L'editoriale di (h)ortus


fave.jpg
Dopo quasi vent’anni di assenza – trascorsi, forse colpevolmente, a indagare architetture in luoghi più distanti del pianeta – sono ritornato a Urbino, alla ricerca non soltanto delle opere di Giancarlo De Carlo (e di tutti gli illustri architetti che lo hanno preceduto nella città di Federico da Montefeltro) ma anche della possibilità di fare un personalissimo punto sullo stato dell’architettura. Avevo sentito parlare da più parti del pessimo stato di conservazione degli Continua...

La città della postproduzione

Questo libro raccoglie una serie di saggi sulla postproduzione intesa sia quale condizione che connota oggi i territori europei, sia quale atteggiamento progettuale – realizzare non è più sufficiente e non è più centrale servono interventi altri, altre sovrascritture. Come nella prassi cinematografica, raramente la presa diretta esaurisce il momento di formalizzazione di un film: è necessario applicare un complesso di operazioni quali il doppiaggio, il montaggio, il missaggio che seguono la fase delle riprese e precedono la commercializzazione.
Continua...

PDF

Richard Rogers + Architectes

Centre Pompidou – Parigi – 21 novembre 2007 / 3 marzo 2008

Carola Clemente

 rogers_01.jpg

La mostra antologica su Richard Rogers + Architectes in corso al Centre Pompidou di Parigi fino al 3 marzo 2008, presenta il lavoro di Richard Rogers e dei suoi partners dalle prime realizzazioni con Norman e Wendy Foster e Su Rogers, riuniti nel Team 4 negli anni ’60, fino ai progetti più recenti dello studio associato nella sua forma attuale, RSHP - Rogers Stirk Harbour + Partners.
Questa retrospettiva è l’occasione per rivedere, accompagnati dal commento di Rogers, tutti i progetti più importanti della sua storia professionale: dal progetto del Centre Pompidou negli anni ‘70, alla realizzazione della sede dei Lloyd's a Londra negli anni ‘80, fino al recente e spettacolare Terminal 4 dell’aeroporto Barajas di Madrid, dalle prime sperimentazioni sulla residenza realizzate con la Zip-Up House del 1968 ai progetti urbani di Lu Jia Zui a Shanghai degli anni ‘90.
La mostra si apre con una proiezione con cui Rogers introduce personalmente la sua biografia e la sua storia professionale, presentando affettuosamente tutti i suoi compagni di strada – Foster, Piano, Rice tra gli altri -  da cui riconcosce di aver imparato più che dai suoi maestri, raccontando con naturalezza e senza alcuna superfetazione ideologica tutti i passaggi chiave della sua carriera e della sua ricerca progettuale: la passione per i materiali, per la complessità/leggibilità delle strutture, per le macchine, l’importanza del colore e la ricerca sull’impatto ambientale e sociale delle sue architetture. Rogers ci racconta come e quanto la sua architettura sia stata fortemente segnata dalla “scuola inglese” degli anni 50-70, dal lavoro di James Stirling tra gli altri, ma anche dal suo legame con la cultura del razionalismo italiano, a cui si sovrappone l’esperienza degli anni della formazione a Yale durante i quali entra in contatto con la cultura architettonica americana, rimanendo fortemente impressionato dalle architetture di Wright, Kahn e Rudolph; quanto abbiamo contato lo studio dei progetti di Fuller e il rapporto con Jean Prouvè, di quanto questi ultimi abbiano nutrito la grande passione per la sperimentazione costruttiva. Nonostante questa inclinazione il suo lavoro non è mai una verifica meccanica della migliore soluzione tecnica, ma rivendica il legame indissolubile tra la concezione della città e la progettazione dei suoi spazi, definiti e contenuti dagli edifici costruiti: la relazione tra l’ambiente urbano e l’integrazione sociale restano sempre fondanti nella sua visione dell’architettura. Lo stesso Rogers, nel 1995 corso di una Reith Lectures Conference per la BBC, a questo proposito dichiarava “dobbiamo difendere la libertà dello spazio pubblico con la stessa determinazione con cui difendiamo la libertà di espressione”.

La mostra progettata in modo corale da Rogers e dai curatori del Centre Pompidou, strutturata nei percorsi e nei contenuti dallo stesso Rogers e allestita dal figlio Ab Rogers, presenta una doppia lettura del lavoro dello studio. La prima rappresentata attraverso una linea temporale che in maniera acritica, si distende lungo l’unica parete opaca dell’allestimento raccogliendo tutti i progetti realizzati e non realizzati in sequenza dal 1961 ad oggi, dando in maniera molto sintetica la dimensione della ricerca progettuale, della competenza professionale e di sperimentazione di Rogers. La seconda, che rappresenta il cuore dell’esposizione, presenta una cinquantina di progetti, raccolti secondo otto categorie principali, organizzati come piccoli quartieri di cui ogni progetto rappresenta un isolato urbano; ogni quartiere evoca una parola chiave vocabolario architettonico di Rogers: Trasparenza, Leggibilità, Ambiente, Pubblico, Urbano, Leggerezza, Sistema. L’ultimo quartiere tematico è quello dei Lavori in corso.

Dopo gli esordi e le sperimentazioni giovanili degli Inizi, i primi “quartieri” della mostra che si attraversano sono il Pubblico e la Leggibilità, in cui, uno di fronte all’altro sono presentati il progetto del Centre Pompidou (1971-1977) e la sede dei Lloyd's a Londra (1978-1986). I due progetti rappresentano, per ammissione dello stesso Rogers, la sua folle grande occasione e la sua definitiva consacrazione professionale.
Questa mostra è senza dubbio una grande occasione per ritornare a trenta anni dalla sua apertura, proprio sul progetto del Pompidou di cui sono esposti le tavole, la relazione e il plastico originali del concorso, raramente pubblicati ed esposti al pubblico, che nella loro scarna semplicità permettono definitivamente di entrare nello spirito di quel progetto assolutamente visionario, romantico e democratico, come voleva essere nell’intenzione dei suoi progettisti, in cui le immagini delle contestazioni pacifiste contro la guerra del Vietnam si sovrappongono ai prospetti del Centro già immaginato come risuonatore mediatico di tutti i fenomeni culturali del suo tempo.
Questa mostra è il risultato di due anni di lavoro portato avanti dai responsabili del Centro e dallo studio Rogers per mettere in mostra in maniera immediata ma assolutamente completa tutta la ricerca dello studio. Per ammissione del suo curatore Olivier Cinqualbre questo evento è nato come occasione di riconciliazione tra il Centro Pompidou e Rogers dopo le polemiche per l’esclusione di quest’ultimo dai lavori di rinnovo del Centro, lavori ed esiti aspramente criticati da Rogers perché considerati lesivi della integrità dell’originale programma culturale e sociale del Centro. In continuità queste posizioni Rogers, fermamente convinto del valore educativo dell’architettura come parte integrante della costruzione di una società civile, ha scelto lo spazio espositivo nella Galleria Sud del Centro perché direttamente a contatto con il pubblico e completamente visibile dall’esterno; Rogers ha cercato la massima apertura verso l’esterno e il rapporto con la luce naturale e la città, per rendere visibile anche a chi attraversa la piazza retrostante il Centro i plastici e le gradi immagini appese al soffitto della sala.
All’interno gli otto isolati tematici definiscono uno spazio centrale – ancora volta una piazza, lo spazio della relazione sociale per eccellenza – occupato da un gigantesco divano pop color ciclamino a disposizione dei visitatori per il riposo e la lettura.
Il colore è uno dei protagonisti principali di questa mostra, ogni isolato tematico è caratterizzato da un colore guida che aiuta il visitatore ad orientarsi. Il colore qui come in tutte le architetture di Rogers ha una forte valenza ludica ed energetica, ma anche didascalica permettendo di non sovraccaricare di indicazioni e di annotazioni grafiche l’esposizione dei progetti.
Visitando gli isolati di questa la città ideale si ripercorre tutti gli aspetti del lavoro di Rogers, la definizione tecnico costruttiva dei sui edifici, l’efficacia della sua ricerca sugli aspetti ambientali e la forte valenza educativa sociale del lavoro dell’architetto nella formazione della consapevolezza dei suoi futuri fruitori. Rogers ripercorre ogni suo lavoro ripartendo dal definizione programmatica dei suoi interventi, sviluppandolo attraverso tutte le sue alternative progettuali fino alla verifica di ogni singolo dettaglio costruttivo, controllato sia nella sua efficienza funzionale e meccanica che nel suo impatto percettivo. La definizione del dettaglio è talmente centrale e perseguita nella ricerca progettuale di Rogers da diventare quasi il simbolo dell’esposizione: un enorme riproduzione in scala 1:2 di uno dei nodi della copertura dell’aeroporto di Barajas – ovviamente laccato in color ciclamino come tutti gli oggetti che fanno parte dell’allestimento ma non sono direttamente collegati nella esposizione dei progetti - accoglie i visitatori nel vestibolo della sala quasi come un totem segnaletico.
La mostra si chiude con la sezione dei progetti in corso in cui ai grandi progetti in corso di realizzazione, come la Stazione di Pusan a Seoul e il Terminal 2 dell’Aeroporto di Pudong, la riconversione dell’Arena a Barcellona o le nuove torri per Londra e New York – il Leadenhal Building (2002-11) e  la Torre 3 del World Trade Center a New York (2006-10) – si affiancano la ricerca sulla residenza a basso costo, con le residenze industrializzate di Oxley Woods (2005-07 - Milton Keynes - GB) in cui Rogers ritorna, a distanza di più di quanta anni dai suoi primi studi iniziati con la Zip-Up House del 1968, sulla prefabbricazione e l’industrializzazione per elementi semplici ed economici, questa volta a basso impatto ambientale, ripartendo con entusiasmo dalla lettura dell’abitazione tradizionale cercando di elaborare un modello efficace di residenza contemporanea economica e sostenibile. Le realizzazioni scaturite dal  progetto Design for Manufacture/Oxley Woods sono state premiato con l’Housebuilding Innovation Awards 2007.
Rogers con questa scelta ci mostra come con la stessa cura si rivolge allo studio della realizzazione dell’edificio complesso senza però perdere di vista la qualità diffusa delle città del suo “piccolo pianeta”.
Una mostra assolutamente da visitare, sia per chi, come chi scrive, sul lavoro di Rogers si è formato, sia per chi ancora riconosce Rogers solo come uno dei grandi brand della produzione architettonica contemporanea; una buona occasione per ritornare su quali sono le implicazioni globali del fare architettura.

Richard Rogers ha dichiarato: “Sono felice che un'esposizione presenti il lavoro che abbiamo realizzato, i miei soci ed io, questi ultimi quaranta anni. Sono particolarmente emozionato che questo abbia luogo al Centro Pompidou nella cornice della celebrazione del suo trentesimo compleanno. Concepire e costruire il Centro Pompidou sono stati una delle migliori esperienze della mia carriera.”
Lord Richard Rogers of Riverside ha ricevuto il 4 giugno 2007 il Premio Pritzker.

Link

 Press Pack ufficiale dell’evento

Design for Manufacture/ Oxley Woods – Press Release

RSHP - Rogers Stirk Harbour + Partners

Centre Pompidou - Paris

Richard Rogers + Architectes

Catalogo ufficiale della mostra
Dicembre 2007 - 39,90 €
Olivier Cinqualbre (a cura di)
240 pagine, 340 ill. colore, formato 23,5 x 28 cm.
ISBN 978-2-84426-342-1
Diffusion Union-Distribution

 

Autore Data pubblicazione Volume pubblicazione
CLEMENTE Carola 2008-01-24 n. 4 Gennaio 2008
 
Hortus

Lo spessore della città

La ricerca Lo spessore della città prende corpo nel 2010 in occasione del secondo bando FIRB (Fondo per gli Investimenti della Ricerca di Base – Bando Futuro in Ricerca), pubblicato dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca. Il bando nelle sue tre edizioni (2008, 2010, 2012) è indirizzato a sostenere ricerche di base di giovani studiosi. La stesura del progetto nella sua prima versione è il tentativo di tradurre assunti teorici, costruiti su nuove necessità di dialogo tra architettura e città, in concreti strumenti operativi.  Continua...

Alter-azioni

Questo libro raccoglie una serie di saggi sull’alterazione, ovvero sul rapporto interpretazione e realtà, sostanzialmente sul come si possa aumentare la realtà oltre l’impiego di strumenti tecnologici. Con l’espressione “realtà aumentata” si vuole qui sostenere l’autonomia della visione, la sua non necessità di protesi da altri impostate, a favore di un potenziamento delegato alla sola teoria. L’obiettivo è aggiornare il binomio teoria-progetto, superare inutili dualismi, affermare la coincidenza dei due termini non solo sul piano dei contenuti ma anche su quello degli strumenti. Continua...

peperone_giallo_trasphortusbooks è un progetto editoriale che nasce dall’esperienza di (h)ortus - rivista di architettura. Raccogliere saggi e riflessioni di giovani studiosi dell’architettura, siano esse sul contemporaneo, sulla storia, la critica e la teoria, sul progetto o sugli innumerevoli altri temi che caratterizzano l’arte del costruire è la missione che vogliamo perseguire, per una condivisione seria e ragionata dei problemi che a noi tutti, oggi, stanno profondamente a cuore.

hortusbooks si propone come una collana agile, aperta ad una molteplicità di contributi nel campo dell'architettura. I volumi vengono pubblicati con tecnologia print on demand dalla casa editrice Nuova Cultura di Roma e possono essere acquistati on-line tramite i maggiori canali di diffusione.

Il paesaggio chiama

paesaggio_chiama_tIn tante città mediterranee e anche qui, nella magnifica cornice dello Stretto di Messina, l’attuale urbanesimo genera immense aree abitate che non sono più né urbane né rurali. Ci guardiamo attorno e nella banalità che ci circonda cerchiamo nuove gravità, proprio in questi luoghi destrutturati, perché è qui che possono e devono prendere forma i paesaggi del nostro tempo. L’importanza del paesaggio è sentita quasi sempre in termini solo difensivi, senza la consapevolezza della sua rilevanza sociale e economica, e di conseguenza senza un coinvolgimento culturale e politico delle comunità. Continua...

Valle Giulia Flickr

vg_flickr_11

Il gruppo Valle Giulia Flickr nasce tre anni fa dall’idea di uno studente di architettura con la passione della fotografia.
Da un piccolo gruppo di appassionati, accomunati dalla voglia di imparare l’arte fotografica e di utilizzarla come strumento per “parlare” di architettura, si è arrivati ad un gruppo che oggi conta più di 260 iscritti.
Lo spirito del gruppo è quello della condivisione come mezzo di conoscenza, sia in campo architettonico che fotografico, e i contest proposti danno l’occasione agli iscritti di confrontarsi su varie tematiche in campo architettonico e sociale. Continua...

Dal paesaggio al panorama, dal panorama al paesaggio

camiz_copertina_tUna mostra che presenti fotografie di paesaggi naturali, così come un osservatore li vede durante una gita, un'escursione, un viaggio, anziché una mostra semplice come si potrebbe credere (perché si potrebbe azzardare che un panorama è sempre bello), si presenta come una mostra piuttosto complessa. In effetti, è la fotografia del paesaggio naturale che è più complessa di quanto non sembri. Infatti, se appunto un ambiente naturale ci appare quasi sempre come bello, in particolare se incontaminato, una sua fotografia non è detto che lo sia. Continua...

Il Giardino dei Cedrati di Villa Pamphilij

cedratiDalla loro domesticazione le piante da frutto sono sempre state utilizzate come elementi costitutivi di diverse tipologie di giardini. In molti giardini storici, a  fronte di esempi virtuosi di conservazione di aree a frutteto o di singole piante da frutto, molto più spesso questi spazi coltivati sono andati perduti, gradualmente sacrificati ad altre priorità nei necessari restauri vegetazionali con perdita di risorse genetiche di valore, ma anche dell’identità dei luoghi. Lo studio di un’ipotesi di recupero del Giardino dei Cedrati in Villa Doria Pamphilj (Roma), oggi profondamente cambiato nella sua forma, struttura e funzione e in progressivo abbandono, rappresenta l’applicazione di un innovativo approccio metodologico, esempio di quella  integrazione di discipline necessaria per non prescindere dalla natura sistemica  di questo luogo. Continua...

Rassegna Italiana | 5 Temi 5 Progetti

Il complesso di risorse culturali, artistiche, ambientali, che sono proprie di un paese noi lo chiamiamo Patrimonio (ma anche l'insieme dei cromosomi che ogni individuo eredita dai propri ascendenti). Le Case sono le abitazioni dell'uomo e l'Esterno è ciò che sta fuori, che viene da fuori. Il termine Tecnologia è composto da arte e discorso, dove per arte si intende(va) il saper fare, in altri termini il progetto del saper fare. La Catastrofe indica i grandi sconvolgimenti provocati dalla natura o dall'uomo. Continua...

Joomla Templates by Joomlashack