L'editoriale di (h)ortus


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Dopo quasi vent’anni di assenza – trascorsi, forse colpevolmente, a indagare architetture in luoghi più distanti del pianeta – sono ritornato a Urbino, alla ricerca non soltanto delle opere di Giancarlo De Carlo (e di tutti gli illustri architetti che lo hanno preceduto nella città di Federico da Montefeltro) ma anche della possibilità di fare un personalissimo punto sullo stato dell’architettura. Avevo sentito parlare da più parti del pessimo stato di conservazione degli Continua...

La città della postproduzione

Questo libro raccoglie una serie di saggi sulla postproduzione intesa sia quale condizione che connota oggi i territori europei, sia quale atteggiamento progettuale – realizzare non è più sufficiente e non è più centrale servono interventi altri, altre sovrascritture. Come nella prassi cinematografica, raramente la presa diretta esaurisce il momento di formalizzazione di un film: è necessario applicare un complesso di operazioni quali il doppiaggio, il montaggio, il missaggio che seguono la fase delle riprese e precedono la commercializzazione.
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architetture_cipollaLe piscine delle Maree di Alvaro Siza

Francesco Cianfarani

siza piscine tLe piscine di Leça da Palmeira sono invisibili dalla città. Per chi giunge da terra vi è il rischio di non individuarle. Nessun elemento a denunciarne la presenza al di là dello smisurato parapetto del lungo oceano. Solo provenendo dal mare o risalendo a piedi la vicina spiaggia di sabbia è possibile scorgere un volume disteso appena al di sotto della carreggiata; una massa architettonica scomposta in piani di diversa profondità, a tratti confondibile, per grana e colore, con le rocce della scogliera a cui fa da sfondo.

Questa duplice qualità mimetica sintetizza al meglio le problematiche insite nel progetto e nella costruzione delle Piscine delle Maree, opera realizzata negli anni Sessanta da Alvaro Siza lungo un tratto di costa atlantica circa due miglia a nord del vecchio porto di Matosinhos (1). L'edificio rappresenta la sintesi formale di un programma architettonico complesso: ricavare, lungo una scomoda lingua di terra a cavallo tra l'oceano e l'antico abitato di Leça, una serie di terrazzamenti e di vasche che permettano di godere, in assoluta protezione, delle acque dell'Atlantico. Si tratta perciò di un lavoro di mediazione tra la città e la linea di costa, della sistemazione di un bacino naturale d'acqua nettamente cinto da una scogliera in granito, inaccessibile dalla quota rialzata della litoranea come dalle spiagge limitrofe. La risposta del progettista è tanto semplice nei materiali e negli elementi edilizi impiegati quanto sofisticata nella composizione. Il manufatto si concretizza in una sequenza di piattaforme, di spazi coperti o a cielo aperto, delimitati da muri di sostegno e liberi setti in calcestruzzo, che hanno il compito di connettere la strada con la scogliera e il mare.
É il sito ad informare la ragione architettonica del manufatto che, simile a un frottage, ridisegna lo spazio circostante e radica a terra il proprio impianto, ricalcando le linee di forza dell'orografia preesistente attraverso elementi minimi: rampe, gradoni, pianerottoli. Il programma architettonico viene così risolto all'interno di una lineare concatenazione di ambienti, puntualmente piegata alle variazioni di quota della costa; un edificio - percorso imbriglia l'inquieto paesaggio all'interno di camere e corridoi che conducono a due sicure vasche d'acqua, scavate nella viva scogliera. Di conseguenza, nessun tipo edilizio o forma a priori sovrintende i rapporti tra i singoli nuclei funzionali – l'ingresso, gli spogliatoi, le docce, i locali tecnici, il bar  – quanto un progressivo dipanarsi di episodi spaziali, raccordati da un percorso obbligato che lentamente conduce a mare.

Tre spazialità principali configurano quest'architettura: la rampa di accesso che guadagna la quota ribassata della spiaggia e distacca l'osservatore dal contesto, negandogli la vista del tessuto edilizio circostante e dello stesso oceano; l'edificio degli spogliatoi, addossato al muro della litoranea e sviluppato parallelamente ad esso; il cortile esterno murato, un patio finale che raccorda gli spogliatoi con gli altri locali di servizio. All'interno di questo spessore, Siza realizza un percorso di iniziazione sensoriale, una studiata promenade (2) che ordina un graduale diradamento di materia architettonica, in modo da far abituare lentamente la corporeità dei bagnanti al contatto diretto con l'oceano e la scogliera. Ad ogni ambiente accessorio che circonda i tre spazi principali corrisponde quindi una semplice azione umana – spogliarsi, bagnarsi, asciugarsi, rivestirsi – una “situazione” vissuta all'interno di spazi commentati da distinte luminosità e temperature, risultato anche delle innumerevoli configurazioni dei perimetri murari e della struttura portante, puntualmente declinata in relazione al tipo di luce da organizzare negli interni.
Se infatti l'impianto compositivo e il programma architettonico delle Piscine sono direttamente riferibili alla migliore cultura progettuale internazionale (3), al contrario lo schema tettonico che incardina l'edificio all'orografia del terreno familiarizza con la cultura costruttiva locale, con la frugalità e l'occasionalità delle case marittime e delle costruzioni spontanee della costa lusitana. La struttura portante di questi ambienti si risolve in due semplici sottosistemi in legno, che, al variare ora dello spessore del corpo di fabbrica, ora della geometria delle falde di copertura, si complessificano, solidarizzando tra loro o rendendosi indipendenti (4). È in questa spazialità interna, sintesi tra la modernità architettonica più colta e l'antica tettonica del legno, che si compie il rito di passaggio dalla dimensione urbana alla sfera naturale. Qui, nella penombra, la vista cede lentamente il predominio della cognizione agli altri sensi, al suono dell’oceano che in crescendo si ode attraversando i camerini o alla grana rugosa del calcestruzzo, dei legni e delle vernici. Difatti, il progressivo distaccarsi dall'esterno che Siza imprime al manufatto non è solo risultato della composizione; esso risiede anche nell'espressività dei materiali da costruzione impiegati. L'esterno non è visibile dentro i bui ambienti dell'edificio, esso resta solo come memoria rivelata al tatto, come traccia di calore sui pavimenti e sui diaframmi delle cabine che lascia intuire il cammino del sole sopra le coperture. Astrazione compositiva e concretezza materica si uniscono ancora una volta nel cortile di uscita degli spogliatoi, l'episodio architettonico conclusivo prima delle piscine. Quest'ultimo spazio murato lambisce le sfere della selvaggia natura e richiude l'astratta geometria dell'edificio: da qui in avanti l'architettura si diluisce nella bellezza del paesaggio, va progressivamente scomparendo per riconsegnare a poco a poco i sensi dei bagnanti al dominio dell'oceano. Solo giunti alle vasche, guadagnate con percorsi che assecondano le curve di livello della scogliera, l'osservatore riesce ad emanciparsi dal carattere obbligato del percorso iniziatico, per accogliere l'ordinarietà, la spontaneità dei propri movimenti nella naturalità della balneazione. Una lunga e sapiente preparazione garantisce, senza interruzione, una relazione tranquillizzante con l'ambiente. Nessun limite chiaro imposto dall'architetto tra opera umana e natura nella sistemazione della scogliera. Le rocce si incuneano nell’ordine artificiale delle piattaforme, le sabbie affievoliscono i limiti dei terrazzamenti, sfocando dei lori contorni le puntute solette che cingono le vasche e il bagnasciuga artificiale.
In poche altre testimonianze come in questa opera, l'architettura contemporanea ha rivelato la sua natura di appendice, di strumento di ordinamento e  armonizzazione dello spazio naturale secondo le possibilità e i limiti della fisicità umana. Come rendere l'illimitato conoscibile, come incanalare le forze naturali nella finitezza del corpo umano; a queste domande risponde il progetto delle Piscine, rivelando un pensiero, un'idea di architettura che supera la limitante nozione di edificio, talmente complesse sono le relazioni e le risonanze che il progetto sa instaurare con il proprio intorno. È quindi all'interno di questa visione dell'architettura che l'opera va interpretata. Come il sandalo dei bagnanti che si frappone tra la roccia e la pianta dei nostri piedi, così è l'architettura delle Piscine: protezione e proiezione dell'uomo.

Disegni e foto storiche di proprietà dello studio di Alvaro Siza, tratti dal libro: Gänshirt C., Alvaro Siza: Swimming pool on the beach at Leça de Palmeira, 1959 – 1973, Lisbona, 2004.
Fotografie di Francesco Cianfarani

Note
(1) Il progetto e la realizzazione delle Piscine vedono coinvolto Alvaro Siza dal 1959 al 1973. Il complesso è attivo nella sua conformazione originaria, priva del bar e delle sistemazioni esterne, dal 1965. Cfr.: Small steps: History of the design process, in: Gänshirt C., Alvaro Siza: Swimming pool on the beach at Leça de Palmeira, 1959 – 1973, Lisbona, 2004.
(2) Il tema della promenade nelle Piscine viene ben analizzato da Paulo Martins Barata. Vedi: Martins Barata P., Description of Leça Swimming Pool, in: Id., Alvaro Siza 1954 -1976, Lisbona, 1997.
(3) Chiare sono le tangenze tra la composizione dell'edificio e il linguaggio dei Maestri, ammesse più e più volte dall'autore stesso, con particolare riferimento all'opera di Frank Lloyd Wright. La critica architettonica ha specialmente evidenziato, nella poetica del primo Siza, la ricerca di una sintesi tra l'eredità del Moderno e l'identità nazionale dell'architettura portoghese.  Sull'argomento: Frampton K., L'architettura come trasformazione critica: l'opera di Alvaro Siza, in:  Alvaro Siza, tutte le opere, Milano, 1999.  Cfr.: Architectural references, in: Gänshirt C., op. cit.
(4) La prima struttura poggia sui muri longitudinali in calcestruzzo: essa sostiene direttamente le falde di copertura, realizzate in tavolato di legno e sorrette da travetti (sezione 4 x 15 cm), a loro volta appoggiati sui muri longitudinali, per mezzo di dormienti,  o su una coppia di travi isolate. Una serie di telai in legno Riga costituisce invece la struttura secondaria degli spogliatoi, composta da montanti raccordati longitudinalmente da una traversina (sezione 4 x 15 cm) su cui si innesta trasversalmente, ad ogni nodo, la trave binata di collegamento ai setti murari (sezione della singola trave 4 x 20 cm).

 

Autore Data pubblicazione Volume pubblicazione
CIANFARANI Francesco 2013-01-26 n. 64 Gennaio 2013
 
Hortus

Lo spessore della città

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Alter-azioni

Questo libro raccoglie una serie di saggi sull’alterazione, ovvero sul rapporto interpretazione e realtà, sostanzialmente sul come si possa aumentare la realtà oltre l’impiego di strumenti tecnologici. Con l’espressione “realtà aumentata” si vuole qui sostenere l’autonomia della visione, la sua non necessità di protesi da altri impostate, a favore di un potenziamento delegato alla sola teoria. L’obiettivo è aggiornare il binomio teoria-progetto, superare inutili dualismi, affermare la coincidenza dei due termini non solo sul piano dei contenuti ma anche su quello degli strumenti. Continua...

peperone_giallo_trasphortusbooks è un progetto editoriale che nasce dall’esperienza di (h)ortus - rivista di architettura. Raccogliere saggi e riflessioni di giovani studiosi dell’architettura, siano esse sul contemporaneo, sulla storia, la critica e la teoria, sul progetto o sugli innumerevoli altri temi che caratterizzano l’arte del costruire è la missione che vogliamo perseguire, per una condivisione seria e ragionata dei problemi che a noi tutti, oggi, stanno profondamente a cuore.

hortusbooks si propone come una collana agile, aperta ad una molteplicità di contributi nel campo dell'architettura. I volumi vengono pubblicati con tecnologia print on demand dalla casa editrice Nuova Cultura di Roma e possono essere acquistati on-line tramite i maggiori canali di diffusione.

Il paesaggio chiama

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