L'editoriale di (h)ortus


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Dopo quasi vent’anni di assenza – trascorsi, forse colpevolmente, a indagare architetture in luoghi più distanti del pianeta – sono ritornato a Urbino, alla ricerca non soltanto delle opere di Giancarlo De Carlo (e di tutti gli illustri architetti che lo hanno preceduto nella città di Federico da Montefeltro) ma anche della possibilità di fare un personalissimo punto sullo stato dell’architettura. Avevo sentito parlare da più parti del pessimo stato di conservazione degli Continua...

La città della postproduzione

Questo libro raccoglie una serie di saggi sulla postproduzione intesa sia quale condizione che connota oggi i territori europei, sia quale atteggiamento progettuale – realizzare non è più sufficiente e non è più centrale servono interventi altri, altre sovrascritture. Come nella prassi cinematografica, raramente la presa diretta esaurisce il momento di formalizzazione di un film: è necessario applicare un complesso di operazioni quali il doppiaggio, il montaggio, il missaggio che seguono la fase delle riprese e precedono la commercializzazione.
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Intervista a Emmeazero

Fate una autopresentazione.

E: Emmeazero è uno studio che esiste ormai da dieci anni. Siamo in quattro e ci siamo conosciuti all'interno dell'università. Ci occupiamo di svariate cose; il nostro campo d'azione è piuttosto vasto: dalle installazioni multimediali, fino alla progettazione urbana secondo l'idea che tutto è architettura.  

Perchè questo nome?

E: Partiamo durante il movimento d'occupazione della pantera come mao, movimento di architettura occupata; che è anche un anagramma di A.M.O., il ben più celebre Architectural Metropolitan Office di Rem Koolhaas. Lo zero è stato aggiunto in seguito, sia come discorso sulla riduzione allo zero del progetto, sia come allargamento del nostro operare che a poco a poco è andato ad interessare diversi campi: M come media, in rapporto al lavoro verso gli allestimenti, i lavori multimediali su Internet,  A come architecture, riguarda l'operare nel campo architettonico più tradizionale e l'O come office, ossia il ritrovarsi all'interno di uno studio composto da quattro persone.  

Raccontatemi la vostra formazione intellettuale, dall'Università a tutto ciò che per voi è stato fondamentale.

E: Veniamo da una cultura politica che ha risentito per parecchio tempo degli echi degli anni Settanta, cresciuti nell'edonismo reganiano degli anni Ottanta dove tutto quel mondo precedente veniva praticamente spazzato via, mandato al macero, subendo e anche godendoci questa situazioni. All'interno dell'università dominava ancora la Tendenza, con tutto il discorso sulla permanenza e sulla storia che abbiamo condiviso, e continuiamo a condividere  rispetto alla bellezza del luogo in cui viviamo. Ma ci appariva allo stesso tempo assolutamente inattuale rispetto a tutto quello accadeva fuori del "centro storico", al di fuori dell'ambito accademico. Quindi, l'università ha avuto importanza per quanto riguarda il background che ci ha dato, un certo tipo di forma mentis. Ma è un po' come quando ti dicono che è utile andare al liceo classico anche se poi magari nella tua vita decidi di fare l'astronauta e quindi il liceo apparentemente non ti serve a nulla. E' stata importante l'occupazione, il crescere nei rapporti con gli altri anche se tutto è stato molto casuale, mischiando queste esperienze con una base d'architettura italiana che partiva da Tafuri.

Cosa significa per voi fare architettura?

E: E' piuttosto problematico rispondere a questa domanda. Potrebbe somigliare al chiedere cosa è la felicità. Bisognerebbe, però, dire prima cos'è l'architettura. Dal nostro punto di vista l'architettura è la spazializzazione di un insieme di regole che devono permettere lo svolgimento di una performans, lo sviluppo della vita che abita questa architettura al suo interno. E' un po' anche una forma di gioco: un gioco del fare architettura che si rivela valido quando al suo interno permette lo svolgimento di una vita la più varia possibile, quando le regole che ne controllano lo sviluppo sono le più elastiche possibili. Potremmo utilizzare una metafora: l'architettura come una via di mezzo tra una prigione e un terrain vague, una forma per conciliare gli opposti che agiscono nel processo di progettazione. La prigione come luogo in cui ci sono il massimo di regole possibili, mentre il terrain vague è libero di divenire, nessuna regola, estremamente plastico.

Di cosa vi state occupando al momento?

E: Ci stiamo occupando degli interni di una nuova catena di librerie che nasceranno in tutta Italia. Veniamo da un periodo di lavoro dedicato al progetto di un intervento per la città di Vema di Purini, la Continuity City. Lavoriamo quindi sempre a diverse scale d'intervento. Siamo stati anche invitati a partecipare in Olanda ad un intervento per uno studio urbano che parte dall'analisi della proposta per la biennale.     

Quali sono i lavori a cui siete più legati?

E: Sono due e rappresentano bene le nostre due anime.
Il primo è il Progetto per la piazza di Bari, con le panchine rotanti, dove con un livello quasi zero di tecnologia, con un sistema molto semplice siamo riusciti a produrre un tipo di architettura aperta, un progetto in qualche modo interattivo, capace di mettere in dialogo questa tensione tra ordine e disordine sempre presente.
Il secondo è il Progetto per Drancy in Francia, redatto in occasione dell'Europan VII, che abbiamo vinto. Qui l'idea di progetto aperto è portata ad una scala più ampia rispetto all'utilizzo del singolo oggetto, come poteva essere la panchina e individua una serie di punti di contatto molto interessanti tra architettura e politica. Il timore della politica di liberare le possibilità creative della società per paura di non riuscire più a controllarle, in questo caso è stata tradotta nella proposta agli abitanti di completare ogni singolo alloggio.
Possiamo citare anche un terzo intervento quello per il Pincetto di Perugia che segue la loosnees smithsoniana, questo concetto d'allentamento e d'apertura, segue la capacità dell'edificio di diventare supporto allo spazio pubblico piuttosto che limitarlo. E' un progetto di doppio suolo che poi sviluppa una rete di percorsi pubblici sui diversi livelli delle coperture. Sono edifici e contemporaneamente spazi pubblici.   

Giudicate attuale il Situazionismo?

E: Si ha sempre l'impressione che queste visioni, queste proposte cosi radicali ad un certo punto si avverino, ma con segno opposto. Questa idea di un mondo liberato, dedicato al gioco, in qualche modo sembra essere un po' nell'aria se solo pensiamo alle risorse economiche che s'investono nell'industria del divertimento, nella tecnologia, nella computer graphic, nei videogiochi: uno sviluppo della tecnologia e dell'economia incredibile solo su questo tema.   Allo stesso tempo, sembra che tutto questo si realizzi a scapito di una liberazione, verso una costrizione sempre maggiore all'interno del consumismo e di quella industria della realtà spettacolare che i situazionisti combattevano

Qual è il vostro rapporto con queste tematiche?

E: Quando pensiamo al nostro lavoro rileggiamo spesso un vecchio gioco situazionista, che appariva nel Potlacth, il bollettino situazionista, che si chiamava Il gioco psicogeografico della settimana. E' un gioco molto semplice che racconta della possibilità di costruirsi il proprio ambiente a partire dallo scegliersi la città, la propria casa, ammobiliarla, fare una festa invitare delle persone, fare in modo che il clima, la musica, gli stessi umori e i vestiti delle persone si accordino completamente al proprio stato d'animo: un modo per creare la situazione perfetta, e un quadro che rappresenta l'orizzonte utopico situazionista. Questo per noi è un orizzonte di senso, inteso come una ricerca verso una condizione meno autoritaria possibile dell'architettura nei confronti dell'abitante, che stimoli la ricerca del proprio essere all'interno di uno spazio che sia proprio. Questa è un'importante tematica che facciamo nostra.
Un'altra è l'importanza che davano al percepito e al reale i situazionisti; quindi alla psicogeografia come capacità di ri-descrivere, mappare una città in base alle proprie passioni. La geografia passionale è un tema per noi molto attuale, tanto più oggi dove le geografie personali sono tanto legate alle reti immateriali, come la rete Internet o la rete dei telefonini.    

Cosa sono per voi oggi, la deriva, il detournement, la psicogeografia?

E: Abbiamo fatto nostre queste pratiche quando all'università insieme a Stalker iniziavamo le derive alla scoperta della città (Roma) che non conoscevamo. Oggi con RomaLab abbiamo ripreso la deriva come un perdersi verso la nuova città che nasce e continua a crescere fuori di qualsiasi logica architettonica. Ma abbiamo cercato di farlo in maniera, in qualche modo, del tutto ignorante e ingenua, solo per scoprire cosa c'è secondo un esplorare percettivo.
Forse ci siamo molto più legati al concetto di detorunament come traslazione del significato degli oggetti. Una pratica ormai decisamente postmoderna, che lavorando su quello che c'è è un modo fondamentalmente per fare due operazioni, come dicevano gli stessi situazionisti: da un lato la decontestualizzazione, il cambiamento di cui dicevamo prima, alla ricerca di quei valori che leggi solo se liberi l'oggetto dal suo contesto originale. Dall'altro la ricontestualizzazione critica che diventa il più importante processo creativo verso il futuro.    

Quali sono i personaggi situazionisti a cui siete più legati, a cui ritenete di dover rendere maggiormente dal punto di vista artistico?

E: Mi verrebbe da dire Constant. Ma è un esempio talmente distante per i concetti che ha espresso, per l'idea bellissima di città e società che ha creato, che sarebbe assurdo dire che siamo vicini alle sue idee. Se non come apprezzamento artistico del suo lavoro. In realtà un personaggio non c'è.

Debord diceva di voler ricreare dei luoghi, delle città, in cui fosse possibile il libero dispiegamento delle passioni. E' un obbiettivo comune al vostro lavoro?

E: E' nostro obbiettivo ricreare dei luoghi e delle città in cui sia possibile il libero dispiegamento delle passioni e della volontà dell'abitante, nonostante l'architetto.

L'idea di New Babylon, di una città in divenire realizzata, costruita dagli stessi abitanti, la trovate un'ipotesi attuale ?

E: Non ha senso parlare di New Babylon senza parlare d'umanità e società. Constant crea la sua città per una società formata da uomini che verranno. E' la città per la società futura che sarà nomade e ludica. Dobbiamo considerare gli elementi che compongono la poetica neobabilonese e che sono ancora molto attuali. Sono poi gli stessi elementi di cui accenna nel libro Game Zone, Alberto Iacovoni, loosnees, process e interaction. New Babylon è un sistema aperto, formalmente visto, che Constant la disegna a forma di labirinto e che considera come il luogo in cui si moltiplicano le connessioni e ci si perde. Il perdersi poi è anche un modo per ritrovarsi. Il labirinto, anche come forma di creazione di spazi più facilmente fatti propri dalla gente. Il processo, come un divenire sempre altro della città. In cui ancora c'è un forte processo di interattività, come capacità del corpo architettonico di interagire con i propri utenti e di trasformarsi. Un aspetto molto attuale della New Babylon è anche il ricorso alla tecnologia.

 



 
Hortus

Lo spessore della città

La ricerca Lo spessore della città prende corpo nel 2010 in occasione del secondo bando FIRB (Fondo per gli Investimenti della Ricerca di Base – Bando Futuro in Ricerca), pubblicato dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca. Il bando nelle sue tre edizioni (2008, 2010, 2012) è indirizzato a sostenere ricerche di base di giovani studiosi. La stesura del progetto nella sua prima versione è il tentativo di tradurre assunti teorici, costruiti su nuove necessità di dialogo tra architettura e città, in concreti strumenti operativi.  Continua...

Alter-azioni

Questo libro raccoglie una serie di saggi sull’alterazione, ovvero sul rapporto interpretazione e realtà, sostanzialmente sul come si possa aumentare la realtà oltre l’impiego di strumenti tecnologici. Con l’espressione “realtà aumentata” si vuole qui sostenere l’autonomia della visione, la sua non necessità di protesi da altri impostate, a favore di un potenziamento delegato alla sola teoria. L’obiettivo è aggiornare il binomio teoria-progetto, superare inutili dualismi, affermare la coincidenza dei due termini non solo sul piano dei contenuti ma anche su quello degli strumenti. Continua...

peperone_giallo_trasphortusbooks è un progetto editoriale che nasce dall’esperienza di (h)ortus - rivista di architettura. Raccogliere saggi e riflessioni di giovani studiosi dell’architettura, siano esse sul contemporaneo, sulla storia, la critica e la teoria, sul progetto o sugli innumerevoli altri temi che caratterizzano l’arte del costruire è la missione che vogliamo perseguire, per una condivisione seria e ragionata dei problemi che a noi tutti, oggi, stanno profondamente a cuore.

hortusbooks si propone come una collana agile, aperta ad una molteplicità di contributi nel campo dell'architettura. I volumi vengono pubblicati con tecnologia print on demand dalla casa editrice Nuova Cultura di Roma e possono essere acquistati on-line tramite i maggiori canali di diffusione.

Il paesaggio chiama

paesaggio_chiama_tIn tante città mediterranee e anche qui, nella magnifica cornice dello Stretto di Messina, l’attuale urbanesimo genera immense aree abitate che non sono più né urbane né rurali. Ci guardiamo attorno e nella banalità che ci circonda cerchiamo nuove gravità, proprio in questi luoghi destrutturati, perché è qui che possono e devono prendere forma i paesaggi del nostro tempo. L’importanza del paesaggio è sentita quasi sempre in termini solo difensivi, senza la consapevolezza della sua rilevanza sociale e economica, e di conseguenza senza un coinvolgimento culturale e politico delle comunità. Continua...

Valle Giulia Flickr

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Il gruppo Valle Giulia Flickr nasce tre anni fa dall’idea di uno studente di architettura con la passione della fotografia.
Da un piccolo gruppo di appassionati, accomunati dalla voglia di imparare l’arte fotografica e di utilizzarla come strumento per “parlare” di architettura, si è arrivati ad un gruppo che oggi conta più di 260 iscritti.
Lo spirito del gruppo è quello della condivisione come mezzo di conoscenza, sia in campo architettonico che fotografico, e i contest proposti danno l’occasione agli iscritti di confrontarsi su varie tematiche in campo architettonico e sociale. Continua...

Dal paesaggio al panorama, dal panorama al paesaggio

camiz_copertina_tUna mostra che presenti fotografie di paesaggi naturali, così come un osservatore li vede durante una gita, un'escursione, un viaggio, anziché una mostra semplice come si potrebbe credere (perché si potrebbe azzardare che un panorama è sempre bello), si presenta come una mostra piuttosto complessa. In effetti, è la fotografia del paesaggio naturale che è più complessa di quanto non sembri. Infatti, se appunto un ambiente naturale ci appare quasi sempre come bello, in particolare se incontaminato, una sua fotografia non è detto che lo sia. Continua...

Il Giardino dei Cedrati di Villa Pamphilij

cedratiDalla loro domesticazione le piante da frutto sono sempre state utilizzate come elementi costitutivi di diverse tipologie di giardini. In molti giardini storici, a  fronte di esempi virtuosi di conservazione di aree a frutteto o di singole piante da frutto, molto più spesso questi spazi coltivati sono andati perduti, gradualmente sacrificati ad altre priorità nei necessari restauri vegetazionali con perdita di risorse genetiche di valore, ma anche dell’identità dei luoghi. Lo studio di un’ipotesi di recupero del Giardino dei Cedrati in Villa Doria Pamphilj (Roma), oggi profondamente cambiato nella sua forma, struttura e funzione e in progressivo abbandono, rappresenta l’applicazione di un innovativo approccio metodologico, esempio di quella  integrazione di discipline necessaria per non prescindere dalla natura sistemica  di questo luogo. Continua...

Rassegna Italiana | 5 Temi 5 Progetti

Il complesso di risorse culturali, artistiche, ambientali, che sono proprie di un paese noi lo chiamiamo Patrimonio (ma anche l'insieme dei cromosomi che ogni individuo eredita dai propri ascendenti). Le Case sono le abitazioni dell'uomo e l'Esterno è ciò che sta fuori, che viene da fuori. Il termine Tecnologia è composto da arte e discorso, dove per arte si intende(va) il saper fare, in altri termini il progetto del saper fare. La Catastrofe indica i grandi sconvolgimenti provocati dalla natura o dall'uomo. Continua...

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