L'editoriale di (h)ortus


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Dopo quasi vent’anni di assenza – trascorsi, forse colpevolmente, a indagare architetture in luoghi più distanti del pianeta – sono ritornato a Urbino, alla ricerca non soltanto delle opere di Giancarlo De Carlo (e di tutti gli illustri architetti che lo hanno preceduto nella città di Federico da Montefeltro) ma anche della possibilità di fare un personalissimo punto sullo stato dell’architettura. Avevo sentito parlare da più parti del pessimo stato di conservazione degli Continua...

La città della postproduzione

Questo libro raccoglie una serie di saggi sulla postproduzione intesa sia quale condizione che connota oggi i territori europei, sia quale atteggiamento progettuale – realizzare non è più sufficiente e non è più centrale servono interventi altri, altre sovrascritture. Come nella prassi cinematografica, raramente la presa diretta esaurisce il momento di formalizzazione di un film: è necessario applicare un complesso di operazioni quali il doppiaggio, il montaggio, il missaggio che seguono la fase delle riprese e precedono la commercializzazione.
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recensioni_verzaDouglas Murphy

L'architettura del fallimento

Federica Fava

murphy fallimentoCome sostiene Augé, se manca il tempo manca la possibilità di avere rovine (1). A distanza di oltre due secoli, dalla prima rivoluzione industriale l’effetto della compressione temporale che questa ha avuto sulla produzione architettonica si riscontra nelle presenze spettrali che caratterizzano gli scenari urbani contemporanei. Il saggio L’architettura del fallimento di Douglas Murphy, pubblicato in Italia nel 2013, rintraccia l’origine di particolari rovine contemporanee derivate dalle opere del modernismo, ripercorrendo criticamente architetture e personaggi del Novecento.

L’autore scopre l’inizio del fallimento nelle architetture ottocentesche in ferro e vetro, individuate quali precedenti negletti della modernità. L’attenzione verso queste opere pone numerosi spunti di riflessione utili al dibattito architettonico contemporaneo. Dalle loro tracce, emergono infatti due tematiche attualmente approfondite dalla ricerca architettonica: il tempo e la critica.
Nell’essere imprescindibili l’uno dall’altro, l’architettura moderna e l’industria pongono in evidenza la questione del tempo sia in relazione ai ritmi di produzione e uso che in termini di durata.
Le architetture in ferro e vetro sono infatti accumunate da un carattere transitorio (2). Nonostante l’imponenza delle strutture, l’aspetto temporale che le definisce nega il postulato vitruviano legato alla firmitas, e con esso la loro “credibilità” come architetture vere e proprie. La resistenza di questo retaggio culturale nell’epoca odierna determina un giudizio negativo rispetto alle opere temporanee, ostacolando la visione delle reali potenzialità di una prassi progettuale basata sull’uso provvisorio degli spazi. Nella ricerca di un’alternativa teorica e pratica alla realtà disciplinare, il Crystal Palace raccontato da Murphy pone l’accento su alcune particolarità che rendono la sua storia assimilabile a molti dei processi attuali legati all’architettura temporanea.
La definizione del progetto avviene per mano di un outsider, Richard Paxton che, nonostante mancasse della qualifica di architetto o ingegnere, fu l’unico a rispondere al bando con una proposta capace di rientrare nei costi preventivati. Il poco entusiasmo con cui fu accolto il progetto convinse Paxton a servirsi della stampa come mezzo per raggiungere il consenso dell’opinione pubblica, ostile alla realizzazione dell’opera e, al contrario, preoccupata piuttosto di proteggere Hyde Park, luogo dove sarà effettivamente costruito il progetto. La certezza della temporaneità dell’edificio, assicura alla proposta di Paxton il consenso necessario alla sua realizzazione, che permetterà, nel 1851, l’inaugurazione del primo evento urbano globale (3).
A proposito del Crystal Palace e della sua replica permanente a Sydenham Hill –distrutta da un incendio- Murphy riconosce una moderna fragilità, introducendo il concetto di «rovina astratta» (4).
La conoscenza di queste architetture può avvenire infatti esclusivamente attraverso forme mediate come documenti e fotografie, uniche testimonianze di strutture pensate per scomparire. Il concetto di «rovina astratta» traduce la “virtualità” dell’architettura temporanea e apre una riflessione sul modo di ricordare la città suggerendo inoltre una possibilità di costruirla e di viverla.

Ulteriore questione che tocca l’ambito del tempo definita in questo lavoro è quella relativa alla capacità di rinnovamento dell’architettura. Sebbene dal punto di vista politico, l’autore ritrova anche in questo caso motivazioni ideologiche alla base del ritardo di ammodernamento che essa subisce rispetto agli altri settori produttivi.
Per capire le ragioni di questo sfasamento, nel libro viene ricordato il film The Dilapidated Dwelling, dove il narratore viaggia per la Gran Bretagna intervistando personaggi appartenenti ai movimenti dell’architettura radicale degli anni ‘70. Alle risposte offerte da questi personaggi definiti “soluzionisti”, in quanto capaci di vedere nella rivoluzione tecnologica l’unica soluzione possibile, Murphy dichiara piuttosto il bisogno di una rivoluzione politica (5).
Punto focale su cui si articola il saggio è infatti l’urgenza di riscoprire la capacità critica del progettista. Scovando le connessioni tra le architetture di ferro, radicali, postmoderne fino a quelle parametriche, Murphy riconosce in questo percorso un graduale disimpegno dell’architetto, sottolineando come le posizioni di Eisenman quanto quelle degli Archigram creino in realtà «delle bolle in cui gli architetti possono tranquillamente coltivare il loro percorso ‘critico’ senza compromettere la loro attività nell’architettura reale» (6).

Obiettivo del libro è dunque le volontà di ribaltare punti di vista precostruiti sull’architettura e sulle responsabilità di chi dovrebbe assicurarne un ruolo d’avanguardia culturale.
Proporre una visione libera dai preconcetti che finora hanno accompagnato la storia delle architetture in ferro e vetro, è quindi l’espediente utilizzato dall’autore per mostrare caratteri di radicalità, nascosti da queste opere proprio negli elementi che ne hanno determinato il rifiuto (7). Radicalità necessaria per trovare nuovamente una via creativa di immaginare il futuro.


Note

(1) Broggini O., Le rovine del Novecento, rifiuti, rottami, ruderi e altre eredità, Reggio Emilia, Diabasis, 2009, p. 28.
(2) Murphy D., L’architettura del fallimento, Milano, Postmediabooks, 2013, p. 13.
(3) Ibidem, p. 24
(4) Ibidem, p. 45
(5) Ibidem, p. 96
(6) Ibidem, p. 110
(7) Ibidem, p. 139

 

Autore Douglas Murphy
Titolo L'architettura del fallimento
Editore Postmediabooks
Città Milano
Anno 2013
Pagine 144
Prezzo 16
ISBN 978-88-7490-107-4 

 

Autore Data pubblicazione Volume pubblicazione
FAVA Federica 2014-03-07 n. 78 Marzo 2014
 
Hortus

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Alter-azioni

Questo libro raccoglie una serie di saggi sull’alterazione, ovvero sul rapporto interpretazione e realtà, sostanzialmente sul come si possa aumentare la realtà oltre l’impiego di strumenti tecnologici. Con l’espressione “realtà aumentata” si vuole qui sostenere l’autonomia della visione, la sua non necessità di protesi da altri impostate, a favore di un potenziamento delegato alla sola teoria. L’obiettivo è aggiornare il binomio teoria-progetto, superare inutili dualismi, affermare la coincidenza dei due termini non solo sul piano dei contenuti ma anche su quello degli strumenti. Continua...

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hortusbooks si propone come una collana agile, aperta ad una molteplicità di contributi nel campo dell'architettura. I volumi vengono pubblicati con tecnologia print on demand dalla casa editrice Nuova Cultura di Roma e possono essere acquistati on-line tramite i maggiori canali di diffusione.

Il paesaggio chiama

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