L'editoriale di (h)ortus


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Dopo quasi vent’anni di assenza – trascorsi, forse colpevolmente, a indagare architetture in luoghi più distanti del pianeta – sono ritornato a Urbino, alla ricerca non soltanto delle opere di Giancarlo De Carlo (e di tutti gli illustri architetti che lo hanno preceduto nella città di Federico da Montefeltro) ma anche della possibilità di fare un personalissimo punto sullo stato dell’architettura. Avevo sentito parlare da più parti del pessimo stato di conservazione degli Continua...

La città della postproduzione

Questo libro raccoglie una serie di saggi sulla postproduzione intesa sia quale condizione che connota oggi i territori europei, sia quale atteggiamento progettuale – realizzare non è più sufficiente e non è più centrale servono interventi altri, altre sovrascritture. Come nella prassi cinematografica, raramente la presa diretta esaurisce il momento di formalizzazione di un film: è necessario applicare un complesso di operazioni quali il doppiaggio, il montaggio, il missaggio che seguono la fase delle riprese e precedono la commercializzazione.
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La logica del frammento nel settore Seine Rive Gauche a Parigi

 

Il settore urbano Paris Seine Rive Gauche si colloca ad una distanza di circa 1500-2000 metri da Notre Dame a partire dalla gare d'Austerlitz e, proseguendo lungo la Senna, giunge alla prima cintura-baluardo della città, il boulevard périphérique, comprendendo una larga fascia di territorio urbano approssimativamente racchiuso in una forma triangolare allungata, compressa tra il fiume e le linee ferrate. È a partire dal nodo della gare d'Austerlitz, procedendo poi verso est, che il nucleo storico denso ha cominciato a smagliarsi (secondo un processo che ha avuto inizio ai primi dell'Ottocento) sino a raggiungere la prima corona della banlieue, frapponendo tra sé e la periferia, con un suo proprio sviluppo endogeno, un'ampia zona in cui il parcellario appariva molto dilatato (così come in gran parte ancor oggi) e le costruzioni, specialmente quelle per alloggi, si disponevano secondo una grammatica compositiva di estrema rarefazione, all'interno del telaio insediativo. Nel corso degli anni Ottanta, si comincia a delineare un percorso di lenta maturazione di una possibile mutazione di questo distretto urbano, costituito da tipologie spaziali difficili, atipiche, disarticolate. In questa condizione urbana incerta ci si è trovati a confrontarsi con la presenza di edifici e di oggetti sparsi, flottanti, secondo il lessico contemporaneo, in uno spazio discontinuo e privo di elementi strutturanti. L'affastagliarsi di aree di risulta, di zone industriali in parte dismesse, di linee ferroviarie (le grandi linee della SNCF che vanno verso sud-est, la RER e la metro), di depositi, di residui di attività agricole (ciò che è stato in tempi recenti definito terrain vague o friche urbaine) offriva l'immagine surreale di un ready made paesaggistico.
L'espletamento di tre grandi concorsi, riguardanti la gare d'Austerlitz - quartier Austerlitz, la Bibliothèque National de France - quartier Tolbiac-, l'Université Paris 7 Denis Diderot - quartier Masséna, sancisce la volontà di trasformare il settore in questione in un nuovo polo, rigettando l'idea originaria che assegnava al semplice prolungamento del sistema viario del tredicesimo arrondissement il compito di saldare le preesistenze al nuovo.

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Il quartiere Masséna

Il progetto per il quartiere Masséna (6), uno dei tre grandi quartieri che compongono il triangolo del settore Rive Gauche, vista la sua collocazione (tra la Senna e le infrastrutture ferroviarie da un lato, il boulevard périphérique e la Bibliothèque National de France dall'altro) pone il problema della relazione tra città densa e ville diluée in termini di maggiori difficoltà. Numerose tematiche vengono a configurarsi: la necessità di definire nuovi schemi urbani per le aree che si situano tra la città storica e la città diffusa (composte da spazi aperti, elementi autonomi e frammenti eterogenei), l'esigenza di assegnare un senso diverso al vuoto nei processi morfogenetici della città e per questa stessa via di postulare un nuovo modo di abitare gli spazi pubblici, secondo un differente approccio al tema del paesaggio urbano, inteso come strumento, e non più mero risultato, per la reinvenzione di ruoli e di nessi tra le parti.
Cooptati alcuni punti di vista canonici dalla tradizione e rintracciato nel passato l'avallo ad una linea progettuale che recupera la continuità degli spazi attraverso il rispetto di allineamenti e sagome, il coordinatore del progetto per il quartiere Masséna, De Portzamparc, si trova a doversi misurare con importanti scelte formali.  
Una questione urbana di grande rilievo viene sollevata da De Portzamparc per il nucleo centrale del quartiere Masséna, la creazione di un nuovo tessuto, flessibile ed elastico, di mediazione tra la grande scala (l'area monumentale della Biblioteca Nazionale) e il tessuto minuto e irregolare dei quartieri residenziali preesistenti. È a questo fine che vengono selezionati due importanti strumenti: la nozione di "cambiamento di scala" e quella di "contrasto".

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Con la "composition par fragment", che asseconda le molteplici nature di questo difficile segmento urbano, De Portzamparc si ripropone di accogliere i nuovi paradigmi urbani, basati sulla complessità, il disordine e la frammentazione.
L'idea sottesa è di riuscire ad innestare tra la città storica e la città diffusa un nuovo schema urbano, elastico e flessibile, in grado di rendere declinabile il concetto di spazio aperto. Il metodo dell'ilot ouvert nasce difatti da una riflessione sugli spazi pubblici tradizionali, la piazza italiana innanzitutto. L'intero progetto sembra strutturarsi su sequenze che conducono dallo spazio pubblico monumentale all'ambito semi-collettivo, sino alla sfera privata più intima, secondo une dynamique d'espaces emboîtés. Nulla di veramente nuovo però accade. L'idea di rinnovare il tessuto urbano a partire da una disgregazione  dell'isolato, giocando su un diverso sistema di rapporti tra le volumetrie degli elementi, non appare affatto nuova. Basti pensare all'isolato di Jorn Utzon, nato dalla formulazione del "metodo additivo" o alla "teoria dei cinque frammenti" di Bernard Tschumi, riuniti a formare un aggregato architettonico (formula elaborata in occasione del progetto per la County Hall),  giusto per citare solo alcuni tra gli esempi possibili. Non si tratta dunque di un salto epistemologico nell’alveo delle teorie del progetto urbano, né dell’ultimo stadio delle innovazioni auspicabili in ambito architettonico. Non mancano, comunque, in questo approccio alla città ibrida, elementi d'interesse riconducibili essenzialmente all'attenzione riposta al rapporto edificio/strada (riflesso di una polemica mai sopita sulla corbusiana rue corridor), in cui appare peraltro evidente la filiazione dagli studi sperimentali condotti dagli Smithson e dal concetto di distanza critica inteso in tutta la sua complessità.
Questo modello, teso tra il teorico e lo strumentale, sottende la volontà di trasferire sul piano di una nuova poetica la logica inafferrabile del frammento, in cui il sistema degli isolati classici inevitabilmente implode. Le nozioni di volume, sagoma, allineamento sono rimesse in causa. L'idea d'edificio autonomo, entité autonome estrapolata dalla città moderna e quella di strada come organismo plastico, volume en creux, diventano nuovi precetti spaziali. Si attivano dispositivi che consentono di vedere il tessuto urbano in senso plastico. L'isolato aperto, concepito intorno ad un spazio vuoto generatore, non tollera in linea teorica interventi di saturazione; le regole di accostamento degli edifici sono dettate da rigide proporzioni quantitative: circa la metà della superficie deve imperativamente rimanere libera ed essere destinata a verde,  anche il suo perimetro non deve essere mai totalmente occupato; ma l'ordine teorico programmato e la realtà delle forme realizzate quasi mai vengono a coincidere.

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Hortus

Lo spessore della città

La ricerca Lo spessore della città prende corpo nel 2010 in occasione del secondo bando FIRB (Fondo per gli Investimenti della Ricerca di Base – Bando Futuro in Ricerca), pubblicato dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca. Il bando nelle sue tre edizioni (2008, 2010, 2012) è indirizzato a sostenere ricerche di base di giovani studiosi. La stesura del progetto nella sua prima versione è il tentativo di tradurre assunti teorici, costruiti su nuove necessità di dialogo tra architettura e città, in concreti strumenti operativi.  Continua...

Alter-azioni

Questo libro raccoglie una serie di saggi sull’alterazione, ovvero sul rapporto interpretazione e realtà, sostanzialmente sul come si possa aumentare la realtà oltre l’impiego di strumenti tecnologici. Con l’espressione “realtà aumentata” si vuole qui sostenere l’autonomia della visione, la sua non necessità di protesi da altri impostate, a favore di un potenziamento delegato alla sola teoria. L’obiettivo è aggiornare il binomio teoria-progetto, superare inutili dualismi, affermare la coincidenza dei due termini non solo sul piano dei contenuti ma anche su quello degli strumenti. Continua...

peperone_giallo_trasphortusbooks è un progetto editoriale che nasce dall’esperienza di (h)ortus - rivista di architettura. Raccogliere saggi e riflessioni di giovani studiosi dell’architettura, siano esse sul contemporaneo, sulla storia, la critica e la teoria, sul progetto o sugli innumerevoli altri temi che caratterizzano l’arte del costruire è la missione che vogliamo perseguire, per una condivisione seria e ragionata dei problemi che a noi tutti, oggi, stanno profondamente a cuore.

hortusbooks si propone come una collana agile, aperta ad una molteplicità di contributi nel campo dell'architettura. I volumi vengono pubblicati con tecnologia print on demand dalla casa editrice Nuova Cultura di Roma e possono essere acquistati on-line tramite i maggiori canali di diffusione.

Il paesaggio chiama

paesaggio_chiama_tIn tante città mediterranee e anche qui, nella magnifica cornice dello Stretto di Messina, l’attuale urbanesimo genera immense aree abitate che non sono più né urbane né rurali. Ci guardiamo attorno e nella banalità che ci circonda cerchiamo nuove gravità, proprio in questi luoghi destrutturati, perché è qui che possono e devono prendere forma i paesaggi del nostro tempo. L’importanza del paesaggio è sentita quasi sempre in termini solo difensivi, senza la consapevolezza della sua rilevanza sociale e economica, e di conseguenza senza un coinvolgimento culturale e politico delle comunità. Continua...

Valle Giulia Flickr

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Il gruppo Valle Giulia Flickr nasce tre anni fa dall’idea di uno studente di architettura con la passione della fotografia.
Da un piccolo gruppo di appassionati, accomunati dalla voglia di imparare l’arte fotografica e di utilizzarla come strumento per “parlare” di architettura, si è arrivati ad un gruppo che oggi conta più di 260 iscritti.
Lo spirito del gruppo è quello della condivisione come mezzo di conoscenza, sia in campo architettonico che fotografico, e i contest proposti danno l’occasione agli iscritti di confrontarsi su varie tematiche in campo architettonico e sociale. Continua...

Dal paesaggio al panorama, dal panorama al paesaggio

camiz_copertina_tUna mostra che presenti fotografie di paesaggi naturali, così come un osservatore li vede durante una gita, un'escursione, un viaggio, anziché una mostra semplice come si potrebbe credere (perché si potrebbe azzardare che un panorama è sempre bello), si presenta come una mostra piuttosto complessa. In effetti, è la fotografia del paesaggio naturale che è più complessa di quanto non sembri. Infatti, se appunto un ambiente naturale ci appare quasi sempre come bello, in particolare se incontaminato, una sua fotografia non è detto che lo sia. Continua...

Il Giardino dei Cedrati di Villa Pamphilij

cedratiDalla loro domesticazione le piante da frutto sono sempre state utilizzate come elementi costitutivi di diverse tipologie di giardini. In molti giardini storici, a  fronte di esempi virtuosi di conservazione di aree a frutteto o di singole piante da frutto, molto più spesso questi spazi coltivati sono andati perduti, gradualmente sacrificati ad altre priorità nei necessari restauri vegetazionali con perdita di risorse genetiche di valore, ma anche dell’identità dei luoghi. Lo studio di un’ipotesi di recupero del Giardino dei Cedrati in Villa Doria Pamphilj (Roma), oggi profondamente cambiato nella sua forma, struttura e funzione e in progressivo abbandono, rappresenta l’applicazione di un innovativo approccio metodologico, esempio di quella  integrazione di discipline necessaria per non prescindere dalla natura sistemica  di questo luogo. Continua...

Rassegna Italiana | 5 Temi 5 Progetti

Il complesso di risorse culturali, artistiche, ambientali, che sono proprie di un paese noi lo chiamiamo Patrimonio (ma anche l'insieme dei cromosomi che ogni individuo eredita dai propri ascendenti). Le Case sono le abitazioni dell'uomo e l'Esterno è ciò che sta fuori, che viene da fuori. Il termine Tecnologia è composto da arte e discorso, dove per arte si intende(va) il saper fare, in altri termini il progetto del saper fare. La Catastrofe indica i grandi sconvolgimenti provocati dalla natura o dall'uomo. Continua...

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