L'editoriale di (h)ortus


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Dopo quasi vent’anni di assenza – trascorsi, forse colpevolmente, a indagare architetture in luoghi più distanti del pianeta – sono ritornato a Urbino, alla ricerca non soltanto delle opere di Giancarlo De Carlo (e di tutti gli illustri architetti che lo hanno preceduto nella città di Federico da Montefeltro) ma anche della possibilità di fare un personalissimo punto sullo stato dell’architettura. Avevo sentito parlare da più parti del pessimo stato di conservazione degli Continua...

La città della postproduzione

Questo libro raccoglie una serie di saggi sulla postproduzione intesa sia quale condizione che connota oggi i territori europei, sia quale atteggiamento progettuale – realizzare non è più sufficiente e non è più centrale servono interventi altri, altre sovrascritture. Come nella prassi cinematografica, raramente la presa diretta esaurisce il momento di formalizzazione di un film: è necessario applicare un complesso di operazioni quali il doppiaggio, il montaggio, il missaggio che seguono la fase delle riprese e precedono la commercializzazione.
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Herzog & de Meuron. La CaixaForum a Madrid

Michele Costanzo

Considerare ciascun'opera come unica in sé è uno degli aspetti che forse con maggiore efficacia riesce a delineare la peculiarità e il carattere dell'approccio ideativo/costruttivo con cui lo studio Herzog & de Meuron affronta l'impegno progettuale.
Nel discorso pronunciato nel 2001 in occasione della vincita del Pritker Prize, Jacques Herzog avrà modo di soffermarsi su tale visione: "Questo punto di vista concettuale è in realtà uno stratagemma che si sviluppa dietro ogni progetto e grazie al quale rimaniamo invisibili come autori. [...] Si tratta di un'impostazione che ci offre la libertà di reinventare l'architettura in ogni nuovo progetto, al posto di consolidare il nostro stile".
Il centro culturale/sociale CaixaForum (2001-2008), realizzato dagli architetti svizzeri per la Fundació Caixa de Pensions è dunque, un esempio paradigmatico della singolarità, dell'originalità del loro modo d'impostare i diversi temi progettuali e di definirne il percorso.  
L'edificio sorge in prossimità del Paseo del Prado, un'importante arteria di Madrid, lungo la quale sono dislocati l'Orto Botanico e i musei del Prado, Reina Sofia, Thyssen-Bornemisza.
Si tratta di un intervento di ristrutturazione e ampliamento dell'ex Central Elèctrica del Mediodía, un edificio industriale, progettato nel 1899 da Jesús Carrasco Muñoz Encina e José Battalle,  vincolato come patrimonio architettonico. E' una costruzione a due piani, rivestita in mattoni e rifinita alla base da una zoccolatura di granito; composta di due corpi di fabbrica contigui rispettivamente coperti da un tetto a doppia falda. Dinanzi alla fronte d'ingresso si trova uno slargo, dovuto alla sua posizione arretrata rispetto al Paseo (a lungo occupato da un distributore di benzina).
Il progetto di Herzog & de Meuron, a seguito della complessa situazione che caratterizza l'immobile, dovuta ai limiti imposti dai vincoli conservativi, alle strette strade del tessuto urbano circostante, alla sua ridotta cubatura rispetto agli spazi richiesti dalla Fondazione, si orienterà verso un genere d'intervento che, senza annullare totalmente la traccia figurativa, materiale, storica dell'edificio e dello spazio urbano circostante, punterà a tessere con entrambi un sottile gioco dialettico di tipo riconfigurativo. Del resto come affermano gli stessi architetti, conservare un edificio del passato ha senso solo se questo possiede qualità eccezionali o se la demolizione non può essere una strada praticabile.
Sulla base di tale concezione, l'intento degli autori sarà quello di recuperare il vuoto della piccola piazza (rimuovendo la pompa di benzina) e rendendolo parte integrante del progetto, naturale estensione del percorso espositivo, luogo urbano a disposizione del pubblico per la sosta o per l'incontro.
A partire da tale operazione di messa in relazione dello spazio interno con quello esterno, fanno seguito numerosi altri interventi: una serie di operazioni di grande incisività dal punto di vista strettamente funzionale/formale, volte alla reinvenzione dello spazio dell'organismo preesistente e della stessa figura architettonica, come pure da quello comunicativo/emotivo nei confronti degli utenti.
La prima di queste è il taglio della base della costruzione all'altezza dello zoccolo di granito, che fa apparire la preesistenza come una presenza volumetrica "magicamente" sospesa. In realtà essa poggia su tre piedistalli rivestiti di cristallo scuro. Questa operazione oltre a puntare su un effetto di sorpresa, offre ai visitatori un luogo urbano coperto, protetto, dalla spazialità che si contrae e dilata per via dell'inclinazione del piano di calpestio della piazza in direzione del Paseo e per il disegno fortemente scultoreo del nuovo soffitto, realizzato con lastre triangolare d'acciaio, che ne accentua la tensione. Tale materiale, inoltre, avvolgendo il corpo scale prosegue nell'interno, manifestando così, in modo esplicito, l'intento di istituire una sorta di equivalenza (più concettuale che reale), come si è detto, tra il dentro e il fuori.
"L'attrattiva della CaixaForum non risiede solo nel programma culturale, ma nell'edificio in sé stesso", è scritto nella relazione di progetto, "la sua pesante massa staccata dal suolo in un'apparente assenza di gravità intende attirare i visitatori all'interno. [...] L'area non avrebbe potuto completamente svilupparsi senza la demolizione della stazione di servizio e la realizzazione di una piccola piazza di connessione tra il Paseo del Prado e la Caixa"
La seconda, è lo svuotamento "chirurgico" dell'interno dell'edificio, nonché la realizzazione di un volume aggiuntivo rivestito in acciaio ossidato Corten dello stesso colore dell'involucro esterno in mattoni della vecchia centrale le cui finestre, per rendere il senso di unità dell'insieme (pur nella dichiarata diversità dei materiali e della forma), sono state murate con mattoni di recupero e realizzate quattro nuove aperture rispondenti ad una diversa logica organizzativa degli spazi.
"La sola parete della vecchia centrale elettrica che potevamo utilizzare era la pelle di mattoni a vista. In maniera tale da inserire sulle preesistenze le nuove componenti architettoniche del progetto".
La terza, è la creazione di uno spazio sotterraneo, per aumentare la superficie comlpessiva dell'edificio e passare, in questo modo, dai mq. 2.000 iniziali, ai mq. 10.000 del nuovo.
Si sono formati, allora, due blocchi (il primo fuori terra e il secondo interrato) con differenti destinazioni d'uso: quello interrato, accoglie al suo interno un foyer (una sorta di caverna con le pareti rivestite da una maglia metallica color rame, con disegni a rilievo), un auditorium per circa 300 posti, servizi e parcheggio; quello fuori terra, al primo livello ospita l'ingresso-biglietteria e il bookshop, ai due piani superiori spazi per esposizioni e workshop, infine, all'ultimo piano gli uffici e la caffetteria/ristorante. Quest'ultimo livello è chiuso dentro l'involucro metallico, un coronamento scultoreo in buona parte traforato per consentire ai visitatori la possibilità di traguardare verso l'esterno ed, anche, il passaggio della luce diurna.
La quarta, è la realizzazione di un giardino verticale (di 15.000 piante e 250 essenze differenti) disegnato da Patrik Blank, lungo la parete di un edificio attiguo al museo, che si pone come un'ideale estensione della piazza e, soprattutto, come singolare segnale urbano.

Riflessioni sull'edificio e sulla costruzione

Tiziana Proietti

Una piccola ex-centrale elettrica situata nei pressi del Paseo del Prado di Madrid e vincolata come patrimonio architettonico è stata attualmente rifunzionalizzata in un centro culturale dagli architetti svizzeri Herzog & de Meuron mediante un interessante processo di svuotamento e sollevamento dell’edificio.
Un deciso taglio alla base della struttura edilizia che la pone in lotta contro la forza di gravità e la rende un involucro apparentemente fluttuante e magicamente sospeso nell’atmosfera madrilena.
Già nella fase di realizzazione l’edificio, cinto dalle impalcature di cantiere, sembrava voler sfidare quelle immutabili leggi della natura, ma solo lasciandosi risucchiare dall’apparentemente improbabile struttura sarà poi possibile svelarne il segreto. Tre grandi pilastri rivestiti di un cristallo scuro sostengono l’involucro lasciando spazio, nella parte sottostante dell’edificio, ad una piazza pensata come estensione dello spazio antistante e in grado di attrarre l’utenza: un evidente tentativo di ampliare quel piccolo slargo, una volta stretto tra gli edifici residenziali del Paseo, mediante anche l’introduzione di una parete vegetale che concettualmente sembra accentuarne il risultato.
Altra fondamentale scelta effettuata dagli architetti Herzog & De Meuron nella realizzazione di questo progetto è individuabile nell'applicazione di un involucro di Corten sovrastante il centro culturale CaixaForum, una pelle caratterizzata da piccole ed impercettibile fessure. Pannelli di Corten che, grazie al loro inconfondibile colore, sembrano cercare quella giusta relazione con la facciata in mattoni preesistente. Una fitta maglia visibile solo ad una distanza ravvicinata composta da piccole variazioni di elementi geometrici costantemente ripetuti, una pelle in grado di smaterializzarsi dall’interno garantendo un ottima permeabilità visiva e, allo stesso tempo, manifestarsi in tutta la sua forza dall’esterno, conservando quella valenza formale di contenitore e "coperchio" della struttura in mattoni.
Tre, dunque, le mosse attuate dagli architetti per ridonare identità alla piccola e ormai abbandonata centrale elettrica: la sospensione dell’involucro, lo svuotamento ed, infine, l’inserimento di una copertura-contenitore.
Tre mosse per reinventare l’architettura piuttosto che consolidare uno stile, come gli architetti stessi dichiarano.
 

La CaixaForum
Progetto Herzog & de Meuron
Progettisti Jacques Herzog, Pierre de Meuron, Harry Gugger
Architetti responsabili Peter Ferretto (associato), Carlos Gerhard (associato), Stefan Marbach (associato), Benito Blanco (project manager)
Strutture WGG Schnetzer Puskas Ingenieure; Basilea, NB35, Madrid
Impianti Urculo Ingenieros, Madrid
Acustica Audioscan, Barcellona
Illuminazione Arup Lighting, Londra
Consulenti per le facciate Emmer Pfenninger Partner AG, Basilea; ENAR, Madrid
Parete verde Herzog & de Meuron con Patrick Blanc, artista botanico, Parigi
Project management Servihabitat, Barcellona; Construcción i Control, Barcellona
Impresa Ferrovial Agroman, Madrid
Committente Obra Social Fundación "La Caixa", Madrid; Caixa d'Estalvis i Pensions de Barcelona, Barcellona
Cronologia 2001-2003 progetto; 2003-2008 costruzione
   


Autore Data pubblicazione Volume pubblicazione
COSTANZO Michele 2008-05-14 n. 8 Maggio 2008
 
Hortus

Lo spessore della città

La ricerca Lo spessore della città prende corpo nel 2010 in occasione del secondo bando FIRB (Fondo per gli Investimenti della Ricerca di Base – Bando Futuro in Ricerca), pubblicato dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca. Il bando nelle sue tre edizioni (2008, 2010, 2012) è indirizzato a sostenere ricerche di base di giovani studiosi. La stesura del progetto nella sua prima versione è il tentativo di tradurre assunti teorici, costruiti su nuove necessità di dialogo tra architettura e città, in concreti strumenti operativi.  Continua...

Alter-azioni

Questo libro raccoglie una serie di saggi sull’alterazione, ovvero sul rapporto interpretazione e realtà, sostanzialmente sul come si possa aumentare la realtà oltre l’impiego di strumenti tecnologici. Con l’espressione “realtà aumentata” si vuole qui sostenere l’autonomia della visione, la sua non necessità di protesi da altri impostate, a favore di un potenziamento delegato alla sola teoria. L’obiettivo è aggiornare il binomio teoria-progetto, superare inutili dualismi, affermare la coincidenza dei due termini non solo sul piano dei contenuti ma anche su quello degli strumenti. Continua...

peperone_giallo_trasphortusbooks è un progetto editoriale che nasce dall’esperienza di (h)ortus - rivista di architettura. Raccogliere saggi e riflessioni di giovani studiosi dell’architettura, siano esse sul contemporaneo, sulla storia, la critica e la teoria, sul progetto o sugli innumerevoli altri temi che caratterizzano l’arte del costruire è la missione che vogliamo perseguire, per una condivisione seria e ragionata dei problemi che a noi tutti, oggi, stanno profondamente a cuore.

hortusbooks si propone come una collana agile, aperta ad una molteplicità di contributi nel campo dell'architettura. I volumi vengono pubblicati con tecnologia print on demand dalla casa editrice Nuova Cultura di Roma e possono essere acquistati on-line tramite i maggiori canali di diffusione.

Il paesaggio chiama

paesaggio_chiama_tIn tante città mediterranee e anche qui, nella magnifica cornice dello Stretto di Messina, l’attuale urbanesimo genera immense aree abitate che non sono più né urbane né rurali. Ci guardiamo attorno e nella banalità che ci circonda cerchiamo nuove gravità, proprio in questi luoghi destrutturati, perché è qui che possono e devono prendere forma i paesaggi del nostro tempo. L’importanza del paesaggio è sentita quasi sempre in termini solo difensivi, senza la consapevolezza della sua rilevanza sociale e economica, e di conseguenza senza un coinvolgimento culturale e politico delle comunità. Continua...

Valle Giulia Flickr

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Da un piccolo gruppo di appassionati, accomunati dalla voglia di imparare l’arte fotografica e di utilizzarla come strumento per “parlare” di architettura, si è arrivati ad un gruppo che oggi conta più di 260 iscritti.
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Dal paesaggio al panorama, dal panorama al paesaggio

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