L'editoriale di (h)ortus


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Dopo quasi vent’anni di assenza – trascorsi, forse colpevolmente, a indagare architetture in luoghi più distanti del pianeta – sono ritornato a Urbino, alla ricerca non soltanto delle opere di Giancarlo De Carlo (e di tutti gli illustri architetti che lo hanno preceduto nella città di Federico da Montefeltro) ma anche della possibilità di fare un personalissimo punto sullo stato dell’architettura. Avevo sentito parlare da più parti del pessimo stato di conservazione degli Continua...

La città della postproduzione

Questo libro raccoglie una serie di saggi sulla postproduzione intesa sia quale condizione che connota oggi i territori europei, sia quale atteggiamento progettuale – realizzare non è più sufficiente e non è più centrale servono interventi altri, altre sovrascritture. Come nella prassi cinematografica, raramente la presa diretta esaurisce il momento di formalizzazione di un film: è necessario applicare un complesso di operazioni quali il doppiaggio, il montaggio, il missaggio che seguono la fase delle riprese e precedono la commercializzazione.
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Rural Studio

L'architettura della decenza

Federico De Matteis

In Alabama, nel profondo sud degli Stati Uniti d’America – quella parte del continente che non viene mai menzionata se non quando la devastazione di qualche uragano occupa brevemente le cronache della CNN –  esiste da molti anni una piccola isola di architettura assai particolare: Rural Studio. Si tratta di un’appendice accademica del College of Architecture della Auburn University, un piccolo ateneo pubblico 230 km a est di Newbern, il villaggio che ospita il quartier generale del Rural Studio. Ogni semestre, un nutrito gruppo di studenti del secondo anno e alcuni laureandi si “ritirano” nelle campagne dell’Alabama occidentale per apprendere, costruendo con le proprie mani, il farsi dell’architettura.
Negli anni dalla sua fondazione, avvenuta nel 1992, il Rural Studio è diventato una piccola leggenda americana, oggetto di trasmissioni televisive e radiofoniche, articoli su riviste (anche italiane), blog, continue visite da parte di turisti, ecc. Nella costante contraddizione interna degli Stati Uniti, nazione che ha “inventato” la grande architettura corporate e dello spectacle, contribuendo alla sua diffusione su scala planetaria, un fenomeno come Rural Studio non poteva passare inosservato. Concepire l’architettura come impegno sociale, costruire per i cittadini più poveri del paese, affrontare in prima persona le difficoltà del cantiere: ingredienti per una ricetta di successo, portata avanti con intelligenza e caparbietà dai professori e studenti che si sono avvicendati in questo atelier di progettazione rurale.
Il contesto nel quale i ragazzi della Auburn University realizzano le loro architetture è un territorio poco antropizzato, con sparsi insediamenti di minime dimensioni, non più di 500-600 abitanti ciascuno. Un tempo questa regione ospitava grandi piantagioni di cotone: oggi le uniche attività economiche sono l’allevamento dei pesci gatto ed una scarna industria forestale. La popolazione è prevalentemente nera, economicamente e socialmente svantaggiata: la contea di Hale è una delle più povere dell’intera nazione. Mason’s Bend, uno dei piccoli “villaggi” nei quali i ragazzi di Rural Studio hanno lavorato negli anni passati, è poco più di una bidonville, con un certo numero di “trailer” (case trasportabili su ruote, sostanzialmente grandi roulotte), alcune baracche e poco altro. Non c’è nessuna struttura pubblica: una shantytown nascosta in un’ansa del Black Warrior River. Ma anche a Newbern, uno dei centri più “urbanizzati” della zona, la situazione non è molto diversa: in mancanza di una Town Hall, le riunioni del consiglio comunale si tengono all’interno della centrale dei vigili del fuoco, altro edificio realizzato da Rural Studio.

Vita quotidiana a Rural Studio

I ragazzi della Auburn University che passano un semestre o un anno a Rural Studio hanno tra i venti e i ventiquattro anni; se li si va a visitare presso i loro piccoli cantieri o nella sede centrale di Newbern, li si trova sempre indaffarati, alle prese con utensili meccanici, travi in legno, lamiere corrugate, pannelli parete o altri materiali edili. Non si distraggono facilmente dal lavoro, sembrano più grandi della loro età,  ma non soltanto da un punto di vista anagrafico. Parlano con sobrietà del lavoro che stanno svolgendo, con la sicurezza di chi ha fatto in prima persona e quindi ha la facoltà di esprimere la propria opinione. Sono affaticati (il caldo, già al finire di aprile, è abbastanza opprimente) ma al contempo sembrano felici di essere in dirittura di arrivo, prossimi alla chiusura dei cantieri. Terminato il lavoro della giornata, caricano tutti gli utensili sugli enormi truck della scuola, guidati a volte da ragazze che, forse, non hanno mai visto Sex and the City.

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David Buege, direttore ad interim di Rural Studio, parla con gli studenti impegnati sui cantieri delle 20k Houses

La sera i giovani si incontrano a Morrisette House, la grande casa bianca a Newbern che ospita il quartier generale del Rural Studio. Cenano sotto la lunghissima pensilina affiancata all’edificio, seduti intorno ad un tavolo che misura non meno di una ventina di metri. A volte dopo cena c’è anche una lezione o una conferenza di qualche ospite venuto da lontano in questo remoto angolo dell’Alabama: lo schermo viene appeso alla pensilina, la luce del proiettore attira moltissimi insetti nella notte fresca, la lezione di svolge all’aria aperta. Una volta terminata, i ragazzi scompaiono rapidamente, i maschi nei pods costruiti sotto il grande Supershed, le ragazze all’interno della casa bianca. Non si trattengono a parlare tra loro fino a tardi, come ci si aspetterebbe da giovani della loro età: il lavoro fisico stanca e la mattina successiva sono di nuovo in cantiere di buon’ora.
In quest’esperienza didattica c’è senz’altro qualche tratto monastico: il fatto di trovarsi in un luogo remoto da qualsiasi attrattiva (non un locale, non un bar nel giro di miglia), la distanza dal campus della Auburn University, dove ovviamente i divertimenti per i college students sono di tutt’altro genere, il rispetto degli orari di lavoro, di veglia e di sonno, legati anche alle esigenze fisiologiche del corpo che si deve riposare, oltre alle ore di lezione e di lavoro sui progetti: il leitmotiv sembra essere la fatica, una privazione dal riposo che eleva la mente, come per gli antichi ordini conventuali. Questa fatica non sembra tuttavia impedire ai giovani di essere pieni di energia vitale, gioiosi, orgogliosi del loro quotidiano lavoro manuale: come per Sant'Agostino, l’uomo è un essere fatto di testa e di mani. In fin dei conti, gli studenti sono qui per precisa scelta: hanno deciso di venire a Newbern, lasciando il comodo campus di Auburn dove i loro colleghi seguono un percorso di apprendimento più tradizionale (1).

Architettura “Hands on”

A Rural Studio l’architettura si apprende dunque “hands on”, ovvero lavorando con le proprie mani. Quest’esperienza è ovviamente favorita dall’uso prevalente della costruzione leggera nell’edilizia corrente negli Stati Uniti. Le abitazioni e gli altri edifici di piccole dimensioni vengono realizzati rapidamente, utilizzando soluzioni costruttive standardizzate e facilmente adoperabili da persone non esperte. Più che costruite, le opere vengono dunque “montate”, senza che questo ne diminuisca necessariamente il valore architettonico. Alcune lavorazioni particolari, specie quelle umide, quali pavimentazioni in cemento, fondazioni o strutture portanti in calcestruzzo armato, ecc., vengono a volte eseguite con l’ausilio di ditte specializzate: ma quando si tratta di saldare, imbullonare, fresare, piallare, impermeabilizzare o inchiodare, gli studenti di Rural Studio non si tirano indietro, eseguendo tutto in prima persona.
Nei primi anni del Rural Studio è stata condotta anche una forte sperimentazione sui materiali riciclati. Si utilizzavano dunque balle di fieno compattate, cubi di cartone pressato, targhe e parabrezza di automobili, campionari di moquette, ecc. Con il passare del tempo, questa sperimentazione ha ceduto il passo ad un diverso tipo di studio, più legato all’ottimizzazione delle risorse commerciali, alla riduzione degli scarti di lavorazione, al miglioramento delle prestazioni ambientali o alla facile manutenzione degli edifici. La fase “pionieristica” si è dunque evoluta, abbandonando l’ideologia del “caso per caso” a favore di un’altra che si proporrebbe come più facilmente diffondibile su vasta scala.
Nelle prime settimane dell’anno, gli studenti del quinto anno (impegnati dunque nelle tesi di laurea) sviluppano i loro progetti, individuando particolari problematiche da affrontare: l’utilizzo di una specifica tecnica costruttiva, il contenimento dei costi in un budget molto basso, un programma funzionale particolarmente complesso, ecc. In generale, si tratta di individuare uno specifico problema da risolvere, una vera e propria “tesi” la cui dimostrazione è implicita, al termine del percorso, nell’edificio realizzato. Si può realizzare un’abitazione con meno di 20.000 $, manodopera inclusa? Si può costruire un centro per l’infanzia riutilizzando dei vecchi pali ferroviari dismessi? Lavorando su questi temi, i laureandi mettono a punto le loro tesi; i ragazzi del secondo anno, più inesperti, lavorano a dei progetti collettivi, aiutano nella realizzazione delle opere più complesse, sono insomma “manodopera”: chi di loro tornerà qui al quinto anno avrà modo di mettersi alla prova su progetti autonomi.
Il principio etico che sottende al Rural Studio è legato al servizio sociale compiuto dagli studenti e dalle opere da loro realizzate: non è un caso che le attività si svolgano in una delle zone più depresse degli Stati Uniti. La gran parte degli edifici realizzati in circa quindici anni di lavoro sono destinati a servire la collettività: abitazioni per famiglie disagiate, centri di ascolto, parchi giochi per i bambini, mercati per i prodotti agricoli locali, strutture di servizio per i parchi naturali ecc. I progetti vengono redatti in collaborazione con i committenti, anche se questi spesso non finanziano in prima persona le opere. Si tratta dunque di una progettazione partecipata, con un processo di condivisione allargato. Chiaramente quest’atteggiamento consente anche di superare talune difficoltà, per far sì che le opere vengano “accettate” dalle comunità che le ricevono, divenendo quasi un’esperienza “grassroots” piuttosto che un’imposizione dall’alto. Ciò non toglie che l’esperienza di Rural Studio non sia universalmente apprezzata dagli abitanti della zona: a tratti le operazioni vengono ostacolate, si formano opposizioni e resistenze. Si tratta di un problema razziale (docenti e studenti bianchi che lavorano in una comunità nera)? O forse di carattere culturale (l’elite accademica contro la gente comune)? Sfiducia nei confronti dei metodi poco ortodossi del Rural Studio (un gruppo di pazzi che costruiscono strane cose, antiestetiche e pericolose, per le quali è meglio non facilitare i necessari adempimenti burocratici)? Per quanto condiviso possa essere il percorso, come in ogni sistema democratico la possibilità di esprimere il dissenso rende a tratti le cose più difficili.
Una delle trasformazioni che il “metodo” Rural Studio ha vissuto negli anni più recenti, a seguito delle esperienze e dei problemi incontrati, è legata proprio ai destinatari delle opere realizzate. Se in origine si costruivano principalmente abitazioni unifamiliari e piccoli centri di aggregazione attraverso la partecipazione diretta dei singoli, oggi l’attenzione si è spostata verso opere pubbliche di dimensioni contenute, che consentono il confronto su piano paritetico con le istituzioni locali. Questo aiuta a superare le barriere di carattere sociale, a garanzia anche di una più compiuta accettazione delle opere una volta completate.




 
Hortus

Lo spessore della città

La ricerca Lo spessore della città prende corpo nel 2010 in occasione del secondo bando FIRB (Fondo per gli Investimenti della Ricerca di Base – Bando Futuro in Ricerca), pubblicato dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca. Il bando nelle sue tre edizioni (2008, 2010, 2012) è indirizzato a sostenere ricerche di base di giovani studiosi. La stesura del progetto nella sua prima versione è il tentativo di tradurre assunti teorici, costruiti su nuove necessità di dialogo tra architettura e città, in concreti strumenti operativi.  Continua...

Alter-azioni

Questo libro raccoglie una serie di saggi sull’alterazione, ovvero sul rapporto interpretazione e realtà, sostanzialmente sul come si possa aumentare la realtà oltre l’impiego di strumenti tecnologici. Con l’espressione “realtà aumentata” si vuole qui sostenere l’autonomia della visione, la sua non necessità di protesi da altri impostate, a favore di un potenziamento delegato alla sola teoria. L’obiettivo è aggiornare il binomio teoria-progetto, superare inutili dualismi, affermare la coincidenza dei due termini non solo sul piano dei contenuti ma anche su quello degli strumenti. Continua...

peperone_giallo_trasphortusbooks è un progetto editoriale che nasce dall’esperienza di (h)ortus - rivista di architettura. Raccogliere saggi e riflessioni di giovani studiosi dell’architettura, siano esse sul contemporaneo, sulla storia, la critica e la teoria, sul progetto o sugli innumerevoli altri temi che caratterizzano l’arte del costruire è la missione che vogliamo perseguire, per una condivisione seria e ragionata dei problemi che a noi tutti, oggi, stanno profondamente a cuore.

hortusbooks si propone come una collana agile, aperta ad una molteplicità di contributi nel campo dell'architettura. I volumi vengono pubblicati con tecnologia print on demand dalla casa editrice Nuova Cultura di Roma e possono essere acquistati on-line tramite i maggiori canali di diffusione.

Il paesaggio chiama

paesaggio_chiama_tIn tante città mediterranee e anche qui, nella magnifica cornice dello Stretto di Messina, l’attuale urbanesimo genera immense aree abitate che non sono più né urbane né rurali. Ci guardiamo attorno e nella banalità che ci circonda cerchiamo nuove gravità, proprio in questi luoghi destrutturati, perché è qui che possono e devono prendere forma i paesaggi del nostro tempo. L’importanza del paesaggio è sentita quasi sempre in termini solo difensivi, senza la consapevolezza della sua rilevanza sociale e economica, e di conseguenza senza un coinvolgimento culturale e politico delle comunità. Continua...

Valle Giulia Flickr

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Il gruppo Valle Giulia Flickr nasce tre anni fa dall’idea di uno studente di architettura con la passione della fotografia.
Da un piccolo gruppo di appassionati, accomunati dalla voglia di imparare l’arte fotografica e di utilizzarla come strumento per “parlare” di architettura, si è arrivati ad un gruppo che oggi conta più di 260 iscritti.
Lo spirito del gruppo è quello della condivisione come mezzo di conoscenza, sia in campo architettonico che fotografico, e i contest proposti danno l’occasione agli iscritti di confrontarsi su varie tematiche in campo architettonico e sociale. Continua...

Dal paesaggio al panorama, dal panorama al paesaggio

camiz_copertina_tUna mostra che presenti fotografie di paesaggi naturali, così come un osservatore li vede durante una gita, un'escursione, un viaggio, anziché una mostra semplice come si potrebbe credere (perché si potrebbe azzardare che un panorama è sempre bello), si presenta come una mostra piuttosto complessa. In effetti, è la fotografia del paesaggio naturale che è più complessa di quanto non sembri. Infatti, se appunto un ambiente naturale ci appare quasi sempre come bello, in particolare se incontaminato, una sua fotografia non è detto che lo sia. Continua...

Il Giardino dei Cedrati di Villa Pamphilij

cedratiDalla loro domesticazione le piante da frutto sono sempre state utilizzate come elementi costitutivi di diverse tipologie di giardini. In molti giardini storici, a  fronte di esempi virtuosi di conservazione di aree a frutteto o di singole piante da frutto, molto più spesso questi spazi coltivati sono andati perduti, gradualmente sacrificati ad altre priorità nei necessari restauri vegetazionali con perdita di risorse genetiche di valore, ma anche dell’identità dei luoghi. Lo studio di un’ipotesi di recupero del Giardino dei Cedrati in Villa Doria Pamphilj (Roma), oggi profondamente cambiato nella sua forma, struttura e funzione e in progressivo abbandono, rappresenta l’applicazione di un innovativo approccio metodologico, esempio di quella  integrazione di discipline necessaria per non prescindere dalla natura sistemica  di questo luogo. Continua...

Rassegna Italiana | 5 Temi 5 Progetti

Il complesso di risorse culturali, artistiche, ambientali, che sono proprie di un paese noi lo chiamiamo Patrimonio (ma anche l'insieme dei cromosomi che ogni individuo eredita dai propri ascendenti). Le Case sono le abitazioni dell'uomo e l'Esterno è ciò che sta fuori, che viene da fuori. Il termine Tecnologia è composto da arte e discorso, dove per arte si intende(va) il saper fare, in altri termini il progetto del saper fare. La Catastrofe indica i grandi sconvolgimenti provocati dalla natura o dall'uomo. Continua...

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