acceso dibattito circa i criteri da seguire per attuare tale programma, nonché l'opportunità o meno di porre in atto l'addizione di un palazzo storico, progettato nel 1785 da Juan de Villanueva. L'edificio neoclassico, voluto da Carlo III di Borbone, sarà aperto al pubblico nel 1819.
Lo stato di tensione venutosi a determinare negli ambienti culturali della capitale spagnola e, più in generale, nell'opinione pubblica, a seguito delle molteplici questioni storiche, ambientali, culturali che il programma veniva a porre, andrà ad influenzare negativamente il concorso per l'ampliamento del museo, bandito nel 1994, a cui parteciperanno oltre 700 progettisti (compreso Moneo). La commissione giudicatrice, infatti, riunitasi nel dicembre del 1995, dopo aver selezionato 10 proposte, stabilirà di non assegnare nessun premio, ma solo due riconoscimenti minori.
Nel 1996 sarà bandito un secondo concorso e nel 1998 sarà proclamato vincitore il progetto di Moneo; nel 2000, infine, sarà presentata la soluzione conclusiva, che terrà conto di una serie di osservazioni, ricevute dal progettista, in merito alla sua proposta.
Bisogna osservare che l'idea di Moneo per l'ampliación del Prado, come avrà modo di affermare in un'intervista, a meno di alcune marginali modifiche, era sempre stata la stessa a partire dalla prima prova concorsuale.
La spiegazione di tate affermazione risiede nel fatto che, a partire dal primo progetto, egli riteneva che l'edificio di Villanueva, dopo una serie di ampliamenti realizzati tra il 1847 e il 1968, tutte concentrate sulla fronte retrostante della costruzione, che si affaccia su Calle de Ruiz de Alarcon, non fosse più in grado di accettare ulteriori aggiunte.
L'architetto, dunque, alla richiesta di adeguamento degli spazi del museo alle nuove necessità, aveva fin dall'inizio ritenuto necessario adottare un criterio diverso, cercando di individuare un edificio nelle vicinanze del Prado adatto a mettere in atto gli obiettivi in programma.
In questo modo egli orienta il progetto, pur all'interno del ventaglio delle diverse soluzioni elaborate nel corso degli anni, avendo come punto di riferimento costante il chiostro cinquecentesco della chiesa de Los Jerónimos, posizionato dinanzi al prospetto secondario del museo, sul lato opposto di Calle de Ruiz de Alarcon. Tuttavia, all'epoca del prima redazione del progetto, non era ancora intercorso l'accordo -conclusi solo alcuni anni più tardi- tra il Ministero della Cultura e l'Arcivescovado di Madrid per la cessione al Prado del claustro cinquecentesco, che porterà ad indire un secondo concorso, ristretto ai 10 finalisti della precedente competizione.

 
L'idea dell'architetto spagnolo, partendo dalle cattive condizioni della permanenza storica e dalla sua posizione più elevata rispetto alla quota della strada, sarà dunque quella utilizzare tale dislivello costruendo attorno ad essa un "cubo", ossia una struttura in cemento armato rivestita di mattoni rossi, come quelli dell'edificio di Villanueva, a cui le quatto gallerie del chiostro, una volta restaurate andranno ad ancorarsi. E questo, in quanto non sarà più possibile riconnetterle con le loro antiche fondazioni essendo stati ricavati, al di sotto, quattro piani espositivi, illuminati da un cavedio che li attraversa, a partire, dalla posizione dominante del chiostro, coperto da un ampio lucernario.
Il "cubo", arricchito da una porta di bronzo di Cristina Iglesias, è congiunto all'edificio del Prado tramite un volume triangolare seminterrato, denomonato vestibulo, che passa sotto il livello stradale, ed è destinato ad ospitare i servizi di accoglienza del pubblico: biglietteria, book-shop, caffetteria-ristorante. Il tetto di questa nuova ala è trasformato in un giardino pensile di bossi a taglio geometrico.
La soluzione realizzata da Moneo, nell'intento di porsi al servizio della struttura museale preesistente, cerca di evitare, com'è sua abitudine, la strada del "protagonismo" e di non trasformare l'architettura in feticcio. Egli, dunque, punta essenzialmente a favorire la percezione di unitarietà dello storico edificio del Prado, creando in corrispondenza, come osserva ironicamente Juan José Lahuerta, un «[...] disadorno cubo di mattoni intorno al chiostro» (2); proprio per comporre, in questo modo, un impianto percettivo rispetto alla nuova aggiunta, come all'insieme urbano, ben strutturato e chiaro nella sua essenza.



Note
(1) Il Museo de Prado, attualmente, conta più di due milioni di visitatori all'anno.
(2) Juan José Lahuerta, Sull'ampliamento del Prado. Nota sull'ironia, «Casabella» n. 765 aprile 2008.

Rafael Moneo. L'ampliación del Museo del Prado a Madrid

Progetto Rafael Moneo
Collaboratori progetto Belén Hermida, Christoph Schmidt, Carmen Díez, Mariano Molina, Jacobo García Germán, Borja Peña 
Collaboratori esecutivi Christoph Schmidt, Belén Hermida, Eduardo Arilla, José Ma Hurtado de Mendoza, Oliver Bieniussa, Dirk Schluppkptten, Juan Manuel Nicás, Filippo Serra
Strutture Jesús Jiménez Cañas, NB 35 Ingenieros 
Impianti Rafael Úrculo Aramburu, Úrculo Ingenieros Consultores
Impresa UTE Prado (Dragados y San José)
Committente Ministerio de Cultura
Cronologia dicembre 1995 prima fase del concorso internazionale; agosto 1996 seconda fase del concorso; ottobre 1998 assegnazione primo premio; novembre 2001 inizio costruzione; ottobre 2007 inaugurazione del museo

Autore Data pubblicazione Volume pubblicazione
COSTANZO Michele 2008-07-14 n. 10 Luglio 2008
 
Hortus

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La ricerca Lo spessore della città prende corpo nel 2010 in occasione del secondo bando FIRB (Fondo per gli Investimenti della Ricerca di Base – Bando Futuro in Ricerca), pubblicato dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca. Il bando nelle sue tre edizioni (2008, 2010, 2012) è indirizzato a sostenere ricerche di base di giovani studiosi. La stesura del progetto nella sua prima versione è il tentativo di tradurre assunti teorici, costruiti su nuove necessità di dialogo tra architettura e città, in concreti strumenti operativi.  Continua...

Alter-azioni

Questo libro raccoglie una serie di saggi sull’alterazione, ovvero sul rapporto interpretazione e realtà, sostanzialmente sul come si possa aumentare la realtà oltre l’impiego di strumenti tecnologici. Con l’espressione “realtà aumentata” si vuole qui sostenere l’autonomia della visione, la sua non necessità di protesi da altri impostate, a favore di un potenziamento delegato alla sola teoria. L’obiettivo è aggiornare il binomio teoria-progetto, superare inutili dualismi, affermare la coincidenza dei due termini non solo sul piano dei contenuti ma anche su quello degli strumenti. Continua...

peperone_giallo_trasphortusbooks è un progetto editoriale che nasce dall’esperienza di (h)ortus - rivista di architettura. Raccogliere saggi e riflessioni di giovani studiosi dell’architettura, siano esse sul contemporaneo, sulla storia, la critica e la teoria, sul progetto o sugli innumerevoli altri temi che caratterizzano l’arte del costruire è la missione che vogliamo perseguire, per una condivisione seria e ragionata dei problemi che a noi tutti, oggi, stanno profondamente a cuore.

hortusbooks si propone come una collana agile, aperta ad una molteplicità di contributi nel campo dell'architettura. I volumi vengono pubblicati con tecnologia print on demand dalla casa editrice Nuova Cultura di Roma e possono essere acquistati on-line tramite i maggiori canali di diffusione.

Il paesaggio chiama

paesaggio_chiama_tIn tante città mediterranee e anche qui, nella magnifica cornice dello Stretto di Messina, l’attuale urbanesimo genera immense aree abitate che non sono più né urbane né rurali. Ci guardiamo attorno e nella banalità che ci circonda cerchiamo nuove gravità, proprio in questi luoghi destrutturati, perché è qui che possono e devono prendere forma i paesaggi del nostro tempo. L’importanza del paesaggio è sentita quasi sempre in termini solo difensivi, senza la consapevolezza della sua rilevanza sociale e economica, e di conseguenza senza un coinvolgimento culturale e politico delle comunità. Continua...

Valle Giulia Flickr

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Il gruppo Valle Giulia Flickr nasce tre anni fa dall’idea di uno studente di architettura con la passione della fotografia.
Da un piccolo gruppo di appassionati, accomunati dalla voglia di imparare l’arte fotografica e di utilizzarla come strumento per “parlare” di architettura, si è arrivati ad un gruppo che oggi conta più di 260 iscritti.
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Il Giardino dei Cedrati di Villa Pamphilij

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