L'editoriale di (h)ortus


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Dopo quasi vent’anni di assenza – trascorsi, forse colpevolmente, a indagare architetture in luoghi più distanti del pianeta – sono ritornato a Urbino, alla ricerca non soltanto delle opere di Giancarlo De Carlo (e di tutti gli illustri architetti che lo hanno preceduto nella città di Federico da Montefeltro) ma anche della possibilità di fare un personalissimo punto sullo stato dell’architettura. Avevo sentito parlare da più parti del pessimo stato di conservazione degli Continua...

La città della postproduzione

Questo libro raccoglie una serie di saggi sulla postproduzione intesa sia quale condizione che connota oggi i territori europei, sia quale atteggiamento progettuale – realizzare non è più sufficiente e non è più centrale servono interventi altri, altre sovrascritture. Come nella prassi cinematografica, raramente la presa diretta esaurisce il momento di formalizzazione di un film: è necessario applicare un complesso di operazioni quali il doppiaggio, il montaggio, il missaggio che seguono la fase delle riprese e precedono la commercializzazione.
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L’intervento è caratterizzato da tre torri tecnologiche dedicate all’energia e alla luce, strutture luminose in acciaio che portano pannelli solari e schermi di comunicazione.
Non essendo stato possibile recuperare i profili del terreno esistenti si è provveduto alla creazione di un nuovo paesaggio artificiale, suggerendo un percorso scandito da volumi di terrapieni verdi e da una serie di collinette per favorire nuove visuali e nuovi luoghi d’incontro.
Il tutto gioca su un’integrazione delle funzioni, rispettando le condizioni ambientali del luogo e consentendo la fruizione degli spazi in tutte le ore del giorno.
Oltre alle funzioni precedentemente elencate esiste anche la possibilità di installare una art gallery per la promozione dell’arte contemporanea, attraverso la presenza di opere di artisti invitati a collaborare in un laboratorio permanente, offrendo così nuove occasioni di aggregazione per i giovani. Alla riqualificazione hanno partecipato, attraverso l’ istituzione di un laboratorio, i cittadini del luogo che  hanno esposto le lo esigenze per la progettazione delle funzioni da inserire in modo da apportare una nuova qualità agli spazi da realizzare.
Il Parco di Prato Fiorito si colloca nella periferia est di Roma, all’interno di un insediamento spontaneo, con l’obiettivo di rafforzare l’identità del luogo.
Nell’area, che era fortemente degradata, sono stati realizzati un parco, due piazze, percorsi pedonali e interventi di sistemazione idraulica. Questo progetto è interessante per il fatto che contribuisce a costruire un segmento della rete ecologica, ripristinando con tecniche d’ingegneria ambientale l’alveo del corso d’acqua e ridisegnando in chiave paesaggistica un vigneto ancora esistente.
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Parco di Prato Fiorito, Roma Municipio VII, Stanislao Cocchia, parte esecutiva Paolo Anella

La realizzazione della piazza del parco e la restituzione del corso d’acqua si integrano in un disegno paesaggistico scandito dai filari di vigneti e roseti.
L’acqua è un elemento fondamentale del progetto: viene racchiusa in vasche che saranno utilizzate per la fitodepurazione delle acque reflue dell’ insediamento circostante.
Il WWF ha lavorato con i bambini del luogo attraverso un programma di educazione ambientale finalizzato a seguire le fasi di costruzione del parco.
Tale aspetto mi sembra molto interessante in quanto sviluppa e approfondisce delle tematiche che oggi sono di grande attualità e che finalmente raggiungono obiettivi che sono ormai propri della cultura francese e spagnola riguardante una fruizione alternativa degli spazi pubblici.
La riqualificazione di questi luoghi, se  attuata in questo modo, apporterà un grande miglioramento della qualità della vita locale, che sarà monitorata attraverso un set di indicatori riferiti ad acqua, suolo, vegetazione e fauna.
Mi appresterei a concludere affermando che il parco urbano ha sicuramente modificato il suo modo di porsi in città, migliorando notevolmente il rapporto con i suoi fruitori.
I progettisti sono i maggiori protagonisti di questi cambiamenti, assecondati dall’importante ruolo dei sociologi che hanno il fondamentale compito di riuscire ad ascoltare le esigenze della gente, facendo sì che gli spazi aperti vengano vissuti con una più profonda identità e qualità e permettendo un incontro a metà strada tra le scelte progettuali di architetti e urbanisti e le esigenze collettive di un pubblico sempre più vasto che ha bisogno di nuovi spazi per vivere al meglio la propria quotidianità in città.
In questo caso, il tema del parco viene affrontato come spazio che ha una sua natura urbana che si confronta con le possibili funzioni di spazio pubblico.
La funzione cui si dovrebbe dare maggior risalto riguarda una progettazione che sia consapevole dei fenomeni sociali, individuali, familiari e di massa che si esercitano in un determinato contesto e non tanto il progetto delle aree verdi come semplice investimento urbanistico in cui si pensa solo al risultato di destinazioni funzionali di aree marginali o ritagli di spazi edificati.
Spesso gli spazi pubblici su cui intervenire non vengono individuati nel modo corretto all’interno del tessuto urbano: accade che il vuoto urbano non viene realmente progettato come intervento di unificazione della trama urbana ma come spazio ritagliato, isolato dal contesto. Il vuoto urbano è altro e il progetto del verde al suo interno deve essere visto come elemento di connessione dei fronti costruiti.
Quindi lo scopo della progettazione che riguarda la realizzazione dei parchi urbani e della loro funzione sociale di convivenza, educazione ed animazione culturale dovrebbe mirare a tre livelli di competenze: la pianificazione urbanistica e le funzioni sociali, il coinvolgimento dei cittadini nella progettazione del verde, la qualità e modalità di realizzazione con successiva gestione dei parchi.
Come all’interno di un racconto in cui, come scriveva Freemann Tilden, si viene “informati, intrattenuti e illuminati”, così all’interno dei parchi urbani bisognerebbe essere accolti da tutte quelle immagini che ci restituiscono l’identità del territorio, dove il fruitore riceve stimoli da ciò che vede, dagli spazi che percorre, in sintonia con la socievolezza del luogo, in cui si viene spinti a vivere questi spazi della città, sempre attratti dalle diverse opportunità estetiche e funzionali, progettate per assicurare a tutti una libera fruizione, garantendo così che questi luoghi siano sempre ben frequentati in tutte le ore del giorno e, perché no, anche della notte.
Esempi di tale frequentazione notturna è il famoso parco del Boston Commons nella città di Boston. Personalmente mi è risultato molto piacevole, quando l’ho visitato, passeggiare al suo interno fino a tarda notte. Tale provvedimento da parte del Comune consente a tutti coloro che ne hanno l’opportunità solo dopo l’orario di lavoro di servirsi di uno spazio pubblico che in altri luoghi sarebbe invece chiuso.
In termini di sicurezza si interviene posizionando delle colonnine munite di un pulsante “push for help”, che se premuto in caso di pericolo mette in diretto contatto con la polizia.

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 Boston Commons Park

Anche a Valencia, con il Parco del Turia, assistiamo ad un esempio di parco che sfrutta la sede dell’antico fiume integrandosi perfettamente con la città grazie al fatto che non ha chiusure perimetrali, prestandosi così ad accogliere gente, dai bambini agli anziani, che a tutte le ore del giorno praticano sport in una vera e propria “palestra all’aperto” ricreata con il posizionamento di attrezzi ginnici per l’attività fisica come in un centro sportivo, in cui c’è anche la possibilità di utilizzare degli spogliatoi muniti di doccia.
Un alto livello di sicurezza è garantito grazie al fatto che al suo interno è stato istituito l’organo centrale della Polizia.
La cosa certa, dopo aver analizzato tutti questi casi, è che tali misure di sorveglianza per una fruizione serena dei nostri parchi costituisce per il caso italiano ancora un’utopia, così come è ancora un’utopia quella di riuscire a trovare un parco che non sia per la città un semplice spazio-recinto isolato ed isolante ma un luogo in cui sia facile incontrarsi, anche solo nelle consuete ore del giorno.

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 Giardini del Turia, Valencia

 Note
(1) Anna Lambertini, Fare parchi urbani. Etiche ed estetiche del progetto contemporaneo in Europa, Tesi di Dottorato in progettazione paesistica, Università degli Studi di Firenze, Aprile 2005
(2) Paolo D’Angelo, Estetica della natura. Bellezza naturale, paesaggio, arte ambientale. Editori Laterza, Roma-Bari, 2001
(3) Elisabeth K. Meyer, Prefazione in Isotta Cortesi, Il parco pubblico. Paesaggi 1985-2000, Federico Motta Editore, Milano, 2002

 

Autore Data pubblicazione Volume pubblicazione
DI PALMA Diana
2008-04-09 n. 6 Aprile 2008


 
Hortus

Lo spessore della città

La ricerca Lo spessore della città prende corpo nel 2010 in occasione del secondo bando FIRB (Fondo per gli Investimenti della Ricerca di Base – Bando Futuro in Ricerca), pubblicato dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca. Il bando nelle sue tre edizioni (2008, 2010, 2012) è indirizzato a sostenere ricerche di base di giovani studiosi. La stesura del progetto nella sua prima versione è il tentativo di tradurre assunti teorici, costruiti su nuove necessità di dialogo tra architettura e città, in concreti strumenti operativi.  Continua...

Alter-azioni

Questo libro raccoglie una serie di saggi sull’alterazione, ovvero sul rapporto interpretazione e realtà, sostanzialmente sul come si possa aumentare la realtà oltre l’impiego di strumenti tecnologici. Con l’espressione “realtà aumentata” si vuole qui sostenere l’autonomia della visione, la sua non necessità di protesi da altri impostate, a favore di un potenziamento delegato alla sola teoria. L’obiettivo è aggiornare il binomio teoria-progetto, superare inutili dualismi, affermare la coincidenza dei due termini non solo sul piano dei contenuti ma anche su quello degli strumenti. Continua...

peperone_giallo_trasphortusbooks è un progetto editoriale che nasce dall’esperienza di (h)ortus - rivista di architettura. Raccogliere saggi e riflessioni di giovani studiosi dell’architettura, siano esse sul contemporaneo, sulla storia, la critica e la teoria, sul progetto o sugli innumerevoli altri temi che caratterizzano l’arte del costruire è la missione che vogliamo perseguire, per una condivisione seria e ragionata dei problemi che a noi tutti, oggi, stanno profondamente a cuore.

hortusbooks si propone come una collana agile, aperta ad una molteplicità di contributi nel campo dell'architettura. I volumi vengono pubblicati con tecnologia print on demand dalla casa editrice Nuova Cultura di Roma e possono essere acquistati on-line tramite i maggiori canali di diffusione.

Il paesaggio chiama

paesaggio_chiama_tIn tante città mediterranee e anche qui, nella magnifica cornice dello Stretto di Messina, l’attuale urbanesimo genera immense aree abitate che non sono più né urbane né rurali. Ci guardiamo attorno e nella banalità che ci circonda cerchiamo nuove gravità, proprio in questi luoghi destrutturati, perché è qui che possono e devono prendere forma i paesaggi del nostro tempo. L’importanza del paesaggio è sentita quasi sempre in termini solo difensivi, senza la consapevolezza della sua rilevanza sociale e economica, e di conseguenza senza un coinvolgimento culturale e politico delle comunità. Continua...

Valle Giulia Flickr

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Il gruppo Valle Giulia Flickr nasce tre anni fa dall’idea di uno studente di architettura con la passione della fotografia.
Da un piccolo gruppo di appassionati, accomunati dalla voglia di imparare l’arte fotografica e di utilizzarla come strumento per “parlare” di architettura, si è arrivati ad un gruppo che oggi conta più di 260 iscritti.
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Dal paesaggio al panorama, dal panorama al paesaggio

camiz_copertina_tUna mostra che presenti fotografie di paesaggi naturali, così come un osservatore li vede durante una gita, un'escursione, un viaggio, anziché una mostra semplice come si potrebbe credere (perché si potrebbe azzardare che un panorama è sempre bello), si presenta come una mostra piuttosto complessa. In effetti, è la fotografia del paesaggio naturale che è più complessa di quanto non sembri. Infatti, se appunto un ambiente naturale ci appare quasi sempre come bello, in particolare se incontaminato, una sua fotografia non è detto che lo sia. Continua...

Il Giardino dei Cedrati di Villa Pamphilij

cedratiDalla loro domesticazione le piante da frutto sono sempre state utilizzate come elementi costitutivi di diverse tipologie di giardini. In molti giardini storici, a  fronte di esempi virtuosi di conservazione di aree a frutteto o di singole piante da frutto, molto più spesso questi spazi coltivati sono andati perduti, gradualmente sacrificati ad altre priorità nei necessari restauri vegetazionali con perdita di risorse genetiche di valore, ma anche dell’identità dei luoghi. Lo studio di un’ipotesi di recupero del Giardino dei Cedrati in Villa Doria Pamphilj (Roma), oggi profondamente cambiato nella sua forma, struttura e funzione e in progressivo abbandono, rappresenta l’applicazione di un innovativo approccio metodologico, esempio di quella  integrazione di discipline necessaria per non prescindere dalla natura sistemica  di questo luogo. Continua...

Rassegna Italiana | 5 Temi 5 Progetti

Il complesso di risorse culturali, artistiche, ambientali, che sono proprie di un paese noi lo chiamiamo Patrimonio (ma anche l'insieme dei cromosomi che ogni individuo eredita dai propri ascendenti). Le Case sono le abitazioni dell'uomo e l'Esterno è ciò che sta fuori, che viene da fuori. Il termine Tecnologia è composto da arte e discorso, dove per arte si intende(va) il saper fare, in altri termini il progetto del saper fare. La Catastrofe indica i grandi sconvolgimenti provocati dalla natura o dall'uomo. Continua...

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