L'editoriale di (h)ortus


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Dopo quasi vent’anni di assenza – trascorsi, forse colpevolmente, a indagare architetture in luoghi più distanti del pianeta – sono ritornato a Urbino, alla ricerca non soltanto delle opere di Giancarlo De Carlo (e di tutti gli illustri architetti che lo hanno preceduto nella città di Federico da Montefeltro) ma anche della possibilità di fare un personalissimo punto sullo stato dell’architettura. Avevo sentito parlare da più parti del pessimo stato di conservazione degli Continua...

La città della postproduzione

Questo libro raccoglie una serie di saggi sulla postproduzione intesa sia quale condizione che connota oggi i territori europei, sia quale atteggiamento progettuale – realizzare non è più sufficiente e non è più centrale servono interventi altri, altre sovrascritture. Come nella prassi cinematografica, raramente la presa diretta esaurisce il momento di formalizzazione di un film: è necessario applicare un complesso di operazioni quali il doppiaggio, il montaggio, il missaggio che seguono la fase delle riprese e precedono la commercializzazione.
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Nel 2003, Michel Corajoud fu il primo paesaggista vincitore del Gran Prix de l’Urbanisme, proprio per il suo lavoro sui giardini pubblici a scala umana. La sua concezione dell’urbanistica si fonda sull’integrazione nella vita di tutti i giorni e sul rispetto del paesaggio.
La sua opera punta ad una sintonia tra natura e città, o suburbanità, muovendosi all’interno di una composizione spaziale generale ordinata in applicazione dei più tradizionali principi geometrici del classicismo storico francese.
Anna Lambertini, nella sua tesi di dottorato sui parchi urbani, afferma che: “il parco pubblico contemporaneo, come forma di paesaggio urbana tipizzata e come idea, può essere letto come un caso di identità multipla” (1). .
Una lettura aggiornata su quello che è il significato dei parchi contemporanei la troviamo nel filosofo Paolo D’Angelo, quando questi propone di considerare il paesaggio come “l’identità estetica dei luoghi”, legando il valore del paesaggio all’individualità dei singoli luoghi.
“Parlare di identità estetica significa fare dell’aspetto estetico un tratto saliente dell’identità locale. Ciò consente di riformulare in termini critici quel che ha spesso trovato espressione in metafore immaginose, come quella del genius loci” (2).
Possiamo riferirci quindi ai parchi urbani come ai luoghi etici che hanno una loro identità estetica e cogliere tutta la variabilità formale e funzionale che ne caratterizza la produzione.
I parchi urbani sono quei luoghi che ci consentono di stare nella natura e di sentirci naturali, usando la nostra immaginazione nella percezione di ambienti ricreati anche artificialmente.
“Questi parchi pubblici rappresentano l’interesse per la costruzione di esperienze ambientali, utilizzando il mezzo paesaggistico. Questi esempi rappresentano la continua necessità di spazi adeguati agli scambi sociali anche in una cultura ossessionata dal virtuale, dal digitale e dal simulacro” (3).
Qualche anno fa, in un articolo contenente un memorabile decalogo, Dieter Kienast ricordava che "nella città l’offerta di natura è divenuta un requisito essenziale e invitava a cercare la natura urbana, il cui colore non è solo il verde ma anche il grigio: ne fanno parte alberi, siepi, prati ma anche il manto stradale, le piazze, i canali artificiali, i muri, gli assi di penetrazione e di ventilazione, il centro e la periferia”.
Quindi nel progetto di un parco urbano elementi tipici dello spazio urbano si mescolano a elementi naturali del paesaggio, in un tentativo di conciliazione tra città e campagna. Ed è proprio questa la filosofia perseguita da Michel Corajoud nei suoi progetti.
Essendo di origini provenzali, egli dichiara in un’intervista che anche nei progetti dei parchi in città, fa emergere sempre il suo forte legame con la natura campestre, ad esempio attraverso l’uso di piante specifiche che si ritrovano in campagna (come vedremo nel progetto dei Giardini di Eole).
Per il Parco di Sausset afferma che, sebbene l’impianto sia molto rigido e geometrico, c’è poi la natura che con le sue forme sinuose contribuisce a far tremare tali geometrie e a dare fascino alle forme rigide che lo definiscono. Tale parco è situato all’ interno del comune di Aulnay-sous-Bois e di Villipinte ed è aperto al pubblico dal 1981.
Esso vuole rappresentare per il paesaggista una passeggiata rurale tipica del paesaggio provenzale.
Il parco è diviso in quattro parti principali: le piazze quadrate, il boschetto, la foresta, i “pozzi dell’inferno”.
Vi è una parte progettata in maniera più rigida e geometrica che è quella dei prati quadrati, che definisce un vero e proprio parco urbano, in cui si alternano spazi verdi, percorsi e aree pavimentate come quella della “Casa del parco” e del punto di ristoro.
La componente dell’acqua assume un carattere diverso nelle due parti in cui viene suddiviso il lago: una maggiormente progettata e artificiale, l’altra più naturalistica e selvaggia chiamata per l’appunto “La palude”.
All’interno di quest’ambiente, la coltivazione di piante, come ad esempio i cereali, rievoca l’ambientazione rurale di un tempo.
Gli alberi svolgono un ruolo molto importante all’interno di questo parco. Vi è una doppia necessità nel piantare e proteggere questi alberi: una è quella che fanno parte di una maglia ecologica essenziale, l’altra e la forte relazione affettiva con l’uomo.
Gli alberi vengono presentati  nella loro veste scientifica per scoprirne la storia, l’evoluzione ed il nome esatto, le loro dimensioni, la longevità e le zone di ripartizione sul pianeta. Quindi si manifestano quali segni forti della natura che va preservata e coltivata.
Ne esistono all’interno del parco ben quindici specie diverse: faggio, quercia, carpine, betulla, sorbo, ontano, pino, acero, frassino, noce, biancospino, tiglio, salice, nocciolo, ciliegio.
Analizzando la planimetria è possibile leggere l’intero impianto del parco e capire come il progettista è stato abile nel far coesistere due tipologie di parchi differenti o, meglio ancora, di realizzare un “parco nel parco”, uno più naturalistico, quindi apparentemente meno progettato, “La foresta”, l’altro reso più urbano dal progetto delle diverse funzioni che servono ad un uso diverso da parte del pubblico, “I prati quadrati”.
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Michel Courajod. Il parco di Sausset 


Dalla foresta al parco, Corajoud consente il passaggio tra due realtà molto vicine ma anche tanto diverse, dal progetto del sentiero campestre dove ci si ferma per dipingere en plein air al progetto della panchina sul prato con la vista sul lago, sul chiosco, sui giochi dei bambini.
Il viale che congiunge questi due mondi è scandito dall’ombra di cipressi che gradualmente ti accompagnano nel passaggio tra un luogo completamente naturale e selvaggio ad un altro  minuziosamente progettato e quindi naturalmente artificiale, in un gioco di piante che si compongono in una sorta di labirinto verde, composto da siepi che ti disorientano in un percorso misto di essenze e colori.
L’obiettivo è quello di  mettere in luce quale è la nuova progettazione degli spazi verdi in città, i nuovi rapporti tra città e campagna e capire come questa concezione cambia di nazione in nazione, di città in città.
Nel tempo si assiste sempre più spesso al passaggio dalla tradizionale idea di piazza alla progettazione di spazi verdi attrezzati, dal rustico e romantico parco al progetto di giardini urbani quali punti nodali d’attrazione della vita urbana. Cambia così la struttura del parco, i sistemi complessi degli antichi parchi vengono sostituiti da principi molto più semplici di realizzazione che giocano però su più ardite metafore visive.
Allo stesso tempo sussiste il rischio che lo spazio del parco urbano diventi un luogo temuto all’interno della città, soprattutto nel momento in cui esso si va a costituire come vuoto all’interno del tessuto urbano, provocando una lacerazione, un’interruzione nella continuità del costruito urbano, diventando così luogo insicuro e desolato.
È per questo che nella sua progettazione è importante il modo in cui il parco urbano  si relaziona con il contesto, in che modo questo viene vissuto per poi progettare delle funzioni al suo interno che lo rendano uno spazio vivo in simbiosi con le restanti parti della città.
Quindi il progetto delle attività e delle funzioni all’interno del parco urbano diventa il principale obiettivo da perseguire nella progettazione di un parco urbano di successo.
Tornando ad un esempio di parco francese, vediamo come il progetto del parco della Villette rappresentò l’occasione più importante per reinterpretare l’architettura dei parchi urbani.
Adriaan Geuze, brillante progettista olandese, parla in un suo articolo di come il parco della Villette possegga sembianze particolari che tendono a sbilanciarsi fortemente sul progetto delle attività, mettendo addirittura in secondo piano l’importanza della vegetazione. Il numero delle alberature è infatti nettamente inferiore a tutti gli altri parchi urbani delle stesse dimensioni.
Si parla di questo caso estremo in cui l’abitante della città viene messo a confronto con un luogo ricco di attività sociali.
La Villette rappresentò un’importante occasione, per la commissione che stese il bando di concorso, per definire una nuova ideologia di parco capace di gettare le basi per una progettazione innovativa degli spazi verdi. La commissione partì dal presupposto che i parchi sono in realtà luoghi noiosi e privi di vita, dove s’incontrano solo famigliole con bimbi e disoccupati.
Facendo invece un confronto con i giardini delle Tuileries, in passato regnava per tutto il giorno una gaia animazione, con musica e pubblico.
A seguito di tali riflessioni, il lungo programma di concorso prevedeva che nel nuovo parco ci fosse tutto il pensabile: doveva continuamente esserci qualcosa di diverso per ogni fascia di età, per ogni gruppo di popolazione, all’insegna della multiculturalità.
L’elenco di attività prevedeva al suo interno: musei, ristoranti, ateliers, giardini, serre, teatri ecc. Alle attività venivano riservati 28,5 ettari dei 30 netti di superficie (il parco ne conta in tutto cinquanta, di cui venti edificati).
La struttura del parco veniva suddivisa in impianti fissi, attività temporanee, scienza e tecnica, oltre alla cultura.
Il progetto di questo parco viene preso in considerazione per capire come questo segni un cambiamento della tradizionale concezione di parco, da rustica macchia verde a punto nodale di intensa vita urbana.
Furono Tschumi e Koolhaas a reagire adeguatamente a questi nuovi stimoli, proponendo l’introduzione della natura nel contesto urbano, riuscendo a distribuire sul terreno diversi ambiti e sfere di attività. Per più di due secoli di realizzazione di parchi romantici gli architetti del paesaggio avevano proposto impianti strutturali molto complessi: ora viene messa in campo una tecnica che si basa su principi molto semplici e su associazioni di metafore visive.
Altro aspetto innovativo è l’uso del verde, in particolare quello degli alberi che vengono utilizzati in numero minore, mentre i maggiori episodi e le strutture sono creati con mezzi architettonici.
Il parco di Tschumi si presenta come una vera “ode alla città” e non in antitesi con essa: cerca anzi di rimanere sullo stesso piano della città riproponendo luci al neon, colori e rumori.
In molti casi le attività presenti all’interno del parco dipendono molto dalla cultura e dalla storia del luogo: in Francia, dove la storia e il disegno del paesaggio hanno antiche origini risalenti agli insegnamenti della scuola di Versailles, i parchi posseggono tendenzialmente un carattere paesaggistico che mira a naturalizzare il più possibile la vegetazione in città.
Il parco della Villette, come abbiamo detto, tende a sbilanciarsi fortemente sul progetto delle attività, mettendo in secondo piano la presenza del verde. In altri parchi invece, la fitta o rada vegetazione modella lo spazio come un vero e proprio “materiale architettonico”, per chi è alla ricerca di particolari suggestioni  o per chi semplicemente vuole avere la possibilità di leggere un libro all’ ombra di un pergola.
Dalle parole della famosa paesaggista Christine Dalkony, che è alle prese con la realizzazione del Parc dell’Eau a Saragozza, che verrà inaugurato nel 2008, è stato interessante rilevare che per progettare un buon parco urbano è necessario inseguire come lei dice “l’arte del contesto”. Lei afferma infatti che il suo interesse non si arresta alla soglia dell’edificio e lo stesso vale per l’architetto. Quello che più le interessa come paesaggista è l’emozione: il cielo, le ombre, la gente.
“I paesaggisti spesso non conoscono la città e non capiscono l’architettura. Si direbbe che non sappiano nemmeno cosa sia la natura, dal momento che sembrano capaci solo di ridurla a praterie verdi e alberate. Invece la natura di cui devono occuparsi è altrove”. Secondo la Dalkony, a Parigi un vero parco è costituito dal cielo e dalla Senna.
“Troppo spesso gli alberi in città vengono considerati solo come un arredo urbano, per lei invece sono come prigionieri, continua dicendo che le piacciono i vecchi platani secolari del sud della Francia, quando non sono stati mutilati dalle potature, che deformano il terreno e offrono una magnifica ombra, molto più bella di qualsiasi disegno che potremmo fare noi nei nostri progetti”. È da questa visione molto critica che Christine Dalkony ha dei parchi francesi che ho deciso di esplorare  alcuni nuovi parchi urbani, con l’intento di capire quanto “la natura rappresenta il nostro contenitore emotivo contemporaneo” e quanto questo contenitore abbia bisogno di essere progettato affinché possa suscitare determinate emozioni.
Nel caso delle progettazione dei nuovi parchi urbani in Italia, si sta tentando ultimamente di appropriarsi di alcuni concetti che sono ormai  già da anni alla base del disegno di  parchi urbani  europei ed americani.
All’interno del convegno è stato interessante conoscere i progetti dei nuovi parchi urbani di recente realizzazione a Roma, come il Parco di Collina Della Pace, il Parco di Prato Fiorito e il Parco Elsa Morante.
Il parco di Collina della Pace si colloca in un quartiere della periferia romana, all’interno di un tessuto abitativo disomogeneo.

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 Parco di Collina della Pace, Roma Municipio VIII, Luigi Franciosini

Tale intervento fa parte di un programma di riqualificazione all’interno di una “centralità locale”, in cui è previsto il recupero di un insieme di spazi aperti, in modo che questi possano essere liberati da edifici abusivi e da strutture storiche in abbandono.
La realizzazione di questo parco serve a restituire una valenza di spazio pubblico ad un luogo che ne è completamente privo. Il parco si estende per 13.000 mq: in passato la collina ospitava un edificio abusivo di sei piani,  un vero e proprio “ecomostro” del quartiere. Dopo la sua demolizione si è provveduto a recuperare, ricostruire e rimodellare la collina, realizzando dei terrazzamenti sistemati ad ulivi e lavande, in modo da ottenere piazze su più livelli, percorsi pedonali e ciclabili, aree attrezzate per il gioco e la sosta, canali e fontane.
Quindi anche in questo caso si parla di parco urbano, anche se di dimensioni ridotte rispetto a quelli francesi precedentemente considerati; un parco che s’ispira all’agro romano circostante.
La risistemazione dell’area ha consentito il recupero di due casali completamente degradati che verranno riutilizzati per nuove attività sociali,  quali un biblioteca di quartiere e un centro culturale polivalente.
Anche l’intervento del Parco Elsa Morante risulta essere molto interessante, in quanto si tratta di una riqualificazione del parco che avviene all’interno delle previsioni del Programma di Recupero Urbano.
Il progetto consiste nella rimozione di tutte le pavimentazioni e nella realizzazione di ampi spazi verdi, che prevedono slarghi e luoghi di sosta, recuperando i filari di alberi già esistenti e consentendo la realizzazione di un centro culturale costituito da una mediateca e da una sala polivalente per spettacoli e iniziative.

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 Parco Elsa Morante, Roma Municipio XII, Luciano Cupelloni

 



 
Hortus

Lo spessore della città

La ricerca Lo spessore della città prende corpo nel 2010 in occasione del secondo bando FIRB (Fondo per gli Investimenti della Ricerca di Base – Bando Futuro in Ricerca), pubblicato dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca. Il bando nelle sue tre edizioni (2008, 2010, 2012) è indirizzato a sostenere ricerche di base di giovani studiosi. La stesura del progetto nella sua prima versione è il tentativo di tradurre assunti teorici, costruiti su nuove necessità di dialogo tra architettura e città, in concreti strumenti operativi.  Continua...

Alter-azioni

Questo libro raccoglie una serie di saggi sull’alterazione, ovvero sul rapporto interpretazione e realtà, sostanzialmente sul come si possa aumentare la realtà oltre l’impiego di strumenti tecnologici. Con l’espressione “realtà aumentata” si vuole qui sostenere l’autonomia della visione, la sua non necessità di protesi da altri impostate, a favore di un potenziamento delegato alla sola teoria. L’obiettivo è aggiornare il binomio teoria-progetto, superare inutili dualismi, affermare la coincidenza dei due termini non solo sul piano dei contenuti ma anche su quello degli strumenti. Continua...

peperone_giallo_trasphortusbooks è un progetto editoriale che nasce dall’esperienza di (h)ortus - rivista di architettura. Raccogliere saggi e riflessioni di giovani studiosi dell’architettura, siano esse sul contemporaneo, sulla storia, la critica e la teoria, sul progetto o sugli innumerevoli altri temi che caratterizzano l’arte del costruire è la missione che vogliamo perseguire, per una condivisione seria e ragionata dei problemi che a noi tutti, oggi, stanno profondamente a cuore.

hortusbooks si propone come una collana agile, aperta ad una molteplicità di contributi nel campo dell'architettura. I volumi vengono pubblicati con tecnologia print on demand dalla casa editrice Nuova Cultura di Roma e possono essere acquistati on-line tramite i maggiori canali di diffusione.

Il paesaggio chiama

paesaggio_chiama_tIn tante città mediterranee e anche qui, nella magnifica cornice dello Stretto di Messina, l’attuale urbanesimo genera immense aree abitate che non sono più né urbane né rurali. Ci guardiamo attorno e nella banalità che ci circonda cerchiamo nuove gravità, proprio in questi luoghi destrutturati, perché è qui che possono e devono prendere forma i paesaggi del nostro tempo. L’importanza del paesaggio è sentita quasi sempre in termini solo difensivi, senza la consapevolezza della sua rilevanza sociale e economica, e di conseguenza senza un coinvolgimento culturale e politico delle comunità. Continua...

Valle Giulia Flickr

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Il gruppo Valle Giulia Flickr nasce tre anni fa dall’idea di uno studente di architettura con la passione della fotografia.
Da un piccolo gruppo di appassionati, accomunati dalla voglia di imparare l’arte fotografica e di utilizzarla come strumento per “parlare” di architettura, si è arrivati ad un gruppo che oggi conta più di 260 iscritti.
Lo spirito del gruppo è quello della condivisione come mezzo di conoscenza, sia in campo architettonico che fotografico, e i contest proposti danno l’occasione agli iscritti di confrontarsi su varie tematiche in campo architettonico e sociale. Continua...

Dal paesaggio al panorama, dal panorama al paesaggio

camiz_copertina_tUna mostra che presenti fotografie di paesaggi naturali, così come un osservatore li vede durante una gita, un'escursione, un viaggio, anziché una mostra semplice come si potrebbe credere (perché si potrebbe azzardare che un panorama è sempre bello), si presenta come una mostra piuttosto complessa. In effetti, è la fotografia del paesaggio naturale che è più complessa di quanto non sembri. Infatti, se appunto un ambiente naturale ci appare quasi sempre come bello, in particolare se incontaminato, una sua fotografia non è detto che lo sia. Continua...

Il Giardino dei Cedrati di Villa Pamphilij

cedratiDalla loro domesticazione le piante da frutto sono sempre state utilizzate come elementi costitutivi di diverse tipologie di giardini. In molti giardini storici, a  fronte di esempi virtuosi di conservazione di aree a frutteto o di singole piante da frutto, molto più spesso questi spazi coltivati sono andati perduti, gradualmente sacrificati ad altre priorità nei necessari restauri vegetazionali con perdita di risorse genetiche di valore, ma anche dell’identità dei luoghi. Lo studio di un’ipotesi di recupero del Giardino dei Cedrati in Villa Doria Pamphilj (Roma), oggi profondamente cambiato nella sua forma, struttura e funzione e in progressivo abbandono, rappresenta l’applicazione di un innovativo approccio metodologico, esempio di quella  integrazione di discipline necessaria per non prescindere dalla natura sistemica  di questo luogo. Continua...

Rassegna Italiana | 5 Temi 5 Progetti

Il complesso di risorse culturali, artistiche, ambientali, che sono proprie di un paese noi lo chiamiamo Patrimonio (ma anche l'insieme dei cromosomi che ogni individuo eredita dai propri ascendenti). Le Case sono le abitazioni dell'uomo e l'Esterno è ciò che sta fuori, che viene da fuori. Il termine Tecnologia è composto da arte e discorso, dove per arte si intende(va) il saper fare, in altri termini il progetto del saper fare. La Catastrofe indica i grandi sconvolgimenti provocati dalla natura o dall'uomo. Continua...

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