L'editoriale di (h)ortus


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Dopo quasi vent’anni di assenza – trascorsi, forse colpevolmente, a indagare architetture in luoghi più distanti del pianeta – sono ritornato a Urbino, alla ricerca non soltanto delle opere di Giancarlo De Carlo (e di tutti gli illustri architetti che lo hanno preceduto nella città di Federico da Montefeltro) ma anche della possibilità di fare un personalissimo punto sullo stato dell’architettura. Avevo sentito parlare da più parti del pessimo stato di conservazione degli Continua...

La città della postproduzione

Questo libro raccoglie una serie di saggi sulla postproduzione intesa sia quale condizione che connota oggi i territori europei, sia quale atteggiamento progettuale – realizzare non è più sufficiente e non è più centrale servono interventi altri, altre sovrascritture. Come nella prassi cinematografica, raramente la presa diretta esaurisce il momento di formalizzazione di un film: è necessario applicare un complesso di operazioni quali il doppiaggio, il montaggio, il missaggio che seguono la fase delle riprese e precedono la commercializzazione.
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Juan Navarro Baldeweg.

Palazzo della musica e delle arti sceniche di Vitoria-Gasteiz, e Palazzo dei congressi e hotel a Mallorca.

Michele Costanzo


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Uno degli aspetti che maggiormente contribuiscono a definire l'essenza della ricerca progettuale di Juan Navarro Balbweg è lo stretto rapporto che l'autore instaura tra arte e architettura: una fondamentale relazione che egli ha sempre inteso perseguire come un dato stabile nel processo configurativo delle sue opere.
A partire dagli anni della formazione la sua attività si è andata svolgendo lungo diversi percorsi teorico/concettuali dell'esperienza creativa, producendo un ricco ventaglio di analisi e sperimentazioni; e questo, all'interno del vasto e articolato ambito delle arti plastiche, senza operare nessun tipo di distinzione rispetto alle diverse espressioni artistiche. «Ora che ho realizzato già tanta parte della mia opera creativa», afferma in una conferenza, «sono ben consapevole del permanente passaggio di temi dal campo pittorico a quello architettonico e viceversa, ossia dell'interazione costante fra i due ambiti. Dalla pittura ho trasferito all'architettura l'idea della transitività degli oggetti, della loro continuità con ciò che li circonda, della fusione tra esterno e interno; tutti aspetti che negano qualsiasi pretesa di autonomia dell'oggetto architettonico. [...] Il pittore pone l'enfasi creativa su ciò che sostiene e dà fondamento all'unità visuale: la luce (il sistema di luci e ombre), l'atmosfera, il campo ottico, la figurazione geometrica secondo i diversi tipi di prospettiva [...]. Nella direzione opposta, l'architetto ha inculcato nel pittore l'idea generale che tutto ciò che viene dipinto suggerisce un ambiente [...], definisce un modo di vedere, un modo di affrontare la realtà una maniera di esplorare e, in sintesi, un modo di essere»(1).
Questa esperienza che pone l'architettura a dilatarsi, a estendersi nel mondo dell'arte, porterà Baldweg a considerare l'opera come una sorta di realtà fisica in cui l'utente può entrare con tutti i suoi sensi, come all'interno di uno strumento musicale e cogliere, attraverso un'impalpabile comunione con esso, le segrete risonanze di una spazialità ambientale pluridimensionale.
«Diciamo, per usare una similitudine evidente», osserva in un'intervista, «che l'architettura è lo strumento che produce la musica e ciò che conta è evidentemente la musica. L'architettura come semplice oggetto costruito, sarebbe qualcosa d'incompleto e frustrato, essa può essere intesa e compresa solamente attraverso i 'suoni' che produce»(2).
Un approccio distintivo del suo fare progettuale è, dunque, quello d'intendere l'architettura intimamente, prima di concepirla formalmente. Questo porta Baldweg, lungo il filo del suo pensiero, ad immaginare l'oggetto architettonico provvisto di una sorta d'interna "cassa di risonanza" in grado, secondo le finalità aggiuntive che egli destina ad esso, di rendere evidenti e significanti i fenomeni complementari alla comune logica del fare costruttivo, quali: la luce naturale e le leggi della gravità dei corpi. E proprio attorno a tali temi, ruota buona parte dell'attività riflessiva e creativa di Baldweg in campo artistico e architettonico.

Nel primo caso, per una migliore esplicitazione di tale percorso intellettuale/immaginativo, è utile ricordare alcune installazioni, quali: La columna y el peso, El columpio e Rueda y el peso. In quanto, da tali sperimentazioni egli cercherà di definire, approfondire, arricchire i nuclei tematici della propria ricerca progettuale.
Così, a proposito La columna y el peso(3), egli nota che la motivazione dell'opera proviene dall'architettura, «La disposizione congiunta di entrambi gli elementi diviene meccanismo per la connotazione della colonna. Definisce la via per l'interpretazione delle sue qualità per mezzo di un'azione "compiuta" dalla colonna: essa è portatrice del peso strutturale dell'edificio. Il potere del piccolo peso che sta accanto è di richiamare gli sguardi  vaghi o distratti e di stabilire una direzione d'interpretazione, un senso. [...] Il peso  cancella o stempera le alternative di senso, definisce un attributo dell'oggetto, limita ciò che è illimitato nel divagare interpretativo»(4).
Riguardo a di El columpio(5), egli afferma: «[...] collocando l'altalena in mezzo alla sala misi in moto, con il suo andirivieni, tutte le sensazioni che si riferiscono alla gravità. Mi interessava rendere presenti certe cose essenziali, tra queste la gravità e, in questo senso le mie installazioni significavano uno sforzo di chiarificazione»(6).
Per ciò che concerne la Rueda y el peso(7), infine, egli osserva che si tratta di un «[...] pezzo che nella sua grande semplicità riesce a generare intorno a sé tutte le sensazioni della gravità e fa si che noi la percepiamo con emozione. Questa scoperta può arrivare ad ossessionarci, può condurci ad interrogare tutte le cose per sapere se in esse potrebbe succedere qualcosa di simile»(8).


Nel secondo caso è interessante presentare due progetti: il Palacio de la Musica y de las Artes Escénicas de Vitoria-Gasteiz (2002-) e il Palacio de Congresos y Hotel en Mallorca (2005-).
Il Palazzo della musica e delle arti sceniche di Vitoria-Gasteiz, è un progetto che risponde in modo estremamente diretto ed esplicito alla visione dell'architetto spagnolo, manifestandosi come un gesto astratto, incisivo e coinvolgente, "un vago suono che immediatamente può essere ascoltato nella città identificandosi in essa".
L'edificio è situato in un'area verde, appena fuori del centro medievale della città basca, in un giardino circondato da grandi alberi. Il volume è un prisma irregolare, sezionato da piani inclinati che sono tratti di coperture trasparenti che filtrano le visuali verso l'esterno, in tutte le direzioni incorporando, in questo modo, nell'interno il paesaggio circostante. Tali piani, dalla libera configurazione, sono contraddistinti dalla presenza di un insieme di elementi formali dal carattere calligrafico, più precisamente da un accumulo segnico dal tratto volutamente spontaneo, articolato nei toni del blu, del verde e del rosso, che esplicitamente si richiamano all'opera di Henri Matisse e Willem de Kooning.

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Tale esplosione grafica che intenzionalmente contrasta con la severa monocromia del volume dall'impronta marcatamente geometrica, genera una realtà figurativa complessa. Il fine di tale singolare sagoma è quello di apparire come una scatola chiusa, misteriosa e, a un tempo, come una porta aperta che invita il pubblico ad entrare, ad incontrarsi, a vivere nel suo interno.
L'organismo si compone di un'ampia hall d'ingresso e di due sale: l'una, per la musica sinfonica e l'altra, per la musica da camera. Lo spazio residuo tra le due sale, concepito come una successione di ambienti estremamente dinamici, è destinato alla circolazione e composto da passaggi, scale e foyers.



 
Hortus

Lo spessore della città

La ricerca Lo spessore della città prende corpo nel 2010 in occasione del secondo bando FIRB (Fondo per gli Investimenti della Ricerca di Base – Bando Futuro in Ricerca), pubblicato dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca. Il bando nelle sue tre edizioni (2008, 2010, 2012) è indirizzato a sostenere ricerche di base di giovani studiosi. La stesura del progetto nella sua prima versione è il tentativo di tradurre assunti teorici, costruiti su nuove necessità di dialogo tra architettura e città, in concreti strumenti operativi.  Continua...

Alter-azioni

Questo libro raccoglie una serie di saggi sull’alterazione, ovvero sul rapporto interpretazione e realtà, sostanzialmente sul come si possa aumentare la realtà oltre l’impiego di strumenti tecnologici. Con l’espressione “realtà aumentata” si vuole qui sostenere l’autonomia della visione, la sua non necessità di protesi da altri impostate, a favore di un potenziamento delegato alla sola teoria. L’obiettivo è aggiornare il binomio teoria-progetto, superare inutili dualismi, affermare la coincidenza dei due termini non solo sul piano dei contenuti ma anche su quello degli strumenti. Continua...

peperone_giallo_trasphortusbooks è un progetto editoriale che nasce dall’esperienza di (h)ortus - rivista di architettura. Raccogliere saggi e riflessioni di giovani studiosi dell’architettura, siano esse sul contemporaneo, sulla storia, la critica e la teoria, sul progetto o sugli innumerevoli altri temi che caratterizzano l’arte del costruire è la missione che vogliamo perseguire, per una condivisione seria e ragionata dei problemi che a noi tutti, oggi, stanno profondamente a cuore.

hortusbooks si propone come una collana agile, aperta ad una molteplicità di contributi nel campo dell'architettura. I volumi vengono pubblicati con tecnologia print on demand dalla casa editrice Nuova Cultura di Roma e possono essere acquistati on-line tramite i maggiori canali di diffusione.

Il paesaggio chiama

paesaggio_chiama_tIn tante città mediterranee e anche qui, nella magnifica cornice dello Stretto di Messina, l’attuale urbanesimo genera immense aree abitate che non sono più né urbane né rurali. Ci guardiamo attorno e nella banalità che ci circonda cerchiamo nuove gravità, proprio in questi luoghi destrutturati, perché è qui che possono e devono prendere forma i paesaggi del nostro tempo. L’importanza del paesaggio è sentita quasi sempre in termini solo difensivi, senza la consapevolezza della sua rilevanza sociale e economica, e di conseguenza senza un coinvolgimento culturale e politico delle comunità. Continua...

Valle Giulia Flickr

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Il gruppo Valle Giulia Flickr nasce tre anni fa dall’idea di uno studente di architettura con la passione della fotografia.
Da un piccolo gruppo di appassionati, accomunati dalla voglia di imparare l’arte fotografica e di utilizzarla come strumento per “parlare” di architettura, si è arrivati ad un gruppo che oggi conta più di 260 iscritti.
Lo spirito del gruppo è quello della condivisione come mezzo di conoscenza, sia in campo architettonico che fotografico, e i contest proposti danno l’occasione agli iscritti di confrontarsi su varie tematiche in campo architettonico e sociale. Continua...

Dal paesaggio al panorama, dal panorama al paesaggio

camiz_copertina_tUna mostra che presenti fotografie di paesaggi naturali, così come un osservatore li vede durante una gita, un'escursione, un viaggio, anziché una mostra semplice come si potrebbe credere (perché si potrebbe azzardare che un panorama è sempre bello), si presenta come una mostra piuttosto complessa. In effetti, è la fotografia del paesaggio naturale che è più complessa di quanto non sembri. Infatti, se appunto un ambiente naturale ci appare quasi sempre come bello, in particolare se incontaminato, una sua fotografia non è detto che lo sia. Continua...

Il Giardino dei Cedrati di Villa Pamphilij

cedratiDalla loro domesticazione le piante da frutto sono sempre state utilizzate come elementi costitutivi di diverse tipologie di giardini. In molti giardini storici, a  fronte di esempi virtuosi di conservazione di aree a frutteto o di singole piante da frutto, molto più spesso questi spazi coltivati sono andati perduti, gradualmente sacrificati ad altre priorità nei necessari restauri vegetazionali con perdita di risorse genetiche di valore, ma anche dell’identità dei luoghi. Lo studio di un’ipotesi di recupero del Giardino dei Cedrati in Villa Doria Pamphilj (Roma), oggi profondamente cambiato nella sua forma, struttura e funzione e in progressivo abbandono, rappresenta l’applicazione di un innovativo approccio metodologico, esempio di quella  integrazione di discipline necessaria per non prescindere dalla natura sistemica  di questo luogo. Continua...

Rassegna Italiana | 5 Temi 5 Progetti

Il complesso di risorse culturali, artistiche, ambientali, che sono proprie di un paese noi lo chiamiamo Patrimonio (ma anche l'insieme dei cromosomi che ogni individuo eredita dai propri ascendenti). Le Case sono le abitazioni dell'uomo e l'Esterno è ciò che sta fuori, che viene da fuori. Il termine Tecnologia è composto da arte e discorso, dove per arte si intende(va) il saper fare, in altri termini il progetto del saper fare. La Catastrofe indica i grandi sconvolgimenti provocati dalla natura o dall'uomo. Continua...

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