L'editoriale di (h)ortus


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Dopo quasi vent’anni di assenza – trascorsi, forse colpevolmente, a indagare architetture in luoghi più distanti del pianeta – sono ritornato a Urbino, alla ricerca non soltanto delle opere di Giancarlo De Carlo (e di tutti gli illustri architetti che lo hanno preceduto nella città di Federico da Montefeltro) ma anche della possibilità di fare un personalissimo punto sullo stato dell’architettura. Avevo sentito parlare da più parti del pessimo stato di conservazione degli Continua...

La città della postproduzione

Questo libro raccoglie una serie di saggi sulla postproduzione intesa sia quale condizione che connota oggi i territori europei, sia quale atteggiamento progettuale – realizzare non è più sufficiente e non è più centrale servono interventi altri, altre sovrascritture. Come nella prassi cinematografica, raramente la presa diretta esaurisce il momento di formalizzazione di un film: è necessario applicare un complesso di operazioni quali il doppiaggio, il montaggio, il missaggio che seguono la fase delle riprese e precedono la commercializzazione.
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URBS 2007

Forum Internazionale sulle Trasformazioni urbane

Roma,  3-4 dicembre 2007 Auditorium dell'Ara Pacis

Valeria Botti

Un forum internazionale sulle trasformazioni urbane. “Perché si”.
E' un'occasione per osservare lo scenario possibile dell'attuale condizione urbana e giudicarne realisticamente la maturità: sufficiente spunto per concedere alle esperienze, narrate e narranti, la formalizzazione di eventi che accadono e cambiano il nostro abitare, fermando così il tempo della trasformazione e provando a congelare in due giornate, e in un salotto, il dinamismo dei processi che invadono la realtà urbana. Difficile e poco realistico certo, visto le innumerevoli sfaccettature di un fenomeno che caratterizza così alternativamente parti di territorio diverse e condizioni, scritte e teorizzate, sempre mutevoli. La trasformazione urbana!
Di sicuro questo forum vuole e riesce ad essere un appuntamento utile a rintracciare i possibili contenuti, o anche solo le ipotesi critiche, che i dati dei meritevoli contributi di esperti e tecnici producono, apportando modifiche alla disciplina di settore (che non è solo urbanistica) ed è soprattutto il momento in cui tali posizioni, eventualmente lontane, si incontrano, e spesso scontrano, nelle tavole rotonde, il cui dibattito rappresenta a mio parere la condizione più reale di comprensione dei tanti aspetti del problema "città".
Convegni del genere, in materia specifica (e neanche troppo specifica) si sviluppano in due parti che si susseguono, a volte anche disordinatamente, nell'intera giornata: una prima parte di racconti, in cui il protagonista di un'esperienza (un progetto, un'ipotesi di legge, una scheda tecnica, un punto di vista..) si fa portavoce di una realtà di settore (l'imprenditore, il libero professionista, il capo di un dipartimento o di un'associazione o il professorone straniero che viene a riportare ciò che accade altrove) ed una seconda parte, di dibattito o tavola rotonda, appunto, in cui più invitati (seduti forzatamente in linea e non nel cerchio della più celebra ed antica tavola per non escludere evidentemente gli spettatori oltre il palco e non per questo però fuorviati nei faccia a faccia) si esprimono su un tema specifico, che poi in alcuni casi divaga.

La giornata, piovosa, di lunedì 3 dicembre 2007, si è snodata così dalla prima mattina nel caldo ambiente del piccolo auditorium a coda dei nuovi spazi dell'Ara Pacis, attraverso i primi interventi di Paolo Colarossi, direttore del DAU (dipartimento di Architettura ed Urbanistica per l'ingegneria dell' Università la Sapienza di Roma) dal titolo "trasformazioni e qualità urbana: il quadro delle città europee" e di Enrico Stravato, (presidente della Commissione Urbanistica Ordine degli Ingegneri di Roma), "procedure per la qualità degli strumenti urbanistici", passando nel finire della mattinata al dibattito "oltre l'emergenza, governare le trasformazioni urbane", presieduta da Paolo Buzzetti (presidente Ance), Fabrizio Di Amato (presidente Animp), Nicola Greco (presidente Oice), Pierre Micheloni (Responsabile progetti Apur- Atelier Parisien d'Urbanisme) ed ancora Federico Oliva (presidente Inu), Massimo Pompili (vice presidente e assessore all'urbanistica Regione Lazio), Benedetto Todaro (preside della facoltà di architettura Valle Giulia di Roma) e Linda Lanzillotta (Ministro degli Affari Regionali e delle Autonomie Locali). Il tutto coordinato da Amedeo Schiattarella, presidente Ordine di APPC di Roma e Provincia.

Ora non staremo quì ad annoiarvi con una dettagliata radiocronaca dell'accaduto scenico parlato. Cercheremo, invece, di sintetizzare i punti di valore scaturiti da tanto chiacchierare, impostando un resoconto rapido sulle curiosità della giornata, le battute e le opinioni pìù interessanti emerse nel dibattito.

Sul tema della qualità: un primo importante spunto di riflessione arriva dalla Commissione Urbanistica dell'Ordine degli Ingegneri di Roma, che esprime la volontà urgente di promuovere una “cultura urbana” in cui la qualità morfologica degli interventi sulla città sia controllata attraverso l'istituzione di vere e proprie procedure di controllo delle condizioni minime di qualità estetica. Per Enrico Stravato, infatti, manca completamente una metodologia del controllo della qualità. E' necessario e forse inevitabile pensare, quindi, ad una nuova figura professionale che sappia interpretare, definire, controllare e certificare, seguendo una sorta di codice qualitativo, gli interventi pubblici e privati, interventi che seguano i dettami dell'amministrazione nel quadro più generale della riqualificazione della città. ("dignitas urbis certatem dignitatus" scriveva Cicerone).

Inevitabile la polemica sul lavoro diverso (per ruoli) ma congiunto (per intenti) di pubblica amministrazione e liberi imprenditori: polemica di Oice (Nicola Greco) con la pubblica amministrazione che ha il dovere di migliorare i rapporti con il professionista e il privato e assecondare i lavori dei progettisti senza ostacolarli con procedure lunghe ed inutili. La p.a. non deve progettare, non deve essere antagonista, deve al contrario velocizzare l'attuazione dei progetti: é necessario snellire e semplificare le procedure, in quanto sull'attuazione dei progetti grava la lentezza e l'imposizione fiscale sulle imprese. L'esempio inglese dei diversi gradi di sostegno al lavoro da parte della p.a. (preconstruction, service, agreement) è emblematico dell'agevolazione che si ha per il solo raggiungimento degli obiettivi: la gestione non è antagonista del “contratto” ma è una delle fasi di un progetto, l'ultima nei tempi ma non l'ultima nel grado di valore.

Sembra che intervenire bene ed intervenire velocemente sulla città sia necessario solo quando un evento speciale è in grado di dare giustificazione della pubblica mobilitazione (arch.Todaro), sia esso un'esposizione, una catastrofe ambientale, una necessità inevitabile (la storia di Roma insegna: dall'incendio neroniano al Piano Sistino, dalla breccia di porta Pia all'Esposizione universale del 1911, al ventennio fascista, al progetto dell'Eur, alle Olimpiadi del 60 e al Giubileo del 2000).  Sembra che per intervenire debba esserci una variazione brusca della funzione, la trasformazione rapida è congeniale sia al pubblico amministratore sia al tecnico progettista. Scriveva Giulio carlo Argan: “Si è iniziato a perdere la qualità quando si è smesso di immaginare la città... e si è iniziato a progettare male”... Ciò che interessa oggi è l'elemento della performance eccezionale che si localizza in vari punti della città. “Oggi l'architettura è un fenomeno stupefacente” e proprio la qualità diffusa ci può salvare.

Con l'approvazione di tutti i partecipanti e soprattutto per Di Amato (Animp) è evidente ormai la necessità di un lavoro comune tra mondi diversi: progettazione, costruzione e finanza ma anche una modifica delle norme tecniche a favore della qualità.

L'esperienza parigina documentata da Micheloni, durante la tavola rotonda della mattina, racconta di tre tipi semplificati di trasformazioni della città :
1. trasformazione fino al livello architettonico, attraverso il piano regolatore;
2. trasformazione dei monumenti attraverso Le gran project del President;
3. trasformazione del tessuto attraverso le Zac con la creazione di nuovi quartieri.
I progetti parigini durano circa 20/30 anni, la dimensione temporale ha un ruolo fondamentale e mai sottovalutato e il progetto si innesta sempre nell'ambito di una trasformazione globale (lavoro sulla strategia!). E' logico immaginare quanto sia più difficile “fare” la città banale del quotidiano, che le trasformazioni eccezionali. (banale in Francia è un termine con accezione positiva!)
Inoltre nella fase metodologica (demarchè) si lavora sempre prima sul vuoto per arrivare a comporre, attraverso la qualifica di uno spazio pubblico autosufficiente ed immutabile, un costruito mutabile. “Costruire” in Francia è, infatti, l'ultima fase di un processo complesso che vede imprenditori, architetti, urbanisti, tecnici e cittadini, dialogare insieme in un'azione coordinata ed integrata, appunto, in cui l'autonomia dell'architetto esiste ma è governata da un programma regolamentato che risponde ad esigenze e valori già preordinati (su questo fronte l'esperienza della risistemazione della Rive Gauche a Parigi è di grande insegnamento).


 
Hortus

Lo spessore della città

La ricerca Lo spessore della città prende corpo nel 2010 in occasione del secondo bando FIRB (Fondo per gli Investimenti della Ricerca di Base – Bando Futuro in Ricerca), pubblicato dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca. Il bando nelle sue tre edizioni (2008, 2010, 2012) è indirizzato a sostenere ricerche di base di giovani studiosi. La stesura del progetto nella sua prima versione è il tentativo di tradurre assunti teorici, costruiti su nuove necessità di dialogo tra architettura e città, in concreti strumenti operativi.  Continua...

Alter-azioni

Questo libro raccoglie una serie di saggi sull’alterazione, ovvero sul rapporto interpretazione e realtà, sostanzialmente sul come si possa aumentare la realtà oltre l’impiego di strumenti tecnologici. Con l’espressione “realtà aumentata” si vuole qui sostenere l’autonomia della visione, la sua non necessità di protesi da altri impostate, a favore di un potenziamento delegato alla sola teoria. L’obiettivo è aggiornare il binomio teoria-progetto, superare inutili dualismi, affermare la coincidenza dei due termini non solo sul piano dei contenuti ma anche su quello degli strumenti. Continua...

peperone_giallo_trasphortusbooks è un progetto editoriale che nasce dall’esperienza di (h)ortus - rivista di architettura. Raccogliere saggi e riflessioni di giovani studiosi dell’architettura, siano esse sul contemporaneo, sulla storia, la critica e la teoria, sul progetto o sugli innumerevoli altri temi che caratterizzano l’arte del costruire è la missione che vogliamo perseguire, per una condivisione seria e ragionata dei problemi che a noi tutti, oggi, stanno profondamente a cuore.

hortusbooks si propone come una collana agile, aperta ad una molteplicità di contributi nel campo dell'architettura. I volumi vengono pubblicati con tecnologia print on demand dalla casa editrice Nuova Cultura di Roma e possono essere acquistati on-line tramite i maggiori canali di diffusione.

Il paesaggio chiama

paesaggio_chiama_tIn tante città mediterranee e anche qui, nella magnifica cornice dello Stretto di Messina, l’attuale urbanesimo genera immense aree abitate che non sono più né urbane né rurali. Ci guardiamo attorno e nella banalità che ci circonda cerchiamo nuove gravità, proprio in questi luoghi destrutturati, perché è qui che possono e devono prendere forma i paesaggi del nostro tempo. L’importanza del paesaggio è sentita quasi sempre in termini solo difensivi, senza la consapevolezza della sua rilevanza sociale e economica, e di conseguenza senza un coinvolgimento culturale e politico delle comunità. Continua...

Valle Giulia Flickr

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Il gruppo Valle Giulia Flickr nasce tre anni fa dall’idea di uno studente di architettura con la passione della fotografia.
Da un piccolo gruppo di appassionati, accomunati dalla voglia di imparare l’arte fotografica e di utilizzarla come strumento per “parlare” di architettura, si è arrivati ad un gruppo che oggi conta più di 260 iscritti.
Lo spirito del gruppo è quello della condivisione come mezzo di conoscenza, sia in campo architettonico che fotografico, e i contest proposti danno l’occasione agli iscritti di confrontarsi su varie tematiche in campo architettonico e sociale. Continua...

Dal paesaggio al panorama, dal panorama al paesaggio

camiz_copertina_tUna mostra che presenti fotografie di paesaggi naturali, così come un osservatore li vede durante una gita, un'escursione, un viaggio, anziché una mostra semplice come si potrebbe credere (perché si potrebbe azzardare che un panorama è sempre bello), si presenta come una mostra piuttosto complessa. In effetti, è la fotografia del paesaggio naturale che è più complessa di quanto non sembri. Infatti, se appunto un ambiente naturale ci appare quasi sempre come bello, in particolare se incontaminato, una sua fotografia non è detto che lo sia. Continua...

Il Giardino dei Cedrati di Villa Pamphilij

cedratiDalla loro domesticazione le piante da frutto sono sempre state utilizzate come elementi costitutivi di diverse tipologie di giardini. In molti giardini storici, a  fronte di esempi virtuosi di conservazione di aree a frutteto o di singole piante da frutto, molto più spesso questi spazi coltivati sono andati perduti, gradualmente sacrificati ad altre priorità nei necessari restauri vegetazionali con perdita di risorse genetiche di valore, ma anche dell’identità dei luoghi. Lo studio di un’ipotesi di recupero del Giardino dei Cedrati in Villa Doria Pamphilj (Roma), oggi profondamente cambiato nella sua forma, struttura e funzione e in progressivo abbandono, rappresenta l’applicazione di un innovativo approccio metodologico, esempio di quella  integrazione di discipline necessaria per non prescindere dalla natura sistemica  di questo luogo. Continua...

Rassegna Italiana | 5 Temi 5 Progetti

Il complesso di risorse culturali, artistiche, ambientali, che sono proprie di un paese noi lo chiamiamo Patrimonio (ma anche l'insieme dei cromosomi che ogni individuo eredita dai propri ascendenti). Le Case sono le abitazioni dell'uomo e l'Esterno è ciò che sta fuori, che viene da fuori. Il termine Tecnologia è composto da arte e discorso, dove per arte si intende(va) il saper fare, in altri termini il progetto del saper fare. La Catastrofe indica i grandi sconvolgimenti provocati dalla natura o dall'uomo. Continua...

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