L'editoriale di (h)ortus


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Dopo quasi vent’anni di assenza – trascorsi, forse colpevolmente, a indagare architetture in luoghi più distanti del pianeta – sono ritornato a Urbino, alla ricerca non soltanto delle opere di Giancarlo De Carlo (e di tutti gli illustri architetti che lo hanno preceduto nella città di Federico da Montefeltro) ma anche della possibilità di fare un personalissimo punto sullo stato dell’architettura. Avevo sentito parlare da più parti del pessimo stato di conservazione degli Continua...

La città della postproduzione

Questo libro raccoglie una serie di saggi sulla postproduzione intesa sia quale condizione che connota oggi i territori europei, sia quale atteggiamento progettuale – realizzare non è più sufficiente e non è più centrale servono interventi altri, altre sovrascritture. Come nella prassi cinematografica, raramente la presa diretta esaurisce il momento di formalizzazione di un film: è necessario applicare un complesso di operazioni quali il doppiaggio, il montaggio, il missaggio che seguono la fase delle riprese e precedono la commercializzazione.
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Municipio di San Prisco PDF

ri logo smallMunicipio di San Prisco

Davide Vargas

Dall’ultimo piano del Nuovo Municipio (secondo stralcio, 2002-2009) si riconosce oltre le linea dell’edificio la cima dell’abete piantato davanti all’aula consiliare (primo stralcio, 1997-2001). Si riconosce sullo sfondo dei monti Tifata e dell’orlo superiore della cava dove Toni Servillo affronta indifferente la liberazione della morte nelle ultime scene delle Conseguenze dell’amore. Si rintraccia nel vecchio centro di San Prisco, cittadina autonoma e ambigua propaggine di Caserta. Tra i tetti di vecchie tegole rappezzati con la lamiera. Tra i parapetti dei terrazzi divorati dall’umidità e ingombri di antenne e parabole. Tra le pretese di lusso e l’incertezza del linguaggio. Allora il tempo si ricongiunge e diventa storia. Ogni storia si svolge per paragrafi, capitoli, parti, come in un romanzo. E come in un romanzo c’è un punto, un’accensione, un accento, uno scarto che ne rende il percorso unico e riconoscibile. Nel 1999, due anni dopo l’incipit, gli amministratori chiedevano l’abbattimento dell’albero; invece ci siamo battuti per la sua “cura” e l’albero davanti all’aula è diventato un “segno” del progetto.
Con il primo stralcio sono stati realizzati l’aula consiliare, il parcheggio e la strada di collegamento tra le due dorsali della città (Fig. 1). Con il secondo stralcio è stato ampliato e modificato l’edificio preesistente su via Monaco. Si è ridisegnato il suo interno, un cortile che può essere “piazza” (Fig. 2). L’uso di materiali “duri”, l’articolazione degli innesti del nuovo sul preesistente, una certa “solidità” dell’immagine, la ricerca di una qualità formale nell’essenzialità e nel “basso costo”, un’indifferenza alla “gradevolezza” sono i vocaboli del progetto (Figg. 3-5).
In dodici anni di lavoro si sono succedute diverse committenze portatrici di scenari urbani diversi, con una molteplicità di scelte e ripensamenti divenute una fila di cause ed effetti che hanno orientato direzioni e meta del percorso. Ci sono nel racconto i vuoti delle cose non fatte o sottratte al progetto unitario. La piazza davanti all’aula consiliare realizzata al di fuori del coordinamento del presente progetto mostra segni di nostalgie di un passato che nell’immaginario si identifica con la qualità e nel concreto scade nel cattivo gusto. Tuttavia in questi anni il progetto ha lottato per difendere la propria qualità e perseguire l’intento della “cura” delle fratture della città degli edifici e della natura. Una sorta di “seme” nel reale con la speranza (illusione) di trasformare l’anomia di un contesto in patrimonio.
Resta l’impronta di un pezzo di città che l’intervento ha modificato.

 


Davide Vargas

Elvira Reggiani

«Niente è perduto solo per chi sa fino alle ultime fibre di se stesso che tutto è perduto».
Giuseppe Montesano, 2009 (1)

L’architetto e scrittore Davide Vargas (Fig. 6) vive e lavora ad Aversa, centro storico normanno, radiocentrico e introverso di assoluta qualità, aggredito sempre più da vicino da una città senza regole, «dove la qualità è confinata in nicchie nascoste, così come la bellezza sommersa da onde aggressive» (2).
Si è laureato alla Facoltà di Architettura di Napoli Federico II con Riccardo Dalisi, con il quale ha condiviso studi e progetti.
Appassionato di letteratura e di poesia, scrive racconti pubblicati su Nazione Indiana, Sud, Abitare la Terra, che descrivono i luoghi dove vive e non solo, attraverso lo sguardo che percepisce e fa percepire i sussulti e il sentimento della realtà. Considera questi racconti come un linguaggio all’unisono con l’architettura cui si legano nella condivisione della stessa tensione: dare un senso ai luoghi.
Dal 2005 è redattore di d’Architettura. Con questa rivista ha intervistato architetti, scrittori e poeti. Ha pubblicato una raccolta di interviste (a Giancarlo De Carlo, Tony Fretton, Umberto Riva ed Ettore Sottsass) dal titolo Conversazioni sotto una tettoia. Scrive per Domus da quando Alessandro Mendini ha segnalato Racconti di qui, nell’editoriale di maggio 2010.
In questo libro non denuncia e non cerca possibili spiegazioni allo sfacelo della sua terra. Esercita solo il “diritto allo sguardo”, il diritto a guardare e ad osservare questi luoghi sconvolti, ricomponendone un possibile senso nella scrittura e cercandovi addirittura la bellezza. La bellezza nel cemento, nei cavalcavia delle superstrade, nei copertoni abbandonati, sulle spiagge sporche, «tra i residui di rifiuti abbandonati da anni fino a diventare radici ineliminabili» (3). I Racconti di qui hanno quindi un legame essenziale con il territorio fisico e umano da cui sono nati, ma sono anche racconti senza luogo, portatori di un messaggio più ampio.
Nella sua ultima raccolta, un taccuino di viaggio dal titolo Racconti di architettura ritorna a dipingere con le parole lo spazio urbano attraverso sedici opere di architettura care all’autore per formazione disciplinare e/o sentimentale (Fig. 7). Questi luoghi, citandone solo alcuni, da Maison La Roche a casa Rustici fino alla sala della Scherma di Moretti, rappresentano il punto di partenza per una ricerca del segno smarrito che sembra richiedere disperatamente di essere ritrovato. Anche quest’opera come la prima ha una forma ibrida di narrazione in cui l’architettura serve da detonatore, mettendo in moto memorie, emozioni e sensazioni nel tentativo di definire il mutamento fisico e antropologico avvenuto nel nostro paese.
La scrittura è dunque per Vargas un linguaggio parallelo, scrittura e architettura si integrano a vicenda. «Dice uno scrittore che lui non inventa storie perché sono depositate in qualche zona di se. Lui segue paziente le orme che affiorano, come tracce, le distingue, le decifra, le collega, le segue fino a disvelare una trama» (4).
Lo stesso vale per il nostro architetto ed è estremamente evidente nei suoi progetti e nelle sue realizzazioni. Egli, infatti, considera il progetto come l’occasione per una continua modificazione e dunque continua invenzione, perché è interessato al processo più che al risultato (Fig. 8).
La fatica del progetto, la tenacia nel superare gli ostacoli del suo territorio, sono la componente vivificante e la vera dimensione etica del suo lavoro. Di più, gli ostacoli non sono ostacoli, ma occasioni, ogni difficoltà posta dal committente, dall'amministratore o dall'ambiente è motivo di miglioramento del progetto (Fig. 9).

Nella sua scrittura dell’architettura, che è del tutto contemporanea, s’intravede un dialogo a distanza con le case rurali campane e con i rapporti che queste instaurano con il paesaggio. I volumi netti, la fluidità delle linee, le superfici bianche delle architetture di Davide Vargas rappresentano l’orma di questo lascito, oltre ad essere una rivisitazione riattualizzata di alcuni canoni del Moderno.

Un altro aspetto fondamentale è costituito dai rapporti che Davide Vargas instaura tra luogo e progetto. Il suo linguaggio è rispettoso delle preesistenze, perché sommesso, ma deciso ed originale. Le sue architetture, infatti, stabiliscono sempre un confronto serrato con il contesto: il progetto è inteso come azione di trasformazione critica di un luogo, quindi non nega la storia ma la tiene in considerazione per arrivare a nuove soluzioni. Egli opera ora per differenza ora per empatia, a seconda delle circostanze, ma crea sempre una forte tensione tra le ragioni dell’esistente e le necessità del nuovo. All’ascolto del paesaggio accompagna l’invenzione e la costruzione di paesaggio in un continuo divenire. Dove nuovo ed esistente si esaltano a vicenda, manifestando un rapporto reciproco (Fig. 10). Ciò è evidente, in modo particolare, nel progetto per il Municipio di San Prisco, oggetto della nostra conferenza e selezionato per il Padiglione Italia della Biennale di Architettura di Venezia del 2010, che è appunto un innesto nella città e non solo nell’architettura preesistente.


 
Note
(1) MONTESANO G., prefazione in Racconti di qui, Caserta, Tullio Pironti, 2009.
(2) VARGAS D., Casa per studenti ad Aversa, Europaconcorsi, 2007. http://europaconcorsi.com/projects/15780
(3) VARGAS D., Racconti di qui, Caserta, Tullio Pironti, 2009.
(4) VARGAS D., Annali dell’architettura e delle città 2007, Europaconcorsi, 2008. http://europaconcorsi.com/projects/64713-Annali-dell-architettura-e-delle-citt-2007

 
Hortus

Lo spessore della città

La ricerca Lo spessore della città prende corpo nel 2010 in occasione del secondo bando FIRB (Fondo per gli Investimenti della Ricerca di Base – Bando Futuro in Ricerca), pubblicato dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca. Il bando nelle sue tre edizioni (2008, 2010, 2012) è indirizzato a sostenere ricerche di base di giovani studiosi. La stesura del progetto nella sua prima versione è il tentativo di tradurre assunti teorici, costruiti su nuove necessità di dialogo tra architettura e città, in concreti strumenti operativi.  Continua...

Alter-azioni

Questo libro raccoglie una serie di saggi sull’alterazione, ovvero sul rapporto interpretazione e realtà, sostanzialmente sul come si possa aumentare la realtà oltre l’impiego di strumenti tecnologici. Con l’espressione “realtà aumentata” si vuole qui sostenere l’autonomia della visione, la sua non necessità di protesi da altri impostate, a favore di un potenziamento delegato alla sola teoria. L’obiettivo è aggiornare il binomio teoria-progetto, superare inutili dualismi, affermare la coincidenza dei due termini non solo sul piano dei contenuti ma anche su quello degli strumenti. Continua...

peperone_giallo_trasphortusbooks è un progetto editoriale che nasce dall’esperienza di (h)ortus - rivista di architettura. Raccogliere saggi e riflessioni di giovani studiosi dell’architettura, siano esse sul contemporaneo, sulla storia, la critica e la teoria, sul progetto o sugli innumerevoli altri temi che caratterizzano l’arte del costruire è la missione che vogliamo perseguire, per una condivisione seria e ragionata dei problemi che a noi tutti, oggi, stanno profondamente a cuore.

hortusbooks si propone come una collana agile, aperta ad una molteplicità di contributi nel campo dell'architettura. I volumi vengono pubblicati con tecnologia print on demand dalla casa editrice Nuova Cultura di Roma e possono essere acquistati on-line tramite i maggiori canali di diffusione.

Il paesaggio chiama

paesaggio_chiama_tIn tante città mediterranee e anche qui, nella magnifica cornice dello Stretto di Messina, l’attuale urbanesimo genera immense aree abitate che non sono più né urbane né rurali. Ci guardiamo attorno e nella banalità che ci circonda cerchiamo nuove gravità, proprio in questi luoghi destrutturati, perché è qui che possono e devono prendere forma i paesaggi del nostro tempo. L’importanza del paesaggio è sentita quasi sempre in termini solo difensivi, senza la consapevolezza della sua rilevanza sociale e economica, e di conseguenza senza un coinvolgimento culturale e politico delle comunità. Continua...

Valle Giulia Flickr

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Il gruppo Valle Giulia Flickr nasce tre anni fa dall’idea di uno studente di architettura con la passione della fotografia.
Da un piccolo gruppo di appassionati, accomunati dalla voglia di imparare l’arte fotografica e di utilizzarla come strumento per “parlare” di architettura, si è arrivati ad un gruppo che oggi conta più di 260 iscritti.
Lo spirito del gruppo è quello della condivisione come mezzo di conoscenza, sia in campo architettonico che fotografico, e i contest proposti danno l’occasione agli iscritti di confrontarsi su varie tematiche in campo architettonico e sociale. Continua...

Dal paesaggio al panorama, dal panorama al paesaggio

camiz_copertina_tUna mostra che presenti fotografie di paesaggi naturali, così come un osservatore li vede durante una gita, un'escursione, un viaggio, anziché una mostra semplice come si potrebbe credere (perché si potrebbe azzardare che un panorama è sempre bello), si presenta come una mostra piuttosto complessa. In effetti, è la fotografia del paesaggio naturale che è più complessa di quanto non sembri. Infatti, se appunto un ambiente naturale ci appare quasi sempre come bello, in particolare se incontaminato, una sua fotografia non è detto che lo sia. Continua...

Il Giardino dei Cedrati di Villa Pamphilij

cedratiDalla loro domesticazione le piante da frutto sono sempre state utilizzate come elementi costitutivi di diverse tipologie di giardini. In molti giardini storici, a  fronte di esempi virtuosi di conservazione di aree a frutteto o di singole piante da frutto, molto più spesso questi spazi coltivati sono andati perduti, gradualmente sacrificati ad altre priorità nei necessari restauri vegetazionali con perdita di risorse genetiche di valore, ma anche dell’identità dei luoghi. Lo studio di un’ipotesi di recupero del Giardino dei Cedrati in Villa Doria Pamphilj (Roma), oggi profondamente cambiato nella sua forma, struttura e funzione e in progressivo abbandono, rappresenta l’applicazione di un innovativo approccio metodologico, esempio di quella  integrazione di discipline necessaria per non prescindere dalla natura sistemica  di questo luogo. Continua...

Rassegna Italiana | 5 Temi 5 Progetti

Il complesso di risorse culturali, artistiche, ambientali, che sono proprie di un paese noi lo chiamiamo Patrimonio (ma anche l'insieme dei cromosomi che ogni individuo eredita dai propri ascendenti). Le Case sono le abitazioni dell'uomo e l'Esterno è ciò che sta fuori, che viene da fuori. Il termine Tecnologia è composto da arte e discorso, dove per arte si intende(va) il saper fare, in altri termini il progetto del saper fare. La Catastrofe indica i grandi sconvolgimenti provocati dalla natura o dall'uomo. Continua...

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