L'editoriale di (h)ortus


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Dopo quasi vent’anni di assenza – trascorsi, forse colpevolmente, a indagare architetture in luoghi più distanti del pianeta – sono ritornato a Urbino, alla ricerca non soltanto delle opere di Giancarlo De Carlo (e di tutti gli illustri architetti che lo hanno preceduto nella città di Federico da Montefeltro) ma anche della possibilità di fare un personalissimo punto sullo stato dell’architettura. Avevo sentito parlare da più parti del pessimo stato di conservazione degli Continua...

La città della postproduzione

Questo libro raccoglie una serie di saggi sulla postproduzione intesa sia quale condizione che connota oggi i territori europei, sia quale atteggiamento progettuale – realizzare non è più sufficiente e non è più centrale servono interventi altri, altre sovrascritture. Come nella prassi cinematografica, raramente la presa diretta esaurisce il momento di formalizzazione di un film: è necessario applicare un complesso di operazioni quali il doppiaggio, il montaggio, il missaggio che seguono la fase delle riprese e precedono la commercializzazione.
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raccolto_pomodoriRicucire vuoti urbani

Due tesi di laurea in Progettazione architettonica

Tesi di laurea di Luca Marcotullio e Andrea Pazienza
Relatore Alfonso Giancotti

marcotullio pazienzaL’indiscriminato, vasto e frammentato sviluppo orizzontale delle aree urbane e peri-urbane delle città italiane rappresenta ormai un fenomeno consolidato dal quale discende una modesta vitalità urbana – diretta conseguenza dovuta per di più alla scarsa densità abitativa e della bassa densità d’uso delle funzioni a servizio delle residenze – una dilatazione del tempo e dello spazio, percepito in dimensioni non più umane, e, infine, l’inefficienza e l’insostenibilità delle infrastrutture.

Dalla riflessione sugli esponenziali effetti dell'urban sprawl e del concrete jungle muovono le ricerche progettuali condotte in occasione dell’elaborazione della tesi di laurea di Luca Marcotullio e di Andrea Pazienza; il primo le rileva nella nascente area metropolitana della Val Pescara, il secondo nella disordinata periferie di Roma.
Seppur diversi negli esiti, questi due lavori di ricerca partono entrambi dalla individuazione - lungo la indeterminata linea di confine tra il centro e la periferia - di ampi vuoti urbani che, annodati a importanti infrastrutture, rivelano grandi potenzialità nell'ottica di favorire l'auspicato rinnovamento urbano.
La dimensione analitica delle due ricerche ha una struttura chiara quanto lineare: il lavoro di individuazione, sulla base di criteri puramente scientifici, di cause ed effetti delle criticità in essere definisce gli obiettivi che il progetto di ricerca di ricerca si propone di raggiungere attraverso l’impiego di una metodologia che preveda di sperimentare l’esito di un potenziale processo di elevata densificazione dello spazio ricompreso all’interno vuoti strategici.
Una metodologia che prende avvio, attraverso l’analisi, dalla verifica dei modelli applicabili all’interno di un processo siffatto a partire dalle sperimentazioni utopiche e di natura radicale condotte nel secolo scorso.
Pur condividendo, sotto il profilo metodologico, un punto di partenza analogo, gli esiti dei due lavori, come già affermato, hanno prodotto esiti assai differenti: il lavoro di Luca Marcotullio muove nella direzione di ottimizzare l'orizzontalità dello spazio urbano, stratificandolo su più livelli, mentre quello di Andrea Pazienza si propone di raggiungere maggiori indici di densità abitativa attraverso la costruzione di sistema architettonico e funzionale complesso che si sostanzia in un importante quanto inedito sviluppo verticale dell'Urbe.

Il tessuto urbano multilivello

La necessità di un cuore metropolitano per l'area della Val Pescara, ipotizzata da Luca Marcotullio, si inserisce nel vuoto di undici ettari, centrale per la città e per le infrastrutture territoriali, creatosi nell'Area di risulta dell'ex tracciato ferroviario. La configurazione dell’area d’intervento, per genesi e problematiche in essere, è marcata da un carattere comune a tutte quelle città che hanno avviato, in tempi più o meno recenti, un processo di rinnovamento e conversione degli scali ferroviari centrali. Già dagli anni ottanta, durante la fase di dismissione, l'area di Pescara è divenuta oggetto di studi e concorsi di idee.
Un luogo che, nel corso del tempo, è stato progressivamente oggetto criticità dovute al naturale processo di sviluppo della città stessa, e che oggi può catalizzare positivamente il potenziale inespresso, generato dal disordine funzionale e formale all’interno di un'area strategica, attraverso l'innesto di sistema, di natura sperimentale, a partire da un elemento strutturante lo spazio pubblico: la strada.
È possibile descrivere Pescara come un esempio sintomatico di città moderna che, consolidata sulla dimensione dell'automobile, s'affanna e muore? Ma la strada è veramente morta? E’ possibile interrogarsi ancora sulla qualità spaziale della strada, elemento urbano scolpito in un tessuto continuo ad alta densità abitativa e tipologica, che anima spazialmente l'umana percezione offrendo continue rivelazioni? E’ possibile trasformare questo invaso urbano, oggi fattore di risulta di salubri espansioni con edifici totalmente disinteressati da essa, mortificata dalla progressiva standardizzazione e zonizzazione degli usi funzionali?
A questi quesiti la ricerca prova a dare una risposta, attraverso una visione urbana che tenta di riportare la dimensione dell'uomo come misura della città attraverso un mix funzionale attrattore, ma soprattutto attraverso la determinazione di spazialità seducenti, di varietà materiche e formali, di stratificazioni che arricchiscono la dimensione percettiva, permettendo di apprezzare la profondità dello spazio urbano.
Partendo dalla considerazione di come la riduzione del consumo di suolo attraverso lo sviluppo di architetture iper-verticali possa produrre uno scollamento spaziale e percettivo tra lo spazio della residenza e quello urbano di pertinenza il progetto di Luca Marcotullio propone un sistema di stratificazione orizzontale dello spazio urbano in grado di generare, a sua volta, un sistema di tessuto urbano continuo in grado, oltre che di stratificarsi, anche di diramasi, sempre nella direzione orizzontale, al fine di preservare un vitale effetto-città e, conseguentemente, una dimensione umana in termini di percezione spaziale e di spostamenti.
Una vivacità e una flessibilità che vengono proposte attraverso la rivisitazione del concetto di open-building di J. Habraken che viene elevato alla scala della città: un nastro/struttura/vassoio suddivisibile che può svilupparsi e crescere nel corso del tempo favorendo, attraverso le scelte puntuali o di settore dei fruitori, una mixité di usi, forme e dimensioni, proprie della città non pianificata, ma sulla quale è possibile, tuttavia, esercitare un controllo.
Il modello urbano proposto rappresenta l'inversione di quello classico: il costruito, che ha come spina dorsale la strada rinata, è un organismo continuo sopraelevato: un edificio-città che, sovrapponendosi alla viabilità esistente, trasforma gradualmente i lotti interclusi tra le strade stesse in parco all’interno dei quali in costruito prende la consistenza di scaglia monumentale.

Densification Vs Expansion

La ricerca sui possibili sviluppi urbanistici della città di Roma ha offerto l'occasione, nel lavoro di Andrea Pazienza, di riflettere sull’ipotesi della ri-progettazione di un intero brano di città, ad alta densità, che si ponga l’obiettivo di stabilire nuove possibili relazioni tra il tessuto consolidato e quello caotico periurbano.
Il recupero delle periferie proposto dall’ultimo PRG (2003) attraverso il potenziamento della rete del ferro e l’individuazione di centralità strategiche a margine del centro storico, non appare, infatti, adeguato per risolvere quelle criticità emerse dalle analisi preliminari del lavoro di tesi: il consumo di suolo, l’inefficienza delle infrastrutture e del trasporto pubblico per la sempre più vasta superficie da gestire, la zonizzazione monofunzionale inadeguata alla concezione contemporanea della destinazione mista.
In quest’ottica l’area della centralità di Pietralata, una vasta quanto disorganica area confinata tra lo snodo della Stazione Tiburtina e l’autostrada A24, rappresenta l’occasione per proporre una sperimentazione urbana, sulla scia degli obiettivi individuati già nel progetto dell’Asse Attrezzato che, nel 1967 proponeneva una densificazione “decentrata” mai posta in atto.
La strategia di densificazione, che si materializza nel progetto attraverso la proposta della “sovrimpressione” alla città esistente di un reticolo, un sistema di tracciati regolatori che, come già accade nella città consolidata, si pone l’ambizioso obiettivo di animare lo spazio pubblico.
Un reticolo che si confronta con il contesto nell’atto di stabilire i “tracciati regolatori”, nel momento in cui circoscrive il tessuto consolidato esistente aprendosi, infine, per garantire la necessaria illuminazione naturale alle costruzioni sottostanti.
Il reticolo diventa, quale volume sospeso, il nuovo livello zero del quartiere.
Il risultato della superimposizione della griglia sull’area di Pietralata si offre come una sorta di ibrido tra il sistema di riferimento cartesiano della Legione Romana e l’astrazione euclidea del Plan Voisin di Le Corbusier: tra un sistema chiuso e un sistema aperto.
Le “streets-in-the-air”, sospese a 40m di altezza, sono connesse, da un estremo all’altro, attraverso un sistema di metropolitana leggera, che si dirama dalle stazioni metropolitane esistenti, collocate ai margini dell’area di intervento. Gli assi cartesiani del nuovo sistema insediativo costituiscono lo strumento di mediazione che, attraverso lo spazio pubblico, attiva la relazione tra la città storica e quella d'espansione, rafforzata dalla presenza di un parco lineare che copre l’estradosso dell’intera maglia ordinatrice liberata dal traffico dei trasporti che avvengono unicamente all’interno del reticolo.

Il sistema, orientato secondo l’asse Nord-Sud che caratterizza da secoli l’urbanistica romana (dall’asse antico e poi barocco della Via Flaminia, all’architettura del Ventennio), struttura il nuovo quartiere laddove gli edifici, con riferimento al concetto di “porosità urbana”, s'intersecano con la griglia.
Lo sviluppo verticale degli edifici - fino ad un’altezza massima di 220m – trova il suo antecedente più illustre nella visione di Le Corbusier per il centro di Parigi, atto di utopistica mediazione tra lo spazio aperto e la città ad alta densità. Le architetture verticali che il progetto propone possono consentire un incremento esponenziale del fattore di densità e, attraverso la loro natura ibrida, favoriscono lo sviluppo del principio di flessibilità degli spazi, la sovrapposizione di programmi funzionali e la permeabilità dello spazio urbano che entra all’interno dell’edificio.
Un modello urbano nel quale l’estensione orizzontale e verticale dello spazio pubblico garantisce la connessione delle parti senza soluzione di continuità; un’opportunità per verificare da un lato la possibilità di recupero delle esperienze dell’Architettura Radicale e, dall’altro, l’applicazione della teoria koolhaasiana della Bigness.

I due lavori, per le ragioni appena esposte, si espongono consapevolmente ai potenziali limiti caratterizzano simili tentativi e alle incertezze di una sperimentazione radicale, tanto sotto il profilo dell’esito formale quanto della fattibilità politica, economica, sociali e non ultimo tecnica.
Il significato di questi lavori è chiaramente paradigmatico, seppur pervasi da una forte tensione verso una concretezza della visione, con l’obiettivo di non sottrarre alla mente l’orizzonte dell’utopia, al cuore quello del mondo intero e ai piedi quello del significato del luogo nel quale si inserisce l’intervento.

Alfonso Giancotti
 
 
Hortus

Lo spessore della città

La ricerca Lo spessore della città prende corpo nel 2010 in occasione del secondo bando FIRB (Fondo per gli Investimenti della Ricerca di Base – Bando Futuro in Ricerca), pubblicato dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca. Il bando nelle sue tre edizioni (2008, 2010, 2012) è indirizzato a sostenere ricerche di base di giovani studiosi. La stesura del progetto nella sua prima versione è il tentativo di tradurre assunti teorici, costruiti su nuove necessità di dialogo tra architettura e città, in concreti strumenti operativi.  Continua...

Alter-azioni

Questo libro raccoglie una serie di saggi sull’alterazione, ovvero sul rapporto interpretazione e realtà, sostanzialmente sul come si possa aumentare la realtà oltre l’impiego di strumenti tecnologici. Con l’espressione “realtà aumentata” si vuole qui sostenere l’autonomia della visione, la sua non necessità di protesi da altri impostate, a favore di un potenziamento delegato alla sola teoria. L’obiettivo è aggiornare il binomio teoria-progetto, superare inutili dualismi, affermare la coincidenza dei due termini non solo sul piano dei contenuti ma anche su quello degli strumenti. Continua...

peperone_giallo_trasphortusbooks è un progetto editoriale che nasce dall’esperienza di (h)ortus - rivista di architettura. Raccogliere saggi e riflessioni di giovani studiosi dell’architettura, siano esse sul contemporaneo, sulla storia, la critica e la teoria, sul progetto o sugli innumerevoli altri temi che caratterizzano l’arte del costruire è la missione che vogliamo perseguire, per una condivisione seria e ragionata dei problemi che a noi tutti, oggi, stanno profondamente a cuore.

hortusbooks si propone come una collana agile, aperta ad una molteplicità di contributi nel campo dell'architettura. I volumi vengono pubblicati con tecnologia print on demand dalla casa editrice Nuova Cultura di Roma e possono essere acquistati on-line tramite i maggiori canali di diffusione.

Il paesaggio chiama

paesaggio_chiama_tIn tante città mediterranee e anche qui, nella magnifica cornice dello Stretto di Messina, l’attuale urbanesimo genera immense aree abitate che non sono più né urbane né rurali. Ci guardiamo attorno e nella banalità che ci circonda cerchiamo nuove gravità, proprio in questi luoghi destrutturati, perché è qui che possono e devono prendere forma i paesaggi del nostro tempo. L’importanza del paesaggio è sentita quasi sempre in termini solo difensivi, senza la consapevolezza della sua rilevanza sociale e economica, e di conseguenza senza un coinvolgimento culturale e politico delle comunità. Continua...

Valle Giulia Flickr

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Il gruppo Valle Giulia Flickr nasce tre anni fa dall’idea di uno studente di architettura con la passione della fotografia.
Da un piccolo gruppo di appassionati, accomunati dalla voglia di imparare l’arte fotografica e di utilizzarla come strumento per “parlare” di architettura, si è arrivati ad un gruppo che oggi conta più di 260 iscritti.
Lo spirito del gruppo è quello della condivisione come mezzo di conoscenza, sia in campo architettonico che fotografico, e i contest proposti danno l’occasione agli iscritti di confrontarsi su varie tematiche in campo architettonico e sociale. Continua...

Dal paesaggio al panorama, dal panorama al paesaggio

camiz_copertina_tUna mostra che presenti fotografie di paesaggi naturali, così come un osservatore li vede durante una gita, un'escursione, un viaggio, anziché una mostra semplice come si potrebbe credere (perché si potrebbe azzardare che un panorama è sempre bello), si presenta come una mostra piuttosto complessa. In effetti, è la fotografia del paesaggio naturale che è più complessa di quanto non sembri. Infatti, se appunto un ambiente naturale ci appare quasi sempre come bello, in particolare se incontaminato, una sua fotografia non è detto che lo sia. Continua...

Il Giardino dei Cedrati di Villa Pamphilij

cedratiDalla loro domesticazione le piante da frutto sono sempre state utilizzate come elementi costitutivi di diverse tipologie di giardini. In molti giardini storici, a  fronte di esempi virtuosi di conservazione di aree a frutteto o di singole piante da frutto, molto più spesso questi spazi coltivati sono andati perduti, gradualmente sacrificati ad altre priorità nei necessari restauri vegetazionali con perdita di risorse genetiche di valore, ma anche dell’identità dei luoghi. Lo studio di un’ipotesi di recupero del Giardino dei Cedrati in Villa Doria Pamphilj (Roma), oggi profondamente cambiato nella sua forma, struttura e funzione e in progressivo abbandono, rappresenta l’applicazione di un innovativo approccio metodologico, esempio di quella  integrazione di discipline necessaria per non prescindere dalla natura sistemica  di questo luogo. Continua...

Rassegna Italiana | 5 Temi 5 Progetti

Il complesso di risorse culturali, artistiche, ambientali, che sono proprie di un paese noi lo chiamiamo Patrimonio (ma anche l'insieme dei cromosomi che ogni individuo eredita dai propri ascendenti). Le Case sono le abitazioni dell'uomo e l'Esterno è ciò che sta fuori, che viene da fuori. Il termine Tecnologia è composto da arte e discorso, dove per arte si intende(va) il saper fare, in altri termini il progetto del saper fare. La Catastrofe indica i grandi sconvolgimenti provocati dalla natura o dall'uomo. Continua...

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