L'editoriale di (h)ortus


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Dopo quasi vent’anni di assenza – trascorsi, forse colpevolmente, a indagare architetture in luoghi più distanti del pianeta – sono ritornato a Urbino, alla ricerca non soltanto delle opere di Giancarlo De Carlo (e di tutti gli illustri architetti che lo hanno preceduto nella città di Federico da Montefeltro) ma anche della possibilità di fare un personalissimo punto sullo stato dell’architettura. Avevo sentito parlare da più parti del pessimo stato di conservazione degli Continua...

La città della postproduzione

Questo libro raccoglie una serie di saggi sulla postproduzione intesa sia quale condizione che connota oggi i territori europei, sia quale atteggiamento progettuale – realizzare non è più sufficiente e non è più centrale servono interventi altri, altre sovrascritture. Come nella prassi cinematografica, raramente la presa diretta esaurisce il momento di formalizzazione di un film: è necessario applicare un complesso di operazioni quali il doppiaggio, il montaggio, il missaggio che seguono la fase delle riprese e precedono la commercializzazione.
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La V Biennale d'Arte Contemporanea di Berlino

Maria De Propris

La quinta edizione della Berlin Biennial for Contemporary Art (05.04 - 15.06.2008), curata da Adam Szymczyk, direttore della Kunsthalle di Basel e da Elena Filipovic, critico, ha come suggestivo titolo, When things cast no shadow [Quando le cose non proiettano alcuna ombra] che, secondo gli organizzatori "non propone un tema prevalente, nè criteri fissi nella scelta degli artisti, ma piuttosto "è una sorta di sviluppo". Tale scelta, inoltre, essi aggiungono, "non intende affermare che vogliamo cose che non proiettino ombre. Semplicemente vogliamo esplorare che cosa potrebbe accadere se gli oggetti non fossero in grado di proiettare ombra".

Il Founding Director, Klaus Biesenbach, nel brano introduttivo all'edizione di quest'anno ha ritenuto importante mettere in rilievo il peculiare carattere della bb5 (5th Berlin Biennial), che è quello di essere una manifestazione artistica con un orientamento decisamente sperimentale e interdisciplinare e, allo stesso tempo profondamente legato alla città, alla sua "psicogeografia". Uno dei suoi connotati importanti, come egli afferma, è infatti quello di essere locale, di "traspirare", di espandersi per la città. Berlino è "un luogo in cui non è un caso che le stratificazioni temporali e cartografiche restano inconciliabili". Ed è proprio questo a renderla, in certo senso, città per eccellenza internazionale: una metafora del mondo di oggi.
La manifestazione si sviluppa in quattro diverse sedi, non rispetta precisi orari ed ha un programma per il giorno ed uno per la notte; e questo secondo aspetto, in particolare, è quello che accentua il carattere contestuale del programma. Ogni sera infatti si svolge, nelle sedi più diverse e imprevedibili della città, la seconda parte della manifestazione intitolata, "Mes nuits sont plus belles que vos jours": una serie di 63 eventi, performances, opere teatrali, proiezioni cinematografiche, happenings.
Szymczyk interpreta tale programma notturno "come una possibile sovversione o inversione del ‘Day’. La mostra diurna è stabile, visibile per due mesi,  gli eventi della notte sono attimi che fuggono nel buio".
Oltre a questo nuovo format d'esposizione c’è un libro che Szymczyk considera "la quinta sede". Non vuole essere un vero catalogo, ma uno strumento che viene in aiuto al visitatore fornendo, attraverso un'antologia di scritti di vario genere, le basi teoriche e le molteplici influenze che hanno ispirato la manifestazione. Infine, "agenti" dei "Secret Service Mediation Program", saranno le guide alle molteplici facce della 5th Berlin Biennial.

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Le opere di cinquanta artisti di diverse generazioni e di trenta paesi, sono variamente dislocate: nella sede storica del K.W. Institute for Contemporary Art, ex fabbrica di margarina nella Mitte, in Auguststrasse, pazientemente restaurata durante gli anni Novanta, nella "trasparente" Neue Nationalgalerie di Mies van der Rohe, situata in un'area di Berlino che, un tempo, si trovava a ridosso del Muro, nello Skulturenpark Berlin_Zentrum, una rete di 62 lotti di terreno recintati e lasciati incolti, lungo la Death Strip, la traccia del Muro ed, infine, nello Schinkel Pavillon, un edificio in stile neoclassico progettato da Richard Paulick (1967-69), situato alle spalle dell'Unter den Linden, espansione di un edificio, all'epoca, ritenuto dal regime "troppo moderno" e che ospiterà una serie di mostre curate da cinque critici.
Le vicende degli edifici e il loro significato simbolico rappresentano un elemento importante della manifestazione: gli artisti sono chiamati a intrecciare relazioni con essi ed ad interpretarli con opere per la maggior parte commisionate dalla bb5.

Al K.W. Institute for Contemporary la sala d’ingresso è occupata dall’istallazione Ground Control (2007-08) dall’artista turco Ahmet Öğüt (1981) che vive e lavora ad Amsterdam. Un manto compatto di diverse tonnellate d'asfalto copre l'intero pavimento, le persone che vi si aggirano non proiettano ombre, ma fluttuanti spicchi di luce piovono dal soffitto.
Nel mezzanino che si affaccia sullo stesso piano il norvegese Puswagner (1940), presenta per la prima volta al pubblico Soft City (1969-75): 154 pagine di minuziosi disegni a china che illustrano il racconto di una famiglia tipo in una metropoli disumanizzata, satira della società meccanizzata.
Nell'edificio, composto di sale espositive di varia dimensione e forma, illuminate spesso da luce naturale, le opere degli artisti trovano nei diversi ambienti una loro naturale collocazione ed un felice appaesamento.
Le straordinarie fotografie in bianco e nero degli anni Settanta dell’artista giapponese Kohei Yoshiyuki (1946) che riguardano la vita notturna in un parco di Tokyo, si trovano vicine all'affascinante opera della francese Babette Mangold (1946) che mette in uno strano fluttuante rapporto due sue opere apparentemente scollegate, NOW or MAINTENANT ENTRE PARENTHESES del 1976, con PRESENCE del 2008, in cui piccole fotografie in bianco e nero si dispongono lungo le pareti in contrasto con il succedersi delle grandi immagini proiettate.
Salendo le scale dalle finestre il visitatore può affacciarsi sul cortile, tipico degli edifici di questa zona della città, dove si trova il trasparente/riflettente padiglione di Dan Graham (opera della biennale del 1988 occupato dalla caffetteria Café Bravo) e godere dello spettacolo della gente che si attarda a bere e mangiare.

La ceka Kateřina Šedá (1977) con l'opera Over and over (2008) presenta, in uno spazio a doppia altezza, fragili oggetti e immagini rarefatte; si tratta di un materiale preparatorio di un'installazione realizzata all'aperto nello Skulpturenpark con l'aiuto di un gruppo di quaranta "collaboratori" che ha portato con sé da Lisia, il suo villaggio. L'opera rappresenta un recinto chiuso, le cui pareti sono costruite con materiali eterogenei provenienti dal suo paese, che può essere "espugnato" solo utilizzando traballanti scalette; quasi a voler superare, con questo, l'incomunicabilità che caratterizza la vita quotidiana del territorio dove l'artista vive e lavora.

Lo Skulpturenpark è forse la sede più coinvolgente a livello emozionale. Esso è composto dai una rete di 62 lotti di terreno, situati  sulla “Death Strip” lungo il Muro, lasciati liberi, "in stato d'attesa", incolti e selvaggi, occupati da ammassi di residui di demolizioni. Essi sono stati e sono ancora il luogo dove la gente lascia dei "segni", riflessioni realizzate attraverso "materiali di scavo". Certamente il luogo attrae ed emoziona più delle opere stesse, che tendono, di conseguenza, a mimetizzarsi, a farsi invisibili o strumento per guardare il luogo stesso, come l'opera della Šedá, con il suo scomposto recinto.
Susan Hiller (1940) artista americana che vive e lavora a Londra è presente con What every gardener knows (2003), un'installazione sonora; il motivo musicale di un carillon, composto dalla stessa artista, si ripete ogni quindici minuti "come il suono delle campane o il canto dei muezzin", si diffonde dal sottosuolo, al centro di un ammasso di detriti.
L'artista francese Cyprien Gaillard (1980), colloca un alto traliccio a base circolare che sorregge fari. La notte s'illuminano e ruotando proiettano la loro fastidiosa luce, indirizzata volutamente a caso, verso i vecchi edifici abitativi degli anni Cinquanta costruiti dalla DDR, quelli più recenti per uffici e verso il prato incolto.
Lungo un ammasso di murature, nel prato sotto una tettoia, sorprende la proiezione di un film dell'artista norvegese Lars Laumann che narra la storia di una donna svedese che s'innamora del Berlin Wall e si sposa, con una cerimonia documentata con il "Muro".



Alla Neue Nationalgalerie la difficile relazione/confronto tra le opere e la particolare architettura dell'edificio è immediatamente evidente già dall'esterno. L'alta e scura cornice in acciaio che corona l'edificio a base quadrata, è circondata da una moltitudine di bandiere colorate e svolazzanti, opera dell'artista armeno Daniel Knoor (1968).
L'artista francese, Ciprien Gallard (1980) all'ingresso della galleria, colloca una scultura in bronzo proveniente da Parigi, Le canard de Beaugrenelle (2008). Il  fine apparente è quello di "salvare un monumento", orgoglio negli anni Settanta degli abitanti di un quartiere di case popolari modello, oggi quasi totalmente distrutto, in realtà simbolo del totale fallimento delle utopie dell'architettura modernista.
Parallela alle trasparenti pareti della galleria si colloca l'opera della milanese Paola Pivi (1971) che vive e lavora ad Anchorage in Alaska, If you like it, thank you. If you don’t like it, I am sorry. Enjoy anyway (2007). E' una monumentale struttura in lattice ricoperta da pietre colorate; una parete che invita e, allo stesso tempo, blocca l'ingresso alla galleria, contrapponendo, all'esasperata ricerca di piacevolezza formale, una latente violenza che oscilla tra minimalismo e uso di materiali quotidiani, tra astrazione e kitsch.
L'uso di quattro sculture astratte di colore giallo come "guardaroba" è il desituante capovolgimanto di senso che sperimenta Gabriel Kuri (1970), Mexico City, città dove vive e lavora, con l’opera Items in care of items (2008); mentre la tedesca Thea Djordjadz (1971) che vive e lavora a Duesseldorf, con Deaf and dumb universe (working title) (2008), crea un trabballante interno domestico dalle forme sensuali ed organiche che si oppone alle geometriche facciate trasparenti, al regolare disegno del soffitto, alla pesante presenza delle pareti in granito che caratterizzano lo spazio della galleria.
L'irlandese Aleana Egan (1979), che vive e lavora a Berlino, con Ended casually in the water (2008), realizza una sottile e delicata fascia blu sospesa, che connette i due setti portanti della Neue Nationalgalerie, proprio in corrispondenza dell'impianto di condizionamento dell'edificio. Dalla forma curvilinea e fragile sembra respirare, abbassandosi e alzandosi ritmicamente, in contrasto con le rigide forme del soffitto miesiano.
Susan Hiller, che nel parco propone il suono ossessivo di un carillon, è qui presente con The Last Silent Movie (2007), dove offre delle vecchie poltrone di una sala cinematrografica (disposte nello spazio aperto della galleria in senso diagonale) per contemplare comodamente uno schermo dove compaiono dei semplici sottotitoli e voci recitanti in lingue scomparse e, quindi, ai più incomprensibili.
L'ultima immagine che si vede uscendo dalla Neue Nationalgalerie è la monumentale mano del polacco Piotr Uklański (1968) che vive e lavora a New York; collocata nello spiazzo d'ingresso antistante il museo, rappresenta un pugno chiuso, ma la dimensione fuori scala e la leggerezza del segno che definisce l'immagine la svuotano di ogni possibile riferimento storico o politico.


Autore Data pubblicazione Volume pubblicazione
DE PROPRIS Maria 2008-05-23 n. 8 Maggio 2008
 
Hortus

Lo spessore della città

La ricerca Lo spessore della città prende corpo nel 2010 in occasione del secondo bando FIRB (Fondo per gli Investimenti della Ricerca di Base – Bando Futuro in Ricerca), pubblicato dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca. Il bando nelle sue tre edizioni (2008, 2010, 2012) è indirizzato a sostenere ricerche di base di giovani studiosi. La stesura del progetto nella sua prima versione è il tentativo di tradurre assunti teorici, costruiti su nuove necessità di dialogo tra architettura e città, in concreti strumenti operativi.  Continua...

Alter-azioni

Questo libro raccoglie una serie di saggi sull’alterazione, ovvero sul rapporto interpretazione e realtà, sostanzialmente sul come si possa aumentare la realtà oltre l’impiego di strumenti tecnologici. Con l’espressione “realtà aumentata” si vuole qui sostenere l’autonomia della visione, la sua non necessità di protesi da altri impostate, a favore di un potenziamento delegato alla sola teoria. L’obiettivo è aggiornare il binomio teoria-progetto, superare inutili dualismi, affermare la coincidenza dei due termini non solo sul piano dei contenuti ma anche su quello degli strumenti. Continua...

peperone_giallo_trasphortusbooks è un progetto editoriale che nasce dall’esperienza di (h)ortus - rivista di architettura. Raccogliere saggi e riflessioni di giovani studiosi dell’architettura, siano esse sul contemporaneo, sulla storia, la critica e la teoria, sul progetto o sugli innumerevoli altri temi che caratterizzano l’arte del costruire è la missione che vogliamo perseguire, per una condivisione seria e ragionata dei problemi che a noi tutti, oggi, stanno profondamente a cuore.

hortusbooks si propone come una collana agile, aperta ad una molteplicità di contributi nel campo dell'architettura. I volumi vengono pubblicati con tecnologia print on demand dalla casa editrice Nuova Cultura di Roma e possono essere acquistati on-line tramite i maggiori canali di diffusione.

Il paesaggio chiama

paesaggio_chiama_tIn tante città mediterranee e anche qui, nella magnifica cornice dello Stretto di Messina, l’attuale urbanesimo genera immense aree abitate che non sono più né urbane né rurali. Ci guardiamo attorno e nella banalità che ci circonda cerchiamo nuove gravità, proprio in questi luoghi destrutturati, perché è qui che possono e devono prendere forma i paesaggi del nostro tempo. L’importanza del paesaggio è sentita quasi sempre in termini solo difensivi, senza la consapevolezza della sua rilevanza sociale e economica, e di conseguenza senza un coinvolgimento culturale e politico delle comunità. Continua...

Valle Giulia Flickr

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Il gruppo Valle Giulia Flickr nasce tre anni fa dall’idea di uno studente di architettura con la passione della fotografia.
Da un piccolo gruppo di appassionati, accomunati dalla voglia di imparare l’arte fotografica e di utilizzarla come strumento per “parlare” di architettura, si è arrivati ad un gruppo che oggi conta più di 260 iscritti.
Lo spirito del gruppo è quello della condivisione come mezzo di conoscenza, sia in campo architettonico che fotografico, e i contest proposti danno l’occasione agli iscritti di confrontarsi su varie tematiche in campo architettonico e sociale. Continua...

Dal paesaggio al panorama, dal panorama al paesaggio

camiz_copertina_tUna mostra che presenti fotografie di paesaggi naturali, così come un osservatore li vede durante una gita, un'escursione, un viaggio, anziché una mostra semplice come si potrebbe credere (perché si potrebbe azzardare che un panorama è sempre bello), si presenta come una mostra piuttosto complessa. In effetti, è la fotografia del paesaggio naturale che è più complessa di quanto non sembri. Infatti, se appunto un ambiente naturale ci appare quasi sempre come bello, in particolare se incontaminato, una sua fotografia non è detto che lo sia. Continua...

Il Giardino dei Cedrati di Villa Pamphilij

cedratiDalla loro domesticazione le piante da frutto sono sempre state utilizzate come elementi costitutivi di diverse tipologie di giardini. In molti giardini storici, a  fronte di esempi virtuosi di conservazione di aree a frutteto o di singole piante da frutto, molto più spesso questi spazi coltivati sono andati perduti, gradualmente sacrificati ad altre priorità nei necessari restauri vegetazionali con perdita di risorse genetiche di valore, ma anche dell’identità dei luoghi. Lo studio di un’ipotesi di recupero del Giardino dei Cedrati in Villa Doria Pamphilj (Roma), oggi profondamente cambiato nella sua forma, struttura e funzione e in progressivo abbandono, rappresenta l’applicazione di un innovativo approccio metodologico, esempio di quella  integrazione di discipline necessaria per non prescindere dalla natura sistemica  di questo luogo. Continua...

Rassegna Italiana | 5 Temi 5 Progetti

Il complesso di risorse culturali, artistiche, ambientali, che sono proprie di un paese noi lo chiamiamo Patrimonio (ma anche l'insieme dei cromosomi che ogni individuo eredita dai propri ascendenti). Le Case sono le abitazioni dell'uomo e l'Esterno è ciò che sta fuori, che viene da fuori. Il termine Tecnologia è composto da arte e discorso, dove per arte si intende(va) il saper fare, in altri termini il progetto del saper fare. La Catastrofe indica i grandi sconvolgimenti provocati dalla natura o dall'uomo. Continua...

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