L'editoriale di (h)ortus


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Dopo quasi vent’anni di assenza – trascorsi, forse colpevolmente, a indagare architetture in luoghi più distanti del pianeta – sono ritornato a Urbino, alla ricerca non soltanto delle opere di Giancarlo De Carlo (e di tutti gli illustri architetti che lo hanno preceduto nella città di Federico da Montefeltro) ma anche della possibilità di fare un personalissimo punto sullo stato dell’architettura. Avevo sentito parlare da più parti del pessimo stato di conservazione degli Continua...

La città della postproduzione

Questo libro raccoglie una serie di saggi sulla postproduzione intesa sia quale condizione che connota oggi i territori europei, sia quale atteggiamento progettuale – realizzare non è più sufficiente e non è più centrale servono interventi altri, altre sovrascritture. Come nella prassi cinematografica, raramente la presa diretta esaurisce il momento di formalizzazione di un film: è necessario applicare un complesso di operazioni quali il doppiaggio, il montaggio, il missaggio che seguono la fase delle riprese e precedono la commercializzazione.
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Herzog & de Meuron. Il nuovo stadio di Monaco Allianz Arena

Michele Costanzo

Lo stadio di calcio, attrezzato il più delle volte per ospitare anche le gare d'atletica, nella sua storia si è sempre rapportato in qualche modo alla città, cercando di non rimanere una presenza estranea ad essa. Così, pur sorgendo in zone non centrali o in fasce dell'immediata periferia non densamente abitate, si è sempre integrato nel disegno del tessuto abitativo (1), associato magari ad altre strutture sportive, in modo che il suo immediato intorno fosse quotidianamente utilizzato dalla collettività come spazio per il tempo libero, per l'incontro o per attività ricreative rivolte alla quotidianità della vita, in attesa dell'evento ricorrente, della grande festa dello sport, questa volta riferito a decine di migliaia di utenti.
Un interessante esempio di tale concezione è l'Olympiastadion di Monaco progettato da Frei Otto (1967-1972), inserito nella vasta area attrezzata del Parco olimpico ideata da Gunter Behnisch (2). Si tratta di una vera sintesi tra architettura e paesaggio, ed un'eccellente espressione dell'integrazione tra area sportiva e tessuto urbano. L'importanza del valore estetico/culturale dell'impianto è, altresì, sottolineata dal fatto che dal 1997 è sotto tutela - non è stato utilizzato, infatti, in occasione del Campionato mondiale di calcio 2006 - ed è stato bloccato qualunque intervento d'adeguamento funzionale al fine di mantenere inalterata la singolare struttura.

In tempi recenti, la questione delle grandi attrezzature per lo sport-spettacolo ha subito una radicale inversione di tendenza: sembra, infatti, che nessuna nuova costruzione sportiva di questo genere riesca a mantenere un rapporto armonico con l'ambiente urbano. La politica che tende al loro allontanamento dalle città (per ragioni di sicurezza, di controllo, di facile e diretta raggiungibilità con mezzi pubblici e privati e di deflusso dopo-partita veloce e ben regolato) caratterizza, ormai, la scelta delle localizzazioni dei nuovi stadi, come quella dell'impostazione stessa dei progetti. Così, questo genere di organismo sempre più tende a configurarsi come entità autonoma, distaccata dal contesto abitativo, pur dotata di opportune infrastrutture di collegamento: un po' come accade per certi luoghi del commercio (com'è il caso dei villaggi dell'outlet) o del tempo libero (in particolare, le città del divertimento dedicate all'infanzia).
Un paradigmatico esempio in tal senso è il nuovo stadio Allianz Arena a Monaco, progettato da Herzog & de Meuron (2002-2005). La costruzione, infatti, in maniera pragmatica nega qualsiasi rapporto con l'ambiente circostante (non a caso sorge a Frottmaning, un'area eliottianamente "desolata", situata tra il margine della città e l'anello autostradale), proponendosi come oggetto singolare e del tutto autoreferenziale.
Proprio a seguito della condizione "critica" di partenza (la difficile situazione contestuale che non offre nessuna possibilità d'interazione formale, per la lontananza dall'abitato e per l'assoluta mancanza di possibilità di tessere tradizionali rapporti di scambio con la vita sociale urbana), gli architetti svizzeri si sono sentiti sollecitati a contrastare tali aspetti denotativi del luogo e a reinventare l'immagine stessa di stadio e il suo modo di fruirlo: estendendone l'utilizzazione in senso temporale, aggiungendo anche altre funzioni, in modo da rendere quel vasto, indefinito spazio, un luogo da esplorare, una meta da raggiungere, un'immagine da cui lasciarsi catturare.
Per conseguire tali obiettivi i progettisti hanno applicato nel loro intervento una tecnica (da loro praticata in precedenti occasioni attraverso una gamma di soluzioni particolarmente interessanti) che potremmo definire del "packaging", e che vuol dire creare un involucro-oggetto (Jacques Herzog afferma che "l'involucro coincide con il simbolo"), dalla forma arbitraria, ma funzionale alla comunicazione (soprattutto legata al marketing), che riveste, ingloba, nasconde al suo interno un'altra realtà complessa: nella fattispecie, quella di una struttura in cemento armato che ospita, su tre ordini di gradinate, 66.000 spettatori; con un articolato e ulteriore apparato di servizi, di spazi per la stampa, per gli atleti e il loro seguito, per gli spettatori, per il commercio, la ristorazione, la sicurezza e quant'altro.
L'intento progettuale è stato, dunque, quello di definire un'immagine dal marcato carattere iconico/percettivo, in grado di esercitare una forte presa sul pubblico. Va considerato, altresì, che in tale processo di configurazione dell'oggetto, anche il contesto riceve un arricchimento, fino ad acquistare un nuovo senso, risultare completamente risignificato.
Il singolare volume che avvolge lo stadio è composto di 2.800 cuscini in Etfe, un fluoropolimero sintetico semitrasparente che di sera (quando c'è una partita) possono essere illuminati dall'interno, assumendo i colori (rosso, blu e bianco) delle squadre in campo: trasformandosi, in questo modo, in un performing object, o in una sorta di scultura o gigantesca installazione a scala territoriale.
Diversamente, di giorno appare come un enorme cuscino trapunto, di forma circolare e di color bianco-latte. La figura architettonica, inoltre, è distaccata circa quattro metri da terra: questo conferisce ad essa un senso di estrema leggerezza e d'inconsistenza materica.
L'attenta ed elaborata immagine/involucro di Herzog & de Meuron ha come fine quello di rimanere impressa nella memoria collettiva e di proporsi come simbolo comunicativo di grande richiamo sia percorrendo la vicine autostrada, che guardando le partite-spettacolo televisive, arricchite dagli emozionanti effetti delle riprese aeree.
Tale stadio di calcio, oltre a potersi definire un oggetto-immagine, è anche un "superluogo": ossia, è anche un museo-tempio-dello-sport-supermercato dove il pubblico si reca (nei giorni in cui non ci sono eventi sportivi) e, ad orari stabiliti, può svolgere, con gruppi organizzati, una visita guidata; e all'interno dell'intero organismo può altresì acquistare, in spazi opportunamente predisposti, souvenir, vestiti, attrezzature sportive ed altre numerose varietà di merci.

Dati progetto  
Nome Allianz Arena
Destinazione d'uso Stadio
Localizzazione Monaco di Baviera, Werner-Heisenberg-Allee 25
Involucro Etilene tetrafluoroetilene
Progettista Jacques Herzog, Pierre de Meuron
Committente Bayern Monaco e Monaco 1860
Inizio costruzione 21 ottobre 2002
Completamento 30 maggio 2005
Dimensione del terreno 105 x 68 m


Note

1) Ancora agli inizi degli anni Settanta, come osserva Hans-Jurgen Breuning (Stadi alieni (e alienati), "Il Giornale dell'Architettura" n. 41, giugno 2006), gli stessi nomi degli stadi, nel Campionato mondiale di calcio in Germania del 1974, ancora "[...] denotavano una prossimità ideale ai concetti di spazio pubblico e di natura: il Waldstadion (stadio della foresta) di Francoforte, il Parkstadion (stadio del parco) di Gelsenkichen, il Volkparkstadion (stadio del parco del popolo) di Amburgo o il Mongersdorfer Stadion (stadio del villaggio di Mongersdorf) di Colonia: si ponevano tutti come luoghi pubblici nelle città in relazione diretta con l'ambiente circostante, luoghi che cercavano un dialogo con il contesto".
(2) Le strutture e le coperture sono di Otto, Leonardt e Andrè. La progettazione del Parco olimpico è di Gunter Behnisch e Gunter Grzimeck.

 

Autore Data pubblicazione Volume pubblicazione
COSTANZO Michele
2007-12-21 n. 3 Dicembre 2007
 
Hortus

Lo spessore della città

La ricerca Lo spessore della città prende corpo nel 2010 in occasione del secondo bando FIRB (Fondo per gli Investimenti della Ricerca di Base – Bando Futuro in Ricerca), pubblicato dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca. Il bando nelle sue tre edizioni (2008, 2010, 2012) è indirizzato a sostenere ricerche di base di giovani studiosi. La stesura del progetto nella sua prima versione è il tentativo di tradurre assunti teorici, costruiti su nuove necessità di dialogo tra architettura e città, in concreti strumenti operativi.  Continua...

Alter-azioni

Questo libro raccoglie una serie di saggi sull’alterazione, ovvero sul rapporto interpretazione e realtà, sostanzialmente sul come si possa aumentare la realtà oltre l’impiego di strumenti tecnologici. Con l’espressione “realtà aumentata” si vuole qui sostenere l’autonomia della visione, la sua non necessità di protesi da altri impostate, a favore di un potenziamento delegato alla sola teoria. L’obiettivo è aggiornare il binomio teoria-progetto, superare inutili dualismi, affermare la coincidenza dei due termini non solo sul piano dei contenuti ma anche su quello degli strumenti. Continua...

peperone_giallo_trasphortusbooks è un progetto editoriale che nasce dall’esperienza di (h)ortus - rivista di architettura. Raccogliere saggi e riflessioni di giovani studiosi dell’architettura, siano esse sul contemporaneo, sulla storia, la critica e la teoria, sul progetto o sugli innumerevoli altri temi che caratterizzano l’arte del costruire è la missione che vogliamo perseguire, per una condivisione seria e ragionata dei problemi che a noi tutti, oggi, stanno profondamente a cuore.

hortusbooks si propone come una collana agile, aperta ad una molteplicità di contributi nel campo dell'architettura. I volumi vengono pubblicati con tecnologia print on demand dalla casa editrice Nuova Cultura di Roma e possono essere acquistati on-line tramite i maggiori canali di diffusione.

Il paesaggio chiama

paesaggio_chiama_tIn tante città mediterranee e anche qui, nella magnifica cornice dello Stretto di Messina, l’attuale urbanesimo genera immense aree abitate che non sono più né urbane né rurali. Ci guardiamo attorno e nella banalità che ci circonda cerchiamo nuove gravità, proprio in questi luoghi destrutturati, perché è qui che possono e devono prendere forma i paesaggi del nostro tempo. L’importanza del paesaggio è sentita quasi sempre in termini solo difensivi, senza la consapevolezza della sua rilevanza sociale e economica, e di conseguenza senza un coinvolgimento culturale e politico delle comunità. Continua...

Valle Giulia Flickr

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Il gruppo Valle Giulia Flickr nasce tre anni fa dall’idea di uno studente di architettura con la passione della fotografia.
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Il Giardino dei Cedrati di Villa Pamphilij

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Rassegna Italiana | 5 Temi 5 Progetti

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