L'editoriale di (h)ortus


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Dopo quasi vent’anni di assenza – trascorsi, forse colpevolmente, a indagare architetture in luoghi più distanti del pianeta – sono ritornato a Urbino, alla ricerca non soltanto delle opere di Giancarlo De Carlo (e di tutti gli illustri architetti che lo hanno preceduto nella città di Federico da Montefeltro) ma anche della possibilità di fare un personalissimo punto sullo stato dell’architettura. Avevo sentito parlare da più parti del pessimo stato di conservazione degli Continua...

La città della postproduzione

Questo libro raccoglie una serie di saggi sulla postproduzione intesa sia quale condizione che connota oggi i territori europei, sia quale atteggiamento progettuale – realizzare non è più sufficiente e non è più centrale servono interventi altri, altre sovrascritture. Come nella prassi cinematografica, raramente la presa diretta esaurisce il momento di formalizzazione di un film: è necessario applicare un complesso di operazioni quali il doppiaggio, il montaggio, il missaggio che seguono la fase delle riprese e precedono la commercializzazione.
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Intervista a 2a+p

Una autopresentazione

R: Studio di architettura sito in Roma. Siamo 5 membri che si conoscono da anni. Lavoriamo insieme dal 1998, dai primissimi anni dell'università.

Perchè questo nome?

Nasce dal concetto di Arte Architettura e Pensiero che abbiamo creato con la fondazione della rivista omonima «2A+P», che poi ci è rimasto attaccato addosso. E' stato un modo per rimettere in discussione la vecchia e un po' sterile formula del rapporto dimensionale dei gradini delle scale (tra pedata e alzata), immaginando, quindi, che oltre a proporzioni e numeri ci fossero concetti più profondi come quelli legati alla dimensioni e sensazioni del corpo, della casa e del paesaggio.

Raccontatemi la vostra formazione intellettuale, dall'università a tutto ciò che per voi è stato fondamentale.

R: Escluderemmo, praticamente, tutta l'esperienza universitaria se non per la parte che ci ha interessato: il conoscersi e imparare a lavorare insieme, quindi i primi concorsi ecc. Non possiamo certo ricordare i corsi di progettazione che avevano sempre come riferimento Le Corbusier o Vitruvio, mentre fuori di quelle mura impenetrabili all'attualità succedeva di tutto. Forse, se dovessimo considerare le nostre vere esperienze formative, dovremmo leggere in tal senso i primi Inter-rail in giro per l'Europa a conoscere l'architettura e non solo, attraverso i quali abbiamo potuto godere di un esperienza diretta con ciò che veniva realizzato. L'Erasmus è stato altrettanto fondamentale.  
Diciamo che abbiamo potuto capire qualcosa di più preciso nel momento in cui abbiamo iniziato a lavorare e a confrontarci con la realtà. Abbiamo capito che gli esami di tecnologia o di materiali che ci propinavano all'università non avevano (e non hanno) ne capo ne coda. Non hanno nessun riscontro pratico quando ti trovi ad operare nella vita reale.  

Cosa significa per voi fare architettura?

R: Un lavoro molto difficile che ancora stiamo cercando di decifrare.  

Ci sono integrazioni disciplinari continue nel vostro progettare, e se sì quali sono?

R: Rapporti con altre discipline sono con tutte quelle che abbiamo cercato di stabilire sulla base dell'indirizzo dato alla rivista «2A+P», ossia con l'arte, la filosofia, la sociologia e tutto ciò che contribuisce a migliorare il rapporto tra l'uomo, lo spazio e l'ambiente; insomma, a fare architettura. Prestiamo molta attenzione quindi ad una serie di concetti tecnici e tecnologici anche attraverso consulenze continue con specialisti di svariate discipline, dalla sperimentazione dei materiali, alla domotica.

Di cosa vi occupate ultimamente?

R: Stiamo portando avanti un concorso con Yona Friedman per la sistemazione di uno spazio pubblico a Bologna, dove siamo in seconda fase.

Quali sono  lavori a cui siete più legati?

R: Forse Sand City per l'emozione provata per la vincita e tutto ciò che ne è derivato; quindi lo stare a Venezia per ritirare il premio, il primo premio, ma decisamente importante e stato lo stare accanto a personaggi di grande professionalità e fama internazionale: una sorta di prima volta che non si scorda più. In realtà, c'è un fortissimo legame anche con altri progetti: quello della Rotonda a Torino, emozionante e formativo, perchè l'abbiamo visto realizzato; il lavoro per Corviale, come messa in pratica della partecipazione; il progetto del Giardino protetto in Spagna, in quanto è il primo lavoro fatto all'estero, in cui ci siamo confrontati con una cultura e una lingua diversa. Essendo all'inizio non possiamo certamente dirci innamorati di un progetto in particolare.

Un artista particolarmente interessante legato al vostro lavoro?

R: Tanti importanti per noi anche per il fatto che ne abbiamo conosciuto personalmente parecchi attraverso il lavoro della rivista. Alcuni anni fa abbiamo partecipato ad un workshop con Luca Vittone che è stato interessantissimo. Oggi seguiamo con molta attenzione l'artista Olafur Eliasson capace di regalare momenti molto interessanti. Troviamo interessante Patrik Tuttofuoco per l'esplorazione del carattere ludico delle cose. Ancora potremmo dirti il regista David Cronenberg. Ma non uno in particolare.   

Qual è il vostro rapporto con queste tematiche?

R: Non nutriamo un interesse diretto ed immediato nei confronti del Situazionismo. Ne abbiamo analizzato i legami importanti nello studiare e nel ricostruire la storia dell'architettura con i precedenti e successivi movimenti. L'aver compreso che l'arte uscendo dal quadro poteva divenire processo, performance, è stato fondamentale. E oggi nel complesso della cultura che utilizza questi portati teorici ci ritroviamo spesso. E' stato anche un motivo per stabilire connessioni fra noi e altri studi che si occupano più specificatamente di questi temi. Pensiamo per esempio a gli Emmeazero o agli Stalker. Diventa molto un fatto di arricchimento culturale, di riflessione concettuale.

E' stato anche per voi un normale ritrovarvi all'interno di tali discorsi?

R: Non esattamente. E' stato un percorso di studio meditato che mirava a scoprire ciò che di interessante ci era stato celato all'università. Come dicevamo, siamo partiti dai radicali e da lì abbiamo visto le connessioni con i situazionisti e con tutto il resto.

Quali sono i concetti, le idee situazioniste che vi hanno coinvolto maggiormente?

R: Il concetto della deriva sicuramente, e in particolare la possibilità di scoprire la città, i suoi spazi magari dimenticati, di attraversarla utilizzando questa pratica e comprendere, anche attraverso la psicogeografia, che la metropoli poteva essere essa stessa un'opera d'arte in cui perdersi, entrando in uno stato psicologico altro. Si tratta di una serie di riflessioni che abbiamo cercato di riportare in alcuni progetti e, quindi, di produrre queste possibili emozioni derivanti da uno stato psicologico; cercando anche di comprendere il valore dello spazio vero e proprio, sopratutto di quello pubblico, del perdersi e magari ritrovarsi in una nuova dimensione. Pensiamo per esempio a Round Blur dove lo spazio può essere attraversato in modi differenti, a piedi o in tram, con situazioni diverse in base al momento stesso del giorno e della notte. Modificazione del tempo quotidiano   

Ditemi cosa sono per voi oggi, la deriva, il detournement, la psicogeografia.

R: La deriva consente il perdersi e il comprendere la città contemporanea. Nello stesso processo della deriva si genera il detournament, quindi eventuali mappe psicogeografiche che ne permettono diversi livelli di lettura importanti.

Quali sono i personaggi situazionisti a cui siete più legati, a cui ritenete di avere un debito dal punto di vista artistico?

R: Sicuramente Constant con l'immagine di New Babylon, forte e concreta. Anche senza la visualizzazione di un vero e proprio linguaggio ci ha permesso di capire i nodi fondamentali della sua città utopica. Poi, ci sono particolari testi che abbiamo trovato importanti, come quello sull'urbanismo unitario, che fornisce una visione artisticamente rivoluzionaria dello sviluppo della città e dello spazio.

Debord diceva di voler ricreare dei luoghi, delle città, in cui fosse possibile il libero dispiegamento delle passioni. E' un obbiettivo comune al vostro lavoro?

R: Si, cerchiamo sempre di comprendere ciò che le persone vorrebbero fare negli spazi, di comprendere che emozioni possa avere in quel luogo, cosa vorrebbe fare, se si sentirebbe libera. Le domande che ci poniamo costantemente durante il nostro lavoro, sono: quali gli elementi urbani possano permettere una maggiore o minore libertà.

Trovate un'ipotesi reale o attuale quella di New Babylon, ossia di una città in divenire, realizzata, costruita dagli stessi abitanti?

R: Non di certo a 360°. Oggi non si può certo riproporre una cosa del genere. Crediamo nella possibilità di trasformare lo spazio, che alcuni progetti debbano contemplare la possibilità che l'uomo li utilizzi con un grado di libertà superiore a quello che avviene magari oggi. Da qui possiamo anche immaginare un grado di modificazione possibile come previsto per Sofà City e DNA City nel concorso Elementalchile. Si può e, forse, si deve tentare un avvicinamento ai discorsi  di Constant. Comunque, nell'impostare il nostro lavoro non seguiamo i dettami di una sperimentazione spinta. Siamo molto aperti ad un serio confronto con la realtà, con ciò che ora ci circonda e ci condiziona.

 



 
Hortus

Lo spessore della città

La ricerca Lo spessore della città prende corpo nel 2010 in occasione del secondo bando FIRB (Fondo per gli Investimenti della Ricerca di Base – Bando Futuro in Ricerca), pubblicato dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca. Il bando nelle sue tre edizioni (2008, 2010, 2012) è indirizzato a sostenere ricerche di base di giovani studiosi. La stesura del progetto nella sua prima versione è il tentativo di tradurre assunti teorici, costruiti su nuove necessità di dialogo tra architettura e città, in concreti strumenti operativi.  Continua...

Alter-azioni

Questo libro raccoglie una serie di saggi sull’alterazione, ovvero sul rapporto interpretazione e realtà, sostanzialmente sul come si possa aumentare la realtà oltre l’impiego di strumenti tecnologici. Con l’espressione “realtà aumentata” si vuole qui sostenere l’autonomia della visione, la sua non necessità di protesi da altri impostate, a favore di un potenziamento delegato alla sola teoria. L’obiettivo è aggiornare il binomio teoria-progetto, superare inutili dualismi, affermare la coincidenza dei due termini non solo sul piano dei contenuti ma anche su quello degli strumenti. Continua...

peperone_giallo_trasphortusbooks è un progetto editoriale che nasce dall’esperienza di (h)ortus - rivista di architettura. Raccogliere saggi e riflessioni di giovani studiosi dell’architettura, siano esse sul contemporaneo, sulla storia, la critica e la teoria, sul progetto o sugli innumerevoli altri temi che caratterizzano l’arte del costruire è la missione che vogliamo perseguire, per una condivisione seria e ragionata dei problemi che a noi tutti, oggi, stanno profondamente a cuore.

hortusbooks si propone come una collana agile, aperta ad una molteplicità di contributi nel campo dell'architettura. I volumi vengono pubblicati con tecnologia print on demand dalla casa editrice Nuova Cultura di Roma e possono essere acquistati on-line tramite i maggiori canali di diffusione.

Il paesaggio chiama

paesaggio_chiama_tIn tante città mediterranee e anche qui, nella magnifica cornice dello Stretto di Messina, l’attuale urbanesimo genera immense aree abitate che non sono più né urbane né rurali. Ci guardiamo attorno e nella banalità che ci circonda cerchiamo nuove gravità, proprio in questi luoghi destrutturati, perché è qui che possono e devono prendere forma i paesaggi del nostro tempo. L’importanza del paesaggio è sentita quasi sempre in termini solo difensivi, senza la consapevolezza della sua rilevanza sociale e economica, e di conseguenza senza un coinvolgimento culturale e politico delle comunità. Continua...

Valle Giulia Flickr

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Il gruppo Valle Giulia Flickr nasce tre anni fa dall’idea di uno studente di architettura con la passione della fotografia.
Da un piccolo gruppo di appassionati, accomunati dalla voglia di imparare l’arte fotografica e di utilizzarla come strumento per “parlare” di architettura, si è arrivati ad un gruppo che oggi conta più di 260 iscritti.
Lo spirito del gruppo è quello della condivisione come mezzo di conoscenza, sia in campo architettonico che fotografico, e i contest proposti danno l’occasione agli iscritti di confrontarsi su varie tematiche in campo architettonico e sociale. Continua...

Dal paesaggio al panorama, dal panorama al paesaggio

camiz_copertina_tUna mostra che presenti fotografie di paesaggi naturali, così come un osservatore li vede durante una gita, un'escursione, un viaggio, anziché una mostra semplice come si potrebbe credere (perché si potrebbe azzardare che un panorama è sempre bello), si presenta come una mostra piuttosto complessa. In effetti, è la fotografia del paesaggio naturale che è più complessa di quanto non sembri. Infatti, se appunto un ambiente naturale ci appare quasi sempre come bello, in particolare se incontaminato, una sua fotografia non è detto che lo sia. Continua...

Il Giardino dei Cedrati di Villa Pamphilij

cedratiDalla loro domesticazione le piante da frutto sono sempre state utilizzate come elementi costitutivi di diverse tipologie di giardini. In molti giardini storici, a  fronte di esempi virtuosi di conservazione di aree a frutteto o di singole piante da frutto, molto più spesso questi spazi coltivati sono andati perduti, gradualmente sacrificati ad altre priorità nei necessari restauri vegetazionali con perdita di risorse genetiche di valore, ma anche dell’identità dei luoghi. Lo studio di un’ipotesi di recupero del Giardino dei Cedrati in Villa Doria Pamphilj (Roma), oggi profondamente cambiato nella sua forma, struttura e funzione e in progressivo abbandono, rappresenta l’applicazione di un innovativo approccio metodologico, esempio di quella  integrazione di discipline necessaria per non prescindere dalla natura sistemica  di questo luogo. Continua...

Rassegna Italiana | 5 Temi 5 Progetti

Il complesso di risorse culturali, artistiche, ambientali, che sono proprie di un paese noi lo chiamiamo Patrimonio (ma anche l'insieme dei cromosomi che ogni individuo eredita dai propri ascendenti). Le Case sono le abitazioni dell'uomo e l'Esterno è ciò che sta fuori, che viene da fuori. Il termine Tecnologia è composto da arte e discorso, dove per arte si intende(va) il saper fare, in altri termini il progetto del saper fare. La Catastrofe indica i grandi sconvolgimenti provocati dalla natura o dall'uomo. Continua...

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