L'editoriale di (h)ortus


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Dopo quasi vent’anni di assenza – trascorsi, forse colpevolmente, a indagare architetture in luoghi più distanti del pianeta – sono ritornato a Urbino, alla ricerca non soltanto delle opere di Giancarlo De Carlo (e di tutti gli illustri architetti che lo hanno preceduto nella città di Federico da Montefeltro) ma anche della possibilità di fare un personalissimo punto sullo stato dell’architettura. Avevo sentito parlare da più parti del pessimo stato di conservazione degli Continua...

La città della postproduzione

Questo libro raccoglie una serie di saggi sulla postproduzione intesa sia quale condizione che connota oggi i territori europei, sia quale atteggiamento progettuale – realizzare non è più sufficiente e non è più centrale servono interventi altri, altre sovrascritture. Come nella prassi cinematografica, raramente la presa diretta esaurisce il momento di formalizzazione di un film: è necessario applicare un complesso di operazioni quali il doppiaggio, il montaggio, il missaggio che seguono la fase delle riprese e precedono la commercializzazione.
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raccolto_pomodoriEssere nel mondo, Essere del mondo

Il dovere dell’architettura di comporre lo spazio di un dialogo consapevole fra l’umano e i luoghi simbolo della sua natura mortale

Tesi di laurea di Serafina Cariglino
Relatore Giovanni Carbonara
Correlatori Riccardo D'Aquino, Ilaria Pecoraro

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La terra così accoglie in sé i morti e così anche i vivi come se fosse un ventre materno:
vita e morte si compongono idealmente come in un riconoscimento reciproco.   

«Sapevo d’averlo generato mortale»: questa fu la risposta che Anassagora, nel V secolo a.C. dette a colui che lo informava della morte del figlio. Risposta apparentemente agghiacciante, quasi disumana per la sua brutale ovvietà. Eppure, da questa risposta non traspare semplicemente un astratto e cinico razionalismo.

Questa verità infima, questa violenta consapevolezza sono la fenditura che accede non solo allo spazio delle riflessioni teoriche ma anche allo scavo dei sentimenti che hanno sempre accompagnato quell’atto, alla fine sempre coraggioso, con il quale l’uomo guarda alla morte: la considerazione razionale come quella religiosa, quella drammatica come quella rasserenante, quella di un’etica “eroica” come quella di un’etica “comune”, sono tutte direttrici prospettiche che pongono l’uomo, nel suo essere genere e nel suo essere specie, “in relazione” con se stesso, con i suoi simili e col mondo che si trova ad abitare e da cui, in qualche modo, è abitato. Estendere analogicamente tale ottica alla composizione di uno spazio architettonico cimiteriale è l’ipotesi che qui si è tentato di verificare, nella consapevolezza della complessa eterogeneità dei possibili rapporti tra uomo e mondo. In quest’ottica si è evitata, in fase compositiva, ogni tipo di serialità, di ricercata simmetria, di centralità prospettica, in favore di un’attenzione alle peculiarità morfologiche naturali dei luoghi interessati dalla progettazione. L’architettura che ne deriva dovrebbe aiutare l'uomo a identificarvisi implicando un atto creativo, interpretativo e dialogico da parte del fruitore dello spazio. Pertanto, piuttosto che imporre per addizione allo spazio naturale una serie di costruzioni si è preferito aprire un varco nella terra, senza violentarla, in modo da suggerire ai vivi, che sono i veri fruitori dello spazio cimiteriale, la possibilità di un dialogo primigenio.
Non una sequenza di loculi disposti serialmente, ma una forte presenza di vegetazione che inglobi i loculi disposti in maniera diffusa. Spazi eterogenei e visuali differenti diventano gli elementi fondamentali di quel processo interpretativo, e dunque creativo,  che l’uomo instaura con il luogo che si trova ad attraversare. Da qui una sorta di spazio “intermedio” da cui si intuiscono spazi ulteriori, di riflessione, di raccoglimento. L’articolazione dello scavo implica soglie differenti che si susseguono dando accesso a luoghi più intimi, in cui architettura e vegetazione si compenetrano. La dimensione umana dell’architettura qui si declina attraverso la misura dello spazio, attraverso la sua forma. L’architettura è dunque il mezzo attraverso il quale si è tentato di ristabilire una sorta di equilibrio tra uomo e mondo.
Il luogo materiale in cui si è tentato di verificare tale ipotesi compositiva è l’area cimiteriale del comune di Cariati. Poco distante dalle mura del centro storico sorge un luogo fortemente connotato dalla presenza di una chiesa quattrocentesca detta dei Minori Osservanti. Nell’area adiacente la chiesa insiste dal 1840 il cimitero comunale. L’assenza di un ossario e l’adozione di un sistema di sepoltura a tumulazione hanno determinato, almeno dalla metà del secolo scorso, un eccessivo e disorganico addensamento di edilizie cimiteriali, specie nell’area sud-ovest del sito. L’addensamento è tale da offrire lo scenario di un anonimo ammasso marmoreo, non fruibile né per lo svolgimento delle ordinarie operazioni di manutenzione né per una decorosa visita ai defunti. Difatti, l’esiguo spazio fra le tombe non solo impedisce un accesso agevole ai singoli sepolcri, ma preclude strutturalmente la possibilità di percorsi pedonali adeguati e la realizzabilità di spazi adatti alla preghiera, alla meditazione, al raccoglimento. Come già esplicitamente dichiarato, tali spazi risultano necessari a sottrarre il cimitero all’idea che sia semplicemente un deposito morti. Averlo pensato, altresì, come un luogo di dialogo fondamentale fra l’uomo e la sua natura più intima impone in fase progettuale un’attenzione particolare agli spazi fondamentali di questo dialogo.
La chiesa dei Minori Osservanti costituisce l’elemento architettonico storicamente caratterizzante il luogo: si compone di due corpi, uno principale e uno collaterale con ingressi indipendenti. Attualmente lo spazio che dovrebbe costituire il sagrato della chiesa è strutturato in funzione dell’area d’ingresso al cimitero, segnato architettonicamente da un portico in cemento armato parzialmente addossato alla facciata del corpo principale del monumento. Tale orientamento prospettico ignora le direttrici dei due ingressi dell’edificio, riducendo l’area a una zona di mero passaggio e destituendo l’edificio ecclesiastico del suo peso specifico nell’equilibrio fra gli spazi. Pertanto si è tentato di riconfigurare tale superficie sia in funzione degli ingressi alle due navate sia in funzione dell’ingresso al cimitero, costituendola, tout-court, quale sagrato, e quindi come luogo dello stare, articolandola in due spazi contigui fra loro e ai due ingressi, coerentemente alle funzioni che si sono ora attribuite alle due aule. Nella navata minore si è pensato di allestire una biblioteca funeraria, nella principale un’aula ecclesiale per la celebrazione delle funzioni e dei riti. In tal modo gli spazi risultano, in funzione di una prospettiva di condivisione umana, molto più fruibili. L’elemento storico/architettonico si coniuga in forma articolata, ora, attraverso funzioni rinnovate, con le declinazioni di un luogo che, lo si ribadisce ancora, vuole accogliere un momento di meditazione fondamentale dell’essere umano. Si è optato, inoltre, per la demolizione dell’attuale portico d’ingresso in cemento e per il mantenimento dell’antico muro retrostante, che costituisce una vera e propria soglia di definizione spaziale per il sagrato e di accesso al cimitero. Portando il piano d’ingresso del cimitero allo stesso livello di quello del sagrato e della chiesa è stato possibile costituire degli accessi secondari al cimitero dall’interno della navata principale, ristabilendo un’antica apertura, oggi tamponata, nella parete laterale della navata stessa e ristabilendo, altresì, una relazione tra il luogo del culto e quello di sepoltura, attualmente precluso dalla serie di tombe addossate alla parete dell’edificio e dalla differenza di quota dei livelli.
Dalla soglia di accesso all’area cimiteriale vera e propria si aprono una serie di percorsi eterogenei,  su livelli differenti. A livello dello scavo (cui si è accennato più sopra) il percorso si articola fra una serie composita di insenature, pensate come piccole stanze all’aperto, sulle cui pareti si distribuiscono i loculi per le ossa e alle cui sommità si trovano aiuole in calcestruzzo da cui si ramifica la vegetazione, costituendo così una fascia vegetale continua per l’intero perimetro dello scavo e quindi per l’intero percorso. Le superfici dello scavo sono trattate in modo da rievocare la materia, i colori, la natura del luogo: a sottolineare, come già più volte accennato, l’importanza fondante del dialogo fra intenzione compositiva, paesaggio naturale e/o architettonico, funzione e fruizione.
Sia dal livello superiore che da quello inferiore è possibile uscire dal perimetro esistente e scendere lungo il pendio dell’altura, su cui è adagiato il tutto, dove è stato pensato un piccolo ampliamento: una sezione acattolica fatta di terrazze protese verso la natura. Si percorre un paesaggio interno vero e proprio che tramite precisi tagli nella muratura perimetrale esistente si connette al paesaggio esterno fatto di querce secolari e Mediterraneo.

 
 
Hortus

Lo spessore della città

La ricerca Lo spessore della città prende corpo nel 2010 in occasione del secondo bando FIRB (Fondo per gli Investimenti della Ricerca di Base – Bando Futuro in Ricerca), pubblicato dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca. Il bando nelle sue tre edizioni (2008, 2010, 2012) è indirizzato a sostenere ricerche di base di giovani studiosi. La stesura del progetto nella sua prima versione è il tentativo di tradurre assunti teorici, costruiti su nuove necessità di dialogo tra architettura e città, in concreti strumenti operativi.  Continua...

Alter-azioni

Questo libro raccoglie una serie di saggi sull’alterazione, ovvero sul rapporto interpretazione e realtà, sostanzialmente sul come si possa aumentare la realtà oltre l’impiego di strumenti tecnologici. Con l’espressione “realtà aumentata” si vuole qui sostenere l’autonomia della visione, la sua non necessità di protesi da altri impostate, a favore di un potenziamento delegato alla sola teoria. L’obiettivo è aggiornare il binomio teoria-progetto, superare inutili dualismi, affermare la coincidenza dei due termini non solo sul piano dei contenuti ma anche su quello degli strumenti. Continua...

peperone_giallo_trasphortusbooks è un progetto editoriale che nasce dall’esperienza di (h)ortus - rivista di architettura. Raccogliere saggi e riflessioni di giovani studiosi dell’architettura, siano esse sul contemporaneo, sulla storia, la critica e la teoria, sul progetto o sugli innumerevoli altri temi che caratterizzano l’arte del costruire è la missione che vogliamo perseguire, per una condivisione seria e ragionata dei problemi che a noi tutti, oggi, stanno profondamente a cuore.

hortusbooks si propone come una collana agile, aperta ad una molteplicità di contributi nel campo dell'architettura. I volumi vengono pubblicati con tecnologia print on demand dalla casa editrice Nuova Cultura di Roma e possono essere acquistati on-line tramite i maggiori canali di diffusione.

Il paesaggio chiama

paesaggio_chiama_tIn tante città mediterranee e anche qui, nella magnifica cornice dello Stretto di Messina, l’attuale urbanesimo genera immense aree abitate che non sono più né urbane né rurali. Ci guardiamo attorno e nella banalità che ci circonda cerchiamo nuove gravità, proprio in questi luoghi destrutturati, perché è qui che possono e devono prendere forma i paesaggi del nostro tempo. L’importanza del paesaggio è sentita quasi sempre in termini solo difensivi, senza la consapevolezza della sua rilevanza sociale e economica, e di conseguenza senza un coinvolgimento culturale e politico delle comunità. Continua...

Valle Giulia Flickr

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Il gruppo Valle Giulia Flickr nasce tre anni fa dall’idea di uno studente di architettura con la passione della fotografia.
Da un piccolo gruppo di appassionati, accomunati dalla voglia di imparare l’arte fotografica e di utilizzarla come strumento per “parlare” di architettura, si è arrivati ad un gruppo che oggi conta più di 260 iscritti.
Lo spirito del gruppo è quello della condivisione come mezzo di conoscenza, sia in campo architettonico che fotografico, e i contest proposti danno l’occasione agli iscritti di confrontarsi su varie tematiche in campo architettonico e sociale. Continua...

Dal paesaggio al panorama, dal panorama al paesaggio

camiz_copertina_tUna mostra che presenti fotografie di paesaggi naturali, così come un osservatore li vede durante una gita, un'escursione, un viaggio, anziché una mostra semplice come si potrebbe credere (perché si potrebbe azzardare che un panorama è sempre bello), si presenta come una mostra piuttosto complessa. In effetti, è la fotografia del paesaggio naturale che è più complessa di quanto non sembri. Infatti, se appunto un ambiente naturale ci appare quasi sempre come bello, in particolare se incontaminato, una sua fotografia non è detto che lo sia. Continua...

Il Giardino dei Cedrati di Villa Pamphilij

cedratiDalla loro domesticazione le piante da frutto sono sempre state utilizzate come elementi costitutivi di diverse tipologie di giardini. In molti giardini storici, a  fronte di esempi virtuosi di conservazione di aree a frutteto o di singole piante da frutto, molto più spesso questi spazi coltivati sono andati perduti, gradualmente sacrificati ad altre priorità nei necessari restauri vegetazionali con perdita di risorse genetiche di valore, ma anche dell’identità dei luoghi. Lo studio di un’ipotesi di recupero del Giardino dei Cedrati in Villa Doria Pamphilj (Roma), oggi profondamente cambiato nella sua forma, struttura e funzione e in progressivo abbandono, rappresenta l’applicazione di un innovativo approccio metodologico, esempio di quella  integrazione di discipline necessaria per non prescindere dalla natura sistemica  di questo luogo. Continua...

Rassegna Italiana | 5 Temi 5 Progetti

Il complesso di risorse culturali, artistiche, ambientali, che sono proprie di un paese noi lo chiamiamo Patrimonio (ma anche l'insieme dei cromosomi che ogni individuo eredita dai propri ascendenti). Le Case sono le abitazioni dell'uomo e l'Esterno è ciò che sta fuori, che viene da fuori. Il termine Tecnologia è composto da arte e discorso, dove per arte si intende(va) il saper fare, in altri termini il progetto del saper fare. La Catastrofe indica i grandi sconvolgimenti provocati dalla natura o dall'uomo. Continua...

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