L'editoriale di (h)ortus


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Dopo quasi vent’anni di assenza – trascorsi, forse colpevolmente, a indagare architetture in luoghi più distanti del pianeta – sono ritornato a Urbino, alla ricerca non soltanto delle opere di Giancarlo De Carlo (e di tutti gli illustri architetti che lo hanno preceduto nella città di Federico da Montefeltro) ma anche della possibilità di fare un personalissimo punto sullo stato dell’architettura. Avevo sentito parlare da più parti del pessimo stato di conservazione degli Continua...

La città della postproduzione

Questo libro raccoglie una serie di saggi sulla postproduzione intesa sia quale condizione che connota oggi i territori europei, sia quale atteggiamento progettuale – realizzare non è più sufficiente e non è più centrale servono interventi altri, altre sovrascritture. Come nella prassi cinematografica, raramente la presa diretta esaurisce il momento di formalizzazione di un film: è necessario applicare un complesso di operazioni quali il doppiaggio, il montaggio, il missaggio che seguono la fase delle riprese e precedono la commercializzazione.
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recensioni_verzaLaura Valeria Ferretti

L'architettura del progetto urbano

Procedure e strumenti per la costruzione del paesaggio urbano

Luca Reale

ferrettiChe cos’è il progetto urbano? A quale scala si riferisce? Chi ne promuove l’attuazione e chi ne gestisce il processo? Quali attori coinvolge e su quali procedure si basa? Come si differenzia nello scenario europeo?
A partire dall’accostamento tra esperienze coeve e confrontabili (1), il volume di Laura Valeria Ferretti tenta di fornire alcune risposte a queste domande. Con la consapevolezza che il progetto urbano, che si tratti della costruzione di tessuti nuovi o della rigenerazione di esistenti, possiede una natura ambigua che sfugge ad una definizione univoca, configurandosi (anche a seconda delle diverse normative nazionali) come metodologia di costruzione dello spazio urbano più che strumento direttamente attuativo.

L’idea che la doppia veste del progetto urbano (regola/deroga, modello/processo, interesse pubblico/leggi di mercato, ricucitura/espansione, ecc.) possa rappresentare un elemento di ricchezza e allo stesso tempo dimostrare l’ineluttabile complessità e vitalità della condizione urbana, segna l’orizzonte culturale che si pone l’autrice. A patto però che si definiscano e si consolidino strumenti chiari per il controllo della qualità e degli esiti del concept iniziale del progetto, accogliendo sì sostanziali elementi di flessibilità, ma su un’ossatura non contrattabile improntata su forti gradi di vincolo.
Su questo sfondo si cerca poi di limitare l’ampiezza di campo: il progetto urbano, anche se il suo risultato è architettura “non è un grande progetto di architettura” (2), per sua natura atto di sintesi, ma è un progetto diacronico che definisce le regole alle quali nel tempo dovranno attenersi i diversi interventi architettonici. All’invariante tempo si affianca, non meno cruciale, il tema del confronto col contesto, che in termini più generali abbraccia non solo lo spazio fisico di azione del progetto urbano, ma anche il programma, la negoziazione pubblico-privato, il problema della futura gestione. In questo senso il progetto urbano dovrebbe trasferire alla città la più alta capacità culturale di lavorare alla famosa scala intermedia tra piano e progetto dove, citando Manuel de Solà Morales, “le scale si intrecciano e dove l’architetto acquisisce una ragionevole autorità sulla forma della città” (3).  
È dunque paradossale che in Italia proprio questa dimensione progettuale sia stata negli ultimi decenni trascurata, oggetto del disinteresse degli urbanisti, sempre più impegnati in studi sul territorio e sulla definizione di prassi normativo-gestionali, come degli architetti, sedotti dalle questioni di stile e linguaggio più che interessati alla forma urbana. Chi progetta allora la città? E come? In Italia si registra un ritardo non solo da parte dei tecnici ma anche da parte della pubblica amministrazione che assume sempre più spesso (per motivi culturali ma anche economici) un ruolo di attore più che di regista del processo di coordinamento. È qui che allora ci aiuta il confronto con le migliori esperienze europee dove il ruolo pubblico è differente ma sempre centrale, indirizzando modalità di progetto urbano focalizzate sulla centralità del progetto (Barcellona), sull’interazione tra soggetti privati e pubblici che condividono rischi e guadagni a partire da un’iniziativa privata (Olanda), o a partire dall’impulso dell’autorità pubblica (Francia). E dove le regole urbane di impianto (funzioni, configurazione della quota urbana, tracciati, circolazione e “scenario urbano”) sono definite in maniera non più negoziabile, le regole architettoniche restano invece aperte. A differenza dell’Italia, dove le autorizzazioni della pubblica amministrazione sono tutte preventive e non prendono in considerazione la prefigurazione spaziale; e dove – di fatto – l’urbanistica è sempre negoziabile, grazie al perverso meccanismo delle varianti.
Anche per questi motivi, nonostante il rapporto piano-progetto e la continuità tra progetto di architettura e questioni urbane siano stati per anni centrali nel dibattito culturale, nel nostro paese il progetto urbano presenta pochi e disomogenei esempi realizzati e si scontra con alcuni annosi problemi: lentezza burocratica, debolezza delle amministrazioni pubbliche, frammentazione della proprietà dei suoli. Le tre esperienze raccontate con i contributi di diretti protagonisti – Carlo Gasparrini (Napoli Orientale), Franco Corsico (Spina Centrale a Torino) e Maurizio Marcelloni (Centralità Urbane e Metropolitane di Roma) – testimoniano differenti approcci; ma in tutti i casi – se confrontati ad esempio al modello Barcellona – questi progetti scontano, sottolinea Marcelloni, grandi difficoltà nel definire il rapporto pubblico-privato (4); nell’accettare  da parte dei privati un intervento in cui le funzioni non siano esclusivamente residenziali; nel predisporre da parte delle pubbliche amministrazioni un apposito ufficio in grado di guidare in maniera unitaria l’intero procedimento di attuazione della strategia generale (5).
Se l’architettura è un risultato – più che un contenuto – del progetto urbano, allora qual è il cuore del problema?  Senza inseguire una forzata interdisciplinarietà (necessariamente apportata dalle numerose competenze specifiche coinvolte) il progetto urbano dovrebbe definire con chiarezza lo spazio urbano, il connettivo tra le parti, senza entrare nella descrizione specifica dell’architettura. Perché uno spazio urbano abbia qualità è fondamentale che esprima una certa vitalità, intendendo con questo termine la compresenza di una popolazione eterogenea, un’alta densità edilizia e un’alta qualità dello spazio collettivo (6). «Se lo spazio pubblico è ben disegnato, ben definito, e i servizi sono collocati in posizioni strategiche è garantita la qualità dell’intervento» (7). Non resta dunque che accettare quella “tensione” tra finalità pubblica e logiche di mercato che Yannis Tsiomis individua nell’introduzione al volume come fattore caratterizzante (8) del progetto urbano, “procedura” – citando ancora Marcelloni – “di costruzione dei progetti complessi”. Per controllare questo delicato processo a cavallo tra progetto urbanistico e architettonico è necessaria allora «una flessibilità controllata del progetto di insieme e, contemporaneamente, un controllo inflessibile del processo nel tempo, degli eventuali adattamenti e delle modalità della sua realizzazione» (9). Solamente in questo modo il Progetto Urbano può essere uno strumento utile per costruire, oltre ai nodi complessi della metropoli, una città “ordinaria”, fatta di tessuto e articolazione dell’offerta di spazio pubblico e funzioni, e una città “ordinata”, dove i corretti rapporti tra pieni e vuoti e la gerarchia di spazi e funzioni si accompagnino ad una chiarezza di accessibilità e facilità di spostamento.

Note
(1) Il testo prende spunto da una giornata internazionale di studi dal titolo “Procedure e strumenti per il progetto urbano”, organizzata dall’autrice con Maurizio Marcelloni e tenutasi a nell’allora Facoltà di Architettura di Valle Giulia il 6 novembre 2009. All’incontro parteciparono come relatori: Annick Bizouerne (Paris Rive Gauche), Franco Corsicato (Spina 3 – Torino), Laura Valeria Ferretti (esperienza di Barcellona), Carlo Gasparrini (Area Orientale Napoli), Stan Majoor (Amsterdam Zuid), Maurizio Marcelloni (progetti urbani a Roma), Pierre Micheloni (progetti urbani a Parigi), Jürgen Rosemann (Amsterdam e Rotterdam).
(2) Laura Valeria Ferretti, L’architettura del progetto urbano. Procedure e strumenti per la costruzione del paesaggio urbano, Milano, Franco Angeli, 2012, p. 24.
(3) Laura Valeria Ferretti, ibid., p. 25.
(4) Tradizionalmente in Italia i progetti sono integralmente pubblici, e si scontrano poi col problema della manutenzione e della gestione o del tutto privati e rischiano in questo caso di rappresentare esclusivamente un interesse di profitto. In entrambe le circostanze sono interventi che stentano a dialogare col contesto urbano.
(5) Maurizio Marcelloni, Qualche riflessione sui progetti urbani a Roma, in: Laura Valeria Ferretti, ibid., p. 213 – 224.
(6) Cfr. intervista a Jordi Borja, in: Laura Valeria Ferretti, ibid., p. 134.
(7) Intervista a Joan Busquets, in: Laura Valeria Ferretti, ibid., p. 145.
(8) Yannis Tsiomis, Prefazione. Sotto il segno della tensione, in: Laura Valeria Ferretti, ibid., pp. 11-17.
(9) Laura Valeria Ferretti, ibid., p. 152.

 

Autore Laura Valeria Ferretti
Titolo L'architettura del progetto urbano
Editore Franco Angeli
Città Milano
Anno 2012
Pagine 240
Prezzo € 29,00
ISBN 9788820400033

 

Autore Data pubblicazione Volume pubblicazione
REALE Luca 2013-03-27 n. 66 Marzo 2013
 
Hortus

Lo spessore della città

La ricerca Lo spessore della città prende corpo nel 2010 in occasione del secondo bando FIRB (Fondo per gli Investimenti della Ricerca di Base – Bando Futuro in Ricerca), pubblicato dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca. Il bando nelle sue tre edizioni (2008, 2010, 2012) è indirizzato a sostenere ricerche di base di giovani studiosi. La stesura del progetto nella sua prima versione è il tentativo di tradurre assunti teorici, costruiti su nuove necessità di dialogo tra architettura e città, in concreti strumenti operativi.  Continua...

Alter-azioni

Questo libro raccoglie una serie di saggi sull’alterazione, ovvero sul rapporto interpretazione e realtà, sostanzialmente sul come si possa aumentare la realtà oltre l’impiego di strumenti tecnologici. Con l’espressione “realtà aumentata” si vuole qui sostenere l’autonomia della visione, la sua non necessità di protesi da altri impostate, a favore di un potenziamento delegato alla sola teoria. L’obiettivo è aggiornare il binomio teoria-progetto, superare inutili dualismi, affermare la coincidenza dei due termini non solo sul piano dei contenuti ma anche su quello degli strumenti. Continua...

peperone_giallo_trasphortusbooks è un progetto editoriale che nasce dall’esperienza di (h)ortus - rivista di architettura. Raccogliere saggi e riflessioni di giovani studiosi dell’architettura, siano esse sul contemporaneo, sulla storia, la critica e la teoria, sul progetto o sugli innumerevoli altri temi che caratterizzano l’arte del costruire è la missione che vogliamo perseguire, per una condivisione seria e ragionata dei problemi che a noi tutti, oggi, stanno profondamente a cuore.

hortusbooks si propone come una collana agile, aperta ad una molteplicità di contributi nel campo dell'architettura. I volumi vengono pubblicati con tecnologia print on demand dalla casa editrice Nuova Cultura di Roma e possono essere acquistati on-line tramite i maggiori canali di diffusione.

Il paesaggio chiama

paesaggio_chiama_tIn tante città mediterranee e anche qui, nella magnifica cornice dello Stretto di Messina, l’attuale urbanesimo genera immense aree abitate che non sono più né urbane né rurali. Ci guardiamo attorno e nella banalità che ci circonda cerchiamo nuove gravità, proprio in questi luoghi destrutturati, perché è qui che possono e devono prendere forma i paesaggi del nostro tempo. L’importanza del paesaggio è sentita quasi sempre in termini solo difensivi, senza la consapevolezza della sua rilevanza sociale e economica, e di conseguenza senza un coinvolgimento culturale e politico delle comunità. Continua...

Valle Giulia Flickr

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Da un piccolo gruppo di appassionati, accomunati dalla voglia di imparare l’arte fotografica e di utilizzarla come strumento per “parlare” di architettura, si è arrivati ad un gruppo che oggi conta più di 260 iscritti.
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cedratiDalla loro domesticazione le piante da frutto sono sempre state utilizzate come elementi costitutivi di diverse tipologie di giardini. In molti giardini storici, a  fronte di esempi virtuosi di conservazione di aree a frutteto o di singole piante da frutto, molto più spesso questi spazi coltivati sono andati perduti, gradualmente sacrificati ad altre priorità nei necessari restauri vegetazionali con perdita di risorse genetiche di valore, ma anche dell’identità dei luoghi. Lo studio di un’ipotesi di recupero del Giardino dei Cedrati in Villa Doria Pamphilj (Roma), oggi profondamente cambiato nella sua forma, struttura e funzione e in progressivo abbandono, rappresenta l’applicazione di un innovativo approccio metodologico, esempio di quella  integrazione di discipline necessaria per non prescindere dalla natura sistemica  di questo luogo. Continua...

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