L'editoriale di (h)ortus


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Dopo quasi vent’anni di assenza – trascorsi, forse colpevolmente, a indagare architetture in luoghi più distanti del pianeta – sono ritornato a Urbino, alla ricerca non soltanto delle opere di Giancarlo De Carlo (e di tutti gli illustri architetti che lo hanno preceduto nella città di Federico da Montefeltro) ma anche della possibilità di fare un personalissimo punto sullo stato dell’architettura. Avevo sentito parlare da più parti del pessimo stato di conservazione degli Continua...

La città della postproduzione

Questo libro raccoglie una serie di saggi sulla postproduzione intesa sia quale condizione che connota oggi i territori europei, sia quale atteggiamento progettuale – realizzare non è più sufficiente e non è più centrale servono interventi altri, altre sovrascritture. Come nella prassi cinematografica, raramente la presa diretta esaurisce il momento di formalizzazione di un film: è necessario applicare un complesso di operazioni quali il doppiaggio, il montaggio, il missaggio che seguono la fase delle riprese e precedono la commercializzazione.
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Il mito della velocità

Bolidi, fulmini e telefoni al Palazzo delle Esposizioni

Federico De Matteis

Una nuova grande, spettacolare e iperbolica mostra abita le sale del piano terreno del romano Palazzo delle Esposizioni, enunciando, attraverso sei grandi ambienti e la rotonda centrale le innumerevoli declinazioni che Il mito della velocità ha manifestato nella cultura italiana del XX secolo.
Il tema scelto dai curatori, Eugenio Martera e Patrizia Pietrogrande, è senz’altro ardito, poiché tenta di riconnettere in un percorso coerente un pot-pourri di esperienze nella realtà assai distanti tra loro. Al di là della metafora di fondo della velocità (o forse più esattamente del movimento), risulta difficile individuare il trait d’union tra oggetti tanto differenti tra loro quali l’arte cinetica e le automobili di Formula 1, le pubblicità degli elettrodomestici degli anni Cinquanta e Nirvana, una sezione di ciclotrone ed i filmati della spedizione polare del dirigibile Norge di Umberto Nobile.
Ma una volta enunciata questa facile perplessità occorre osservare che la velocità, benché utilizzata strumentalmente e a “maglie larghe”, trova in questa raccolta di oggetti un motivo intelligente per raccontare una fetta significativa della cultura creativa italiana del Novecento. Se l’accostamento tra i diversi settori disciplinari della mostra – arte, disegno industriale, moda, ingegneria, scienze esatte, ecc. – può apparire pretestuoso, è altrettanto vero che nessun altro concetto fortemente simbolico è stato altrettanto enfatizzato, infinitamente interpretato e utilizzato come spunto creativo o di ricerca.
Il doveroso omaggio all’arte futurista viene espletato attraverso alcune opere di Depero, Severini, Balla, Boccioni ed altri, focalizzando l’attenzione sulle diverse modalità espressive – spesso di stampo quasi fumettistico – attraverso le quali velocità e movimento vengono raccontate e messe in mostra. Anche i capi di abbigliamento di Depero, Crali e Thayat – forse più legati ad un altro concetto apparentato alla velocità, il dinamismo – consentono di dedurre chiaramente come le varie declinazioni del movimento si fanno materia figurativa, dando luogo a delle specie di illustrazioni ergonomiche.
Il mito fascista della velocità prende la forma di uno straordinario idrocorsa Fiat C29, circondato da eliche, motori e immagini delle spedizioni aeree di Gabriele D’Annunzio ed Italo Balbo. Il grande car design italiano trova poi un ampio spazio con numerose vetture, motociclette e prototipi dalle forme conturbanti, vera incarnazione visiva dell’idea di velocità, mediata sicuramente anche da una crescente consapevolezza del funzionamento aerodinamico degli oggetti. È questa la parte più spettacolare della mostra, che occupa una galleria centrale nella quale sfilano idealmente le automobili da corsa e le moto dei grandi campioni di ieri ed oggi.
La mostra prosegue con una sezione dedicata agli elettrodomestici ed alle apparecchiature radiotelevisive (“la velocità della crescita”), in una miscellanea di testimonianze degli anni del boom economico, centrata – con una certa ovvietà – sulla Lancia Aurelia B24 de Il sorpasso. L’arte cinetica (Biasi, Boriani, MID e altri) trova il proprio spazio in una stretta galleria, che conduce alle due sale conclusive, rispettivamente dedicate alla velocità delle comunicazioni e delle particelle subatomiche (esposta è una piccola sezione di un acceleratore nucleare) e, infine, ad un’ideale prefigurazione della velocità del domani, giocata su una proiezione avvolgente di immaginiinterspaziali e prototipi futuribili di automobili sportive.
La mostra è un vero piacere per gli occhi: raccoglie insieme, con grande disinvoltura, numerosi oggetti di incredibile eleganza, magistrale perfezione tecnica, originalità e riconoscibilità. Ma oltre a questo gusto vagamente disimpegnato della contemplazione di oggetti di grande bellezza, è possibile avanzare qualche altra timida considerazione.
Ponendo a confronto così tanti oggetti accomunati dal solo fatto di riferirsi più o meno esplicitamente ad un principio di movimento consente di enucleare facilmente le istanze poetiche rispetto a quelle funzionali: gli oggetti che appaiono più liberi rispetto ad una cogenza pragmatica sono quelli di design, quasi a testimoniare che il loro status intermedio tra opera d’arte e opera di ingegneria li svincola dalla “rappresentazione esatta” della pittura futurista, come dall’ineluttabile necessità del meccanicismo industriale. Sono dunque le automobili di uso civile, soprattutto quelle Alfa Romeo che, pur essendo chiaramente debitrici ad una velleità plastica, contengono in maniera quanto mai espressiva l’idea stessa di movimento.
È forse proprio questo il fulcro concettuale dell’intera mostra: la possibilità di mettere in mostra i numerosi "modi del progetto" che hanno trasformato la velocità, metaforica o reale che fosse, in un linguaggio compiutamente espressivo.


Il mito della velocità
Arte, motori e società nell’Italia del ‘900
A cura di Eugenio Martera e Patrizia Pietrogrande
Palazzo delle Esposizioni, Roma
19 febbraio – 18 maggio 2008
Catalogo Giunti

Sito web  

Fotografie di Alfredo Cacciani 

Autore Data pubblicazione Volume pubblicazione
DE MATTEIS Federico 2008-03-27 n. 6 Marzo 2008
 
Hortus

Lo spessore della città

La ricerca Lo spessore della città prende corpo nel 2010 in occasione del secondo bando FIRB (Fondo per gli Investimenti della Ricerca di Base – Bando Futuro in Ricerca), pubblicato dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca. Il bando nelle sue tre edizioni (2008, 2010, 2012) è indirizzato a sostenere ricerche di base di giovani studiosi. La stesura del progetto nella sua prima versione è il tentativo di tradurre assunti teorici, costruiti su nuove necessità di dialogo tra architettura e città, in concreti strumenti operativi.  Continua...

Alter-azioni

Questo libro raccoglie una serie di saggi sull’alterazione, ovvero sul rapporto interpretazione e realtà, sostanzialmente sul come si possa aumentare la realtà oltre l’impiego di strumenti tecnologici. Con l’espressione “realtà aumentata” si vuole qui sostenere l’autonomia della visione, la sua non necessità di protesi da altri impostate, a favore di un potenziamento delegato alla sola teoria. L’obiettivo è aggiornare il binomio teoria-progetto, superare inutili dualismi, affermare la coincidenza dei due termini non solo sul piano dei contenuti ma anche su quello degli strumenti. Continua...

peperone_giallo_trasphortusbooks è un progetto editoriale che nasce dall’esperienza di (h)ortus - rivista di architettura. Raccogliere saggi e riflessioni di giovani studiosi dell’architettura, siano esse sul contemporaneo, sulla storia, la critica e la teoria, sul progetto o sugli innumerevoli altri temi che caratterizzano l’arte del costruire è la missione che vogliamo perseguire, per una condivisione seria e ragionata dei problemi che a noi tutti, oggi, stanno profondamente a cuore.

hortusbooks si propone come una collana agile, aperta ad una molteplicità di contributi nel campo dell'architettura. I volumi vengono pubblicati con tecnologia print on demand dalla casa editrice Nuova Cultura di Roma e possono essere acquistati on-line tramite i maggiori canali di diffusione.

Il paesaggio chiama

paesaggio_chiama_tIn tante città mediterranee e anche qui, nella magnifica cornice dello Stretto di Messina, l’attuale urbanesimo genera immense aree abitate che non sono più né urbane né rurali. Ci guardiamo attorno e nella banalità che ci circonda cerchiamo nuove gravità, proprio in questi luoghi destrutturati, perché è qui che possono e devono prendere forma i paesaggi del nostro tempo. L’importanza del paesaggio è sentita quasi sempre in termini solo difensivi, senza la consapevolezza della sua rilevanza sociale e economica, e di conseguenza senza un coinvolgimento culturale e politico delle comunità. Continua...

Valle Giulia Flickr

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Il gruppo Valle Giulia Flickr nasce tre anni fa dall’idea di uno studente di architettura con la passione della fotografia.
Da un piccolo gruppo di appassionati, accomunati dalla voglia di imparare l’arte fotografica e di utilizzarla come strumento per “parlare” di architettura, si è arrivati ad un gruppo che oggi conta più di 260 iscritti.
Lo spirito del gruppo è quello della condivisione come mezzo di conoscenza, sia in campo architettonico che fotografico, e i contest proposti danno l’occasione agli iscritti di confrontarsi su varie tematiche in campo architettonico e sociale. Continua...

Dal paesaggio al panorama, dal panorama al paesaggio

camiz_copertina_tUna mostra che presenti fotografie di paesaggi naturali, così come un osservatore li vede durante una gita, un'escursione, un viaggio, anziché una mostra semplice come si potrebbe credere (perché si potrebbe azzardare che un panorama è sempre bello), si presenta come una mostra piuttosto complessa. In effetti, è la fotografia del paesaggio naturale che è più complessa di quanto non sembri. Infatti, se appunto un ambiente naturale ci appare quasi sempre come bello, in particolare se incontaminato, una sua fotografia non è detto che lo sia. Continua...

Il Giardino dei Cedrati di Villa Pamphilij

cedratiDalla loro domesticazione le piante da frutto sono sempre state utilizzate come elementi costitutivi di diverse tipologie di giardini. In molti giardini storici, a  fronte di esempi virtuosi di conservazione di aree a frutteto o di singole piante da frutto, molto più spesso questi spazi coltivati sono andati perduti, gradualmente sacrificati ad altre priorità nei necessari restauri vegetazionali con perdita di risorse genetiche di valore, ma anche dell’identità dei luoghi. Lo studio di un’ipotesi di recupero del Giardino dei Cedrati in Villa Doria Pamphilj (Roma), oggi profondamente cambiato nella sua forma, struttura e funzione e in progressivo abbandono, rappresenta l’applicazione di un innovativo approccio metodologico, esempio di quella  integrazione di discipline necessaria per non prescindere dalla natura sistemica  di questo luogo. Continua...

Rassegna Italiana | 5 Temi 5 Progetti

Il complesso di risorse culturali, artistiche, ambientali, che sono proprie di un paese noi lo chiamiamo Patrimonio (ma anche l'insieme dei cromosomi che ogni individuo eredita dai propri ascendenti). Le Case sono le abitazioni dell'uomo e l'Esterno è ciò che sta fuori, che viene da fuori. Il termine Tecnologia è composto da arte e discorso, dove per arte si intende(va) il saper fare, in altri termini il progetto del saper fare. La Catastrofe indica i grandi sconvolgimenti provocati dalla natura o dall'uomo. Continua...

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