L'editoriale di (h)ortus


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Dopo quasi vent’anni di assenza – trascorsi, forse colpevolmente, a indagare architetture in luoghi più distanti del pianeta – sono ritornato a Urbino, alla ricerca non soltanto delle opere di Giancarlo De Carlo (e di tutti gli illustri architetti che lo hanno preceduto nella città di Federico da Montefeltro) ma anche della possibilità di fare un personalissimo punto sullo stato dell’architettura. Avevo sentito parlare da più parti del pessimo stato di conservazione degli Continua...

La città della postproduzione

Questo libro raccoglie una serie di saggi sulla postproduzione intesa sia quale condizione che connota oggi i territori europei, sia quale atteggiamento progettuale – realizzare non è più sufficiente e non è più centrale servono interventi altri, altre sovrascritture. Come nella prassi cinematografica, raramente la presa diretta esaurisce il momento di formalizzazione di un film: è necessario applicare un complesso di operazioni quali il doppiaggio, il montaggio, il missaggio che seguono la fase delle riprese e precedono la commercializzazione.
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Constant proponeva un nuovo modello di città, che non era la città normalmente pensata, ma un processo abitativo che diveniva, variava costantemente nel tempo, mobile, nomade. Un modello che doveva nascere per una diversa società, come lui stesso disse, ancora di là da venire. Capovolgendone i termini sarebbe stato più facile, ossia l'architettura che rivoluziona la società?

D: Il mondo si rivoluziona da solo. Se poi guardiamo l'architettura all'interno del complesso di un processo politico e sociale, si può avere un suo fondamentale ruolo, che può essere quello di proporre, con il suo farsi ed essere, delle nuove relazioni tra le persone. Il riuscire nell'intento può essere considerato rivoluzionario, il contrario un fallimento. Diciamo pure che è possibile rivoluzionare il mondo o una sua parte, solo nel momento in cui riesce a stabilire delle nuove relazioni il più possibile positive.

Nello studio delle città negli ultimi anni si sono indagati concetti quali il margine, gli spazi di risulta, i cosiddetti non-luoghi. Quali sono ora i veri spazi da indagare, creare, costruire per capire e cambiare la città del futuro? Siamo già ad un livello successivo in cui altri sono i parametri?

D: Tutti elementi validi; ma consideriamo con particolare interesse gli spazi dell'housing, l'abitazione come tema centrale, diventato il perno attraverso cui convogliare tutto il resto. Le reti dei flussi, dei servizi devono fare riferimento a questo, convogliando le loro peculiarità.  

Dovendo tracciare un percorso immaginario, un albero genealogico della vostra idea progettuale, partendo dal Situazionismo fino ad oggi, cosa vi sentireste di dire?

D: Naturalmente partiremmo da Constant, con l'immensa iconografia sulla sua New Babylon; e poi accenneremmo agli Archigram con la loro Walking City, altrettanto fondamentale; Habraken, con la sua scissione fra apporti e supporti e quindi la città come hardware che contiene la vita stessa, a sua volta libera di contenere tutte quelle attività che mutano, si trasformano e che ne diventano software; Yona Friedman, con la sua visione utopica della Ville Spatiale; i Site e poi Koolhaas, fino agli MVRDV. Molto importanti sono pure delle microesperienze, che cercano d'indagare a fondo le problematiche attuali dell'housing, del landscape, della città, ma senza individuare, in particolare, nomi che possano essere immediatamente riconoscibili. Per contro, potremmo raccontare quello che per altri di noi è stato un diverso percorso ideologico, in un certo senso, parallelo al precedente, che parte da Aldo Rossi e il post-modernismo, fino al decostruttivismo, passando per Steven Holl e alcune delle grandi, attuali archistars.   

Nel vostro modo di progettare ci sono  parole quali: relazione, nuova socialità, riapropriazione, autorganizzazione, temporaneità, mobilità, riproducibilità. Leggetele alla luce dei vostri lavori e integratele.

D: Sono tutti termini che rientrano nel nostro modo di progettare, più che altro perché rientrano nella realtà contemporanea e quindi rientrano nella progettazione. Trovandoci in un momento di profonda crisi non solo economica e sociale, ma anche, e sopratutto, culturale diventa inevitabile rimettere in discussione alcuni principi. E' una stretta necessità operativa cercare altre strade; e il fare ricorso a tali temi rientra certamente in una strada di ricerca. Nessuno di noi crede più ad un'architettura come informatrice delle città, all'architetto demiurgo in grado d trovare la soluzione ai problemi dell'abitare. E' necessaria una nuova relazione tra chi fa l'architettura e chi abita l'architettura, che integri quel processo essenziale di riapropriazione, autorganizzazione e mobilità che permetta di sentire come propria l'architettura. Pensiamo che il progetto di case a basso costo, finalista per Elementalchile,  possa essere un buon esempio d'applicazione di tali temi.  

A proposito dei discorsi sulla quarta dimensione, sulla temporaneità del fare, il concetto di tempo è essenziale nei vostri progetti?

D: Fondamentale. Nella stessa riapropriazione è insito il concetto di tempo. Nell'uso che se ne fa delle architetture, degli spazi si attua comunque una modificazione. E' impossibile concepire un'architettura immutabile nel tempo che rimanga tale e quale a se stessa e al momento storico in cui è stata concepita. Necessariamente essa si deve evolvere con la vita che la circonda. La fruizione, la riapropriazione ne determinano la trasformazione, la mutazione. Quindi diviene impossibile predicare un'architettura assoluta, vincente, che si proponga di risolvere una volta per tutte i problemi legati ad essa.

La politica ricopre un ruolo importante nel vostro lavoro? La politica intesa come ideale a cui rapportarsi, oppure immaginate un ruolo direttamente politico e sociale dell'architettura?

D: Non abbiamo mai fatto parte di gruppi, partiti o altre organizzazioni direttamente impegnate in politica. Pensiamo che la politica vada intesa come impegno in una visione critica del mondo.   

Alcune realtà progettuali lavorano in stretta simbiosi con gruppi sociali emarginati, ne studiano la cultura, ne indagano le abitudini, e con esse cercano di operare. Mi riferisco, in particolar modo, al gruppo Stalker, al loro lavoro nel Campo Boario di Roma. Anche voi ponete maggiore attenzione verso un'esperienza diretta del reale come approccio alla progettazione più che al sapere istituzionalizzato?

D: Non direttamente. Pensiamo che sia necessaria una forte riflessione sull'inclusivismo sociale e culturale delle realtà emarginate, cercando di cogliere ciò che di nuovo e interessante può essere generato da una tale prospettiva di contaminazione culturale.  

La società ha veramente assunto un carattere ludico o è solamente una finzione filosofica?

D: Sicuramente ludico, vista la rivoluzione culturale avvenuta negli anni Sessanta e Settanta che ha portato una totale trasformazione del vivere. I diversi movimenti pacifisti, femministi o più propriamente politici hanno fatto sì che tale aspetto fosse contemplato all'interno del vissuto quotidiano. All'interno delle altre diverse e molteplici sfaccettature.  

Esiste un altro movimento d'avanguardia a cui vi considerate vicini, per affinità creativa, temi proposti, ipotesi artistica?

D: Sicuramente il Dadaismo con il portato rivoluzionario attuato dalla loro arte concettuale, e Marcel Duchamp, personaggio assoluto di riferimento, che ha avuto il merito di estraniare il concetto di arte dalla storia. Questo rientra poi nel discorso del ribaltamento dei significati, in quello che diventerà il detorunament situazionista. Colui che mette i baffi alla gioconda è il primo riferimento i assoluto.

Il rapporto con i nuovi media cosa ha rappresentato e rappresenta per voi? Mi riferisco ad Internet e alla computer graphic in particolare.

D: Internet è uno strumento di lavoro molto interessante che facilita i rapporti operativi sotto molti punti di vista. Inevitabilmente ha rappresentato un cambiamento epocale per tutti. L'importante che tali mezzi rimangano relegati allo stadio di strumento, che non diventino elementi centrali del lavoro, perché in tal modo si rischia di prendere una deriva tutta risolta nella tematica tecnologica. I nuovi mezzi d'espressione grafica ci aiutano altrettanto sensibilmente nella rappresentazione dei lavori, ma sempre senza che ne dipendiamo. Non basiamo il nostro lavoro sull'esasperata ricerca tridimensionale; il progettare non si risolve in questo elemento per quanto interessante possa apparire.

Fare architettura significa rapportarsi a dei limiti, a dei canoni, presenti nella società, come per assecondarne le esigenze, o si tratta di infrangere continuamente tali limiti, fornendo continui stimoli per successivi sviluppi futuri?

D: Ci dovrebbero essere più occasioni nella nostra società per fare sperimentazione. Quindi, ci dovrebbe essere un'architettura in grado di leggere la società, attuarne i suoi principi e, come dicevamo prima, in grado di portarsi quel tantino avanti da offrire, da proporre modelli e forme sociali più avanzate, in una sempre maggiore simbiosi con le vere esigenze dell'uomo.
La sperimentazione è fondamentale per creare cultura, le avanguardie sono tali perché avanzavano e sperimentavano. Senza, sarebbe la morte civile. In Italia, in questo momento, viviamo in uno stato di quasi morte civile; c'è un humus interessante che cerca di venire fuori, ma non si capisce mai come possa riuscire in questo se l'istituzione, la politica non offre quasi possibilità operative, non investe per le nuove generazioni, non si costruisce un ruolo.  

www.doppiomisto.net

 



 
Hortus

Lo spessore della città

La ricerca Lo spessore della città prende corpo nel 2010 in occasione del secondo bando FIRB (Fondo per gli Investimenti della Ricerca di Base – Bando Futuro in Ricerca), pubblicato dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca. Il bando nelle sue tre edizioni (2008, 2010, 2012) è indirizzato a sostenere ricerche di base di giovani studiosi. La stesura del progetto nella sua prima versione è il tentativo di tradurre assunti teorici, costruiti su nuove necessità di dialogo tra architettura e città, in concreti strumenti operativi.  Continua...

Alter-azioni

Questo libro raccoglie una serie di saggi sull’alterazione, ovvero sul rapporto interpretazione e realtà, sostanzialmente sul come si possa aumentare la realtà oltre l’impiego di strumenti tecnologici. Con l’espressione “realtà aumentata” si vuole qui sostenere l’autonomia della visione, la sua non necessità di protesi da altri impostate, a favore di un potenziamento delegato alla sola teoria. L’obiettivo è aggiornare il binomio teoria-progetto, superare inutili dualismi, affermare la coincidenza dei due termini non solo sul piano dei contenuti ma anche su quello degli strumenti. Continua...

peperone_giallo_trasphortusbooks è un progetto editoriale che nasce dall’esperienza di (h)ortus - rivista di architettura. Raccogliere saggi e riflessioni di giovani studiosi dell’architettura, siano esse sul contemporaneo, sulla storia, la critica e la teoria, sul progetto o sugli innumerevoli altri temi che caratterizzano l’arte del costruire è la missione che vogliamo perseguire, per una condivisione seria e ragionata dei problemi che a noi tutti, oggi, stanno profondamente a cuore.

hortusbooks si propone come una collana agile, aperta ad una molteplicità di contributi nel campo dell'architettura. I volumi vengono pubblicati con tecnologia print on demand dalla casa editrice Nuova Cultura di Roma e possono essere acquistati on-line tramite i maggiori canali di diffusione.

Il paesaggio chiama

paesaggio_chiama_tIn tante città mediterranee e anche qui, nella magnifica cornice dello Stretto di Messina, l’attuale urbanesimo genera immense aree abitate che non sono più né urbane né rurali. Ci guardiamo attorno e nella banalità che ci circonda cerchiamo nuove gravità, proprio in questi luoghi destrutturati, perché è qui che possono e devono prendere forma i paesaggi del nostro tempo. L’importanza del paesaggio è sentita quasi sempre in termini solo difensivi, senza la consapevolezza della sua rilevanza sociale e economica, e di conseguenza senza un coinvolgimento culturale e politico delle comunità. Continua...

Valle Giulia Flickr

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Il gruppo Valle Giulia Flickr nasce tre anni fa dall’idea di uno studente di architettura con la passione della fotografia.
Da un piccolo gruppo di appassionati, accomunati dalla voglia di imparare l’arte fotografica e di utilizzarla come strumento per “parlare” di architettura, si è arrivati ad un gruppo che oggi conta più di 260 iscritti.
Lo spirito del gruppo è quello della condivisione come mezzo di conoscenza, sia in campo architettonico che fotografico, e i contest proposti danno l’occasione agli iscritti di confrontarsi su varie tematiche in campo architettonico e sociale. Continua...

Dal paesaggio al panorama, dal panorama al paesaggio

camiz_copertina_tUna mostra che presenti fotografie di paesaggi naturali, così come un osservatore li vede durante una gita, un'escursione, un viaggio, anziché una mostra semplice come si potrebbe credere (perché si potrebbe azzardare che un panorama è sempre bello), si presenta come una mostra piuttosto complessa. In effetti, è la fotografia del paesaggio naturale che è più complessa di quanto non sembri. Infatti, se appunto un ambiente naturale ci appare quasi sempre come bello, in particolare se incontaminato, una sua fotografia non è detto che lo sia. Continua...

Il Giardino dei Cedrati di Villa Pamphilij

cedratiDalla loro domesticazione le piante da frutto sono sempre state utilizzate come elementi costitutivi di diverse tipologie di giardini. In molti giardini storici, a  fronte di esempi virtuosi di conservazione di aree a frutteto o di singole piante da frutto, molto più spesso questi spazi coltivati sono andati perduti, gradualmente sacrificati ad altre priorità nei necessari restauri vegetazionali con perdita di risorse genetiche di valore, ma anche dell’identità dei luoghi. Lo studio di un’ipotesi di recupero del Giardino dei Cedrati in Villa Doria Pamphilj (Roma), oggi profondamente cambiato nella sua forma, struttura e funzione e in progressivo abbandono, rappresenta l’applicazione di un innovativo approccio metodologico, esempio di quella  integrazione di discipline necessaria per non prescindere dalla natura sistemica  di questo luogo. Continua...

Rassegna Italiana | 5 Temi 5 Progetti

Il complesso di risorse culturali, artistiche, ambientali, che sono proprie di un paese noi lo chiamiamo Patrimonio (ma anche l'insieme dei cromosomi che ogni individuo eredita dai propri ascendenti). Le Case sono le abitazioni dell'uomo e l'Esterno è ciò che sta fuori, che viene da fuori. Il termine Tecnologia è composto da arte e discorso, dove per arte si intende(va) il saper fare, in altri termini il progetto del saper fare. La Catastrofe indica i grandi sconvolgimenti provocati dalla natura o dall'uomo. Continua...

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