L'editoriale di (h)ortus


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Dopo quasi vent’anni di assenza – trascorsi, forse colpevolmente, a indagare architetture in luoghi più distanti del pianeta – sono ritornato a Urbino, alla ricerca non soltanto delle opere di Giancarlo De Carlo (e di tutti gli illustri architetti che lo hanno preceduto nella città di Federico da Montefeltro) ma anche della possibilità di fare un personalissimo punto sullo stato dell’architettura. Avevo sentito parlare da più parti del pessimo stato di conservazione degli Continua...

La città della postproduzione

Questo libro raccoglie una serie di saggi sulla postproduzione intesa sia quale condizione che connota oggi i territori europei, sia quale atteggiamento progettuale – realizzare non è più sufficiente e non è più centrale servono interventi altri, altre sovrascritture. Come nella prassi cinematografica, raramente la presa diretta esaurisce il momento di formalizzazione di un film: è necessario applicare un complesso di operazioni quali il doppiaggio, il montaggio, il missaggio che seguono la fase delle riprese e precedono la commercializzazione.
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Arata Isozaki. Ingresso del centro culturale CaixaForum a Barcellona

Michele Costanzo

L'ingresso della CaixaForum di Barcellona, realizzato da Arata Isozaki (1999-2002), è in sé un intervento semplice e lineare nella sua definizione formale, anche se il percorso ideativo per raggiungere tale obiettivo, ad un'analisi più attenta lascia cogliere l'interna tensione riflessiva/creativa nel cercare d'individuare il punto d'equilibrio tra le molteplici e difformi esigenze programmatiche del progetto. L'opera, di circoscritte dimensioni, si accosta in maniera semplice e diretta all'ex opificio Casaramona, trasformato dalla Fundación "la Caixa" in centro culturale.
La vasta area verde percorsa dall'Avenida Marqués de Comillas, il tortuoso viale su cui l'ex fabbrica si affaccia, si trova alla base della collina di Montjuïch, un tempo alla periferia di Barcellona dove hanno trovato sede alcuni insediamenti manufatturieri di notevole pregio architettonico, oggi in buona parte trasformati in strutture per la cultura, l'incontro, il tempo libero.
Una di tali costruzioni è quella di Josep Puig i Cadafalch -che con Antoni Gaudí e Louis Domènech i Montaner ha occupato una posizione di rilievo nel movimento dell'art nouveau in Catalogna- il quale tra il 1909 e il 1911 realizzerà il progetto della filanda per l'industriale tessile Casimir Casaramona i Puigcereós.
Il suo impianto, del tutto improntato all'esperienza inglese in questo settore, è a padiglioni per meglio distribuire uniformemente la luce naturale attorno ai telai. L'orizzontalità delle volumetrie, anche se è già debolmente manifesta una certa differenza tra le loro altezze, è rotta dalla presenza di due torri simmetricamente posizionate, l'una, lungo la facciata principale su Calle Méjico e, l'altra, lungo quella posteriore. Un unico e vasto ambiente destinato a magazzino collega, a livello interrato, i diversi padiglioni. Le loro pareti esterne sono rivestite con mattoni rosso scuro e sono arricchite da un apparato decorativo composto di rilievi, pilastri, cornicioni, pinnacoli e finestre dal ricercato disegno. Le coperture sono voltate alla catalana e sostenute da pilastri di ferro a doppio T.
La costruzione, che in occasione della sua conclusione riceverà un importante riconoscimento ufficiale, avrà una vita tormentata: chiusa nel 1920, sarà utilizzata come magazzino per la Exposición Universal del 1929. Nel 1940 sarà trasformata in caserma e garage per la Policía Nacional. Nel 1963 la Fundación "la Caixa" acquisterà l'edificio (dichiarato nel 1976 monumento storico d'interesse nazionale) e nel 1993 deciderà di restaurarlo riportandolo al suo stato originale, pur con alcune sostanziali modifiche, destinandolo ad una funzione a carattere educativo, sociale, culturale.
Il progetto di Isozaki, oltre ad affermarsi all'attenzione del pubblico come incisivo segnale urbano, è un interessante intervento sul piano figurativo e spaziale, per il fatto che si sviluppa su due diverse quote: la stradale e quella inferiore. Tale condizione di partenza del progetto è la ragione della sua complessità e del suo limite, in quanto nasce dalla volontà di dare soluzione all'esigenza di operare una diversa organizzazione degli spazi interni dell'ex fabbrica. Si tratta di un'importante variazione rispetto alla logica che sorregge l'impianto spaziale della costruzione, volta a recuperare il suo vasto spazio interrato. Tale intento porterà a ri-posizionare l'accesso della CaixaForum sull'Avenida Marqués de Comillas (mentre in precedenza, come si è detto, si trovava a Calle Méjico), trovandosi però a fare i conti con un prospetto laterale non adeguato alle esigenze della nuova struttura culturale di tipo comunicativo/rappresentativo.
L'impegno dell'architetto giapponese a questo punto sarà quello d'impostare la soluzione progettuale dell'ingresso su due diversi registri concettuali.
Nel primo caso, individuando gli elementi iconici atti a ri-significare la fronte secondaria dell'opificio; attraverso la presenza della "pergola": un'aerea pensilina a forma d'albero, realizzata in acciaio e vetro e segnala l'ingresso della CaixaForum. La figura -fortemente plastica, scultorea- dell'elemento iconico che rimarca la contemporaneità, si frappone così alla vista del fianco dell'edificio di Puig i Cadafalch, modificandone il senso attraverso un'operazione di tipo paratattico
Nel secondo caso, mediante un intervento, a un tempo, di tipo simbolico e funzionale; a seguito della stretta vicinanza dell'ingresso con il Padiglione di Ludwig Mies van der Rohe, che viene risolto costruendo un tessuto di assonanze di tipo materico e formale: il rivestimento con la pietra andalusa di Cabra che richiama il travertino per il suo colore chiaro, ma che contemporaneamente se ne allontana; e l'impiego di setti che disegnano allusivamente spazi senza definirli nella loro essenza.
Si entra, dunque, nella CaixaForum, tramite le scale o una scala mobile, raggiungendo un cortile dalla forma allungata che è anche uno spazio espositivo all'aperto per sculture o installazioni, arricchito da una sorta di "giardino segreto", che è un chiuso ambiente per stare.

Dal cortile, si entra nell'organismo della CaixaForum. Ma la ristrutturazione degli spazi interni è realizzata da Roberto Luna, mentre il restauro delle volumetrie esterne è eseguito da Francisco Javier Asarta.
Nel vasto spazio d'ingresso spiccano due importanti opere: un grande pannello murale di Sol LeWitt e un groviglio luminoso di tubi al neon posti in sospensione di Lucio Fontana.
Da tale ambiente si accede: al bookshop, alla mediateca e ad un auditorium per 340 persone, che può essere utilizzato, sia per concerti, che per conferenze o proiezioni cinematografiche.
Al livello superiore, percorrendo i passaggi esterni che mettono in comunicazione tra loro i diversi padiglioni (oltre ad avere un più diretto rapporto con l'opera dell'architetto catalano) s'incontrano: tre sale espositive per l'arte e la fotografia (di complessivi mq. 2.500), un laboratorio didattico e di sperimentazione dell'arte per le scuole, la Sala Montcada la cui attività è finalizzata a promuovere i giovani artisti, due sale polivalenti per 120/150 persone e, infine, una caffetteria/ristorante.

Arata Isozaki. Ingresso del centro culturale CaixaForum a Barcellona

Progetto  Arata Isozaki
Collaboratori
Kuniaki Takahashi, Toshiaki Tange, Núria Puig, Rafael Vall, Yoshihide Kobanawa
Impianti JG & Associados
Strutture
David Lladó, Roberto Brufau & Associados
Committente
Fundación "la Caixa"
Impresa costruttrice
Comsa
Localizzazione
Avenida Marquès de Comillas 6, Barcelona
Data inizio progetto
1999
Data realizzazione
2002


Autore Data pubblicazione Volume pubblicazione
COSTANZO Michele 2008-06-06 n. 9 Giugno 2008
 
Hortus

Lo spessore della città

La ricerca Lo spessore della città prende corpo nel 2010 in occasione del secondo bando FIRB (Fondo per gli Investimenti della Ricerca di Base – Bando Futuro in Ricerca), pubblicato dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca. Il bando nelle sue tre edizioni (2008, 2010, 2012) è indirizzato a sostenere ricerche di base di giovani studiosi. La stesura del progetto nella sua prima versione è il tentativo di tradurre assunti teorici, costruiti su nuove necessità di dialogo tra architettura e città, in concreti strumenti operativi.  Continua...

Alter-azioni

Questo libro raccoglie una serie di saggi sull’alterazione, ovvero sul rapporto interpretazione e realtà, sostanzialmente sul come si possa aumentare la realtà oltre l’impiego di strumenti tecnologici. Con l’espressione “realtà aumentata” si vuole qui sostenere l’autonomia della visione, la sua non necessità di protesi da altri impostate, a favore di un potenziamento delegato alla sola teoria. L’obiettivo è aggiornare il binomio teoria-progetto, superare inutili dualismi, affermare la coincidenza dei due termini non solo sul piano dei contenuti ma anche su quello degli strumenti. Continua...

peperone_giallo_trasphortusbooks è un progetto editoriale che nasce dall’esperienza di (h)ortus - rivista di architettura. Raccogliere saggi e riflessioni di giovani studiosi dell’architettura, siano esse sul contemporaneo, sulla storia, la critica e la teoria, sul progetto o sugli innumerevoli altri temi che caratterizzano l’arte del costruire è la missione che vogliamo perseguire, per una condivisione seria e ragionata dei problemi che a noi tutti, oggi, stanno profondamente a cuore.

hortusbooks si propone come una collana agile, aperta ad una molteplicità di contributi nel campo dell'architettura. I volumi vengono pubblicati con tecnologia print on demand dalla casa editrice Nuova Cultura di Roma e possono essere acquistati on-line tramite i maggiori canali di diffusione.

Il paesaggio chiama

paesaggio_chiama_tIn tante città mediterranee e anche qui, nella magnifica cornice dello Stretto di Messina, l’attuale urbanesimo genera immense aree abitate che non sono più né urbane né rurali. Ci guardiamo attorno e nella banalità che ci circonda cerchiamo nuove gravità, proprio in questi luoghi destrutturati, perché è qui che possono e devono prendere forma i paesaggi del nostro tempo. L’importanza del paesaggio è sentita quasi sempre in termini solo difensivi, senza la consapevolezza della sua rilevanza sociale e economica, e di conseguenza senza un coinvolgimento culturale e politico delle comunità. Continua...

Valle Giulia Flickr

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Da un piccolo gruppo di appassionati, accomunati dalla voglia di imparare l’arte fotografica e di utilizzarla come strumento per “parlare” di architettura, si è arrivati ad un gruppo che oggi conta più di 260 iscritti.
Lo spirito del gruppo è quello della condivisione come mezzo di conoscenza, sia in campo architettonico che fotografico, e i contest proposti danno l’occasione agli iscritti di confrontarsi su varie tematiche in campo architettonico e sociale. Continua...

Dal paesaggio al panorama, dal panorama al paesaggio

camiz_copertina_tUna mostra che presenti fotografie di paesaggi naturali, così come un osservatore li vede durante una gita, un'escursione, un viaggio, anziché una mostra semplice come si potrebbe credere (perché si potrebbe azzardare che un panorama è sempre bello), si presenta come una mostra piuttosto complessa. In effetti, è la fotografia del paesaggio naturale che è più complessa di quanto non sembri. Infatti, se appunto un ambiente naturale ci appare quasi sempre come bello, in particolare se incontaminato, una sua fotografia non è detto che lo sia. Continua...

Il Giardino dei Cedrati di Villa Pamphilij

cedratiDalla loro domesticazione le piante da frutto sono sempre state utilizzate come elementi costitutivi di diverse tipologie di giardini. In molti giardini storici, a  fronte di esempi virtuosi di conservazione di aree a frutteto o di singole piante da frutto, molto più spesso questi spazi coltivati sono andati perduti, gradualmente sacrificati ad altre priorità nei necessari restauri vegetazionali con perdita di risorse genetiche di valore, ma anche dell’identità dei luoghi. Lo studio di un’ipotesi di recupero del Giardino dei Cedrati in Villa Doria Pamphilj (Roma), oggi profondamente cambiato nella sua forma, struttura e funzione e in progressivo abbandono, rappresenta l’applicazione di un innovativo approccio metodologico, esempio di quella  integrazione di discipline necessaria per non prescindere dalla natura sistemica  di questo luogo. Continua...

Rassegna Italiana | 5 Temi 5 Progetti

Il complesso di risorse culturali, artistiche, ambientali, che sono proprie di un paese noi lo chiamiamo Patrimonio (ma anche l'insieme dei cromosomi che ogni individuo eredita dai propri ascendenti). Le Case sono le abitazioni dell'uomo e l'Esterno è ciò che sta fuori, che viene da fuori. Il termine Tecnologia è composto da arte e discorso, dove per arte si intende(va) il saper fare, in altri termini il progetto del saper fare. La Catastrofe indica i grandi sconvolgimenti provocati dalla natura o dall'uomo. Continua...

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