L'editoriale di (h)ortus


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Dopo quasi vent’anni di assenza – trascorsi, forse colpevolmente, a indagare architetture in luoghi più distanti del pianeta – sono ritornato a Urbino, alla ricerca non soltanto delle opere di Giancarlo De Carlo (e di tutti gli illustri architetti che lo hanno preceduto nella città di Federico da Montefeltro) ma anche della possibilità di fare un personalissimo punto sullo stato dell’architettura. Avevo sentito parlare da più parti del pessimo stato di conservazione degli Continua...

La città della postproduzione

Questo libro raccoglie una serie di saggi sulla postproduzione intesa sia quale condizione che connota oggi i territori europei, sia quale atteggiamento progettuale – realizzare non è più sufficiente e non è più centrale servono interventi altri, altre sovrascritture. Come nella prassi cinematografica, raramente la presa diretta esaurisce il momento di formalizzazione di un film: è necessario applicare un complesso di operazioni quali il doppiaggio, il montaggio, il missaggio che seguono la fase delle riprese e precedono la commercializzazione.
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Identità e margini nell'anticittà contemporanea

Tiziana Proietti

Un luogo è per prima cosa uno spazio contrassegnato dall’identità di chi vi abita, ma è anche uno spazio in grado di individuare i reciproci rapporti tra i soggetti in funzione di una loro comune appartenenza, un luogo è inoltre storico per le sue capacità di rammentare le proprie radici a chi vi risiede.
Ci si chiede allora se la nostra società non stia progressivamente smarrendo e distruggendo il concetto di luogo avvicinandosi sempre più alla creazione di spazi carenti delle caratteristiche di cui si è fatto cenno, come spazi addetti al trasporto e al transito delle persone ma anche centri commerciali o centri per il tempo libero e lo svago.
Si tratta di spazi per lo più estranianti e autonomi, spazi fatti di standard tecnologici in grado di garantire le più alte comodità, dove tutto è esattamente calcolato e nulla è lasciato al caso.
L’individuo diviene allora un "uomo generico" contrassegnato da un passaporto che possa conferirgli la possibilità di prendere parte ad un sistema che necessita del rispetto di alcune regole dalle quali non si può decidere di astenersi.
Un processo di disindividualizzazione si compie, l’identificazione è resa possibile grazie ad un riconoscimento sociale attraverso il quale siamo tutti cellule riconducibili ad un comune e indistinto organismo in grado di racchiudere in se non solo la città di appartenenza ma l’intero globo.
La ripetizione di strutture simili in ogni dove annulla le particolarità di uno specifico luogo in un continuo e ostinato processo di omologazione.
Tutti attraversano questi spazi, ma nessuno li abita. Viene dunque da domandarsi quali possano essere, nella città contemporanea, i luoghi realmente abitati, in grado di racchiudere in se quelle caratteristiche proprie di un luogo.
Addentrandosi allora in quei luoghi reconditi, quei luoghi apparentemente vuoti e lasciati a se stessi si possono trovare spazi in attesa di essere scoperti e essere vestiti da identità desiderose di parlare e dialogare, desiderose di appartenere ad un luogo che parli di loro.
Si cerca un rifugio che lo stesso inconscio richiede per poterlo riempire di forze, presenze e domini diversi.
E quando quei luoghi progettati per mettere insieme numerosi volti senza nome terminano il loro compito, sfumando in una solitudine senza fine, proprio quel vuoto che sembrava non avere alcuna possibilità di esistere, si carica di corrispondenze e metafore tangibili uniche in grado di raccontare.
Questa realtà sta modificando la visione della metropoli contemporanea e può essere rintracciata in quei luoghi chiamati periferici.
Ma di cosa si parla esattamente quando si decide di nominare un luogo periferia?
Il significato etimologico della parola ha subito numerosi cambiamenti nel corso della storia, questa nasce inizialmente come entità edilizia disseminata ed addossata ad un centro urbano costituendone il confine.
Ma alla luce di sempre più discusse osservazioni riguardanti la città contemporanea quella che poteva inizialmente rivestire un ruolo di marginalità spaziale sembra con il passare del tempo acquisire un’importanza intrinseca alla sua costituzione.
Nei luoghi comuni la periferia può definirsi mediante un insieme di negazioni che ne garantiscono il raggiungimento spaziale - temporale, essa non è città ma neppure campagna, bensì localizzata in quella via di mezzo che la priva di una corretta definizione.
Eppure nonostante la negativa attribuzione di significato essa entra a far parte di quelle opzioni che conferiscono all’uomo la possibilità di scegliere un luogo a cui appartenere, un luogo dove poter svolgere le proprie attività quotidiane.
Osservazioni di questo tipo portano allora a conseguenti ed inevitabili domande relative ad una scelta che ci porta a rivalutare quel complesso e fondamentale ruolo che la città riveste.
Questa nebulosa urbana è per definizione un luogo ibrido, dove è apparentemente impossibile orientarsi, dove tutti gli oggetti appaiono privi di senso in una organizzazione schizofrenica del suolo. Lo spazio esterno da vuoto diviene improvvisamente terra di nessuno, un pulviscolo di piccoli edifici ammassati con il loro brusio invadono il territorio e si diramano verso quella concettualmente così distante città nel tentativo di portare con se quel senso di appartenenza altrimenti non possibile.
Eppure la moltitudine non è caos. L’organizzazione che vi risiede è denuncia di quel comune senso dell’abitare assicurato dalla percezione e intima comprensione del proprio spazio.
Quella continua esposizione a luoghi indifferenti così simili fra loro, perennemente sottoposti ad immagini pubblicitarie mediante le quali tutto diviene rapidamente oggetto di scambio, conducono ad un comune disorientamento che non offre appigli ad un intimo coinvolgimento.
Industria, mercato e tecnologie divengono input associativi di entità destinate a perdere il proprio nome.
L’individuale capacità di apprendimento spaziale di fronte ad un luogo indifferenziato si annulla, un black out dei sensi non rende più possibile quel chiaro processo di identificazione con lo spazio che si occupa.
É impossibile apprezzare esteticamente uno spazio come se il tempo non fosse sufficiente per attivare quei meccanismi sensoriali e percettivi che rendono possibile la relazione tra l’ambiente e la presenza in esso.
 


 
Hortus

Lo spessore della città

La ricerca Lo spessore della città prende corpo nel 2010 in occasione del secondo bando FIRB (Fondo per gli Investimenti della Ricerca di Base – Bando Futuro in Ricerca), pubblicato dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca. Il bando nelle sue tre edizioni (2008, 2010, 2012) è indirizzato a sostenere ricerche di base di giovani studiosi. La stesura del progetto nella sua prima versione è il tentativo di tradurre assunti teorici, costruiti su nuove necessità di dialogo tra architettura e città, in concreti strumenti operativi.  Continua...

Alter-azioni

Questo libro raccoglie una serie di saggi sull’alterazione, ovvero sul rapporto interpretazione e realtà, sostanzialmente sul come si possa aumentare la realtà oltre l’impiego di strumenti tecnologici. Con l’espressione “realtà aumentata” si vuole qui sostenere l’autonomia della visione, la sua non necessità di protesi da altri impostate, a favore di un potenziamento delegato alla sola teoria. L’obiettivo è aggiornare il binomio teoria-progetto, superare inutili dualismi, affermare la coincidenza dei due termini non solo sul piano dei contenuti ma anche su quello degli strumenti. Continua...

peperone_giallo_trasphortusbooks è un progetto editoriale che nasce dall’esperienza di (h)ortus - rivista di architettura. Raccogliere saggi e riflessioni di giovani studiosi dell’architettura, siano esse sul contemporaneo, sulla storia, la critica e la teoria, sul progetto o sugli innumerevoli altri temi che caratterizzano l’arte del costruire è la missione che vogliamo perseguire, per una condivisione seria e ragionata dei problemi che a noi tutti, oggi, stanno profondamente a cuore.

hortusbooks si propone come una collana agile, aperta ad una molteplicità di contributi nel campo dell'architettura. I volumi vengono pubblicati con tecnologia print on demand dalla casa editrice Nuova Cultura di Roma e possono essere acquistati on-line tramite i maggiori canali di diffusione.

Il paesaggio chiama

paesaggio_chiama_tIn tante città mediterranee e anche qui, nella magnifica cornice dello Stretto di Messina, l’attuale urbanesimo genera immense aree abitate che non sono più né urbane né rurali. Ci guardiamo attorno e nella banalità che ci circonda cerchiamo nuove gravità, proprio in questi luoghi destrutturati, perché è qui che possono e devono prendere forma i paesaggi del nostro tempo. L’importanza del paesaggio è sentita quasi sempre in termini solo difensivi, senza la consapevolezza della sua rilevanza sociale e economica, e di conseguenza senza un coinvolgimento culturale e politico delle comunità. Continua...

Valle Giulia Flickr

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Il gruppo Valle Giulia Flickr nasce tre anni fa dall’idea di uno studente di architettura con la passione della fotografia.
Da un piccolo gruppo di appassionati, accomunati dalla voglia di imparare l’arte fotografica e di utilizzarla come strumento per “parlare” di architettura, si è arrivati ad un gruppo che oggi conta più di 260 iscritti.
Lo spirito del gruppo è quello della condivisione come mezzo di conoscenza, sia in campo architettonico che fotografico, e i contest proposti danno l’occasione agli iscritti di confrontarsi su varie tematiche in campo architettonico e sociale. Continua...

Dal paesaggio al panorama, dal panorama al paesaggio

camiz_copertina_tUna mostra che presenti fotografie di paesaggi naturali, così come un osservatore li vede durante una gita, un'escursione, un viaggio, anziché una mostra semplice come si potrebbe credere (perché si potrebbe azzardare che un panorama è sempre bello), si presenta come una mostra piuttosto complessa. In effetti, è la fotografia del paesaggio naturale che è più complessa di quanto non sembri. Infatti, se appunto un ambiente naturale ci appare quasi sempre come bello, in particolare se incontaminato, una sua fotografia non è detto che lo sia. Continua...

Il Giardino dei Cedrati di Villa Pamphilij

cedratiDalla loro domesticazione le piante da frutto sono sempre state utilizzate come elementi costitutivi di diverse tipologie di giardini. In molti giardini storici, a  fronte di esempi virtuosi di conservazione di aree a frutteto o di singole piante da frutto, molto più spesso questi spazi coltivati sono andati perduti, gradualmente sacrificati ad altre priorità nei necessari restauri vegetazionali con perdita di risorse genetiche di valore, ma anche dell’identità dei luoghi. Lo studio di un’ipotesi di recupero del Giardino dei Cedrati in Villa Doria Pamphilj (Roma), oggi profondamente cambiato nella sua forma, struttura e funzione e in progressivo abbandono, rappresenta l’applicazione di un innovativo approccio metodologico, esempio di quella  integrazione di discipline necessaria per non prescindere dalla natura sistemica  di questo luogo. Continua...

Rassegna Italiana | 5 Temi 5 Progetti

Il complesso di risorse culturali, artistiche, ambientali, che sono proprie di un paese noi lo chiamiamo Patrimonio (ma anche l'insieme dei cromosomi che ogni individuo eredita dai propri ascendenti). Le Case sono le abitazioni dell'uomo e l'Esterno è ciò che sta fuori, che viene da fuori. Il termine Tecnologia è composto da arte e discorso, dove per arte si intende(va) il saper fare, in altri termini il progetto del saper fare. La Catastrofe indica i grandi sconvolgimenti provocati dalla natura o dall'uomo. Continua...

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