L'editoriale di (h)ortus


fave.jpg
Dopo quasi vent’anni di assenza – trascorsi, forse colpevolmente, a indagare architetture in luoghi più distanti del pianeta – sono ritornato a Urbino, alla ricerca non soltanto delle opere di Giancarlo De Carlo (e di tutti gli illustri architetti che lo hanno preceduto nella città di Federico da Montefeltro) ma anche della possibilità di fare un personalissimo punto sullo stato dell’architettura. Avevo sentito parlare da più parti del pessimo stato di conservazione degli Continua...

La città della postproduzione

Questo libro raccoglie una serie di saggi sulla postproduzione intesa sia quale condizione che connota oggi i territori europei, sia quale atteggiamento progettuale – realizzare non è più sufficiente e non è più centrale servono interventi altri, altre sovrascritture. Come nella prassi cinematografica, raramente la presa diretta esaurisce il momento di formalizzazione di un film: è necessario applicare un complesso di operazioni quali il doppiaggio, il montaggio, il missaggio che seguono la fase delle riprese e precedono la commercializzazione.
Continua...

PDF

Il Cliente

Con questa affermazione non intendo che gli architetti debbano supinamente accettare le idee del cliente. Dobbiamo indurlo a una concezione che noi dobbiamo formarci per soddisfare le sue necessità. Se egli ci chiede di esaudire alcune eccentricità e fantasie sue, prive, di senso, dobbiamo trovare quale necessità reale possa nascondersi dietro i suoi sogni informi e tentare di indurlo a un atteggiamento concreto, a un programma organico. Non dobbiamo risparmiare sforzi per convincerlo definitivamente e senza presunzione. Dobbiamo fare la diagnosi di ciò di cui il cliente ha bisogno, in base alla nostra competenza. Un malato certamente non insisterebbe nel suggerire al medico come curarlo; ma se ci attendiamo dal cliente una simile fiducia, sarà bene tenere presente che gli architetti sono raramente considerati con lo stesso rispetto accordato alla professione medica. Se non siamo stati abbastanza competenti da meritare fiducia, dovremo porci nella condizione di essere certi che la meriteremo in futuro nella composizione, nella costruzione, nell'economia, come pure nella concezione sociale che raccoglie le altre tre componenti del nostro lavoro. Se trascuriamo di for¬marci una profonda competenza in tutti questi campi, o sfuggiamo alla responsabilità di indicare il cammino, ci rassegniamo al ruolo di tecnici minori.
L'architettura ha bisogno di convinzione e di guida. Non può essere decisa dal cliente o dal referendum Gallup, che spesso rivelerebbero soltanto il desiderio di conservare quanto ciascuno conosce di migliore.

La macchina e la coscienza al servizio della vita umana

C'è un altro argomento corrente circa il quale, poiché distorce i fini dell'architettura moderna, occorre una chiarificazione. Sentiamo dire: "l'epoca moderna pone l'accento sulla vita, non sulla macchina" e "lo slogan di Le Corbusier, `la casa è una macchina per viverci, è ormai roba vecchia". A esso si associa una visione dei primi pionieri del movimento moderno, come di uomini di idee rigide, meccanicistiche, dediti alla glorificazione della macchina e del tutto indifferenti agli intimi valori umani. Essendo io stesso uno di questi mostri, mi domando come riuscimmo a sopravvivere su così misere basi. La verità è che il problema di come umanizzare la macchina era preliminare, ai nostri primi dibattiti e che al centro dei nostri pensieri stava una nuova maniera di vivere.

gropius_dessau_05.jpg

Per rinvenire nuovi mezzi atti a servire le finalità umane la Bauhaus, ad esempio, si sforzò intensamente di vivere quel che predicava, di trovare il punto di equilibrio tra le contrastanti esigenze estetiche, utilitaristiche e psicologiche. Il funzionalismo non era considerato un puro processo razionalistico. Comprendeva pure i problemi psicologici. Ciò che intendevamo era che i nostri progetti funzionassero sia fisicamente, sia psicologicamente. Ci rendevamo conto che le esigenze emotive sono imperative quanto qualsiasi esigenza utilitaristica, ed esigono di essere soddisfatte. La macchina e le nuove potenzialità della scienza erano per noi del massimo interesse, ma l'accento non cadeva tanto sulla macchina in sé quanto sull'uso migliore della macchina e della scienza al servizio della vita umana. Guardandomi indietro trovo che con la macchina la nostra epoca ha realizzato non troppo, ma troppo poco.

Cos’è un’ espressione regionale?

Un altro fattore di confusione nello sviluppo dell'architettura moderna è il venire in scena di tanto in tanto di disertori della nostra causa, che ricadono nell'eclettismo del XIX secolo perché mancano della forza necessaria a proseguire concretamente un'opera di ringiovanimento radicale. Gli architetti si rifanno alle forme ed alle fantasie del passato, e le mescolano alla composizione moderna, credono stoltamente che questo renderà l'architettura moderna più popolare. Sono troppo impazienti, per raggiungere la loro meta con mezzi legittimi, e non fanno così che evocare un nuovo "ismo" anziché una nuova e genuina espressione ragionevole. Non si può trovare un vero carattere regionale con un atteggiamento sentimentale o imitativo, sia adottando vecchi modelli, sia mode più moderne, che scompaiono rapidamente come sono apparse. Ma se prenderete, ad esempio, la fondamentale diversità imposta alla composizione architettonica dalle condizioni climatiche della California, rispetto al Massachusetts, vi renderete conto di quale differenza di espressione potrà risultare da questo solo fatto, se l'architetto porrà le relazioni esterno-interno, profondamente opposte nelle due regioni, al centro della sua concezione compositiva.

Gropiu_dessau_04-classe.jpg

Vorrei qui far menzione di un problema che tutte le scuole architettoniche hanno in comune: finché i nostri istituti educativi si articoleranno semplicemente intorno al platonico tavolo da disegno, saremo in continuo pericolo di creare il "compositore precoce", poiché è del tutto inevitabile che la mancanza dell'esperienza concreta del cantiere e dei processi industriali e artigiani dell'edilizia, conduca almeno qualche studente a un'accettazione fin troppo disinvolta dello stile corrente, dei suoi clichés e delle sue ubbie. È questa la conseguenza di una formazione universitaria assolutamente troppo accademica. Perciò il giovane architetto dovrebbe cogliere tempestivamente ogni occasione di recarsi effettivamente in cantiere e di prendere parte a tutte o alcune delle fasi del processo edilizio, come disciplina assolutamente essenziale per realizzare l'equilibrio tra conoscenza ed esperienza.

Servire e dirigere

Ma potreste dirmi: "cos'ha a che fare tutto questo con l'argomento di questo articolo: il compito dell'architetto, servire o dirigere?". La risposta è semplice ed è implicita in quanto ho detto: ponete una "e" al posto della "o". Servire e dirigere appaiono interdipendenti. Il buon architetto deve servire gli altri e simultaneamente svolgere una reale funzione di guida, fondata su una convinzione reale: guidare tanto il suo cliente quanto il gruppo di lavoro che si raccoglie intorno all'edificio. Dirigere non dipende solo dall'innato talento, ma anche, e moltissimo, dall'intensità di convinzione che si possiede e dalla volontà di servire.
Come potrà raggiungere questa posizione? Mi è stato spesso domandato dai miei studenti qualche consiglio sul problema di divenire architetti indipendenti dopo la laurea, ed evitare di svendere le proprie convinzioni a una società ancora abbastanza ignorante circa le idee moderne in architettura e in urbanistica.
La mia risposta è questa:
Guadagnarsi la vita non può essere l'unico scopo di un giovane che vuole soprattutto realizzare le proprie idee creative. Perciò il vostro problema è come serbare intatta l'integrità delle vostre convinzioni, come vivere quel che propugnate e, nello stesso tempo, guadagnare. Può darsi che non riusciate a trovare un posto presso un architetto che vi formi fin dai vostri primi passi nel comporre e che sia in grado di farvi ulteriormente da guida. Allora vi suggerirci di cercarvi un lavoro che vi dia da vivere comunque e dovunque possiate impiegare le vostre capacità personali, ma di mantenere vivi i vostri interessi in un lavoro effettivo proseguito nelle ore libere. Tentate di costituire un gruppo con uno o due amici del vostro ambiente, scegliete un argomento vitale nella vostra comunità e tentate di risolverlo, passo passo, col lavoro di gruppo. Ponete in questo un'operosità senza soste, e un giorno o l'altro sarete capaci, col vostro gruppo, di offrire al pubblico una soluzione seria di quel problema, sul quale sarete divenuti degli esperti. Frattanto pubblicatela, mostratela e potrà riuscirvi di diventare consiglieri delle autorità della vostra comunità.
Create centri strategici dove il pubblico sia posto di fronte a una realtà nuova e tentate poi di superare l'inevitabile stadio di violenza critica finché la gente non abbia imparato a rimettere in funzione le proprie atrofizzate capacità fisiche e mentali, in modo da utilizzare adeguatamente la nuova soluzione che le è offerta. Dobbiamo distinguere tra i bisogni vitali, reali della gente, e la consuetudine dell'inerzia, l'abitudine, così spesso gabbata per "la volontà del popolo".
Le forti e terribili realtà del nostro mondo non saranno attenuate rivestendole di "nuove vedute", e tentare di umanizzare la nostra civiltà aggiungendo alle nostre case fronzoli sentimentali sarà ugualmente futile.
Ma se il fattore umano diverrà sempre più dominante nel nostro lavoro, l'architettura rivelerà le qualità emotive del suo autore proprio nelle ossa degli edifici, e non solo nei loro rivestimenti: sarà il risultato di un giusto servire e di un giusto guidare.

Gropiu_bauhausarchiv_01.jpg


 
Hortus

Lo spessore della città

La ricerca Lo spessore della città prende corpo nel 2010 in occasione del secondo bando FIRB (Fondo per gli Investimenti della Ricerca di Base – Bando Futuro in Ricerca), pubblicato dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca. Il bando nelle sue tre edizioni (2008, 2010, 2012) è indirizzato a sostenere ricerche di base di giovani studiosi. La stesura del progetto nella sua prima versione è il tentativo di tradurre assunti teorici, costruiti su nuove necessità di dialogo tra architettura e città, in concreti strumenti operativi.  Continua...

Alter-azioni

Questo libro raccoglie una serie di saggi sull’alterazione, ovvero sul rapporto interpretazione e realtà, sostanzialmente sul come si possa aumentare la realtà oltre l’impiego di strumenti tecnologici. Con l’espressione “realtà aumentata” si vuole qui sostenere l’autonomia della visione, la sua non necessità di protesi da altri impostate, a favore di un potenziamento delegato alla sola teoria. L’obiettivo è aggiornare il binomio teoria-progetto, superare inutili dualismi, affermare la coincidenza dei due termini non solo sul piano dei contenuti ma anche su quello degli strumenti. Continua...

peperone_giallo_trasphortusbooks è un progetto editoriale che nasce dall’esperienza di (h)ortus - rivista di architettura. Raccogliere saggi e riflessioni di giovani studiosi dell’architettura, siano esse sul contemporaneo, sulla storia, la critica e la teoria, sul progetto o sugli innumerevoli altri temi che caratterizzano l’arte del costruire è la missione che vogliamo perseguire, per una condivisione seria e ragionata dei problemi che a noi tutti, oggi, stanno profondamente a cuore.

hortusbooks si propone come una collana agile, aperta ad una molteplicità di contributi nel campo dell'architettura. I volumi vengono pubblicati con tecnologia print on demand dalla casa editrice Nuova Cultura di Roma e possono essere acquistati on-line tramite i maggiori canali di diffusione.

Il paesaggio chiama

paesaggio_chiama_tIn tante città mediterranee e anche qui, nella magnifica cornice dello Stretto di Messina, l’attuale urbanesimo genera immense aree abitate che non sono più né urbane né rurali. Ci guardiamo attorno e nella banalità che ci circonda cerchiamo nuove gravità, proprio in questi luoghi destrutturati, perché è qui che possono e devono prendere forma i paesaggi del nostro tempo. L’importanza del paesaggio è sentita quasi sempre in termini solo difensivi, senza la consapevolezza della sua rilevanza sociale e economica, e di conseguenza senza un coinvolgimento culturale e politico delle comunità. Continua...

Valle Giulia Flickr

vg_flickr_11

Il gruppo Valle Giulia Flickr nasce tre anni fa dall’idea di uno studente di architettura con la passione della fotografia.
Da un piccolo gruppo di appassionati, accomunati dalla voglia di imparare l’arte fotografica e di utilizzarla come strumento per “parlare” di architettura, si è arrivati ad un gruppo che oggi conta più di 260 iscritti.
Lo spirito del gruppo è quello della condivisione come mezzo di conoscenza, sia in campo architettonico che fotografico, e i contest proposti danno l’occasione agli iscritti di confrontarsi su varie tematiche in campo architettonico e sociale. Continua...

Dal paesaggio al panorama, dal panorama al paesaggio

camiz_copertina_tUna mostra che presenti fotografie di paesaggi naturali, così come un osservatore li vede durante una gita, un'escursione, un viaggio, anziché una mostra semplice come si potrebbe credere (perché si potrebbe azzardare che un panorama è sempre bello), si presenta come una mostra piuttosto complessa. In effetti, è la fotografia del paesaggio naturale che è più complessa di quanto non sembri. Infatti, se appunto un ambiente naturale ci appare quasi sempre come bello, in particolare se incontaminato, una sua fotografia non è detto che lo sia. Continua...

Il Giardino dei Cedrati di Villa Pamphilij

cedratiDalla loro domesticazione le piante da frutto sono sempre state utilizzate come elementi costitutivi di diverse tipologie di giardini. In molti giardini storici, a  fronte di esempi virtuosi di conservazione di aree a frutteto o di singole piante da frutto, molto più spesso questi spazi coltivati sono andati perduti, gradualmente sacrificati ad altre priorità nei necessari restauri vegetazionali con perdita di risorse genetiche di valore, ma anche dell’identità dei luoghi. Lo studio di un’ipotesi di recupero del Giardino dei Cedrati in Villa Doria Pamphilj (Roma), oggi profondamente cambiato nella sua forma, struttura e funzione e in progressivo abbandono, rappresenta l’applicazione di un innovativo approccio metodologico, esempio di quella  integrazione di discipline necessaria per non prescindere dalla natura sistemica  di questo luogo. Continua...

Rassegna Italiana | 5 Temi 5 Progetti

Il complesso di risorse culturali, artistiche, ambientali, che sono proprie di un paese noi lo chiamiamo Patrimonio (ma anche l'insieme dei cromosomi che ogni individuo eredita dai propri ascendenti). Le Case sono le abitazioni dell'uomo e l'Esterno è ciò che sta fuori, che viene da fuori. Il termine Tecnologia è composto da arte e discorso, dove per arte si intende(va) il saper fare, in altri termini il progetto del saper fare. La Catastrofe indica i grandi sconvolgimenti provocati dalla natura o dall'uomo. Continua...

Joomla Templates by Joomlashack