L'editoriale di (h)ortus


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Dopo quasi vent’anni di assenza – trascorsi, forse colpevolmente, a indagare architetture in luoghi più distanti del pianeta – sono ritornato a Urbino, alla ricerca non soltanto delle opere di Giancarlo De Carlo (e di tutti gli illustri architetti che lo hanno preceduto nella città di Federico da Montefeltro) ma anche della possibilità di fare un personalissimo punto sullo stato dell’architettura. Avevo sentito parlare da più parti del pessimo stato di conservazione degli Continua...

La città della postproduzione

Questo libro raccoglie una serie di saggi sulla postproduzione intesa sia quale condizione che connota oggi i territori europei, sia quale atteggiamento progettuale – realizzare non è più sufficiente e non è più centrale servono interventi altri, altre sovrascritture. Come nella prassi cinematografica, raramente la presa diretta esaurisce il momento di formalizzazione di un film: è necessario applicare un complesso di operazioni quali il doppiaggio, il montaggio, il missaggio che seguono la fase delle riprese e precedono la commercializzazione.
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Daniel Libeskind. Contemporary Jewish Museum, San Francisco

Michele Costanzo

Il Contemporary Jewish Museum di San Francisco (CJM), progettato da Daniel Libeskind (1998-2008), come ormai molto spesso accade per le strutture culturali, nasce dalla trasformazione di un edificio industriale abbandonato. In questo caso si tratta di un'ex centrale elettrica che si affaccia su Mission Street, tra la 3rd e la 4th Street della downtown, nel quartiere di Yerba Buena in via di sviluppo, che da un'iniziativa come questa potrebbe trarre un importante contributo al suo rinnovamento economico-sociale.


La centrale elettrica è stata realizzata nel 1907, dopo il violento terremoto che ha distrutto quasi totalmente la città. Tale costruzione dalla configurazione volumetrica molto semplice, rivestita di mattoni rossi e con il portale d'ingresso dal disegno molto elaborato, è stata oggetto di un intervento da parte di Libeskind che ha puntato a rompere la sua sobria compostezza introducendo nel corpo dell'edificio due volumi dal brillante colore blu, che fanno riferimento a due lettere dell'alfabeto ebraico, per la precisione l'ottava e la decima, che sono chet e yud la cui somma corrisponde a 18, un numero cabalisticamente fortunato.
Le due lettere, inoltre, formano la frase del Talmud, l'chaim: alla vita. La lettera yud, infine, è alla base della parola Dio e Gerusalemme.
I due volumi, raffiguranti, come si è detto, le lettere chet e yud, sono rivestiti di brillanti placche d'acciaio inossidabile per esaltare la luminosità del cielo di San Francisco; e pur rimanendo in parte all'esterno, essi attraversano l'invaso della ex centrale elettrica, senza tuttavia cancellare le tracce della sua storia al suo interno, le impronte dei macchinati lasciate sulle pareti ed alcuni elementi dalla primitiva struttura.
Del resto, tale compresenza temporale tra passato e presente è l'essenza che contraddistingue l'orizzonte spirituale/rappresentativo e teorico/concettuale entro cui si muove Libeskind: una visione che oscilla tra tradizione e innovazione. In quest'ottica, le lettere che egli impiega in senso simbolico/formale, non sono semplici presenze/segni, ma grumi di senso che intendono essere partecipi della storia che creano.


Quest'opera, diversamente dal Jewish Museum di Berlino (1999) e il Danish Jewish Museum di Copenhagen (2003), che puntano essenzialmente al mantenimento/rinnovamento della memoria, intende essere un centro vivo, rivolto a persone di ogni età e condizione sociale; un luogo d'incontro
in cui apprezzare l'arte, condividere idee e impegno nei confronti della realtà.
Nel nuovo museo della cultura ebraica, che è il CJM, come nelle precedenti opere, immagine e simbolo si fondono in un'unità figurativa, che va letta, analizzata tenendo costantemente presente il criterio che ne sostanzia la concezione e che ne muove il suo sviluppo trasfigurativo. Per cui, si potrebbe aggiungere che risulta assai difficile ed anche improprio, distinguere il carattere formale impresso agli spazi come espressione iconica in sé, dalla volontà di stabilire un forte richiamo alla cultura, alla religione, alla storia stessa del popolo ebraico.
"Abbiamo realizzato qualcosa di completamente nuovo", afferma la direttrice del museo, Connie Wolf, "è il primo museo concepito per raccontare la gioia di vivere, quella della nostra cultura, ma anche quella della nostra comunità di San Francisco, che guarda alla vita e non solo all'orrore, alla vergogna dei sei milioni della Shoah".
Il museo si sviluppa su due livelli. All'ingresso, superato il portale d'accesso, i visitatori sono accolti dalla scritta luminosa PaRDeS che è un acronimo corrispondente ad un insieme di parole che rimandano ai diversi gradi della conoscenza: dalla letterale, alla spirituale. All'interno, il museo offre una mostra permanente che raccoglie oggetti e foto della comunità; essi mettono in mostra le tracce vive di una religiosità attenta al passato e al presente: dal libro della Torah, dunque, ai simboli, ai miti del presente.
Le due nuove volumetrie che penetrano nel corpo dell'ex centrale, hanno un'identità propria e contemporaneamente partecipano della vita dell'insieme dell'organismo. In questo modo esse si pongono come segnale ed elemento di richiamo a grande scala; e lo stesso spazio esterno attorno al museo è, a un tempo, parte del museo stesso e luogo urbano.
Il CJM, osserva Libeskind, intende rendere «[...] visibile la relazione che esiste tra il nuovo e il vecchio, tra la tradizione e l'innovazione. Esso trasformerà l'energia fisica associata alla centrale elettrica in un potere umano di comunicazione e d'immaginazione» (1).
A piano terra si trovano il caffè-ristorante, i negozi e parte dello spazio espositivo. Al livello superiore, percorrendo le scale illuminate si entra nello spazio del Cheth dedicato alla musica e, poi, in quello dello Yod dove si trovano ambienti per il teatro e per le esposizioni temporanee.



Note
(1) Daniel Libeskind, dalla relazione di progetto.

Dati progetto

Titolo
Contemporary Jewish Art Museum
Progetto
Daniel Libeskind
Collaboratori
Association with Architect of Record WRNS
Collaboratori esecutivi
Teecom Design Goup
Strutture
ARUP and OLMMConsulting Engineers 
Impianti
Ajmani & Pamidi, Inc. 
Impianto elettrico
Auerbach Glasgow
Committente
Contemporary Jewish Museum
Localizzazione
Santillana del Mar, Cantabria, Spagna
Cronologia
Concorso 1998; completamento 2008
Fotografie
Bruce Damonte, Mark Darley, Francis Da Silva, Ira Serkes, Kira Sugarman

Autore Data pubblicazione Volume pubblicazione
COSTANZO Michele 2008-07-04 n. 10 Luglio 2008
 
Hortus

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hortusbooks si propone come una collana agile, aperta ad una molteplicità di contributi nel campo dell'architettura. I volumi vengono pubblicati con tecnologia print on demand dalla casa editrice Nuova Cultura di Roma e possono essere acquistati on-line tramite i maggiori canali di diffusione.

Il paesaggio chiama

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