L'editoriale di (h)ortus


fave.jpg
Dopo quasi vent’anni di assenza – trascorsi, forse colpevolmente, a indagare architetture in luoghi più distanti del pianeta – sono ritornato a Urbino, alla ricerca non soltanto delle opere di Giancarlo De Carlo (e di tutti gli illustri architetti che lo hanno preceduto nella città di Federico da Montefeltro) ma anche della possibilità di fare un personalissimo punto sullo stato dell’architettura. Avevo sentito parlare da più parti del pessimo stato di conservazione degli Continua...

La città della postproduzione

Questo libro raccoglie una serie di saggi sulla postproduzione intesa sia quale condizione che connota oggi i territori europei, sia quale atteggiamento progettuale – realizzare non è più sufficiente e non è più centrale servono interventi altri, altre sovrascritture. Come nella prassi cinematografica, raramente la presa diretta esaurisce il momento di formalizzazione di un film: è necessario applicare un complesso di operazioni quali il doppiaggio, il montaggio, il missaggio che seguono la fase delle riprese e precedono la commercializzazione.
Continua...

PDF

Jean Nouvel. Musée du Quai Branly

Michele Costanzo

L'obiettivo politico/scientifico alla base dell'iniziativa del nuovo Musée Quai Branly (1999-2006) - che rientra nel novero dei grand projects parigini realizzati sotto la presidenza di Jacques Chirac- è stato quello di uscire dalle logiche neocolonialiste e terzomondiste che, a partire dagli anni Trenta, avevano caratterizzato l'impostazione del Musée de l'Homme.
"L'approccio non è quello di un museo di etnologia", afferma Staphan Martin, presidente del Quai Branly, in un'intervista, "ma di un museo moderno responsabile di una collezione etnologica [...]. Quanto all'allestimento interno, nessun approccio estetizzante perché l'intenzione è quella di rendere leggibile la collezione e accessibile l'informazione". L'aspetto innovativo della struttura è, dunque, quello di essere "un museo del XXI secolo, decisamente postcoloniale".
E tale scelta, per risultare evidente a tutti, ha portato alla decisione di non dare all'edificio un nome; alla fine, ha commentato Jean-Loup Amselle su «Le Nouvel Observateur» (1), "è un toponimo che dà il nome al Museo", quai Branly appunto, la strada che costeggia la rive gauce della Senna su cui s'affaccia.
Il terreno dove sorge è quello già appartenuto agli uffici del Ministero delle Finanze: una vasta area vicino alla Tour Eiffel e al Palais de Tokyo raggiungibile attraverso la passerella pedonale Debilly.
Il museo riunisce le due importanti collezioni del Museo delle Arti d'Africa e Oceania e del Museo dell'Uomo con le aggiunte di alcune donazioni e acquisti per colmare delle lacune, riuscendo a raccogliere nell'insieme circa 280.000 pezzi.
E' previsto che una parte della collezione sia esposta a rotazione e che il resto sia custodito nei magazzini (che si trovano negli spazi sotterranei) accessibili agli studiosi.
L'organismo è composto di quattro corpi distinti, collegati da percorsi e passerelle sospese: a) l'edificio Branly, dove sono gli uffici del museo e una sala di proiezioni; b) l'edificio Auvent, provvisto di mediateca, sala lettura, spazio per i bambini, sala consultazione fondi speciali e depositi (con volumi, foto, documentari); l'edificio Universitè, con biblioteca specializzata, uffici, laboratori di restauro; d) l'edificio del museo, che ospita gli spazi destinati all'esposizione permanente (dove vengono esposti a rotazione 3.500 pezzi della collezione) racchiusi in un'unica galleria a doppia altezza, sospesa sul giardino tramite una struttura metallica sotto cui trova posto l'atrio d'ingresso e lo spazio per le esposizioni temporanee.
Tutti gli spazi di servizio, compreso l'auditorium di 500 posti e i magazzini (in grado di accogliere fino a 300.000 opere), sono nel piano interrato.
Nell'ideare la costruzione, Nouvel ha tenuto presente alcuni punti che, pur nella loro intrinseca diversità, tuttavia concorrono in parte a comprendere lo spirito che muove l'architetto francese nella sua ricerca di unicità e di irripetibilità dell'opera come simbolo stesso della contemporaneità.
Il primo punto è rappresentato dall'operazione di "frammentazione" dell'unità dell'edificio. Si tratta di una scomposizione in parti per relazionarle in maniera più equilibrata ai blocchi ottocenteschi la cui presenza ancora caratterizza il quartiere. L'azione di suddivisione investe, altresì, le singole volumetrie, com'è il caso della facciata nord della galleria espositiva, lungo la cui superficie sono incastrati in sequenza dei corpi scatolari, delle bôites colorate di varia dimensione, la cui funzione è quella di creare all'interno degli ambiti utili a conferire l'adatta atmosfera per percepire alcune particolari opere.
Il secondo punto riguarda una certa impronta "ibrida" che l'autore ha inteso trasmettere alle diverse volumetrie come risultato di un incrocio tra la cultura etnologica a cui la struttura espositiva direttamente si rivolge e una sorta di teatrale adesione priva di remore all'houte couture. Il risultato è un composto d'unità formali assai dissimili per colorazioni e materiali impiegati, e fuori degli usuali canoni dell'architettura contemporanea; nonostante ciò, riuscendo a dare un quadro sintetico e rappresentativo della cultura della nostra epoca, nei diversi temi proposti, che sono: l'ecologia e gli spazi verdi, i materiali contrastanti ora grezzi ora high-tech, i giochi di luce, e quant'altro.
Il terzo punto è costituito dalla "dissimulazione" o negazione di sé, in quanto l'edificio è "costruito con una distanza dalla propria identità", come l'autore definisce la Fondation Cartier, in occasione di una conversazione con Jean Baudrillard, riferendosi in particolare all'effetto percettivo della sua fronte d'ingresso. Anche in questo caso, infatti, la presenza della gigantesca vetrata serigrafata lungo quai Branly (alta m. 12 e lunga m. 200), opera con il suo gioco di trasparenze e riflessioni una sorta di "nascondimento"; a cui bisogna aggiungere come ulteriore filtro visivo, la presenza dei filari d'alberi; a cui si deve aggiungere, a rafforzare tale idea di camouflage, il prospetto degli uffici interamente coperto di piante rampicanti, opera del botanico artista Patrik Blanc inventore di numerosi murs végétales.
Il quarto punto, infine, è rappresentato dal giardino disegnato da Gilles Clément che sembrerebbe operare un apparente rovesciamento degli intendimenti prima enunciati; infatti, si presenta come l'unico elemento apertamente dialogante con la città: uno spazio attraversabile a disposizione di tutti che punta ad essere un luogo del quartiere, oltre che uno spazio all'aperto a disposizione dei visitatori del museo.
Ma il reale rapporto che Nouvel e Clément intendono istituire tra museo e giardino è quello di una "poetica della situazione", vale a dire la creazione di un luogo concepito come un ideale "bosco sacro" in cui il museo, ancora una volta, punta a dissolversi, a disperdersi nelle sue "profondità", nel suo "mistero". «Ciò che qui m'interessa è poter avvicinare l'attitudine rispettosa delle civiltà animiste verso gli esseri naturali, e l'attitudine moderna dell'ecologia che porta alle stesse necessità: proteggere il nostro ambiente e ogni essere che vi si trova. E' per questo che ho utilizzato alcuni simboli –come la tartaruga, molto presente in tutte le società animiste- in modo tale da far capire chiaramente che questo giardino si lega al contenuto stesso del museo» (2).
Nel complesso disegno del giardino, sotto il volume sospeso del museo trova luogo un teatro di verdura che fa da sfondo alla caffetteria, mentre una serie di "stanze", di ambiti raccolti funzionali alla sosta sono distribuiti lungo dei percorsi realizzati con molteplici materiali; e nel dedalo del loro disegno si trova un'ulteriore presenza, quella di un'installazione di 1200 canne/giunchi trasparenti che danno luce (3), opera di Yann Kersalé (4) e di notte appaiono come una piantagione luminosa.

Dati progetto   
Nome Quai Branly
Destinazione d'uso Museo
Localizzazione 29-55 Quai Branly, Parigi, Francia
Progettista Ateliers Jean Nouvel
Responsabili del progetto  Didier Brault. Isabelle Guillauic, Françoise Raynaud
Committente Etablissement Public du Musée du Quai Branly
Consulenti  Gilles Clément (progettazione del paesaggio), Yann Kersalé (illuminazione esterna), Patrick Blanc (parete vegetale), OTH (impianti), Arcora (facciate), Avel Acoustique (acustica), Observatoire N°1 (illuminotecnica museale)
Strutture  Ingerop
Imprese principali  Imprese principali: Spie Batignole TPCI (strutture e impermeabilizzazioni del parcheggio interrato), Bouygues (strutture e impermeabilizzazioni del museo), Joseph Paris (carpenteria metallica), Eiffel & Laubeuf (facciate), Cegelec (impianti)
Concorso  1999
Inizio costruzione 2002
Completamento 2006
Dati dimensionali mq. 76.500 sup. totale

Note

(1) Come Francesco Dal Co riporta nel suo scritto, Soltanto "un bel outil?", «Casabella» n. 752 febbraio 2007
(2) Una metafora in forma di giardino, intervista a Gilles Clément di Manuel Orazi, «Domus» n. 859, settembre 2006
(3) Si tratta di led con una tecnologia HQE di 3 watt di potenza a lunga durata
(4) Yann Kersalé è uno scultore della luce che ha realizzato la luce cangiante della Torre Agbar di Jean Nouvel a Barcellona

 

Autore Data pubblicazione Volume pubblicazione
COSTANZO Michele 2008-01-10 n. 4 Gennaio 2008
 
Hortus

Lo spessore della città

La ricerca Lo spessore della città prende corpo nel 2010 in occasione del secondo bando FIRB (Fondo per gli Investimenti della Ricerca di Base – Bando Futuro in Ricerca), pubblicato dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca. Il bando nelle sue tre edizioni (2008, 2010, 2012) è indirizzato a sostenere ricerche di base di giovani studiosi. La stesura del progetto nella sua prima versione è il tentativo di tradurre assunti teorici, costruiti su nuove necessità di dialogo tra architettura e città, in concreti strumenti operativi.  Continua...

Alter-azioni

Questo libro raccoglie una serie di saggi sull’alterazione, ovvero sul rapporto interpretazione e realtà, sostanzialmente sul come si possa aumentare la realtà oltre l’impiego di strumenti tecnologici. Con l’espressione “realtà aumentata” si vuole qui sostenere l’autonomia della visione, la sua non necessità di protesi da altri impostate, a favore di un potenziamento delegato alla sola teoria. L’obiettivo è aggiornare il binomio teoria-progetto, superare inutili dualismi, affermare la coincidenza dei due termini non solo sul piano dei contenuti ma anche su quello degli strumenti. Continua...

peperone_giallo_trasphortusbooks è un progetto editoriale che nasce dall’esperienza di (h)ortus - rivista di architettura. Raccogliere saggi e riflessioni di giovani studiosi dell’architettura, siano esse sul contemporaneo, sulla storia, la critica e la teoria, sul progetto o sugli innumerevoli altri temi che caratterizzano l’arte del costruire è la missione che vogliamo perseguire, per una condivisione seria e ragionata dei problemi che a noi tutti, oggi, stanno profondamente a cuore.

hortusbooks si propone come una collana agile, aperta ad una molteplicità di contributi nel campo dell'architettura. I volumi vengono pubblicati con tecnologia print on demand dalla casa editrice Nuova Cultura di Roma e possono essere acquistati on-line tramite i maggiori canali di diffusione.

Il paesaggio chiama

paesaggio_chiama_tIn tante città mediterranee e anche qui, nella magnifica cornice dello Stretto di Messina, l’attuale urbanesimo genera immense aree abitate che non sono più né urbane né rurali. Ci guardiamo attorno e nella banalità che ci circonda cerchiamo nuove gravità, proprio in questi luoghi destrutturati, perché è qui che possono e devono prendere forma i paesaggi del nostro tempo. L’importanza del paesaggio è sentita quasi sempre in termini solo difensivi, senza la consapevolezza della sua rilevanza sociale e economica, e di conseguenza senza un coinvolgimento culturale e politico delle comunità. Continua...

Valle Giulia Flickr

vg_flickr_11

Il gruppo Valle Giulia Flickr nasce tre anni fa dall’idea di uno studente di architettura con la passione della fotografia.
Da un piccolo gruppo di appassionati, accomunati dalla voglia di imparare l’arte fotografica e di utilizzarla come strumento per “parlare” di architettura, si è arrivati ad un gruppo che oggi conta più di 260 iscritti.
Lo spirito del gruppo è quello della condivisione come mezzo di conoscenza, sia in campo architettonico che fotografico, e i contest proposti danno l’occasione agli iscritti di confrontarsi su varie tematiche in campo architettonico e sociale. Continua...

Dal paesaggio al panorama, dal panorama al paesaggio

camiz_copertina_tUna mostra che presenti fotografie di paesaggi naturali, così come un osservatore li vede durante una gita, un'escursione, un viaggio, anziché una mostra semplice come si potrebbe credere (perché si potrebbe azzardare che un panorama è sempre bello), si presenta come una mostra piuttosto complessa. In effetti, è la fotografia del paesaggio naturale che è più complessa di quanto non sembri. Infatti, se appunto un ambiente naturale ci appare quasi sempre come bello, in particolare se incontaminato, una sua fotografia non è detto che lo sia. Continua...

Il Giardino dei Cedrati di Villa Pamphilij

cedratiDalla loro domesticazione le piante da frutto sono sempre state utilizzate come elementi costitutivi di diverse tipologie di giardini. In molti giardini storici, a  fronte di esempi virtuosi di conservazione di aree a frutteto o di singole piante da frutto, molto più spesso questi spazi coltivati sono andati perduti, gradualmente sacrificati ad altre priorità nei necessari restauri vegetazionali con perdita di risorse genetiche di valore, ma anche dell’identità dei luoghi. Lo studio di un’ipotesi di recupero del Giardino dei Cedrati in Villa Doria Pamphilj (Roma), oggi profondamente cambiato nella sua forma, struttura e funzione e in progressivo abbandono, rappresenta l’applicazione di un innovativo approccio metodologico, esempio di quella  integrazione di discipline necessaria per non prescindere dalla natura sistemica  di questo luogo. Continua...

Rassegna Italiana | 5 Temi 5 Progetti

Il complesso di risorse culturali, artistiche, ambientali, che sono proprie di un paese noi lo chiamiamo Patrimonio (ma anche l'insieme dei cromosomi che ogni individuo eredita dai propri ascendenti). Le Case sono le abitazioni dell'uomo e l'Esterno è ciò che sta fuori, che viene da fuori. Il termine Tecnologia è composto da arte e discorso, dove per arte si intende(va) il saper fare, in altri termini il progetto del saper fare. La Catastrofe indica i grandi sconvolgimenti provocati dalla natura o dall'uomo. Continua...

Joomla Templates by Joomlashack