L'editoriale di (h)ortus


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Dopo quasi vent’anni di assenza – trascorsi, forse colpevolmente, a indagare architetture in luoghi più distanti del pianeta – sono ritornato a Urbino, alla ricerca non soltanto delle opere di Giancarlo De Carlo (e di tutti gli illustri architetti che lo hanno preceduto nella città di Federico da Montefeltro) ma anche della possibilità di fare un personalissimo punto sullo stato dell’architettura. Avevo sentito parlare da più parti del pessimo stato di conservazione degli Continua...

La città della postproduzione

Questo libro raccoglie una serie di saggi sulla postproduzione intesa sia quale condizione che connota oggi i territori europei, sia quale atteggiamento progettuale – realizzare non è più sufficiente e non è più centrale servono interventi altri, altre sovrascritture. Come nella prassi cinematografica, raramente la presa diretta esaurisce il momento di formalizzazione di un film: è necessario applicare un complesso di operazioni quali il doppiaggio, il montaggio, il missaggio che seguono la fase delle riprese e precedono la commercializzazione.
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Lucy + Jorge Orta. "Antartic Village. No Borders"

Maria De Propris

É in corso alla Galleria Continua di San Gimignano, la prima esposizione personale di Lucy + Jorge Orta, dal titolo: "Antartic Village. No Borders"
Dai primi anni Novanta, Lucy e Jorge collaborano su progetti che si basano sull'esplorazione delle connessioni tra individui, comunità e spazio urbano, con la finalità di provocare non solo reazioni, ma anche di stimolare azioni da parte del pubblico.
Una forma d'arte, afferma Lucy Orta "che cerca di riflettere sui conflitti socio-politici che affliggono la società e di porre in discussione la pratica artistica contemporanea e l’impegno sociale e politico dell’artista", in un complesso dialogo tra etica ed estetica.
Insieme, i due artisti hanno fondato a Parigi, nel 1991, lo "Studio Orta" e a Marne la Valle, nel 2002, "the Dairy". Due centri di ricerca e collaborazione per l'amministrazione e la produzione di opere d'arte, pubblicazioni, laboratori, seminari e residenze.

La personale alla Galleria Continua presenta tre dei lavori realizzati dalla coppia nell'ultimo anno, intitolati: Orta Water, Falluja e Antartica.
Si tratta di opere che hanno visto impegnata la coppia da diversi anni; esse hanno la caratteristica di presentarsi come "esperienze" o "processi". Spesso frutto d'installazioni effimere, di laboratori interdisciplinari, di workshop (chiamati "Actions"), le opere si muovono, "migrano", nomadi da un luogo all'altro, ritrovando nel riappaesameto e nell'incontro, spesso anche nel coinvolgimento creativo, e nella relazione con i nuovi fruitori, lo stimolo per acquisire nuove stratificazioni di significati.
Il loro impegnarsi diretto e assoluto con lo spazio raggiunge un duplice obiettivo. Da un lato svela lo stratagemma della dérive e della psicogeografia tipica del Situazionismo (nel momento in cui, nel trasformarsi, riposizionandosi riformulano l'interconnessione tra il puro spazio fisico e gli aspetti della società che ne hanno determinato il senso e la qualità); dall'altro, nella loro "ripetizione" - anche se sempre differente- le opere perdono il senso dell'effimero, del provvisorio per acquisire il sentimento dell'essere, dell'apparizione, della potente fisicità corporea e materiale.

Il progetto Antartica, la cui realizzazione è inseguita dai due artisti a partire dagli anni Novanta,  consiste in una vera e propria spedizione antartica, avvenuta nel periodo dell'estate australe (tra febbraio ed aprile), in occasione della periodica manifestazione The End of the World Biennale che ha luogo nella penisola antartica (e che commissionato il lavoro).
La scelta del luogo è stata la base di ricerca argentina dell'isola di Marambio, ex Seymour, collocata nel mare di Weddell (64° S e 56° W) a 200 metri sopra il livello del mare, ad una distanza di 2800 chilometri dal polo Sud.
Gli artisti hanno realizzato in questo luogo, dalle condizioni climatiche ed ambientali estreme, un vero e proprio "villaggio", composto da 50 tende a forma di cupola. Le abitazioni sono state realizzate tutte artigianalmente, cucendo insieme col tessuto tradizionale sezioni di bandiere di tutto il mondo con sovrapposti parti di abiti usati, guanti che simbolizzano la molteplicità e la diversità dei popoli e con frasi tratte dalla Dichiarazione Universale dei Dirittti dell'Uomo del 1948, serigrafate sopra le parti in seta.
Un aggregato variopinto, barocco, disordinato, pieno di vita che ci rimanda all'immagine dei campi dei rifugiati che, così spesso si vedono attraverso gli schermi televisi, posto in un luogo, anzi in un contro-luogo, in cui sorprende di vederlo.
L'antartico, la fine del mondo, il più grande deserto di ghiaccio esistente, la sua più grande riserva di acqua potabile, luogo assolutamente disabitato, è regolato dal Trattato Antartico del 1959 che stabilisce nei suoi confini la libertà della ricerca scientifica, la protezione dell'ambiente e l'esclusione di attività militari.
Una terra ancora vergine, simbolo di libertà, una fragile ultima speranza. Un luogo di sublime bellezza, che gli Orta hanno scelto per rappresentare il clima attuale della "migrazione" e lo stato di rifugiati in cui molta gente del mondo si riconosce, attraverso la costruzione  di un "Villaggio dell'Umanità" che vuole rappresentare un mondo senza frontiere, una "zona franca" per le popolazioni di etnie diverse.
L'installazione Antartica, ha luogo ora a San Gimignano, occupando un ampio spazio della Galleria: oltre al villaggio di tende l'attenzione viene indirizzata ai paracaduti e alle centinaia di bandiere di nazioni diverse a forma di lunghi guanti pendenti dal soffitto.

Orta Water, fa parte di una ricerca di sensibilizzazione sul tema delle emergenze e delle risorse primarie voluta dalla Fondazione Bevilacqua la Masa di Venezia, nel 2005; in particolare, il tema trattato è quello dalla carenza di acqua che affligge il nostro pianeta. A partire dall'analisi rigorosa di tale problema cruciale e attraverso un'elaborazione poetica, il gruppo di ricerca ha prodotto negli anni una serie d'installazioni che riguardano il ciclo di raccolta, purificazione e distribuzione dell'acqua. Gli oggetti sono in seguito stati presentati presso il Bojmans Van Beuningen Museum di Rotterdam, la Galleria Continua di Pechino, nel 2006 e, infine, la sede italiana della Galleria Continua.
Un accumulo di contenitori per l'acqua di tutte le forme e materiali, vengono ordinati in strutture costituite da tubi che rimandano alla labirintica rete di distribuzione del prezioso liquido, spesso caricati per la distribuzione ad personam, su veicoli rudimentali (dalle biciclette, ai tricicli, ai rickshaws, all'ape Piaggio, fino a canoe polinesiane)
Non mancano le attrezzature di primo soccorso con kit di medicinali, barelle, giubbotti di salvataggio e salvagente in fogge e colori che ricordano quelli della protezione civile, con scritte sopra che imitano le marche degli abbigliamenti per il trekking.
"Gioco e paura, leggerezza e impegno civile, infantilismo gentile e una coscienza critica del presente”, osserva Angela Vettese, sono le contraddizioni che connotano gli oggetti "inutili", alcuni appositamente realizzati, per questa occasione.

Falluja, nasce dalla collaborazione tra i due artisti e lo scrittore Jonathon Holmes, autore  dell'omonima opera teatrale che è andata in scena a Londra a maggio-giugno del 2007 e di cui gli artisti hanno curato la scenografia.
Prodotto in collaborazione con l'Institute of Contemporary Art, ha havuto la sua prima rappresentazione nel vasto ed impressionante spazio dell'Old Truman Brewery on Brich Lane.

L'opera si basa sulla ricerca e le interviste realizzate dal premio Nobel Sciolla Elworth. Vengono presentate, così, le testimonianze dirette dell'assedio di Falluja: civili iracheni, militari america, politici, giornalisti, medici parlano per la prima volta della loro tragica esperienza.
La scena è stata concepita per creare un'esperienza sensoriale a 360°. Sono presenti: veri veicoli militari, 25 uniformi da combattimento, 15 cappucci di vari materiali e un enorme schermo stampato; il sottofondo musicale è dato dalle musiche originali del compositore Nitm Sawheny. Si tratta di un paesaggio dove i testimoni danno una viscerale ed evocativa rappresentazione degli avvevimenti.
Nella Galleria le pareti presentano impresse sagome minacciose di armi che fanno da sfondo a strutture che aspirano ad un impossibile soccorso o a oggetti che richiamano delle conferenze stampa: sedie, microfoni; ma anche altro: borracce forate da proiettili e grappoli di scarpe da ginnastica variopinte.

Lucy+ Joge Orta Antartic Village - No Borders
Galleria Continua, San Gimignano (Si)
24 novembre 2007- 2 febbraio 2008
www.galleriacontinua.com

Autore Data pubblicazione Volume pubblicazione
DE PROPRIS Maria 2008-01-17 n. 4 Gennaio 2008
 
Hortus

Lo spessore della città

La ricerca Lo spessore della città prende corpo nel 2010 in occasione del secondo bando FIRB (Fondo per gli Investimenti della Ricerca di Base – Bando Futuro in Ricerca), pubblicato dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca. Il bando nelle sue tre edizioni (2008, 2010, 2012) è indirizzato a sostenere ricerche di base di giovani studiosi. La stesura del progetto nella sua prima versione è il tentativo di tradurre assunti teorici, costruiti su nuove necessità di dialogo tra architettura e città, in concreti strumenti operativi.  Continua...

Alter-azioni

Questo libro raccoglie una serie di saggi sull’alterazione, ovvero sul rapporto interpretazione e realtà, sostanzialmente sul come si possa aumentare la realtà oltre l’impiego di strumenti tecnologici. Con l’espressione “realtà aumentata” si vuole qui sostenere l’autonomia della visione, la sua non necessità di protesi da altri impostate, a favore di un potenziamento delegato alla sola teoria. L’obiettivo è aggiornare il binomio teoria-progetto, superare inutili dualismi, affermare la coincidenza dei due termini non solo sul piano dei contenuti ma anche su quello degli strumenti. Continua...

peperone_giallo_trasphortusbooks è un progetto editoriale che nasce dall’esperienza di (h)ortus - rivista di architettura. Raccogliere saggi e riflessioni di giovani studiosi dell’architettura, siano esse sul contemporaneo, sulla storia, la critica e la teoria, sul progetto o sugli innumerevoli altri temi che caratterizzano l’arte del costruire è la missione che vogliamo perseguire, per una condivisione seria e ragionata dei problemi che a noi tutti, oggi, stanno profondamente a cuore.

hortusbooks si propone come una collana agile, aperta ad una molteplicità di contributi nel campo dell'architettura. I volumi vengono pubblicati con tecnologia print on demand dalla casa editrice Nuova Cultura di Roma e possono essere acquistati on-line tramite i maggiori canali di diffusione.

Il paesaggio chiama

paesaggio_chiama_tIn tante città mediterranee e anche qui, nella magnifica cornice dello Stretto di Messina, l’attuale urbanesimo genera immense aree abitate che non sono più né urbane né rurali. Ci guardiamo attorno e nella banalità che ci circonda cerchiamo nuove gravità, proprio in questi luoghi destrutturati, perché è qui che possono e devono prendere forma i paesaggi del nostro tempo. L’importanza del paesaggio è sentita quasi sempre in termini solo difensivi, senza la consapevolezza della sua rilevanza sociale e economica, e di conseguenza senza un coinvolgimento culturale e politico delle comunità. Continua...

Valle Giulia Flickr

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Il gruppo Valle Giulia Flickr nasce tre anni fa dall’idea di uno studente di architettura con la passione della fotografia.
Da un piccolo gruppo di appassionati, accomunati dalla voglia di imparare l’arte fotografica e di utilizzarla come strumento per “parlare” di architettura, si è arrivati ad un gruppo che oggi conta più di 260 iscritti.
Lo spirito del gruppo è quello della condivisione come mezzo di conoscenza, sia in campo architettonico che fotografico, e i contest proposti danno l’occasione agli iscritti di confrontarsi su varie tematiche in campo architettonico e sociale. Continua...

Dal paesaggio al panorama, dal panorama al paesaggio

camiz_copertina_tUna mostra che presenti fotografie di paesaggi naturali, così come un osservatore li vede durante una gita, un'escursione, un viaggio, anziché una mostra semplice come si potrebbe credere (perché si potrebbe azzardare che un panorama è sempre bello), si presenta come una mostra piuttosto complessa. In effetti, è la fotografia del paesaggio naturale che è più complessa di quanto non sembri. Infatti, se appunto un ambiente naturale ci appare quasi sempre come bello, in particolare se incontaminato, una sua fotografia non è detto che lo sia. Continua...

Il Giardino dei Cedrati di Villa Pamphilij

cedratiDalla loro domesticazione le piante da frutto sono sempre state utilizzate come elementi costitutivi di diverse tipologie di giardini. In molti giardini storici, a  fronte di esempi virtuosi di conservazione di aree a frutteto o di singole piante da frutto, molto più spesso questi spazi coltivati sono andati perduti, gradualmente sacrificati ad altre priorità nei necessari restauri vegetazionali con perdita di risorse genetiche di valore, ma anche dell’identità dei luoghi. Lo studio di un’ipotesi di recupero del Giardino dei Cedrati in Villa Doria Pamphilj (Roma), oggi profondamente cambiato nella sua forma, struttura e funzione e in progressivo abbandono, rappresenta l’applicazione di un innovativo approccio metodologico, esempio di quella  integrazione di discipline necessaria per non prescindere dalla natura sistemica  di questo luogo. Continua...

Rassegna Italiana | 5 Temi 5 Progetti

Il complesso di risorse culturali, artistiche, ambientali, che sono proprie di un paese noi lo chiamiamo Patrimonio (ma anche l'insieme dei cromosomi che ogni individuo eredita dai propri ascendenti). Le Case sono le abitazioni dell'uomo e l'Esterno è ciò che sta fuori, che viene da fuori. Il termine Tecnologia è composto da arte e discorso, dove per arte si intende(va) il saper fare, in altri termini il progetto del saper fare. La Catastrofe indica i grandi sconvolgimenti provocati dalla natura o dall'uomo. Continua...

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