L'editoriale di (h)ortus


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Dopo quasi vent’anni di assenza – trascorsi, forse colpevolmente, a indagare architetture in luoghi più distanti del pianeta – sono ritornato a Urbino, alla ricerca non soltanto delle opere di Giancarlo De Carlo (e di tutti gli illustri architetti che lo hanno preceduto nella città di Federico da Montefeltro) ma anche della possibilità di fare un personalissimo punto sullo stato dell’architettura. Avevo sentito parlare da più parti del pessimo stato di conservazione degli Continua...

La città della postproduzione

Questo libro raccoglie una serie di saggi sulla postproduzione intesa sia quale condizione che connota oggi i territori europei, sia quale atteggiamento progettuale – realizzare non è più sufficiente e non è più centrale servono interventi altri, altre sovrascritture. Come nella prassi cinematografica, raramente la presa diretta esaurisce il momento di formalizzazione di un film: è necessario applicare un complesso di operazioni quali il doppiaggio, il montaggio, il missaggio che seguono la fase delle riprese e precedono la commercializzazione.
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architetture_cipollaAsakusa Culture Tourist Information Center, Tokyo

Un’architettura giapponese di Kengo Kuma

Chiara Meucci

meucci kuma 20«Nella casa giapponese non esiste una divisione preordinata degli spazi, come in occidente: camera da letto, sala da pranzo… Per passare dall’intimità di un piccolo volume alla grandezza di una sala da ricevimento basta rimuovere i fusuma. I giapponesi dovevano possedere un vero spirito di sintesi per concepire quest’architettura, scaturita dal pensiero taoista – specchio della loro vita: l’arte della vita consiste in un riadattamento costante all’ambiente. E infatti non mancano certo di capacità di adattamento! Sono rimasta impressionata dalla concezione dei loro moduli e dal sistema semplicissimo della loro messa in opera, dalla voluta assenza di peso, dalla leggerezza richiesta dall’effimero.»

Charlotte Perriand

Di fronte al tempio Senso-ji, il più antico della città di Tokyo, si trova il Centro informazioni per turisti progettato dallo studio Kengo Kuma & Associates. L’edificio occupa una posizione d’angolo tra due strade molto frequentate soprattutto dai turisti richiamati nel quartiere di Asakusa dalla presenza del tempio. Con i suoi otto piani fuori terra il Centro informazioni è un segno verticale che si impone sull’edificato circostante e viene, da un lato, riconosciuto come punto di riferimento dai passanti che esplorano la città e, dall’altro, come icona dagli abitanti del quartiere.

Ogni piano ospita funzioni differenti; questa molteplicità di usi è dichiarata dall’immagine dell’edificio che sembra essere il risultato della sovrapposizione di sei volumi descritti dai solai inclinati dei vari livelli.  A diretto contatto con la città sono collocate le funzioni dedicate esclusivamente ai turisti. I primi due piani della struttura, infatti, ospitano l’area accoglienza, il centro informazioni e l’ufficio di cambio, mentre al terzo piano si trovano gli uffici, al quarto e quinto piano le sale conferenza, al sesto uno spazio espositivo. L’ultimo livello ospita un punto ristoro e una terrazza panoramica dalla quale è possibile dominare la vista sul complesso del tempio Senso-ji. Un ampio vuoto centrale è il fulcro intorno al quale si sviluppa il sistema di distribuzione che dal piano terra porta al primo piano e intorno al quale è ordinata la sequenza delle funzioni.  Questo vuoto, inoltre, garantisce la continuità visiva tra le due quote che vengono percepite come un unico ambiente. A differenza del basamento, ognuno dei livelli superiori costituisce un’unità spaziale e funzionale autonoma. A partire dal secondo piano il sistema di distribuzione si comprime, la continuità visiva e spaziale tra i livelli differenti viene annullata e le diverse quote vengono collegate tramite ascensori.

L’acciaio e il legno sono i materiali protagonisti del progetto, che, alternandosi, definiscono sia gli ambienti interni sia l’immagine esterna del Centro informazioni. L’acciaio è impiegato per gli elementi strutturali, mentre in legno sono realizzate le superfici orizzontali e verticali, compreso il sistema di facciata esterno. All’interno, la presenza del legno richiama alla mente del visitatore l’atmosfera accogliente e calda tipica degli interni tradizionali giapponesi, per quanto il ruolo di tale materiale nel progetto sia profondamente ripensato. Il legno nella tradizione costruttiva nipponica, infatti, è utilizzato per la realizzazione della struttura portante degli organismi edilizi e solitamente costituisce la parte solida dell’architettura; nel progetto dello Studio Kuma, invece, il ruolo portante è affidato all’acciaio e il legno diventa l’elemento leggero della composizione. Nel sistema di facciata, inoltre, il legno viene sottoposto a un processo di scomposizione per enfatizzarne le caratteristiche di leggerezza e di transitorietà. Quest’operazione della scomposizione dei materiali, rintracciabile in altri progetti dello Studio Kuma, come il Bato Hiroshige Museum, è stata definita, in un saggio da Stefano Boeri, come una «strategia di parcellizzazione delle superfici della facciata che apre gli spazi interni al vento e alla luce e riscatta la perdita di leggerezza a cui si è piegata l’architettura giapponese durante il ‘900»(1).  In sintesi si può riconoscere il riferimento al vocabolario dell’architettura tradizionale, ma allo stesso tempo apprezzare l’operazione di astrazione attraverso la quale l’architetto riesce a renderlo contemporaneo attribuendogli un nuovo significato.

È interessante analizzare anche il rapporto dell’edificio con la città di Tokyo. Il quartiere di Asakusa, come la maggior parte dei quartieri di Tokyo, è caratterizzato da un’evidente e continua diversificazione morfologica dei volumi che lo compongono. L’edificato, infatti, si sviluppa alternando organismi edilizi con consistenze volumetriche molto differenti tra loro che rispondono a una logica di giustapposizione delle parti. Edifici di altezze contenute si affiancano ad altri che raggiungono i trenta metri e che differiscono dai primi per soluzioni tecnologiche e materiali utilizzati. Il Centro informazioni, tuttavia, non è stato pensato come un elemento ordinatore del contesto urbano, quanto piuttosto si propone di assecondare il carattere caotico della città affermandosi come sovrapposizione di differenti volumi che rispondono a geometrie diverse.  Le dinamiche urbane di una città complessa come quella di Tokyo entrano all’interno del progetto. «Voglio cancellare l’architettura. Ho sempre voluto farlo e non credo che cambierò mai idea. Perché credo che un edificio debba diventare tutt’uno con il suo intorno» (2).  Queste le parole di Kengo Kuma che chiariscono l’obiettivo, pienamente raggiunto,  che l’architetto intende perseguire attraverso questa opera.

Note
(1) Kuma K., Anti-object: the dissolution and disintegration of architecture (traduzione di Hiroshi Watanabe) London, Architectural Association, 2008
(2) Casamonti M. (a cura di) Kengo Kuma, Milano, Motta Architettura, 2007

Asakusa Culture Tourist Information Center

Architetto Kengo Kuma & Associates
Gruppo di progettazione
Kengo Kuma, Teppei Fujiwara, Masafumi Harigai, Okayama Naoki, Kiyoaki Takeda, Masaru Shuku, Erina Kuryu, Hiroaki Saito
Strutture Makino Structural design
Committente Taito city
Superficie dell’area di intervento 326,23 mq
Superficie dell’edificio 2159,52 mq
Costo 1.187.392.500 JPY
Cronologia Gennaio 2009~Febbraio 2012
Fotografie
Takeshi Yamagishi, Michela Romano

Si ringrazia Kengo Kuma & Associates per aver gentilmente concesso la pubblicazione degli elaborati grafici e delle foto del progetto.

Autore Data pubblicazione Volume pubblicazione
MEUCCI Chiara 2015-03-23 n. 90 Marzo 2015
 
Hortus

Lo spessore della città

La ricerca Lo spessore della città prende corpo nel 2010 in occasione del secondo bando FIRB (Fondo per gli Investimenti della Ricerca di Base – Bando Futuro in Ricerca), pubblicato dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca. Il bando nelle sue tre edizioni (2008, 2010, 2012) è indirizzato a sostenere ricerche di base di giovani studiosi. La stesura del progetto nella sua prima versione è il tentativo di tradurre assunti teorici, costruiti su nuove necessità di dialogo tra architettura e città, in concreti strumenti operativi.  Continua...

Alter-azioni

Questo libro raccoglie una serie di saggi sull’alterazione, ovvero sul rapporto interpretazione e realtà, sostanzialmente sul come si possa aumentare la realtà oltre l’impiego di strumenti tecnologici. Con l’espressione “realtà aumentata” si vuole qui sostenere l’autonomia della visione, la sua non necessità di protesi da altri impostate, a favore di un potenziamento delegato alla sola teoria. L’obiettivo è aggiornare il binomio teoria-progetto, superare inutili dualismi, affermare la coincidenza dei due termini non solo sul piano dei contenuti ma anche su quello degli strumenti. Continua...

peperone_giallo_trasphortusbooks è un progetto editoriale che nasce dall’esperienza di (h)ortus - rivista di architettura. Raccogliere saggi e riflessioni di giovani studiosi dell’architettura, siano esse sul contemporaneo, sulla storia, la critica e la teoria, sul progetto o sugli innumerevoli altri temi che caratterizzano l’arte del costruire è la missione che vogliamo perseguire, per una condivisione seria e ragionata dei problemi che a noi tutti, oggi, stanno profondamente a cuore.

hortusbooks si propone come una collana agile, aperta ad una molteplicità di contributi nel campo dell'architettura. I volumi vengono pubblicati con tecnologia print on demand dalla casa editrice Nuova Cultura di Roma e possono essere acquistati on-line tramite i maggiori canali di diffusione.

Il paesaggio chiama

paesaggio_chiama_tIn tante città mediterranee e anche qui, nella magnifica cornice dello Stretto di Messina, l’attuale urbanesimo genera immense aree abitate che non sono più né urbane né rurali. Ci guardiamo attorno e nella banalità che ci circonda cerchiamo nuove gravità, proprio in questi luoghi destrutturati, perché è qui che possono e devono prendere forma i paesaggi del nostro tempo. L’importanza del paesaggio è sentita quasi sempre in termini solo difensivi, senza la consapevolezza della sua rilevanza sociale e economica, e di conseguenza senza un coinvolgimento culturale e politico delle comunità. Continua...

Valle Giulia Flickr

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Il gruppo Valle Giulia Flickr nasce tre anni fa dall’idea di uno studente di architettura con la passione della fotografia.
Da un piccolo gruppo di appassionati, accomunati dalla voglia di imparare l’arte fotografica e di utilizzarla come strumento per “parlare” di architettura, si è arrivati ad un gruppo che oggi conta più di 260 iscritti.
Lo spirito del gruppo è quello della condivisione come mezzo di conoscenza, sia in campo architettonico che fotografico, e i contest proposti danno l’occasione agli iscritti di confrontarsi su varie tematiche in campo architettonico e sociale. Continua...

Dal paesaggio al panorama, dal panorama al paesaggio

camiz_copertina_tUna mostra che presenti fotografie di paesaggi naturali, così come un osservatore li vede durante una gita, un'escursione, un viaggio, anziché una mostra semplice come si potrebbe credere (perché si potrebbe azzardare che un panorama è sempre bello), si presenta come una mostra piuttosto complessa. In effetti, è la fotografia del paesaggio naturale che è più complessa di quanto non sembri. Infatti, se appunto un ambiente naturale ci appare quasi sempre come bello, in particolare se incontaminato, una sua fotografia non è detto che lo sia. Continua...

Il Giardino dei Cedrati di Villa Pamphilij

cedratiDalla loro domesticazione le piante da frutto sono sempre state utilizzate come elementi costitutivi di diverse tipologie di giardini. In molti giardini storici, a  fronte di esempi virtuosi di conservazione di aree a frutteto o di singole piante da frutto, molto più spesso questi spazi coltivati sono andati perduti, gradualmente sacrificati ad altre priorità nei necessari restauri vegetazionali con perdita di risorse genetiche di valore, ma anche dell’identità dei luoghi. Lo studio di un’ipotesi di recupero del Giardino dei Cedrati in Villa Doria Pamphilj (Roma), oggi profondamente cambiato nella sua forma, struttura e funzione e in progressivo abbandono, rappresenta l’applicazione di un innovativo approccio metodologico, esempio di quella  integrazione di discipline necessaria per non prescindere dalla natura sistemica  di questo luogo. Continua...

Rassegna Italiana | 5 Temi 5 Progetti

Il complesso di risorse culturali, artistiche, ambientali, che sono proprie di un paese noi lo chiamiamo Patrimonio (ma anche l'insieme dei cromosomi che ogni individuo eredita dai propri ascendenti). Le Case sono le abitazioni dell'uomo e l'Esterno è ciò che sta fuori, che viene da fuori. Il termine Tecnologia è composto da arte e discorso, dove per arte si intende(va) il saper fare, in altri termini il progetto del saper fare. La Catastrofe indica i grandi sconvolgimenti provocati dalla natura o dall'uomo. Continua...

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