L'editoriale di (h)ortus


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Dopo quasi vent’anni di assenza – trascorsi, forse colpevolmente, a indagare architetture in luoghi più distanti del pianeta – sono ritornato a Urbino, alla ricerca non soltanto delle opere di Giancarlo De Carlo (e di tutti gli illustri architetti che lo hanno preceduto nella città di Federico da Montefeltro) ma anche della possibilità di fare un personalissimo punto sullo stato dell’architettura. Avevo sentito parlare da più parti del pessimo stato di conservazione degli Continua...

La città della postproduzione

Questo libro raccoglie una serie di saggi sulla postproduzione intesa sia quale condizione che connota oggi i territori europei, sia quale atteggiamento progettuale – realizzare non è più sufficiente e non è più centrale servono interventi altri, altre sovrascritture. Come nella prassi cinematografica, raramente la presa diretta esaurisce il momento di formalizzazione di un film: è necessario applicare un complesso di operazioni quali il doppiaggio, il montaggio, il missaggio che seguono la fase delle riprese e precedono la commercializzazione.
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Livio Vacchini. La piazza del Sole di Bellinzona

Michele Costanzo

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La piazza del Sole di Bellinzona progettata da Livio Vacchini (1991-1998), com'è cosa comune in moltissime piazze, è un vuoto assoluto, senza fontana, né monumento equestre, né pozzo al centro, né tanto meno un ombroso albero. E' un vuoto di forma quadrata (di 60 metri di lato) contrappuntato ai vertici da quattro volumi di cemento a vista -astratti nella loro asciutta, quasi scultorea, definizione geometrica- che corrispondono a dei corpi scala per accedere al parcheggio sottostante e, contemporaneamente, a dei canali di aerazione. Al centro, dunque, una pavimentazione in cemento e graniglia rosata con inserti di blocchi squadrati (di 43x43 centimetri) di granito grigio a formare un disegno libero che si avvicina a quello di un grande tappeto moderno. Ed è questo insieme di elementi, pur tra loro distinti -le presenze volumetriche dei quattro blocchi cementizi e il piano decorato al centro e, poi, naturalmente le case, le mura medioevali e il grande roccione sovrastato dal castello- a costituire l'essenza del luogo che avvolge e induce chi passa a rallentare, a sostare, a sedersi lungo i bordi e a lasciarsi prendere da quell'insieme apparentemente scoordinato di presenze  che "quel vuoto" ha il potere trattenere magicamente unite, conferendo ad esse un inesplicabile senso.

L'attuale piazza del Sole, un tempo, era costantemente acquitrinosa a seguito dei periodici straripamenti del fiume Ticino e del torrente Duro che alimentava il fossato che circondava il tratto a settentrione delle mura di cinta di Bellinzona, dove si trova Porta Ticinese, detta anche Tedesca o Codeborgo. Nel XVIII secolo l'area sarà bonificata e trasformata in piazza di Porta Ticinese, consentendo tuttavia di costruire nella sua area centrale un gruppo di case ed altre, ancora, a ridosso del roccione di Castelgrande e della cinta muraria medioevale.   
Intorno alla metà del Novecento la constatazione del cattivo stato di conservazione di tali edifici spingerà l'Amministrazione comunale a demolirli, recuperando alla vista e all'uso pubblico lo spazio centrale della piazza e della cinta muraria.
«Bellinzona è una città murata con diversi castelli nel suo territorio, ed ha al suo centro una roccia [...] enorme, con sopra un castello. Ai piedi di questa roccia, c'era una lunga fila di case», ricorda Vacchini, «che seguiva l'andamento della roccia per una lunghezza di circa duecento metri. Le case segnavano la roccia ed in mezzo a loro persisteva un pezzo di murata per la difesa del castello. La piazza, invece si configurava come uno slargo attorniato da case e, sebbene avesse una forma geometrica, la sua conformazione era dovuta ad eventi accidentali. Il Comune, su indicazione del mio progetto di concorso, con azione straordinaria ha acquistato tutte le vecchie case e le ha demolite. In questo modo la roccia si mostra in tutta la sua interezza ed entra a far parte delle quinte della piazza»(1).
L'intervento di Vacchini per la piazza del Sole -il cui nome deriva da quello di un caffé rimasto aperto fino agli anni Cinquanta e che aveva come insegna un grande sole in ferro battuto- consiste nella realizzazione di un garage sotterraneo su tre livelli, di una pavimentazione urbana e di quattro uscite/scultura. La nuova piazza mette, altresì, in più immediata comunicazione l'ingresso al castello realizzato da Aurelio Galfetti. Un percorso che penetra orizzontalmente nell'interno della roccia, fino a giungere in un angusto spazio, areato e illuminato da un cavedio posto superiormente, dove si trovano gli ascensori per raggiungere il colmo del rilievo su cui si erge il castello.
Tutto è cominciato, ricorda ancora l'architetto svizzero, con la donazione fatta al Comune da parte un ricco uomo d'affari che intendeva far restaurare da Galfetti il castello; un lavoro che durerà anni. La roccia sembrava diventare un'altra cosa. Così, con un'azione di forza Galfetti, toglierà tutti gli alberi che coprivano la roccia, «[...] attirandosi le ire degli ecologisti. Pulita la roccia essa non è più un oggetto naturale, ma un oggetto di cultura, un oggetto artificiale»(2).
A questo punto si poneva il problema del completamento della piazza. Una società offrirà di costruirla a proprie spese, ma chiedendo di poter realizzare un autosilo sotto la piazza. Il Comune accetterà l'offerta, ma con l'impegno, da parte dell'impresa, che il tetto dell'autosilo sia progettato con cura.
«Il grosso problema quando si fa un autosilo o più in generale una piazza è capire che espressione dare ai corpi che stanno sopra l'orizzontale», osserva Vacchini, «Non è possibile immaginare di mettere delle casette per uscite oppure mettere dei blocchi, magari in plastica trasparente, come si usa adesso, con in mezzo l'ascensore. Ho cercato di dare una risposta differente al problema delle uscite inventando quattro corpi totalmente astratti, delle sculture che hanno la dimensione minima indispensabile per inserire la funzione e che hanno morfologicamente la forza giusta per dialogare con la roccia e con il castello. Per di più, studiando questi corpi ho capito che in questa piazza  stavo facendo qualcosa di veramente importante per la città. Osservando bene mi sono accorto che stavo costruendo la base [...] alla roccia. Non è mica vero che le cose si capiscono prima. Le cose si capiscono quando le stai facendo [...]. In questo modo mi sono detto, faccio diventare la roccia veramente un oggetto. Galfetti ne aveva fatto un pezzo e io le do la base [...]. E' così che ho deciso di togliere qualsiasi orizzontale e verticale dai corpi che escono in superficie in modo che non possano essere in nessun modo scambiati per degli edifici dove sta l'uomo»(3).
A proposito della "base" della roccia, Vacchini afferma: «Quando osservi il pavimento dall'alto del castello o anche da sotto, hai l'impressione di un cielo stellato. Ho riprodotto con un artificio il cielo. Il cemento assorbe la luce e il granito -il materiale più prezioso, quello che costa di più- riflette la luce. A vederli in questo modo si ha una sensazione stranissima. Questa, inoltre, ha dato lo spunto per risolvere la luce artificiale»(4). E' stato installato un lampione alto sessanta metri simile a quelli in uso negli stadi, ma con un sistema rovesciato: «Le lampade in basso proiettano la luce su uno specchio nero che è orientato sulla piazza e che abbiamo regolato in modo che la luce si diffonda ovunque»(5).

Note

(1) Intervista di Salvatore Paternostro a Livio Vacchini, in: «Area» n. 54, gennaio-febbraio 2001.
(2) Ivi.
(3) Ivi.
(4) Ivi.
(5) Ivi.

 

Autore Data pubblicazione Volume pubblicazione
COSTANZO Michele 2008-06-06 n. 9 Giugno 2008
 
Hortus

Lo spessore della città

La ricerca Lo spessore della città prende corpo nel 2010 in occasione del secondo bando FIRB (Fondo per gli Investimenti della Ricerca di Base – Bando Futuro in Ricerca), pubblicato dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca. Il bando nelle sue tre edizioni (2008, 2010, 2012) è indirizzato a sostenere ricerche di base di giovani studiosi. La stesura del progetto nella sua prima versione è il tentativo di tradurre assunti teorici, costruiti su nuove necessità di dialogo tra architettura e città, in concreti strumenti operativi.  Continua...

Alter-azioni

Questo libro raccoglie una serie di saggi sull’alterazione, ovvero sul rapporto interpretazione e realtà, sostanzialmente sul come si possa aumentare la realtà oltre l’impiego di strumenti tecnologici. Con l’espressione “realtà aumentata” si vuole qui sostenere l’autonomia della visione, la sua non necessità di protesi da altri impostate, a favore di un potenziamento delegato alla sola teoria. L’obiettivo è aggiornare il binomio teoria-progetto, superare inutili dualismi, affermare la coincidenza dei due termini non solo sul piano dei contenuti ma anche su quello degli strumenti. Continua...

peperone_giallo_trasphortusbooks è un progetto editoriale che nasce dall’esperienza di (h)ortus - rivista di architettura. Raccogliere saggi e riflessioni di giovani studiosi dell’architettura, siano esse sul contemporaneo, sulla storia, la critica e la teoria, sul progetto o sugli innumerevoli altri temi che caratterizzano l’arte del costruire è la missione che vogliamo perseguire, per una condivisione seria e ragionata dei problemi che a noi tutti, oggi, stanno profondamente a cuore.

hortusbooks si propone come una collana agile, aperta ad una molteplicità di contributi nel campo dell'architettura. I volumi vengono pubblicati con tecnologia print on demand dalla casa editrice Nuova Cultura di Roma e possono essere acquistati on-line tramite i maggiori canali di diffusione.

Il paesaggio chiama

paesaggio_chiama_tIn tante città mediterranee e anche qui, nella magnifica cornice dello Stretto di Messina, l’attuale urbanesimo genera immense aree abitate che non sono più né urbane né rurali. Ci guardiamo attorno e nella banalità che ci circonda cerchiamo nuove gravità, proprio in questi luoghi destrutturati, perché è qui che possono e devono prendere forma i paesaggi del nostro tempo. L’importanza del paesaggio è sentita quasi sempre in termini solo difensivi, senza la consapevolezza della sua rilevanza sociale e economica, e di conseguenza senza un coinvolgimento culturale e politico delle comunità. Continua...

Valle Giulia Flickr

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Il gruppo Valle Giulia Flickr nasce tre anni fa dall’idea di uno studente di architettura con la passione della fotografia.
Da un piccolo gruppo di appassionati, accomunati dalla voglia di imparare l’arte fotografica e di utilizzarla come strumento per “parlare” di architettura, si è arrivati ad un gruppo che oggi conta più di 260 iscritti.
Lo spirito del gruppo è quello della condivisione come mezzo di conoscenza, sia in campo architettonico che fotografico, e i contest proposti danno l’occasione agli iscritti di confrontarsi su varie tematiche in campo architettonico e sociale. Continua...

Dal paesaggio al panorama, dal panorama al paesaggio

camiz_copertina_tUna mostra che presenti fotografie di paesaggi naturali, così come un osservatore li vede durante una gita, un'escursione, un viaggio, anziché una mostra semplice come si potrebbe credere (perché si potrebbe azzardare che un panorama è sempre bello), si presenta come una mostra piuttosto complessa. In effetti, è la fotografia del paesaggio naturale che è più complessa di quanto non sembri. Infatti, se appunto un ambiente naturale ci appare quasi sempre come bello, in particolare se incontaminato, una sua fotografia non è detto che lo sia. Continua...

Il Giardino dei Cedrati di Villa Pamphilij

cedratiDalla loro domesticazione le piante da frutto sono sempre state utilizzate come elementi costitutivi di diverse tipologie di giardini. In molti giardini storici, a  fronte di esempi virtuosi di conservazione di aree a frutteto o di singole piante da frutto, molto più spesso questi spazi coltivati sono andati perduti, gradualmente sacrificati ad altre priorità nei necessari restauri vegetazionali con perdita di risorse genetiche di valore, ma anche dell’identità dei luoghi. Lo studio di un’ipotesi di recupero del Giardino dei Cedrati in Villa Doria Pamphilj (Roma), oggi profondamente cambiato nella sua forma, struttura e funzione e in progressivo abbandono, rappresenta l’applicazione di un innovativo approccio metodologico, esempio di quella  integrazione di discipline necessaria per non prescindere dalla natura sistemica  di questo luogo. Continua...

Rassegna Italiana | 5 Temi 5 Progetti

Il complesso di risorse culturali, artistiche, ambientali, che sono proprie di un paese noi lo chiamiamo Patrimonio (ma anche l'insieme dei cromosomi che ogni individuo eredita dai propri ascendenti). Le Case sono le abitazioni dell'uomo e l'Esterno è ciò che sta fuori, che viene da fuori. Il termine Tecnologia è composto da arte e discorso, dove per arte si intende(va) il saper fare, in altri termini il progetto del saper fare. La Catastrofe indica i grandi sconvolgimenti provocati dalla natura o dall'uomo. Continua...

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