L'editoriale di (h)ortus


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Dopo quasi vent’anni di assenza – trascorsi, forse colpevolmente, a indagare architetture in luoghi più distanti del pianeta – sono ritornato a Urbino, alla ricerca non soltanto delle opere di Giancarlo De Carlo (e di tutti gli illustri architetti che lo hanno preceduto nella città di Federico da Montefeltro) ma anche della possibilità di fare un personalissimo punto sullo stato dell’architettura. Avevo sentito parlare da più parti del pessimo stato di conservazione degli Continua...

La città della postproduzione

Questo libro raccoglie una serie di saggi sulla postproduzione intesa sia quale condizione che connota oggi i territori europei, sia quale atteggiamento progettuale – realizzare non è più sufficiente e non è più centrale servono interventi altri, altre sovrascritture. Come nella prassi cinematografica, raramente la presa diretta esaurisce il momento di formalizzazione di un film: è necessario applicare un complesso di operazioni quali il doppiaggio, il montaggio, il missaggio che seguono la fase delle riprese e precedono la commercializzazione.
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Manfredi Nicoletti. Nuovo Palazzo di Giustizia ad Arezzo

Cristiano Tavani

La nuova Ala del Palazzo di Giustizia di Arezzo, realizzata da Manfredi Nicoletti, ospita le principali Aule d’udienza e gli Uffici della Presidenza del Tribunale. Una passerella aerea e trasparente la collega funzionalmente ad un edificio preesistente. Quest’ultimo, architettura neoclassica, tradizionale esempio del tipo ospedaliero dalla caratteristica forma a padiglione, immerso in un parco con essenze rare, riadattato successivamente a Tribunale, ospita oggi gli uffici e gli archivi.   
In questo contesto Nicoletti mette in atto la filosofia dell’intreccio tra minerale e artificiale, tra tessuto e nervatura, tra pelle e struttura, tra memoria e invenzione. Mediante un contestualismo aggressivo, negando qualunque mimetismo o sparizione, la nuova architettura realizza un nuovo paesaggio, altrimenti un po’ statico, simmetrico e monotono. Essa si incunea, si piega, si curva e si modella, in uno spazio laterale quasi di risulta, in una danza attorno al vecchio edificio gridando la sua essenza di oggetto dinamico definito contro uno sfondo statico. L’edificio nasce da un processo di adattamento alla geografia del sito: due sono le geometrie che danno vita all’originale volumetria del complesso. Da un lato, la forma conoide del nuovo ampliamento si solleva come spinta fuori dal terreno riecheggiando il bastione difensivo delle Mura concave della città medioevale a sottolineare il proprio carattere di separatezza e salvaguardia e, dall’altro lato, attraverso una metafora organica che  riprende le nervature delle foglie del parco, si manifesta come architettura rigata, un guscio esterno permeabile, una geometria svergolata, forma tipica degli organismi viventi, che racchiude l’Atrio e le due Grandi Aule. L’incompatibilità tra organismo e artificio è sconfitta, e, come già sperimentato da Nicoletti in altre architetture, la straordinaria bellezza delle forme desunte dalla natura viene intessuta con quelle perfette della macchina. Natura e artificio stabiliscono un sodalizio che li arricchisce entrambi: il materiale diventa forma attraverso la sua costruzione. Movimento e architettura si contaminano e si integrano proponendo un’opera insolita, trasgressiva ma non lacerante, disinibita e reattiva che, incuneandosi in uno spazio residuale, offre una nuova lettura del contesto.
La pelle esterna, il rivestimento, ha assunto oggi un’importanza tale da divenire un valore in sé, indipendentemente dalla forma e dalle qualità dello spazio architettonico cui appartiene. È questa la circostanza in cui l’architettura assume il solo carattere di veicolo comunicativo al pari di un qualsiasi altro medium, affidando solo al materiale la propria funzione rappresentativa e significativa. Il rigorismo epidermico, che caratterizza tanta architettura contemporanea, troppo spesso riduce quest’ultima a pura pelle sofisticata, serigrafata, crettata o marezzata  dove tutto è rimandato alla superficie performante e seducente. Se da un lato le architetture minimali, magnificamente raccolte in involucri, celate sotto un’esigenza di purezza geometrica, nascondono volumi genericamente banali, inversamente, a volumetrie frammentarie o informi, rivestite da pelli levigate e lucenti, non corrisponde una spazialità interna altrettanto complessa.
La pelle esterna è qui ad Arezzo trattata come una membrana sensibile e mutevole in grado di risolvere i problemi legati  alla luce e alle mutazioni climatiche: d’estate le lamelle di acciaio, opportunamente inclinate, impediscono ai raggi solari di entrare attraverso la vetrata scongiurando così l’effetto serra, mentre di inverno permettono una penetrazione limitata. Il meccanismo non è esibito, l’immagine è pulita senza esporre il dispositivo che l’ha portata in essere, i pilastri portanti in acciaio inox spazzolato costituiscono la struttura portante della facciata frangisole. Ma non è tutto: la pelle esterna, foglia d’argento bioclimatica, oltre a essere membrana intelligente, pelle sensibile e mutevole, genera il volume dell’edificio, diventando la protagonista della forma architettonica. La carica dirompente del progetto deve la sua forza al movimento congelato delle colonne d’acciaio che orientate con una diversa inclinazione, ma tutte giacenti in piani verticali paralleli tra loro spaziati di circa 2,40 m., divengono il supporto degli elementi brise-soleil in acciaio orizzontali ad “L” rovesciata di 150 x 150 mm che ricostruiscono la superficie svergolata. Le nervature delle foglie, la pelle degli animali, le spirali delle conchiglie, l’incessante mutare delle condizioni atmosferiche costituiscono il riferimento per quest'architettura. Il concetto di pelle viene fortemente legato alle idee di crescita, forma e mutazione che sono la chiave per comprendere questo atteggiamento, positivo verso la tecnica ma anche fondato sulla ricerca espressionista di forme inedite per l’architettura, che traggono l’idea a forza di non appartenere all’architettura stessa. L’architettura, sintesi di tecnica e natura, diventa metafora di una foresta incantata, un organismo vivente in cui di giorno la pelle in acciaio, filtra la luce naturale e riflette la sagoma dell’edificio esistente e del parco che li circonda, di notte si trasforma in una lampada serigrafata che illumina l’intero contesto.
L’involucro anche all’interno genera uno spazio concavo-convesso continuo attorno al perimetro del nucleo funzionale connettivo, l’Atrio, uno spazio fluido, una “stanza del sole”, che nei giorni freddi ripara dalla pioggia mentre in estate contribuisce a schermare la parete dall’irraggiamento solare diretto, insieme alle aperture della sommità della hall che funge da motore di raffrescamento naturale dell’edificio. I materiali utilizzati all'interno, granito nero Shanxi Black per la pavimentazione e alluminio microforato trattato con elettroverniciatura argentea intercalato da sottili ricorsi orizzontali di legno naturale di acero per le pareti, concorrono a produrre quest'aspetto volubile del manufatto che fa sì che la fluidità spaziale dell’Atrio possa traslare attraverso il fronte e trasformare quest’ultimo in una rappresentazione dinamica della pianta dell’edificio. La piegatura della parete svergolata offusca la relazione dialettica tra interno ed esterno: essa si divide in due nel punto di accesso all’edificio, l'interno si proietta verso l'esterno e l'esterno si rilegge dentro, il tutto amplificato e raddoppiato da uno specchio d’acqua. Lo spazio così ottenuto non è misurabile, architettura e topologia non sono strategie meditate a priori, imposte da una teoria concettuale, ma più semplicemente scaturiscono da una necessità di congelare un movimento, catturare il dinamismo futurista delle Rondini e le vibrazioni del Cane a guinzaglio di Balla, maestro di cui Nicoletti è stato allievo.
Il lato nord dell’edificio, che si rivolge verso la città, a memoria delle mura medioevali, è invece una superficie conoide in calcestruzzo armato, rivestito di lastre di granito nero fiammato Shanxi Black di formato 90x65x3 cm disposte lungo la generatrice del cono, con scarti regolari tra lastra e lastra, secondo una superficie organica a scaglie ad “effetto armadillo”. Anche qui il suggerimento viene dalla natura: la carica fortemente plastica della parete è accentuata dalla pelle, così come avviene negli organismi viventi, dove le linee di forza si distribuiscono raggiungendo uno stato di equilibrio. I materiali sono scelti per rispondere al meglio alle prestazioni richieste impiegando il minimo delle risorse, raggiungendo una sintesi tra poetica della morfologia, della mutazione e dell’ibrido che, intesi come valori, ancora ci emozionano.

 

Dati progetto   
Nome
Ampliamento del Palazzo di Giustizia di Arezzo
Destinazione d'uso
Uffici
Committente  Comune di Arezzo
Localizzazione
Arezzo
Progettista
Manfredi Nicoletti con Fabrizio Pagliano Tajani
Distribuzione funzionale  Michele Valentini
Strutture  Michele Mele
Antincendo  Studio Sorrento
Impianti  Enetec, Ing. Renato Tito, Arch. Giorgio Landolfi
Calcoli economici  Roberto Postorino
Collaboratori  Luisa Campagna, Daniela De Santis, Pasquale Leone, Anna Senesi
Direzione lavori  Coordinatore: Antonio Sorrento; Direttori tecnici di cantiere: Piero Bracciali, Francesco Misuri
Costruzione
Edile: Nembo srl; Impianti: Ve.ric.o srl
Fornitori
Acciaio: Eclano Lamiere; Marmi: Mariotti Carlo & Figli

 

Autore Data pubblicazione Volume pubblicazione
TAVANI Cristiano 2008-02-29 n. 5 Febbraio 2008
 
Hortus

Lo spessore della città

La ricerca Lo spessore della città prende corpo nel 2010 in occasione del secondo bando FIRB (Fondo per gli Investimenti della Ricerca di Base – Bando Futuro in Ricerca), pubblicato dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca. Il bando nelle sue tre edizioni (2008, 2010, 2012) è indirizzato a sostenere ricerche di base di giovani studiosi. La stesura del progetto nella sua prima versione è il tentativo di tradurre assunti teorici, costruiti su nuove necessità di dialogo tra architettura e città, in concreti strumenti operativi.  Continua...

Alter-azioni

Questo libro raccoglie una serie di saggi sull’alterazione, ovvero sul rapporto interpretazione e realtà, sostanzialmente sul come si possa aumentare la realtà oltre l’impiego di strumenti tecnologici. Con l’espressione “realtà aumentata” si vuole qui sostenere l’autonomia della visione, la sua non necessità di protesi da altri impostate, a favore di un potenziamento delegato alla sola teoria. L’obiettivo è aggiornare il binomio teoria-progetto, superare inutili dualismi, affermare la coincidenza dei due termini non solo sul piano dei contenuti ma anche su quello degli strumenti. Continua...

peperone_giallo_trasphortusbooks è un progetto editoriale che nasce dall’esperienza di (h)ortus - rivista di architettura. Raccogliere saggi e riflessioni di giovani studiosi dell’architettura, siano esse sul contemporaneo, sulla storia, la critica e la teoria, sul progetto o sugli innumerevoli altri temi che caratterizzano l’arte del costruire è la missione che vogliamo perseguire, per una condivisione seria e ragionata dei problemi che a noi tutti, oggi, stanno profondamente a cuore.

hortusbooks si propone come una collana agile, aperta ad una molteplicità di contributi nel campo dell'architettura. I volumi vengono pubblicati con tecnologia print on demand dalla casa editrice Nuova Cultura di Roma e possono essere acquistati on-line tramite i maggiori canali di diffusione.

Il paesaggio chiama

paesaggio_chiama_tIn tante città mediterranee e anche qui, nella magnifica cornice dello Stretto di Messina, l’attuale urbanesimo genera immense aree abitate che non sono più né urbane né rurali. Ci guardiamo attorno e nella banalità che ci circonda cerchiamo nuove gravità, proprio in questi luoghi destrutturati, perché è qui che possono e devono prendere forma i paesaggi del nostro tempo. L’importanza del paesaggio è sentita quasi sempre in termini solo difensivi, senza la consapevolezza della sua rilevanza sociale e economica, e di conseguenza senza un coinvolgimento culturale e politico delle comunità. Continua...

Valle Giulia Flickr

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Il gruppo Valle Giulia Flickr nasce tre anni fa dall’idea di uno studente di architettura con la passione della fotografia.
Da un piccolo gruppo di appassionati, accomunati dalla voglia di imparare l’arte fotografica e di utilizzarla come strumento per “parlare” di architettura, si è arrivati ad un gruppo che oggi conta più di 260 iscritti.
Lo spirito del gruppo è quello della condivisione come mezzo di conoscenza, sia in campo architettonico che fotografico, e i contest proposti danno l’occasione agli iscritti di confrontarsi su varie tematiche in campo architettonico e sociale. Continua...

Dal paesaggio al panorama, dal panorama al paesaggio

camiz_copertina_tUna mostra che presenti fotografie di paesaggi naturali, così come un osservatore li vede durante una gita, un'escursione, un viaggio, anziché una mostra semplice come si potrebbe credere (perché si potrebbe azzardare che un panorama è sempre bello), si presenta come una mostra piuttosto complessa. In effetti, è la fotografia del paesaggio naturale che è più complessa di quanto non sembri. Infatti, se appunto un ambiente naturale ci appare quasi sempre come bello, in particolare se incontaminato, una sua fotografia non è detto che lo sia. Continua...

Il Giardino dei Cedrati di Villa Pamphilij

cedratiDalla loro domesticazione le piante da frutto sono sempre state utilizzate come elementi costitutivi di diverse tipologie di giardini. In molti giardini storici, a  fronte di esempi virtuosi di conservazione di aree a frutteto o di singole piante da frutto, molto più spesso questi spazi coltivati sono andati perduti, gradualmente sacrificati ad altre priorità nei necessari restauri vegetazionali con perdita di risorse genetiche di valore, ma anche dell’identità dei luoghi. Lo studio di un’ipotesi di recupero del Giardino dei Cedrati in Villa Doria Pamphilj (Roma), oggi profondamente cambiato nella sua forma, struttura e funzione e in progressivo abbandono, rappresenta l’applicazione di un innovativo approccio metodologico, esempio di quella  integrazione di discipline necessaria per non prescindere dalla natura sistemica  di questo luogo. Continua...

Rassegna Italiana | 5 Temi 5 Progetti

Il complesso di risorse culturali, artistiche, ambientali, che sono proprie di un paese noi lo chiamiamo Patrimonio (ma anche l'insieme dei cromosomi che ogni individuo eredita dai propri ascendenti). Le Case sono le abitazioni dell'uomo e l'Esterno è ciò che sta fuori, che viene da fuori. Il termine Tecnologia è composto da arte e discorso, dove per arte si intende(va) il saper fare, in altri termini il progetto del saper fare. La Catastrofe indica i grandi sconvolgimenti provocati dalla natura o dall'uomo. Continua...

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