L'editoriale di (h)ortus


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Dopo quasi vent’anni di assenza – trascorsi, forse colpevolmente, a indagare architetture in luoghi più distanti del pianeta – sono ritornato a Urbino, alla ricerca non soltanto delle opere di Giancarlo De Carlo (e di tutti gli illustri architetti che lo hanno preceduto nella città di Federico da Montefeltro) ma anche della possibilità di fare un personalissimo punto sullo stato dell’architettura. Avevo sentito parlare da più parti del pessimo stato di conservazione degli Continua...

La città della postproduzione

Questo libro raccoglie una serie di saggi sulla postproduzione intesa sia quale condizione che connota oggi i territori europei, sia quale atteggiamento progettuale – realizzare non è più sufficiente e non è più centrale servono interventi altri, altre sovrascritture. Come nella prassi cinematografica, raramente la presa diretta esaurisce il momento di formalizzazione di un film: è necessario applicare un complesso di operazioni quali il doppiaggio, il montaggio, il missaggio che seguono la fase delle riprese e precedono la commercializzazione.
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In antitesi al reale concetto di basamento quello della Casa il Girasole (Fig. 15) tende a dissimulare completamente la tettonica dell’edificio. La trasfigurazione muraria che contraddice la sostanza costruttiva del basamento mette in risalto i valori plastici della superficie planare, arriva all’astrazione, al racconto lirico. Per dirla con le parole di Moretti: “É un processo tipico dell’architettura antica questo di solidificare alla superficie delle sue strutture aspetti ideali, o meglio, strutture ideali, come io le chiamo; lo slittamento o lo sdoppiamento di una superficie reale in una certa superficie espressiva è proprio l’atto trans-formativo.” (10). L’atto “trans-formativo” affida alla libertà di composizione delle superfici il compito di generare nella struttura dell’architettura un ritmo: in questo gioco d’interazioni tra l’uomo e le superfici sono investiti tutti i sensi (Fig. 16); la sensibilità plastica della materia è un fatto sensoriale legato tanto alla materialità quanto alla spiritualità delle cose ed i continui corrugamenti superficiali del basamento sono l’esempio lampante di questa sensibilità scultorea. Le infinite differenze materiali che segnano il principio e la fine di un discorso sono percepibili attraverso la grande maestria degli artigiani che l’hanno eseguita. “ Ogni cosa è visibile e comunica con noi per la sua superficie. E il discorso o il canto di una superficie di architettura antica si concentra, tra le pause dei quieti spazi, nelle modanature ed in quei corrugamenti geometrici…”
“Un’opera si consuma per quanto la superficie visibile delle forme, la sua pelle, esprime.”  
Da questo concetto si evince chiaramente come la volontà espressiva, rappresentativa, appartiene alla pelle dell’edificio. Nella Casa il Girasole le facciate, come il basamento, sono parti superficiali dell’edificio che per la loro specifica indipendenza strutturale diventano “mondi del visibile” a se stanti (Fig. 17). Sembra che si esprimano in maniera indipendente stabilendo un rapporto autonomo con la città: si dissociano dalla realtà spaziale interna del manufatto.
Invece attraverso questo schema (Fig. 18) è possibile notare il sistema di relazioni che intercorre tra struttura interna e facciate sospese: la maniera di trattare il tema della facciata sospesa varia sostanzialmente da un fronte all’altro. 

 

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Fig. 16 Dettagli basamento, foto S. Santoro Fig. 17 Prospetti Sud e Ovest, tratto dal libro Luigi Moretti 1907-1973, Milano, Electa, 2008
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Fig. 18 Schema di studio

 

L’uso che ne fa Moretti è particolarmente contraddittorio, infatti, mentre il prospetto sud (come il nord) assume una totale indipendenza perché realmente si distacca dalla distribuzione spaziale interna, il fronte ovest (come quello est) instaura un rapporto di esatta corrispondenza tra struttura e funzione: il disegno di facciata con le sue aperture denuncia chiaramente quanto detto. In questo caso all’illusione d’indipendenza della facciata contribuisce soprattutto la gestione plastica delle superfici: la variazione di quelle parti in aggetto, come un’invenzione di retaggio barocco (11), dissimula le peculiarità strutturali dell’edificio (Fig. 19). Ritornando al prospetto sud, dalle foto (Fig. 20) è possibile notare un’effettiva chiarezza semantica nell’uso del tema della facciata sospesa, la facciata come una lastra indipendente viene in avanti e il disegno nonostante rispetti tematiche del suo tempo (come la facciata continua) possiede un “desiderio antico”: è un disegno fatto per la forma urbana della città con esatti rimandi alle gerarchie che imponeva la costruzione di una facciata antica. Tuttavia la regola interna al progetto è spesso sovvertita con scelte che contraddicono questo sistema logico ben configurato e con un colpo di teatro la simmetria dell’edificio diventa asimmetria, con un solo gesto. Nell’eclettismo di questa scelta è possibile rintracciare un’analogia con gli scritti dell’architetto: in riferimento al tema dell’eclettismo del linguaggio tra unità e disfacimento dice: “Questo formarsi e disfarsi delle unità del linguaggio non è schematizzabile che per punti estremi; il processo nei suoi infiniti passaggi, ha la ricchezza, la casualità dei grandi fenomeni naturali, i percorsi seguono la rigorosità delle leggi per i grandi numeri.” (12).
Il processo compositivo di un progetto sembra non avere mai un andamento lineare ma piuttosto somiglia al percorso di un punto che inizia e ritorna a se stesso. La qualità che un progetto raggiunge attraverso il processo compositivo potrebbe essere sintetizzata anche attraverso un singolo dettaglio. Il disegno tecnico (Fig. 21) raffigurato, mostra la scala situata all’interno dell’atrio d’ingresso.
Attraverso il disegno si evince la complessità della scala, si può notare come questa è costituita da due strutture completamente staccate: la rampa in aggetto che parte dalla quota terra e il piano intermedio, anch’esso a sbalzo, sostenuto dalla trave rastremata (Fig. 22). Come accennato in precedenza, il distacco critico dei materiali è una peculiarità di questo progetto; all’interno della dialettica che intercorre tra “particolare e universale”, il risultato ottenuto (mediante questa scelta compositiva) diventa eloquente: un singolo elemento che traduce l’essenza di un intero edificio.

 

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Fig. 19 Particolare del prospetto ovest, foto S. Santoro Fig. 20 Particolari del prospetto sud, foto S. Santoro
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Fig. 21 Disegno tecnico della scala principale di accesso alle abitazioni, tratto dall’Archivio Centrale dello Stato Fig. 22 Dettaglio del distacco tra la rampa ed il pianerottolo, foto S. Santoro
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Fig. 23 Vista dell’atrio d’ingresso, foto S. Santoro


Lo spazio dell’atrio è avvolto, spesso, in una penombra iridescente: alla “densità” e “pressione” (13), costante in questo luogo progettato, si contrappone l’energia della luce che entra quando il sole raggiunge la posizione zenitale; l’estrema tensione generata dal dettaglio è protagonista. “Risuona” in tutto lo spazio (Fig. 23).
Queste ultime descrizioni (testo e immagine), nel tentativo di esprimere le molteplici suggestioni dello spazio, offrono una loro chiave di lettura interpretativa: la maniera in cui la Casa il Girasole è progettata evidenzia un continuo lavorare dell’architetto sull’eccezione che contraddice la regola. Lo si può intuire lasciando sedimentare dentro di sé quelle visioni che suggeriscono la complessità volumetrica e spaziale dell’edificio.

“Da questo segno Michelangelo trae con sintassi arditissima e di una logica lirica rigorosa, strutture ideali composte da una serie di strutture, ciascuna con un tempo proprio, in una sequenza che la struttura generale stessa denuncia… inventa le strutture a tempi sovrapposti che si proiettano le une sulle altre, conchiuse al presente in una temporalità metafisica.”                                                                                                            

Luigi Moretti, Le strutture ideali della architettura di Michelangelo e dei barocchi

Note
(1) Pica A., Luigi Moretti, Milano, Ed. Artigiana Grafica di G. Plinio, 1960
(2) Moretti L., Colore di Venezia, in “Spazio”, ottobre 1950, 1, pp. 33-39
(3) Rostagni C., Moretti negli anni cinquanta. Le opere della maturità, in Luigi Moretti 1907-1973, Milano, Electa, 2008 
(4) É lo stesso Moretti a scrivere: “Nulla è stato concesso a schemi accademici o razionalistici per concetti, tutta la disposizione planimetrica si svolge secondo una logica chiara, rispettosa dei concreti complessi problemi pratici e delle esigenze fondamentali di ordine umano e spirituale che una abitazione, in Italia, sempre impone.” Moretti L., Relazione sulle case albergo, dattiloscritto, in “ACS”, b.3    
(5) Eisenman P., Ten Canonical Buildings 1950-2000, New York, Rizzoli, 2008
(6) Gombrich E. H., The Story of Art, Londra, Phaidon Press, 1950
(7) Venturi R., Complessità e contraddizioni nell’architettura, Bari, Dedalo, 1980
(8) Moretti L., Struttura come forma, in “Spazio”, dicembre 1951-aprile 1952, 6, pp. 21-30
(9) Moretti L., Le strutture ideali della architettura di Michelangelo e dei barocchi, in “Spazio” (estratti), febbraio 1965; ripubblicato in Bucci F., Mulazzani M., Luigi Moretti. Opere e scritti, Milano, Electa, 2000           
(10) Moretti L., Trasfigurazioni di strutture murarie, in “Spazio”, gennaio-febbraio 1951, 4, pp. 5-16
(11) Moretti L., Le serie di strutture generalizzate di Borromini, in “Spazio” (esratti), gennaio 1967; ripubblicato in Bucci F., Mulazzani M., Luigi Moretti. Opere e scritti, Milano, Electa, 2000
(12) Moretti L., Ecclettismo e unità di linguaggio, in “Spazio”, luglio 1950, 1, pp. 5-7
(13) Moretti L., Strutture e sequenze di spazi, in “Spazio”, dicembre 1952 aprile 1953, 7, pp. 9-20 e 107-108

 

Autore Data pubblicazione Volume pubblicazione
SANTORO Stefano 2013-10-14 n. 73 Ottobre 2013


 
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Questo libro raccoglie una serie di saggi sull’alterazione, ovvero sul rapporto interpretazione e realtà, sostanzialmente sul come si possa aumentare la realtà oltre l’impiego di strumenti tecnologici. Con l’espressione “realtà aumentata” si vuole qui sostenere l’autonomia della visione, la sua non necessità di protesi da altri impostate, a favore di un potenziamento delegato alla sola teoria. L’obiettivo è aggiornare il binomio teoria-progetto, superare inutili dualismi, affermare la coincidenza dei due termini non solo sul piano dei contenuti ma anche su quello degli strumenti. Continua...

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hortusbooks si propone come una collana agile, aperta ad una molteplicità di contributi nel campo dell'architettura. I volumi vengono pubblicati con tecnologia print on demand dalla casa editrice Nuova Cultura di Roma e possono essere acquistati on-line tramite i maggiori canali di diffusione.

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