L'editoriale di (h)ortus


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Dopo quasi vent’anni di assenza – trascorsi, forse colpevolmente, a indagare architetture in luoghi più distanti del pianeta – sono ritornato a Urbino, alla ricerca non soltanto delle opere di Giancarlo De Carlo (e di tutti gli illustri architetti che lo hanno preceduto nella città di Federico da Montefeltro) ma anche della possibilità di fare un personalissimo punto sullo stato dell’architettura. Avevo sentito parlare da più parti del pessimo stato di conservazione degli Continua...

La città della postproduzione

Questo libro raccoglie una serie di saggi sulla postproduzione intesa sia quale condizione che connota oggi i territori europei, sia quale atteggiamento progettuale – realizzare non è più sufficiente e non è più centrale servono interventi altri, altre sovrascritture. Come nella prassi cinematografica, raramente la presa diretta esaurisce il momento di formalizzazione di un film: è necessario applicare un complesso di operazioni quali il doppiaggio, il montaggio, il missaggio che seguono la fase delle riprese e precedono la commercializzazione.
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recensioni_verzaRedesigning Seosomun Memorial Park in Seoul

International workshop 2013

Manuela Pattarini

seoul workshop tNel cuore della metropoli di Seoul, più precisamente nel territorio del municipio di Jung gu, si trova il parco di Seosomun. Il sito, compresso fra rete ferroviaria, strade ad alto scorrimento ed edifici a densità molto elevata, è ultimamente oggetto di rinnovata attenzione da parte dell’amministrazione del municipio cui appartiene, dell’arcidiocesi di Seoul e dell’amministrazione centrale della città. L’intento di tutti i soggetti interessati, seppur con finalità differenti, è dare nuova vita ad un luogo altamente significativo per la memoria storico-culturale e religiosa della capitale sudcoreana.

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Aerofotogrammetrico
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Vista a volo d'uccello dell'area
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Vista a volo d'uccello dell'area

Il nome di quest’area deriva dalla sua posizione, in prossimità di una delle porte di accesso all’antica città di Seoul. Le mura cittadine (1), la cui costruzione iniziò nel 1396 – in parte demolite tra il 1898 e il 1899 per costruire le prime linee tranviarie della capitale e definitivamente abbattute dai giapponesi per l’attuazione del piano di modernizzazione di Seoul del 1912 (2) – avevano quattro porte di accesso principali e quattro secondarie. La porta attigua al sito d’interesse è la non più esistente Seosomun: porta piccola dell’ovest (in coreano, seo: ovest, so: piccola, mun: porta).

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Sistema murario di Seoul. Cerchiata in rosso Seosomun
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Vista attuale delle mura ricostruite

La zona appena fuori le mura, oggi destinata a parco urbano, è stata adibita, fin dal 1416, a piazza per le pubbliche esecuzioni, motivo per cui è da sempre tristemente significativa per l’intera cittadinanza. Nel corso del XIX secolo questo sito diventa il luogo deputato alle persecuzioni dei cattolici coreani (3) da parte del governo confuciano. Qui, nel 1801, nel 1839 e nel 1866, sono eseguiti i tre principali martirii avvenuti in Corea ai danni di seguaci della religione cattolica.
Nel 1892 viene eretta in prossimità di Seosomun la chiesa di Yakhyeon, seconda per importanza in Corea solo dopo la cattedrale di Myeong-dong, costruita circa sei anni dopo. La parrocchia di Yakhyeon, inizialmente nata come semplice cappella (1887) sorge su un’altura, cui deve il proprio nome (letteralmente “collina delle erbe medicinali”), che guarda verso il luogo delle pubbliche esecuzioni.
Nel 1914 – durante la colonizzazione nipponica – i Giapponesi demoliscono la porta Seosomun.
Negli anni Sessanta del secolo scorso viene demolito il mercato alimentare (di frutta, verdura e pesce) che insisteva sull’area, per la realizzazione di un parco, che viene poi riprogettato, così come lo conosciamo oggi, nel 1996, secondo quanto previsto dal piano di sviluppo dell’intera area redatto in quegli anni dal Municipio di Jung gu.
L’attuale parco di Seosomun ha vari livelli interrati, occupati da un parcheggio pubblico, un mercato floreale ed uffici (4). Nella stessa area, sul limite nord-occidentale del parco, è stato insediato un impianto di riciclaggio dei materiali.
Nel corso del 2012 il Municipio di Jung gu ha indetto un concorso per trasformare il Parco di Seosomun in un “Parco della Memoria”. Il concorso si è concluso senza la proclamazione di un vincitore, ma con l’assegnazione di due menzioni ex-aequo.
Il Municipio intende tuttavia procedere nel progetto di recupero di questo complesso brano di città, tanto importante ma altrettanto malandato, perché diventi un punto focale nel sistema urbano della capitale sudcoreana. La sua posizione centrale e il suo significato storico-culturale sono, a parere dell’amministrazione municipale, due fattori che agevolerebbero la possibile trasformazione di questo sito in luogo di richiamo. Fine del Municipio è rendere quest’area documento evidente della storia e della cultura di Seoul, creare un santuario di pellegrinaggio cattolico ma soprattutto un parco urbano, che evidenzi la sua appartenenza alla cultura e alla storia coreana. Il significato religioso dovrebbe avere un posto di rilievo, ma non essere l’unico protagonista della progettazione, essendo questo luogo patrimonio della popolazione cittadina presa nella sua interezza e non solo della comunità cattolica.
Parallelamente l’arcidiocesi di Seoul vorrebbe trasformare questo sito in una “nuova Assisi”, acquisendo per tale scopo anche terreni attigui al parco e alla parrocchia di Yakhyeon (accanto alla quale sorge già dal 1999 un museo memoriale delle persecuzioni). Per la Curia il fattore religioso dovrebbe dunque essere il cardine attorno al quale far ruotare tutta la risistemazione dell’area, che entrerebbe a far parte di un percorso di pellegrinaggio che abbracci tutti i luoghi significativi per il culto cattolico a Seoul – idea, questa, sposata anche dall’amministrazione municipale. L’arcidiocesi vorrebbe far rientrare questo luogo all’interno di un piano di valorizzazione dei siti cattolici della capitale sudcoreana, da attuarsi entro il 2017, anno in cui è prevista una visita pontificia per la beatificazione e la canonizzazione di martiri coreani, alcuni dei quali uccisi proprio a Seosomun. Per questo motivo sarebbe previsto a breve un nuovo concorso – questa volta internazionale – bandito dalla Chiesa cattolica coreana.
L’amministrazione centrale della città di Seoul condivide la volontà di recupero della zona e prevede lo stanziamento di fondi per il cofinanziamento degli interventi necessari.

Il workshop

Date queste premesse, si è pensato di impegnare gli studenti coinvolti nel workshop di progettazione italo-coreano – per la prima volta svoltosi a Seoul, dal 4 all’11 gennaio 2013 (5) – nella riprogettazione di quest’area.
Nel giorno inaugurale del workshop gli studenti – 29 in tutto, di cui 13 della Sapienza, 2 dello IUAV di Venezia, anch’esso gemellato con il CAMU, e 14 della Myongji University – sono stati suddivisi in 7 gruppi misti italo-coreani. Nel corso della prima mattina di lavoro due tecnici dell’Ufficio di Urbanistica del Municipio di Jung gu hanno presentato il tema a studenti e tutor, chiarendo le esigenze e i punti focali della committenza.
Durante l’incontro, a seguito di un dibattito, sono emerse le linee guida che ogni progettista – e quindi anche i partecipanti al workshop – avrebbe dovuto considerare, pur nella facoltà di una reinterpretazione parziale. In sintesi:

  • • Necessità di enfatizzare i caratteri culturali, storici e religiosi del luogo nel loro insieme, ma con una preponderanza dei primi due, perché il parco sia manifestazione della memoria della totalità della popolazione cittadina e non solo di quella cattolica;
  • • Necessità di dare espressione all’idea di sacro – universalmente intesa, anche al di fuori del “religioso” – possibilmente mediante il ricorso a simboli o metafore;
  • • Possibilità di scelta fra il riuso e la parziale o totale demolizione delle strutture e delle funzioni esistenti – ad eccezione dell’impianto di riciclaggio, da mantenersi come e dove si trova;
  • • Possibilità di scelta fra il riuso – con eventuale riposizionamento – e la riprogettazione del monumento ai martiri cattolici ora presente nel parco;
  • • Inserimento obbligatorio nel sito di una Memorial hall, di una chiesa per circa 700 persone e di uno spazio esterno per esibizioni pubbliche, che faciliti la coesione sociale e possa essere utilizzato anche come spazio ove svolgere le funzioni religiose nel periodo estivo o in presenza di un numero di fedeli particolarmente elevato;
  • • Necessità di trovare adeguate soluzioni alle due principali problematiche attualmente presenti nell’area: il rumore generato da superstrade e ferrovia attigue e la cesura causata dal vallo ferroviario fra il sito e la città;
  • • Inserimento di elementi di richiamo o landmarks;
  • • Utilizzo dei piani interrati come sede privilegiata del nuovo edificio per il culto;
  • • Obbligatorietà di ridurre al minimo la volumetria coperta fuori terra (con una percentuale massima consentita del 20% della superficie totale).

Dopo un primo brain storming e un pranzo ristoratore, gruppo docente e gruppo discente hanno effettuato un sopralluogo conoscitivo dell’area d’intervento, sfidando il clima particolarmente rigido dell’inverno coreano.
Durante la visita è risultato immediatamente evidente che la strada più plausibilmente percorribile – fra quelle per le quali le linee guida prevedevano una scelta – sarebbe stata la demolizione e ricostruzione degli edifici preesistenti e il ricollocamento del monumento ai martiri.
Nei giorni successivi, secondo una tabella di marcia particolarmente serrata, ciascun gruppo ha scelto un motto che riassumesse il proprio concept e si è focalizzato sul superamento del mero programma funzionale, nel tentativo di esprimere con il progetto quanto emerso nei seminari da riflessioni condotte sul significato di “spazio sacro” e di “luogo della memoria”.
Già nelle primissime fasi, gli studenti si sono resi conto, con sorpresa, di poter identificare elementi che per tutti definissero un luogo sacro, nonostante le evidenti differenze culturali e metodologiche. Pur nella varietà delle proposte, infatti, in ogni progetto si ritrovano – seppur con diversi gradi di enfatizzazione – recinti, percorsi, corsi o specchi d’acqua, elementi che consentano di graduare l’intensità luminosa, boschi e radure ed infine elementi ascensionali (rampe, scale, terreno in pendenza).

Il terzo giorno di workshop, nel pomeriggio, gli studenti hanno dovuto descrivere le loro proposte a tecnici del Municipio, docenti del CAMU e tutor. Durante la presentazione - dibattito sono emersi punti di forza ed elementi deboli di ciascun progetto. Sulla base delle critiche emerse, i gruppi, sostenuti dai tutor, hanno continuato a lavorare giorno e notte (6) per produrre quanto richiesto per la consegna finale, prevista nella sede del Municipio di Jung gu, l’11 gennaio 2013.
Nella giornata conclusiva, dopo alcune notti insonni, gli studenti hanno però visto concretizzarsi i loro sforzi e un portavoce coreano per ciascun gruppo ha avuto il proprio “momento di celebrità”, descrivendo il progetto nella propria lingua, essendo il pubblico in maggioranza composto da loro connazionali. La presentazione è avvenuta in forma estremamente ufficiale, davanti a rappresentanti del Municipio e dell’arcidiocesi, ad una delegazione di docenti del CAMU e ad alcuni giornalisti (7). Oltre ad una piccola mostra delle tavole di progetto, ogni gruppo ha preparato slide esplicative di supporto a quanto spiegato oralmente.

GRUPPO 1: pdf button
Claudia Biasiolo, Laura Caponi, Minwoo Shin, Kaeul Han
GRUPPO 2: pdf button
Claudia de Antoniis, Silvia Rinalduzzi, Jongmin Kwon, Yuna Kim
GRUPPO 3: pdf button
Hyunyeop Kim, Jiwon Lee, Martina Cardi, Jacopo Costanzo
GRUPPO 4: pdf button
Seunghwa Beck, Jieun Kim, Deborah Navarra, Giulia De Francesco
GRUPPO 5: pdf button
Claudia Bertolotti, Elisa Russo, Ji-eun Park, Nanju An, Jiwoong Jung
GRUPPO 6: pdf button
Soo-Jung Kim, Seon-Wook Park, Flori Durmishi, Iacopo Benincampi
GRUPPO 7: pdf button
Juyeon Lee, Gyuyeon Chae, Yirae Lee, Nicolò Boldrin, Virginia Cosenza

Al termine di ciascuna presentazione si sono sviluppati dibattiti con critiche e proposte altamente stimolanti, provenienti da parte di soggetti molto eterogenei. Le discussioni hanno reso maggiormente evidente che sull’area di progetto prescelta esistono notevoli interessi – anche se talvolta contraddittori.
Unanimemente è stato riconosciuto l’alto livello delle proposte che i gruppi di studenti sono riusciti a produrre in un tempo tanto esiguo, soprattutto tenendo conto della complessità e della delicatezza del tema e delle sue implicazioni.
Dal punto di vista didattico l’esperienza ha confermato l’importanza di esercizi di questo tipo. Vero motivo di soddisfazione è stato osservare una volta ancora come ragazzi molto diversi, con culture e approcci talvolta opposti, siano riusciti, con pochi suggerimenti, a presentare proposte convincenti – con maggiori o minori difficoltà a seconda dei gruppi, ma tutti di livello più che buono – e soprattutto come abbiano saputo parlare di architettura e “vivere” la progettazione in modo naturale, condividendo esperienze di vita, sperimentando nuovi cibi e nuovi modi di comunicare e arricchendosi vicendevolmente.

Note  
(1) La capitale sudcoreana ha in programma di recuperare le mura e le porte cittadine per proporle presso l’UNESCO come opera che rientri nel Patrimonio dell’umanità.
(2) Fonte: https://www.koreana.or.kr:444/months/news_view.asp?b_idx=709&lang=en&page_type=list
(3) Attualmente, circa il 26% della popolazione della Corea del sud è di religione cristiana. Fra questi, circa 5 milioni sono cattolici. La storia del cristianesimo coreano è alquanto singolare: il primo indottrinamento è avvenuto sul finire del Settecento in modo totalmente autonomo, senza apporti di evangelizzazione esterni, grazie ad alcuni eruditi che si avvicinano ai sacri testi cristiani, in lingua cinese, per interesse culturale e che poi avviano il proselitismo in Patria. La libertà di professione per la religione cattolica viene riconosciuta solo nel 1886, a seguito di un accordo tra Corea e Francia, pur non riuscendo questo a fermare le persecuzioni, che si spingono fino all’inizio del XX secolo.
(4) In corrispondenza del mercato floreale i livelli interrati sono tre, mentre nel resto dell’area sono quattro.
(5) I workshop di progettazione – che ricadono all’interno dell’accordo culturale esistente tra la Facoltà di Architettura della Sapienza Università di Roma e il CAMU (College of Architecture Myongji University) di Seoul – dal 2007 si sono svolti ogni anno, tra fine giugno e inizio luglio, nella sede di Valle Giulia della Facoltà di Architettura della Sapienza. Nell’ambito dello stesso accordo, ogni anno dal 2008, alcuni studenti italiani e coreani hanno la possibilità di svolgere ricerche di tesi nella Facoltà gemellata.
(6) Il workshop si è tenuto nei locali della Biblioteca del campus di Seoul della Myongji University, aperta continuativamente dalle 7.00 alle 22.30 circa. Spesso i gruppi hanno continuato a lavorare nello spazio comune dello studentato del medesimo campus, dove erano ospitati i partecipanti. Oltre alla delegazione italiana, infatti, anche la gran parte di quella coreana ha dovuto alloggiare presso questa struttura: il workshop si è tenuto, come detto, nel Campus di Seoul, mentre la facoltà di Architettura della Myongji University si trova nel Campus di Yongin, a circa 50 Km dalla capitale.
(7) Alcuni articoli apparsi sul web a seguito di questa giornata: http://www.fnn.co.kr/content.asp?aid=ce91a9f24af448ab86e6b1d42f8ccb27
http://view.asiae.co.kr/news/view.htm?idxno=2013011213203041197&nvr=Y

 


 

Redesigning Seosomun Memorial Park in Seoul
Workshop internazionale di progettazione architettonica
College of Architecture, Myongji University
4-11 gennaio 2013

Responsabili scientifici: Jinyoung Chun (CAMU), Federico De Matteis, Luca Reale (Sapienza)
Tutor: Valentina Frasghini, Manuela Pattarini, Michela Romano

 

Autore Data pubblicazione Volume pubblicazione
PATTARINI Manuela 2013-02-20 n. 65 Febbraio 2013
 
Hortus

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