L'editoriale di (h)ortus


fave.jpg
Dopo quasi vent’anni di assenza – trascorsi, forse colpevolmente, a indagare architetture in luoghi più distanti del pianeta – sono ritornato a Urbino, alla ricerca non soltanto delle opere di Giancarlo De Carlo (e di tutti gli illustri architetti che lo hanno preceduto nella città di Federico da Montefeltro) ma anche della possibilità di fare un personalissimo punto sullo stato dell’architettura. Avevo sentito parlare da più parti del pessimo stato di conservazione degli Continua...

La città della postproduzione

Questo libro raccoglie una serie di saggi sulla postproduzione intesa sia quale condizione che connota oggi i territori europei, sia quale atteggiamento progettuale – realizzare non è più sufficiente e non è più centrale servono interventi altri, altre sovrascritture. Come nella prassi cinematografica, raramente la presa diretta esaurisce il momento di formalizzazione di un film: è necessario applicare un complesso di operazioni quali il doppiaggio, il montaggio, il missaggio che seguono la fase delle riprese e precedono la commercializzazione.
Continua...

PDF

architetture_cipollaLentSpace

Un progetto nel “tempo vuoto”

Federica Fava

fava lentspace tSe per evitare di ammalarsi gravemente è necessario prendere subito rimedi efficaci, lo stesso atteggiamento andrebbe trasferito nelle strategie di intervento della città: agire prontamente soddisfacendo le necessità del quotidiano, lasciando quindi spazio a una maggiore informalità legislativa e programmatica, sembra infatti anche in questo caso la medicina migliore per riattivare un ambiente sofferente.

Quello che si pensava fosse un – seppur pericoloso – male di stagione di alcune particolari città occidentali, definite come shrinking cities, sta diventando piuttosto una vera pandemia; al primo urban shrinkage che si definisce nelle città del Nord America come effetto del trasferimento delle attività industriali e di quello che investe le città della Germania dell’Est, oggi si aggiunge evidentemente un ulteriore fattore di svuotamento, come effetto diretto della crisi economica globale che si estende in tutta Europa.
Costretti dalle difficoltà, cittadini e negozianti sono infatti oggi obbligati ad abbandonare le loro attività lasciando che i centri urbani divengano luoghi sempre più sterili e degradati, tanto da dare l’avvio in Inghilterra ad un vero e proprio fenomeno che definisce specificatamente con il termine slack space tutti quegli spazi svuotati dalla crisi economica. Allo stesso modo numerosi progetti, nell’impossibilità di essere realizzati, rimangono sulla carta tracciando un ulteriore segno di sciatteria sul paesaggio urbano.
La rapidità con cui si susseguono gli eventi contemporanei sottolinea quindi la necessità di un’azione d’intervento in netto contrasto con l’attuale sistema di sviluppo della città basato sulla permanenza; in particolar modo nel Regno Unito questa necessità sta facendo sorgere quello che viene definito temporary urbanism. Il termine “temporaneo”, che tradizionalmente si riferisce al progetto architettonico, attira interesse in quanto sempre aperto a possibilità altre ed è questa la caratteristica che, mantenendosi inalterata nel passaggio dal progetto architettonico a quello urbano, definisce l’importanza di quest’approccio, capace di trasformare la città in un’opera aperta (1).
Attraverso attività temporanee, o fasi di sviluppo intermedie, è infatti possibile sbloccare velocemente l’uso dei crescenti vuoti urbani che diventano così occasione per inserire quelle attività che, a causa di una sempre maggiore speculazione, hanno finora difficilmente trovato posto nella città.
«Timing is everything» (2) suggerisce Cathy Lang Ho, ed è proprio sul tempismo che nasce LentSpace. Questo progetto è realizzato su un lotto di Hudson Square a Lower Manhattan, apparentemente condannato alla stagnazione data l’impossibilità di realizzare gli edifici destinativi dal piano urbano originale. Piuttosto che lasciare questo spazio inutilizzato, i suoi legittimi proprietari decidono di darlo in prestito al Lower Manhattan Cultural Council, che ne ha assunto la gestione per la promozione di eventi culturali in un periodo definito di tempo che va dal 2009 al 2012.
Hudson Square è infatti uno dei più recenti quartieri dedicati al business che, a causa del suo carattere specialistico e della scarsità di spazio pubblico, soffre la mancanza di carattere urbano e di vitalità, in particolare dopo gli orari di ufficio. (Fig. 1)
L’obiettivo condiviso di fare di questo luogo il centro della rigenerazione dell’intero quartiere ha aperto quindi la cooperazione tra due estremi di pubblico e privato, permettendo la costruzione di uno spazio vitale capace di produrre ricchezza per i cittadini come per i proprietari, che oltre a guadagnarne in prestigio vedono cancellate le tasse dovute su questo bene.
Sia le attività che l’architettura di questo spazio si trasformano in evento urbano, capace di modificarsi continuamente; lo spazio riservato alle alberature diventa una serra di coltura per far crescere le piante che andranno a rinvigorire la città una volta terminato il contratto; l’uso del legno e una pavimentazione solo in ghiaia permettono con facilità interventi futuri e definiscono così un vero e proprio “progetto del riuso”. Nonostante la sua provvisorietà i progettisti non rinunciano però a realizzare un forte legame con il contesto che circonda questo vuoto; le scelte progettuali sono il risultato della «materializzazione delle idee» (3) che, oltre a derivare da uno specifico programma, emergono anche da una scrupolosa analisi delle condizione al contorno. Avvantaggiato dalla sua fortunata posizione angolare, questo spazio funziona dunque da dispositivo in forte integrazione con i luoghi pubblici che lo circondano, diventando punto di convergenza di interessi differenti. (Fig. 2)
Già dalla sua struttura spaziale questo progetto dimostra perciò la sua capacità di funzionare da catalizzatore ma, per essere completamente adatto a trasformare una condizione urbana di stasi in una di pulsante vitalità, diventa necessario che ogni componente che ne descrive l’architettura svolga un ruolo attivo nell’ambiente che va a definire. È per questo motivo che anche le recinzioni, elementi che per loro natura indicano staticità e separazione, diventano parti “attive” nello spazio: l’opera dell’artista Tobias Putrih che ne ripete i moduli, struttura così un percorso espositivo mentre la parete mobile funziona da supporto all’istallazione grafica progettata da Thumbs che, con dischi metallici blu, individua gli ingressi principali indirizzando gli utenti verso i percorsi espositivi. La riuscita di questo spazio, camaleontico quanto fortemente unitario, si basa quindi su uno stretto legame tra opere d’arte e architettura, testimoniando la capacità di entrambe di rafforzarsi reciprocamente nel momento in cui diventano alleate nella definizione di uno spazio collettivo. (Figg. 3-4)
L’idea di prestito considera implicitamente centrale il fattore movimento come quello di durata; oltre al legame tradizionale che si instaura tra spazio, uso e accessibilità si unisce infatti al progetto un ulteriore livello di lettura che, grazie ad un preciso ritmo giornaliero e stagionale, lo collega ancor più saldamente alla città. (Figg. 5-6)
Come dimostra l’episodio torinese dello svuotamento di via Amendola (4), una condizione di abbandono di questo tipo sta velocemente prendendo il sopravvento anche in quelle porzioni di città italiane che rappresentavano fino a poco tempo delle realtà apparentemente consolidate. Come insegna LentSpace, opporre alla rigidità del sistema la duttilità di un progetto che passa per la rilettura del fattore tempo, offre la possibilità di vedere oltre i limiti che noi stessi abbiamo creato, ricordandoci quanto ancora «è essenziale alla cosa e al mondo di presentarsi sempre aperti, di permetterci sempre di vedere qualcos’altro». (5)

Note

(1) ECO U., Opera aperta, Milano, Bompiani, 2000
(2) LANG HO C., Hold This Site, in “Architect”, Washingthon DC, 2010 http://www.architectmagazine.com/development/hold-this-site.aspx, ultimo accesso [09-04-2013]
(3) TSCHUMI B., Event Cities 2, Cambridge, Massachusett, The MIT Press, 1994, p.11
(4) MELETTI J., La strada dei negozi spariti, “La Repubblica”, 2013
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2013/03/20/la-strada-dei-negozi-spariti.html?ref=search, ultimo accesso [19-04-2013]
(5) MERLEAU-PONTY M., Fenomenologia della percezione, citato in U. Eco, Opera aperta, Milano, Bompiani, 2000, p. 55

 

Autore Data pubblicazione Volume pubblicazione
FAVA Federica 2013-05-10 n. 68 Maggio 2013
 
Hortus

Lo spessore della città

La ricerca Lo spessore della città prende corpo nel 2010 in occasione del secondo bando FIRB (Fondo per gli Investimenti della Ricerca di Base – Bando Futuro in Ricerca), pubblicato dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca. Il bando nelle sue tre edizioni (2008, 2010, 2012) è indirizzato a sostenere ricerche di base di giovani studiosi. La stesura del progetto nella sua prima versione è il tentativo di tradurre assunti teorici, costruiti su nuove necessità di dialogo tra architettura e città, in concreti strumenti operativi.  Continua...

Alter-azioni

Questo libro raccoglie una serie di saggi sull’alterazione, ovvero sul rapporto interpretazione e realtà, sostanzialmente sul come si possa aumentare la realtà oltre l’impiego di strumenti tecnologici. Con l’espressione “realtà aumentata” si vuole qui sostenere l’autonomia della visione, la sua non necessità di protesi da altri impostate, a favore di un potenziamento delegato alla sola teoria. L’obiettivo è aggiornare il binomio teoria-progetto, superare inutili dualismi, affermare la coincidenza dei due termini non solo sul piano dei contenuti ma anche su quello degli strumenti. Continua...

peperone_giallo_trasphortusbooks è un progetto editoriale che nasce dall’esperienza di (h)ortus - rivista di architettura. Raccogliere saggi e riflessioni di giovani studiosi dell’architettura, siano esse sul contemporaneo, sulla storia, la critica e la teoria, sul progetto o sugli innumerevoli altri temi che caratterizzano l’arte del costruire è la missione che vogliamo perseguire, per una condivisione seria e ragionata dei problemi che a noi tutti, oggi, stanno profondamente a cuore.

hortusbooks si propone come una collana agile, aperta ad una molteplicità di contributi nel campo dell'architettura. I volumi vengono pubblicati con tecnologia print on demand dalla casa editrice Nuova Cultura di Roma e possono essere acquistati on-line tramite i maggiori canali di diffusione.

Il paesaggio chiama

paesaggio_chiama_tIn tante città mediterranee e anche qui, nella magnifica cornice dello Stretto di Messina, l’attuale urbanesimo genera immense aree abitate che non sono più né urbane né rurali. Ci guardiamo attorno e nella banalità che ci circonda cerchiamo nuove gravità, proprio in questi luoghi destrutturati, perché è qui che possono e devono prendere forma i paesaggi del nostro tempo. L’importanza del paesaggio è sentita quasi sempre in termini solo difensivi, senza la consapevolezza della sua rilevanza sociale e economica, e di conseguenza senza un coinvolgimento culturale e politico delle comunità. Continua...

Valle Giulia Flickr

vg_flickr_11

Il gruppo Valle Giulia Flickr nasce tre anni fa dall’idea di uno studente di architettura con la passione della fotografia.
Da un piccolo gruppo di appassionati, accomunati dalla voglia di imparare l’arte fotografica e di utilizzarla come strumento per “parlare” di architettura, si è arrivati ad un gruppo che oggi conta più di 260 iscritti.
Lo spirito del gruppo è quello della condivisione come mezzo di conoscenza, sia in campo architettonico che fotografico, e i contest proposti danno l’occasione agli iscritti di confrontarsi su varie tematiche in campo architettonico e sociale. Continua...

Dal paesaggio al panorama, dal panorama al paesaggio

camiz_copertina_tUna mostra che presenti fotografie di paesaggi naturali, così come un osservatore li vede durante una gita, un'escursione, un viaggio, anziché una mostra semplice come si potrebbe credere (perché si potrebbe azzardare che un panorama è sempre bello), si presenta come una mostra piuttosto complessa. In effetti, è la fotografia del paesaggio naturale che è più complessa di quanto non sembri. Infatti, se appunto un ambiente naturale ci appare quasi sempre come bello, in particolare se incontaminato, una sua fotografia non è detto che lo sia. Continua...

Il Giardino dei Cedrati di Villa Pamphilij

cedratiDalla loro domesticazione le piante da frutto sono sempre state utilizzate come elementi costitutivi di diverse tipologie di giardini. In molti giardini storici, a  fronte di esempi virtuosi di conservazione di aree a frutteto o di singole piante da frutto, molto più spesso questi spazi coltivati sono andati perduti, gradualmente sacrificati ad altre priorità nei necessari restauri vegetazionali con perdita di risorse genetiche di valore, ma anche dell’identità dei luoghi. Lo studio di un’ipotesi di recupero del Giardino dei Cedrati in Villa Doria Pamphilj (Roma), oggi profondamente cambiato nella sua forma, struttura e funzione e in progressivo abbandono, rappresenta l’applicazione di un innovativo approccio metodologico, esempio di quella  integrazione di discipline necessaria per non prescindere dalla natura sistemica  di questo luogo. Continua...

Rassegna Italiana | 5 Temi 5 Progetti

Il complesso di risorse culturali, artistiche, ambientali, che sono proprie di un paese noi lo chiamiamo Patrimonio (ma anche l'insieme dei cromosomi che ogni individuo eredita dai propri ascendenti). Le Case sono le abitazioni dell'uomo e l'Esterno è ciò che sta fuori, che viene da fuori. Il termine Tecnologia è composto da arte e discorso, dove per arte si intende(va) il saper fare, in altri termini il progetto del saper fare. La Catastrofe indica i grandi sconvolgimenti provocati dalla natura o dall'uomo. Continua...

Joomla Templates by Joomlashack