L'editoriale di (h)ortus


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Dopo quasi vent’anni di assenza – trascorsi, forse colpevolmente, a indagare architetture in luoghi più distanti del pianeta – sono ritornato a Urbino, alla ricerca non soltanto delle opere di Giancarlo De Carlo (e di tutti gli illustri architetti che lo hanno preceduto nella città di Federico da Montefeltro) ma anche della possibilità di fare un personalissimo punto sullo stato dell’architettura. Avevo sentito parlare da più parti del pessimo stato di conservazione degli Continua...

La città della postproduzione

Questo libro raccoglie una serie di saggi sulla postproduzione intesa sia quale condizione che connota oggi i territori europei, sia quale atteggiamento progettuale – realizzare non è più sufficiente e non è più centrale servono interventi altri, altre sovrascritture. Come nella prassi cinematografica, raramente la presa diretta esaurisce il momento di formalizzazione di un film: è necessario applicare un complesso di operazioni quali il doppiaggio, il montaggio, il missaggio che seguono la fase delle riprese e precedono la commercializzazione.
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Périphériques. 16M Atrium, Parigi

Il nuovo volto di Jussieu 

Carola Clemente

L’Università Pierre et Marie Curie – Paris VI (UPMC), rappresenta oggi il più grande polo di ricerca e di formazione di area scientifica e medica di Francia, con i suoi 4.000 ricercatori e docenti-ricercatori, 3.000 unità di personale tecnico amministrativo, accoglie circa 40.000 studenti. Prima università di Francia e ottava università europea secondo le valutazioni del 2005 dell’Università di Shanghai, dispone delle competenze necessarie per proporsi come grande polo universitario internazionale. A questa vitalità scientifica negli anni Novanta non corrispondeva più una comparabile capacità logistica. Il sovraffollamento delle strutture didattiche, l’obsolescenza tecnica degli edifici destinati alla ricerca, la parcellizzazione delle attività didattiche e di ricerca nella città di Parigi in edifici acquisti o presi in affitto ad hoc per ospitare singoli istituti o istituzioni scientifiche, ha portato alla messa a punto di un programma di riorganizzazione funzionale ed edilizia del Campus di Jussieu organizzato attorno ad una titanica operazione di bonifica dall’amianto delle strutture degli edifici realizzati tra la fine degli anni Cinquanta e i primi anni Settanta su progetto di Eduard Albert.
Parallelamente alla sua riorganizzazione logistica ed edilizia l’Università Pierre et Marie Curie – Paris VI (UPMC) si è impegnata anche in una profonda riorganizzazione della gestione delle attività didattica e di ricerca, stimolata anche dalla riforma di cicli didattici e formativi del 2004 (Riforma L.M.D., del 16 ottobre 2004), partecipando nel 2005 alla creazione di una sorta di alleanza federativa degli atenei parigini, comprendenti UPMC, Paris Dauphine, Sorbonne Nouvelle, Ecole Normale Supérieure e Ecole des Haute Etudes en Sciences Sociales, che ha permesso l’emergere di una grande polo universitario pluridisciplinare di rilevanza continentale.
L’UPMC, ancorata alla storia dell’università di Parigi ed erede della Facoltà di Scienze di Parigi, è quindi impegnata nella valorizzazione e nello sviluppo del suo patrimonio architettonico ed edilizio che rappresenta l’epifenomeno di una profonda attività di rinnovamento di tutte le sue parti vitali. Il nuovo programma di assetto dell’Ateneo ha portato alla rilocalizzazione di alcune strutture scientifiche e alla realizzazione di una complessa operazione di riqualificazione tecnologica, comprendente interventi di recupero e bonifica dell’esistente e la realizzazione di alcuni nuovi edifici. Il primo ad essere stato completato nel giugno del 2006 è l’edificio Jussieu 16M - l’Atrium - progettato da Périphériques Architectes.
La realizzazione di un nuovo edificio nel suo campus, proprio nella linea di rinnovamento dell’istituzione universitaria di Parigi, rappresenta motivo di promozione e di stimolo anche per le altre istituzioni scientifiche coinvolte ancora marginalmente in questa operazione. L’edificio 16M – Atrium - rappresenta un manifesto di vitalità, di funzionalità e modernità strutturale, dove la convivialità degli spazi e il colore sottolineano i ritmi delle attività che vi sono ospitate all’interno, proponendo una nuova immagine della struttura universitaria verso la città e i suoi ospiti.
L’edificio è dedicato ad ospitare i nuovi studenti dell’UPMC, i più giovani, gli studenti del primo ciclo didattico, quello con cui iniziano il loro percorso di formazione all’interno di una delle istituzioni formative di maggiore tradizione d’Europa; la realizzazione di questo edificio è stata guidata da un programma edilizio rigoroso che aveva al suo centro il preciso intento di facilitare il percorso di integrazione nella vita studentesca dei più giovani studenti del Campus.

L’EDIFICIO 16M – L’ATRIUM

Il programma
Nel novembre del 2001 l’EPAJussieu decide di promuovere un concorso di progettazione per la realizzazione di un edificio per la formazione superiore all’interno del comparto urbano del campus di Jussieu, nel settore est, a completamento della griglia di edifici progettata da Edouard Albert e rimasta incompiuta nel suo schema complessivo.
La costruzione di un edificio destinato quasi esclusivamente ad ospitare spazi per la didattica è stata decisa anche per accelerare lo sgombero di alcuni spazi del complesso storico del campus nella Griglia d’Albert contribuendo così ad velocizzare le operazione di bonifica dell’amianto delle sue strutture.
Questa nuova costruzione nel campus di Jussieu avrebbe dovuto assolvere a due obiettivi essenziali: in primo luogo accogliere le attività didattiche del campus da delocalizzare provenienti da aree interessate dalle operazioni di bonifica; successivamente raggruppare gli spazi per l’insegnamento dei primi anni di corso necessari all’Università Pierre e Marie Curie.
I principali criteri annunciati contestualmente con la pubblicazione del bando di concorso erano: il rispetto rigoroso del programma edilizio in termini di superfici utili e superfici lorde (10.000 mq sup.utile, 16.000 sup. lorda); l’inserimento nel sito, la ricucitura e il confronto con l’opera di Albert; una grande flessibilità nella gestione degli spazi interni; la concezione della distribuzione interna all’edificio, in particolare, in considerazione della entità dei flussi degli studenti e dei cicli di utilizzo dell’edificio, veniva richiesto uno studio molto accurato della gestione della circolazione interna all’edificio.

Il progetto ATRIUM: “un bel esercizio di rottura controllata”

Il progetto proposto da Périphériques Architectes conserva i principi costruttivi della Griglia di Albert pur proponendo una architettura originale: l’edificio blocca il patio centrale sulla trama esistente principale collegandosi ai due tronconi incompiuti della griglia, riuscendo a proporre ugualmente una volumetria leggermente irregolare ed una geometria asimmetrica.
All’esterno la deformazione della Griglia d’Albert introduce una tensione dinamica che, scaturendo dal rispetto dei principi iniziali, comunica energia e vitalità a chi la osserva.
La facciata costituita da una trama costruttiva che riprende il ritmo degli edifici di Albert contribuisce ad un inserimento armonioso d’insieme nel complesso edilizio che caratterizza il complesso urbano. L’inserimento degli elementi circolari nel trattamento dei pannelli di facciata si oppone alla rigidità della trama verticale e orizzontale della facciata d’Albert.
Dietro questa facciata svuotata e dematerializzata si sviluppa per tutta l’altezza dell’edificio un atrio centrale dalle proporzioni regolate dall’ordine gigante dei pannelli prefabbricati in calcestruzzo facciavista che lo delimitano, che va a organizzare e a distribuire i collegamenti tra gli spazi interni, facilitando la gestione di flussi principali degli studenti.
Le grandi proporzioni dell’atrio mettono a disposizione generosi volumi interni rilegati da un sistema di passerelle che permettono anche la creazione di spazi di incontro e di convivialità per gli studenti. La flessibilità dell’edificio è stata ottenuta attraverso la concezione della sua struttura a travi e pilastri in calcestruzzo armato organizzata attraverso partizioni verticali modulari e mobili.
L’uso del colore come elemento di orientamento e identificazione degli spazi, rende l’edificio immediatamente leggibile da chi lo attraverso e da chi lo avvicina. La facciata parzialmente trasparente, come una sorta di velario lascia strasparire il trattamento cromatico delle superfici degli spazi interni e il piano basamentale completamente scoperto ed in parte aperto lascia percepire il trattamento in resina rosso vermiglio delle superfici della corte esterna e dell’atrio coperto. Questo elemento è l’unico elemento di rottura cromatica dell’intera struttura della Grilla d’Albert, tutta uniformata sui colori utilizzati per la finitura degli elementi strutturali lasciati in evidenza sulla piastra di collegamento che rappresenta la quota delle comunicazioni pubbliche della struttura. Qui dominano il grigio-bluastro della verniciatura degli elementi verticali in tubolare d’acciaio, i toni neutri dell’intradosso del primo solaio rivestito in legno e ancora, il grigio e il bianco dei marmi della pavimentazione della piastra e dei sottofinestra delle facciate. Il trattamento rosso vermiglio adottato per la finitura di tutti gli elementi verticali e orizzontali della corte esterna e del primo livello dell’atrio è percepibile anche a distanza attraverso la prospettiva delle altre corti aperte del complesso, dando una polarizzazione ad uno spazio altrimenti molto uniforme e percettivamente straniante.
Nel pieno rispetto del programma della committenza e in continuità logica e funzionale con i caratteri fondamentali del complesso architettonico in cui si inserisce a completamento, il progetto dell’Atrium attraverso l’uso dei materiali di finitura e l’uso spregiudicato del colore nelle componenti architettoniche fondamentali si stacca decisamente dalla preesistenza proponendo un’immagine efficace, apparentemente discreta all’esterno ma audace nella definizione degli spazi interni. Gli elementi tecnici principali in cui il trattamento cromatico ha un ruolo assolutamente rilevante sono gli elementi strutturali, travi, pilastri e solai del primo livello, le partizioni interne, e indirettamente la chiusura verticale.
I progettisti nella loro relazione di progetto definiscono come colorimetria la pianificazione del colore da utilizzare nei veri spazi e nei vari elementi architettonici. Nella interpretazione del programma della committenza, la chiarezza d’impianto e la razionalità dei percorsi non può prescindere dalla misura del trattamento cromatico. Il colore ha un ruolo fondamentale sia per il benessere degli utenti sia per la qualità della fruizione degli spazi, ma è altresì fondamentale per il trattamento superficiale di elementi tecnici realizzati con elementi e soluzioni costruttive tecnologicamente assolutamente ordinatarie derivate da elementi standard e a basso costo. Il livello di finitura architettonica degli spazi per la didattica è assolutamente spartano, ma l’uso del colore riesce a mitigare l’impatto di una logica costruttiva altrimenti brutalista. Gli unici elementi non trattati e non tecnologicamente banali sono gli elementi che tagliano lo spazio dell’atrio, ovvero i collegamenti verticali realizzati attraverso delle scale mobili e i ponti che mettono in comunicazione i vari settori dell’edificio e gli elementi di partizione verticale che delimitano il vuoto dell’atrio. I collegamenti verticali e orizzontali sono realizzati con strutture reticolari in acciaio rivestite con pannelli in acciaio inox satinato o con pannelli prefabbricati in calcestruzzo a granulometria molto fine di ottima fattura lasciato a vista e trattato con una resina trasparente patinante. Le partizioni verticali sono realizzate anche loro con circa trecento elementi prefabbricati in calcestruzzo a vista patinato trattato antigraffiti realizzati dagli Etablissements Hanny come tutti gli altri elementi prefabbricati in calcestruzzo.
Il rosso vermiglio, colore assolutamente assente nella palette dei colori storici del complesso di Jussieu, è insieme motivo di rottura e di dialogo tra il nuovo edificio e la preesistenza. Con il cambio di colore, che inizia dalla piastra da sui si solleva l’edificio dell’Atrium, che investe tutti gli elementi tecnici fino al intradosso del primo solaio, rivestito da controsoffitti in alluminio microforato all’interno e in pannelli di legno mineralizzato sempre verniciati in rosso nella corte aperta, l’edificio si denuncia all’esterno: stessa ossessiva tonalità di rosso vermiglio, vitale e prepotente, resina epossidica trattata antisdrucciolo per il calpestio della corte e della piastra basamentale esterne, resina epossidica trattata a specchio per il calpestio dell’atrio principale, smalti satinati e pitturazioni opache da esterno per gli elementi verticali. Il semplice accostamento tra le morbide strutture in tubolare d’acciaio dei monconi incompiuti della Griglia d’Albert e la rigida struttura in calcestruzzo armato e acciaio del nuovo edificio viene denunciato e ostentato senza timori; il desiderio di rottura in questa scelta è molto forte ed è riscontrabile sia nelle scelte tecnico-costruttive che nel trattamento delle superfici. La struttura del nuovo edificio apparentemente più banale della preesistente viene coperta con questo manto colorato che, complice il trattamento delle superfici orizzontali, la porta quasi a scomparire; è ottenuto in questo modo l’effetto contrario della presenza ossessiva e unificatrice della ben più aerea struttura della Griglia d’Albert.
Il trattamento delle superfici orizzontali asseconda la funzione degli spazi: molto più ruvida e opaca la resina utilizzata per l’esterno, assolutamente lucida e riflettente quella dell’atrio centrale. L’effetto estremamente lucido riflette e moltiplica la luce che penetra all’interno dell’atrio da tutti i lati in tutti i periodi dell’anno e accompagna verso gli spazi di rappresentanza e relazione dell’edificio. Il movimento della piastra basamentale all’esterno geometricamente molto accentuato, viene ripreso anche all’interno per portare luce nel seminterrato che accoglie la biblioteca.
Il trattamento delle superfici delle partizioni verticali e orizzonatali rappresenta uno degli elementi di forza di questo edificio. I cinque piani che accolgono le aule e i laboratori della struttura sono stati organizzati funzionalmente per tipologia di attività e per disciplina: ad ogni tipologia di attività o disciplina è stato attribuito un colore, con questo colore sono realizzate tutte le finiture per pavimenti, partizioni verticali interne, zoccolature, infissi interni. La colorimetria è talmente efficace che la segnaletica è praticamente superflua, le indicazioni delle varie attività o delle varie aule è direttamente scritta sulle pareti o sulle porte a smalto nero. Da ogni punto dell’atrio a qualsiasi quota è possibile individuare dal colore la direzione dove si è diretti in maniera inequivocabile. Anche le giovani matricole non hanno problemi di orientamento. Il colore unifica il trattamento delle superfici, che non è però banalizzato: anche qui le pavimentazione dei percorsi sono realizzati in resina epossidica lucida, mentre quelle delle aule sono in gomma naturale e quelle dei laboratori sono finite con autolivellante in calcestruzzo poliuretanico Ucrete ad alta resistenza; le pareti sono finite a smalto come pure i pannelli in calcestruzzo armato che delimitano i passaggi sull’atrio centrale sono finiti a smalto nel lato interno, uniformandosi alla colorazione del settore. L’intradosso dei solai è quasi sempre denunciato a vista, come tutte le canalizzazioni e le reti impiantistiche, altrimenti è rivestito con pannelli in alluminio microforato satinato; in assenza del controsoffitto gli elementi strutturali sono finiti con lo stesso smalto colorato delle pareti mentre gli impianti sono raccolti in elementi passacavi in acciaio zincato o alluminio. Gli otto colori utilizzati sono pieni, acidi e vivaci, vanno dall’arancio, al rosa e al giallo limone, dal verde acido, all’anice, al viola e al blu, ma non interferiscono con la percezione degli spazi per la didattica o per la ricerca grazie anche ottimali condizioni di illuminamento basate su un sapiente utilizzo della luce diurna.
Il livello di finitura delle superfici è scarno ed essenziale ma la pienezza del colore compensa la brutalità del trattamento. L’organizzazione planimetrica, colorimetrica e l’utilizzo della luce diurna sono probabilmente gli elementi di maggiore rottura tra questo edificio e il complesso preesistente; la struttura dei percorsi anulari intorno all’atrio centrale ha effettivamente annullato la struttura a corpo triplo della Griglia d’Albert pur confermandone la articolazione macromodulare.
Per contro, nel disegno dell’involucro il colore è assolutamente assente, ma grazie la sua configurazione spaziale e la tecnologia utilizzata per realizzarlo permette di denunciare all’esterno i cromatismo dell’interno. Il sistema di facciata è derivato da un sistema a montanti e traversi assolutamente convenzionale in cui l’unico elemento cromatico proprio è rappresentato dalle tende a rullo presenti all’interno in grigio o in color mandarino. Alla struttura del sistema di facciata è stata collegata una sovrastruttura in acciaio zincato e alluminio per sostenere un sistema di pannelli in alluminio anodizzato preforato, scostato dalla facciata di circa 60 cm, che costituisce una velatura unificatrice che riveste quasi completamente le facciate esterne dell’edificio.
Il passo del sistema di facciata e della struttura della pannellatura in alluminio riprende nelle proporzioni quello delle chiusure della Griglia d’Albert, volutamente a riprendere una continuità visiva con il complesso adiacente, ma l’elemento assolutamente innovatore ed imprevedibile è il trattamento irregolare e apparentemente casuale della micro-macro foratura dei pannelli. L’assortimento delle differenti forature dei pannelli è studiato in funzione dell’orientamento e della destinazione d’uso degli spazi interni in modo da creare sempre le migliori condizioni di visibilità interna. Il trattamento dei pannelli, la maggiore o minore densità di aperture permette di percepire il trattamento cromatico degli spazi interni permettendo di leggere l’articolazione della colorimetria dell’intervento.
La maturità nell’utilizzo raffinato ed allo tesso tempo brutale di soluzioni costruttive industrializzate in questo intervento si accompagna ad un uso spregiudicato e disincantato del colore; il colore si propone come completamento ed esaltazione del manifesto programmatico del rinnovamento del Campus di Jussieu. L’efficacia istituzionale della realizzazione dell’Atrium non può essere messa in dubbio, per contro l’impatto percettivo d’uso e l’effettivo comfort visivo degli spazi così saturi cromaticamente dovrà essere verificata nel tempo in base alla risposta degli utenti; l’edificio si propone come una sperimentazione riuscita ad un costo molto contenuto, tecnicamente e tecnologicamente molto raffinata, di annullamento di alcuni dettagli attraverso la progettazione di un sistema di finiture cromatiche apparentemente superficiali e prive di nodi tipici o di virtuosismi tecnologici, ma assolutamente mirato nella risposta prestazionale e puntuale della realizzazione.

Questo contrubuto è stato estratto dal testo
Clemente C. (2007), “Entropia cromatica in una architettura didattica: Jussieu 16M – l’Atrium. L’uso del colore nella realizzazione di un  nuovo edificio per il Campus di Jussieu a Parigi.”, in Zennaro, P. (a cura di), (2007), Il colore nella produzione di Architettura, Ipertesti, Verona

 

 

Dati progetto   
Nome 16M Atrium
Destinazione d'uso Edificio universitario
Localizzazione Parigi
Committente Etablissement Public du Campus de Jussieu (EPCJ)
Progettista Périphériques Architectes (Emmanuelle Marin + David Trottin + Anne-Françoise Jumeau)
Strutture e impianti  BET TCE et Economie: OTH bâtiments; BET Acousticien: Peutz&Ass.
Progetto Gennaio 2003-Gennaio 2004
Inizio costruzione 2004
Completamento Giugno 2006
Superficie 16.895 m2
Costo € 24.800.000

 

Autore Data pubblicazione Volume pubblicazione
CLEMENTE Carola 2007-12-18 n. 3 Dicembre 2007
 
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