L'editoriale di (h)ortus


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Dopo quasi vent’anni di assenza – trascorsi, forse colpevolmente, a indagare architetture in luoghi più distanti del pianeta – sono ritornato a Urbino, alla ricerca non soltanto delle opere di Giancarlo De Carlo (e di tutti gli illustri architetti che lo hanno preceduto nella città di Federico da Montefeltro) ma anche della possibilità di fare un personalissimo punto sullo stato dell’architettura. Avevo sentito parlare da più parti del pessimo stato di conservazione degli Continua...

La città della postproduzione

Questo libro raccoglie una serie di saggi sulla postproduzione intesa sia quale condizione che connota oggi i territori europei, sia quale atteggiamento progettuale – realizzare non è più sufficiente e non è più centrale servono interventi altri, altre sovrascritture. Come nella prassi cinematografica, raramente la presa diretta esaurisce il momento di formalizzazione di un film: è necessario applicare un complesso di operazioni quali il doppiaggio, il montaggio, il missaggio che seguono la fase delle riprese e precedono la commercializzazione.
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Il Compito dell’Architetto: realizzare l’equilibrio tra conoscenza ed esperienza

Walter Gropius

a cura di Carola Clemente

In un momento in cui sono in profonda discussione il ruolo dell’architetto nella società contemporanea e nel mercato delle professioni, in una fase in cui il processo formativo dell’architetto sta subendo un radicale ripensamento, questi articoli di Walter Gropius, costruiti quasi in forma di appunti, sempre con uno stile leggero, fresco, ci restituiscono molto della consapevolezza del proprio ruolo di guida e di riferimento intellettuale per le generazioni di architetti cresciuti e consolidatisi nella propria professionalità e etica nel dopo guerra; questi brevi saggi sono una testimonianza ancora attuale della sua attività didattica militante, organica ed integrale, in cui la costruzione dell’etica del fare architettura, dell’educare il giovane architetto e di concorrere alla definizione del suo ruolo sociale sono centrali nella responsabilità formativa del fare scuola secondo Gropius.
Abbiamo voluto proporre questi due testi, scritti a quasi venti anni di distanza l’uno dall’altro, perché sintomatici delle posizioni etiche e pedagogiche di Gropius. Dopo venti anni lo stile del testo appare più consapevole e forse didascalico, ma le istanze ed il ruolo formativo dell’attività del costruire, del vivere l’architettura e dell’impegno nella scuola di architettura, segnano sempre profondamente ogni riga dei suoi scritti.
Nel momento storico che stiamo vivendo, in cui l’architettura, prima di essere strumento per incidere sulla qualità della vita dell’uomo, è percepita, comunicata e spesso si propone sempre più come strumento di marketing urbano e politico, queste parole tornano a risuonare con tutta la loro consapevolezza, forti dell’esperienza di chi si è impegnato nel misurare la crescita della nuova architettura, non come una semplice questione di stile, ma ponendosi, prima di ogni cosa, una questione etica di impegno civile. Nell’istanza didattica di Gropius, prima di formare gli architetti, ci si impegna nel formare uomini nuovi, consapevoli del loro ruolo nella società.
Il testo qui riportato si chiude con due aperti richiami alle scuole di architettura e ai giovani che le frequentano, prima studenti e poi giovani professionisti architetti; questo richiamo è in realtà un invito alla sperimentazione del costruire, “al prendere parte a tutte le fasi del processo edilizio”, e ad esporsi coraggiosamente con le proprie idee alla “violenza della critica” di chi le giudicherà; è un invito a perseverare in un mestiere bellissimo e molto complesso, che deve sempre avere come obiettivo e punto di riferimento costante l’uomo e il suo ambiente e mai l’architetto e il suo Ego.

I testi riportati sono stati raccolti e pubblicati nel 1955 in Scope of a Total Architecture, Harper & Row, New York, e successivamente nell’edizione italiana dal titolo Architettura integrata (Il Saggiatore, Milano,  1955). Questa opera raccoglie molti scritti di Gropius, elaborati tra la fine degli anni trenta e la prima metà degli anni cinquanta durante la sua esperienza ad Harvard; i saggi sono organizzati in maniera tematica in tre parti: la formazione degli architetti e dei progettisti; l’architetto contemporaneo; urbanistica ed edilizia popolare.
La raccolta si conclude con il saggio “Per un’architettura integrata” che ne rappresenta la sintesi ultima, ponendosi a commento del lungo percorso intellettuale illustrato attraverso i testi presentati. Gropius conclude:“Sono giunto alla conclusione che un architetto o un urbanista degni di questo nome debbano possedere una visione assai larga e comprensiva per raggiungere una vera sintesi della comunità futura. Potremmo chiamare questo “architettura integrata”. (…) Abbiamo cominciato ad intendere che modellare il nostro ambiente fisico non significa applicarvi uno schema formale fisso, ma vale piuttosto un continuo, interno sviluppo, una convinzione che va continuamente ricreando il vero, al servizio dell’umanità.”

Il primo breve saggio di seguito presentato apre la sezione sulla formazione degli architetti e dei progettisti; dal laconico titolo “L’impostazione” è stato tratto da una dichiarazione resa a The Architectural Record nel maggio 1937, all'inizio della carriera di Gropius come docente di architettura all'Università di Harvard; il secondo fa parte della sezione sul ruolo de “L’architetto contemporaneo” dal titolo “Il compito dell'architetto: servire o guidare?”è stato tratto da “Eight Steps toward a Solid Architetture”, pubblicato in Architeclural Forum a New York, nel febbraio 1954.

I testi qui riportati sono stati tratti dall’edizione italiana Walter Gropius Architettura integrata, Il Saggiatore, Milano, 1955, nell’edizione del 1963, tradotta da Renato Pedio.

L’Impostazione

in The Architectural Record, maggio 1937

Mio scopo non è introdurre uno "stile moderno" da servire, per dir così, confezionato, ma introdurre piuttosto un'impostazione che consenta di affrontare ogni problema in funzione dei suoi fattori specifici.
Desidero che un giovane architetto sia capace di trovare in qualsiasi circostanza la sua strada; desidero che, traendole dalle condizioni tecniche economiche e sociali nelle quali si trova a operare, egli crei, in piena indipendenza, forme autentiche, genuine, anziché imporre formule scolastiche a dati ambientali che possono esigere soluzioni del tutto diverse.
Non è tanto un dogma bello e pronto che voglio insegnare, ma un atteggiamento spregiudicato, originale ed elastico verso i problemi della nostra generazione. Inorridirei se il mio insegnamento dovesse risolversi nella moltiplicazione di una concezione fissa di "architettura alla Gropius". Quel che desidero è far sì che i giovani intendano quanto siano inesauribili i mezzi del creare se si fa uso degli innumerevoli prodotti dell'epoca moderna, e incoraggiare questi giovani a trovare le proprie soluzioni personali.
Spesso ho provato un certo disagio, quando mi sono stati chiesti i mezzi empirici e le astuzie del mio mestiere, mentre il mio interesse maggiore stava nel trarre in primo piano le mie esperienze di fondo e lasciare i metodi in secondo piano. Imparando i mezzi, le astuzie, c'è, naturalmente, chi può ottenere risultati sicuri in un tempo relativamente breve; ma sono risultati superficiali e non soddisfacenti, perché l'allievo continua a restare sprovveduto di fronte a situazioni nuove e inattese. Se non è stato educato a penetrare intimamente lo sviluppo organico, nessuna sapiente sovrapposizione di motivi moderni, per quanto elaborati, lo renderà capace di lavoro creativo.

 

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 Walter Gropius, Bauhaus Dessau, 1925/26, foto Lucia Moholy, 1926

Le mie idee sono state spesso interpretate come l'apice della razionalizzazione e della meccanizzazione. Ciò dà un quadro assolutamente errato di tutti i miei sforzi. Ho sempre insistito sul fatto che l'altro aspetto, la soddisfazione dell'anima umana, è importante quanto il benessere materiale, e che il raggiungimento di una nuova visione spaziale è più significativo dell'economia strutturale e della perfezione funzionale. Lo slogan "funzionalità uguale bellezza" è vero solo a metà. Quando diciamo bello un viso umano? Ogni viso è funzionale nelle sue parti, ma solo proporzioni e colori perfetti, in una contemporanea armonia, meritano quel titolo d'onore: bello. Appunto lo stesso è vero in architettura. Solo l'armonia perfetta delle sue funzioni tecniche come delle sue proporzioni può sfociare nel bello. Questo rende il nostro compito tanto complesso e tanto molteplice. Più di quanto si sia mai dato, oggi nelle mani di noi architetti aiutare i nostri contemporanei a condurre una vita naturale e sensata, anziché pagare un greve contributo agli dèi falsi del pregiudizio. Possiamo soddisfare questa esigenza solo se non temiamo di impostare il nostro lavoro dall'angolo visuale più vasto possibile. La buona architettura dovrebbe essere proiezione della vita stessa, e ciò implica una conoscenza intima dei problemi biologici, sociali, tecnici e artistici. E tuttavia, questo non basta ancora. Per fare un'unità di tutti i diversi rami dell'attività umana, è indispensabile la forza di carattere, ed è qui che i mezzi educativi in parte vengono meno. Pure la nostra meta più alta dovrebbe essere quella di produrre uomini capaci di concepire una totalità, anziché lasciarsi troppo presto, assorbire nei canali angustissimi della specializzazione. Il nostro secolo ha prodotto il tipo dell'esperto in milioni di esemplari, facciamo posto ora agli uomini di ampia visione.

Il compito dell'architetto: servire o guidare?

Eight Steps toward a Solid Architetture, in Architectural Forum, New York,  febbraio 1954

L'architettura moderna non è costituita da qualche ramo di un vecchio albero, ma è una nuova pianta che sorge direttamente dalle radici. Ciò non, significa, però, che oggi si assista al subitaneo avvento di uno "stile nuovo"; quel che vediamo e sperimentiamo è un movimento in evoluzione, che ha creato una visione fondamentalmente diversa dell'architettura. La teoria che essa sottintende si lega perfettamente alle grandi tendenze scientifiche e artistiche contemporanee, che la sostengono e la corroborano contro le forze che tendono a bloccarne il progresso e a inceppare l'influenza crescente delle sue concezioni. (…)

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La ricerca di un comune denominatore contro il culto dell’Ego

Se ci guardiamo indietro per vedere che cosa sia stato realizzato negli ultimi trenta o quaranta anni troviamo che la figura decorativa dell'architetto gentiluomo, che combinava deliziose magioni Tudor con tutte le comodità moderne, è del tutto scomparsa. Questo tipo di archeologia applicata va rapidamente svanendo. Si va disfacendo al calore della nostra convinzione, che l'architetto dovrebbe concepire gli edifici non come monumenti ma come asili del flusso di vita che essi debbono servire, e che le sue concezioni devono essere abbastanza flessibili da creare una base atta ad assorbire i fattori dinamici della vita moderna.
Sappiamo che un "pezzo antico" architettonico non potrebbe mai soddisfare questa esigenza, ma è altrettanto facile produrre una camicia di forza moderna quanto una dell'epoca di Tudor specialmente se l'architetto affronta il suo compito con la pura intenzione di innalzare un monumento al proprio genio. Questo arrogante fraintendimento di ciò che dovrebbe essere un buon architetto ha spesso prevalso, perfino dopo la vittoria della rivoluzione antieclettica. Esistono architetti alla, ricerca di un'espressione nuova che supererebbero perfino gli eclettici, nello sforzo di essere "diversi", di cercare l'unico, l'inaudito, lo Stupefacente.
Questo culto dell'ego ha ritardato l'accettazione generale dei motivi sani dell'architettura moderna. Prima che il vero spirito della rivoluzione architettonica possa mettere radice in ogni strato della popolazione e produca una forma comune, che esprima il nostro tempo, dopo oltre mezzo secolo di tentativi e di errori, i residui di questa mentalità dovranno essere eliminati. Ciò presupporrà un determinato atteggiamento del nuovo architetto nel senso di indirizzare il proprio lavoro verso la ricerca del tipo, del migliore comune denominatore, anziché verso l'esibizione provocatrice. Idee formali, preconcette, siano esse l'espressione di ambizioni personali, oppure stili alla moda, tendono a costringere la corrente di vita, che fluisce in un edificio, in rigidi canali, e a impastoiare le naturali attività di chi in esso vive.

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I pionieri del movimento architettonico moderno hanno metodicamente sviluppato una nuova impostazione dell'intero problema di un "comporre in funzione del vivere". Interessati a porre il proprio lavoro in relazione con la vita degli uomini, hanno tentato di vedere l'unità individuale come parte di un tutto più vasto. Questa idea sociale contrasta fortemente col lavoro dell'architetto egocentrico, della "primadonna" che impone le proprie fantasie personali con un'opera di intimidazione del cliente, e crea monumenti isolati il cui significato estetico è puramente individuale.



 
Hortus

Lo spessore della città

La ricerca Lo spessore della città prende corpo nel 2010 in occasione del secondo bando FIRB (Fondo per gli Investimenti della Ricerca di Base – Bando Futuro in Ricerca), pubblicato dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca. Il bando nelle sue tre edizioni (2008, 2010, 2012) è indirizzato a sostenere ricerche di base di giovani studiosi. La stesura del progetto nella sua prima versione è il tentativo di tradurre assunti teorici, costruiti su nuove necessità di dialogo tra architettura e città, in concreti strumenti operativi.  Continua...

Alter-azioni

Questo libro raccoglie una serie di saggi sull’alterazione, ovvero sul rapporto interpretazione e realtà, sostanzialmente sul come si possa aumentare la realtà oltre l’impiego di strumenti tecnologici. Con l’espressione “realtà aumentata” si vuole qui sostenere l’autonomia della visione, la sua non necessità di protesi da altri impostate, a favore di un potenziamento delegato alla sola teoria. L’obiettivo è aggiornare il binomio teoria-progetto, superare inutili dualismi, affermare la coincidenza dei due termini non solo sul piano dei contenuti ma anche su quello degli strumenti. Continua...

peperone_giallo_trasphortusbooks è un progetto editoriale che nasce dall’esperienza di (h)ortus - rivista di architettura. Raccogliere saggi e riflessioni di giovani studiosi dell’architettura, siano esse sul contemporaneo, sulla storia, la critica e la teoria, sul progetto o sugli innumerevoli altri temi che caratterizzano l’arte del costruire è la missione che vogliamo perseguire, per una condivisione seria e ragionata dei problemi che a noi tutti, oggi, stanno profondamente a cuore.

hortusbooks si propone come una collana agile, aperta ad una molteplicità di contributi nel campo dell'architettura. I volumi vengono pubblicati con tecnologia print on demand dalla casa editrice Nuova Cultura di Roma e possono essere acquistati on-line tramite i maggiori canali di diffusione.

Il paesaggio chiama

paesaggio_chiama_tIn tante città mediterranee e anche qui, nella magnifica cornice dello Stretto di Messina, l’attuale urbanesimo genera immense aree abitate che non sono più né urbane né rurali. Ci guardiamo attorno e nella banalità che ci circonda cerchiamo nuove gravità, proprio in questi luoghi destrutturati, perché è qui che possono e devono prendere forma i paesaggi del nostro tempo. L’importanza del paesaggio è sentita quasi sempre in termini solo difensivi, senza la consapevolezza della sua rilevanza sociale e economica, e di conseguenza senza un coinvolgimento culturale e politico delle comunità. Continua...

Valle Giulia Flickr

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Il gruppo Valle Giulia Flickr nasce tre anni fa dall’idea di uno studente di architettura con la passione della fotografia.
Da un piccolo gruppo di appassionati, accomunati dalla voglia di imparare l’arte fotografica e di utilizzarla come strumento per “parlare” di architettura, si è arrivati ad un gruppo che oggi conta più di 260 iscritti.
Lo spirito del gruppo è quello della condivisione come mezzo di conoscenza, sia in campo architettonico che fotografico, e i contest proposti danno l’occasione agli iscritti di confrontarsi su varie tematiche in campo architettonico e sociale. Continua...

Dal paesaggio al panorama, dal panorama al paesaggio

camiz_copertina_tUna mostra che presenti fotografie di paesaggi naturali, così come un osservatore li vede durante una gita, un'escursione, un viaggio, anziché una mostra semplice come si potrebbe credere (perché si potrebbe azzardare che un panorama è sempre bello), si presenta come una mostra piuttosto complessa. In effetti, è la fotografia del paesaggio naturale che è più complessa di quanto non sembri. Infatti, se appunto un ambiente naturale ci appare quasi sempre come bello, in particolare se incontaminato, una sua fotografia non è detto che lo sia. Continua...

Il Giardino dei Cedrati di Villa Pamphilij

cedratiDalla loro domesticazione le piante da frutto sono sempre state utilizzate come elementi costitutivi di diverse tipologie di giardini. In molti giardini storici, a  fronte di esempi virtuosi di conservazione di aree a frutteto o di singole piante da frutto, molto più spesso questi spazi coltivati sono andati perduti, gradualmente sacrificati ad altre priorità nei necessari restauri vegetazionali con perdita di risorse genetiche di valore, ma anche dell’identità dei luoghi. Lo studio di un’ipotesi di recupero del Giardino dei Cedrati in Villa Doria Pamphilj (Roma), oggi profondamente cambiato nella sua forma, struttura e funzione e in progressivo abbandono, rappresenta l’applicazione di un innovativo approccio metodologico, esempio di quella  integrazione di discipline necessaria per non prescindere dalla natura sistemica  di questo luogo. Continua...

Rassegna Italiana | 5 Temi 5 Progetti

Il complesso di risorse culturali, artistiche, ambientali, che sono proprie di un paese noi lo chiamiamo Patrimonio (ma anche l'insieme dei cromosomi che ogni individuo eredita dai propri ascendenti). Le Case sono le abitazioni dell'uomo e l'Esterno è ciò che sta fuori, che viene da fuori. Il termine Tecnologia è composto da arte e discorso, dove per arte si intende(va) il saper fare, in altri termini il progetto del saper fare. La Catastrofe indica i grandi sconvolgimenti provocati dalla natura o dall'uomo. Continua...

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