L'editoriale di (h)ortus


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Dopo quasi vent’anni di assenza – trascorsi, forse colpevolmente, a indagare architetture in luoghi più distanti del pianeta – sono ritornato a Urbino, alla ricerca non soltanto delle opere di Giancarlo De Carlo (e di tutti gli illustri architetti che lo hanno preceduto nella città di Federico da Montefeltro) ma anche della possibilità di fare un personalissimo punto sullo stato dell’architettura. Avevo sentito parlare da più parti del pessimo stato di conservazione degli Continua...

La città della postproduzione

Questo libro raccoglie una serie di saggi sulla postproduzione intesa sia quale condizione che connota oggi i territori europei, sia quale atteggiamento progettuale – realizzare non è più sufficiente e non è più centrale servono interventi altri, altre sovrascritture. Come nella prassi cinematografica, raramente la presa diretta esaurisce il momento di formalizzazione di un film: è necessario applicare un complesso di operazioni quali il doppiaggio, il montaggio, il missaggio che seguono la fase delle riprese e precedono la commercializzazione.
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architetture_cipollaTham & Videgård Arkitekter

Moderna Museet a Malmö

Michele Costanzo

tv tTham & Videgård Arkitekter è uno degli studi più rappresentativi di quella nuova generazione di architetti svedesi il cui tratto distintivo è quello di essere svincolati dal passato funzionalista e da sovrastrutture teoriche per meglio affrontare il tema progettuale in modo diretto e immediato, pur volendo restare, nel contempo, legati alla tradizione, spesso riletta con distacco critico, più raramente come rifugio sentimentale.

Fondato nel 1999 a Stoccolma da Bolle Tham e Martin Videgård Hansson lo studio si distingue, per un forte interesse a definire un linguaggio chiaro, incisivo, immediatamente percepibile, cercando di cogliere da tale approccio progettuale nuove opportunità interpretative ed espressive, e per una precisa volontà di trasmettere agli oggetti architettonici il senso di un legame con il proprio passato e di un rapporto sensitivo/empatico con la natura e con il contesto. I lavori di T&V Arkitekter sono legati alla tradizione vernacolare nordica (e questo avviene attraverso l’impiego o il recupero di tipologie abitative locali o l’uso del legno trattato per il rivestimento esterno), ma anche ad un processo di sublimazione della figura architettonica attraverso l’impiego di una geometria elementare, e una definizione delle volumetrie elaborata con sguardo ironico e attento a tutto quello che viene proposto in ambito internazionale. «Volevamo offrire qualcosa di diverso da ciò che era là fuori, qualcosa di più progressivo e contemporaneo» (1), affermano Bolle Tham e Martin Videgård in un’intervista. Tuttavia, piuttosto che scegliere un’alternativa radicale i due architetti punteranno a ricercare sottili variazioni di scala, ad impiegare materiali inattesi (o di uso non corrente) per conferire ai loro edifici una incisività in senso figurativo, un carattere singolare, una capacità di stupire nonostante l’apparente semplicità della concezione. Lo studio T&V Arkitekter è, altresì, particolarmente impegnato in questioni sociali e ambientali, come pure nella gestione di progetti conformi ai più elevati standard internazionali in materia di sostenibilità, e nel fornire adeguate risposte alle esigenze organizzative che fanno seguito ai programmi di edifici complessi con funzioni specializzate.

Rassegna delle opere di T&V Arkitekter

L’obiettivo di questo scritto (com’è indicato nel titolo) è quello di presentare il Moderna Museet di Malmö (2008-2009) cercando, altresì, di approfondire la definizione dei caratteri formali e dei contenuti concettuali espressi dal progetto, ponendolo in relazione con altre opere ad esso idealmente collegate. L’operazione punta a mettere in luce un singolare percorso di ricerca dello studio svedese che prende forma in una serie di differenti sequenze progettuali (ne sono state individuate sei) organizzate su diverse tematiche. Esse si presentano come delle sequenze di idee e di realizzazioni in sé coordinate, che vanno a riunirsi in un quadro internamente logico e ricco di spunti riflessivi. Non una presentazione di opere in senso diacronico, dunque, ma una loro successione esclusivamente legata da elementi comuni che sono le specifiche modalità impiegate per affrontare i diversi lavori.
Il primo tema ha per titolo: architettura come oggetto di design. Ad esso corrispondono, pur nelle profonde differenze di finalità e di programma, cinque progetti. Ristorante Box (1999) si presenta come un volume prismatico a base rettangolare, inclinato da un lato. Di dimensione conforme all’esigenza di essere trasportato da un veicolo su gomma, è un pezzo di “architettura mobile”, come lo definiscono i progettisti. É realizzato in acciaio inox, alluminio, compensato resistente all’acqua e vetro acidato trasparente. Le superfici forate consentono che la luce naturale filtri all’interno e, durante la notte, la sua luce artificiale illumina lo spazio circostante.


Victoria & Albert Museum (2010) è una installazione realizzata per la mostra “Architects Build Small Spaces”. Il titolo è tratto dal nome (leggermente modificato) del museo che ha ospitato la manifestazione. Il volume, realizzato in legno, rappresenta una stella. All’interno, esso è interamente coperto da schermi sui quali sono proiettate immagini di nuvole in movimento. L’oggetto ha una doppia veste: elemento di gioco per i bambini, ed elemento iconico per un pubblico adulto in grado di produrre emozione e sorpresa.

Emergency Architecture (2009) è una struttura temporanea da inserire in un campo di raccolta di popolazioni in gravi condizioni di sopravvivenza a seguito di una calamità naturale. Si presenta come una piramide rovesciata a base quadrata, vuota internamente. É, dunque, un’architettura d’emergenza che ha come obiettivo la trasformazione di un insediamento temporaneo già esistente, tramite l’inserto nel suo tessuto, di volumi semplici, immediatamente identificabili per la loro dimensione e per la loro valenza iconica. Lo scopo è quello di farli interagire con tale la realtà, assumendo il ruolo di punti di riferimento a carattere sociale, di emergenze urbane, di luoghi d’incontro, d’aggregazione e di scambio.

Top Lamp Series (2008), si tratta di una lampada a sospensione presentata nel 2009 al Salone del Mobile di Milano. Si basa su un foglio di metallo piegato in forma di piramide a base triangolare e poi trattato con una vernice translucida per agevolare la diffusione della luce. La Top Lamp fa parte di una serie che comprende faretti e lampade a tubo fluorescente. L’immagine della lampada presenta delle forti analogie con la piramide rovesciata di Emergency Architecture, a patto che si prescinda dalla dimensione, dalla figura di base, dalla diversa finalità e dalla posizione capovolta. E questo aspetto, mette anche in evidenza una certo distacco (o noncuranza) nei confronti della forma rispetto alla logica intrinseca del progetto. Tale indifferente utilizzo di elementi formali a prescindere dalla scala e dal loro significato, per configurare elementi di arredo o architetture, tende a ricondurre ogni cosa ad un’unica realtà oggettuale.

Söderöra (2005) è una casa per vacanze, situata nell’arcipelago di Stoccolma. La pianta è quadrata e i diversi ambienti sono distribuiti attorno ad uno spazio centrale, anch’esso quadrato, che prende luce da un lucernario posto sul culmine del tetto a piramide inclinata verso un lato; il suo culmine, corrispondente a tale apertura, si trova posizionato in asse con uno degli angoli della stanza interna. Le facciate sono avvolte da un rivestimento color nero di feltro catramato, mentre gli spazi interni sono realizzai con fasce di legno verniciate di bianco. Questo progetto che nel suo impianto presenta una marcata impronta geometrica (che lo rende anticipatore del tema successivo) – si contraddistingue per l’apparente adimensionalità della figura; e questa condizione lo definisce, a un tempo, oggetto di design e architettura. Tale dualità è ben percepibile nella foto del modello della casa sorretto da una mano – utilizzata, come immagine emblematica, nella copertina del libro di Tomas Lauri, Kieran Long e Hans Ibelings su T&V Arkitekter – cosa che, in un certo senso, accentua la sua condizione di oggetto astratto e adimensionale, nonché la sua incapacità a radicarsi nel contesto (non a caso l’edificio è posizionato in maniera leggermente distaccata dal terreno).



 
Hortus

Lo spessore della città

La ricerca Lo spessore della città prende corpo nel 2010 in occasione del secondo bando FIRB (Fondo per gli Investimenti della Ricerca di Base – Bando Futuro in Ricerca), pubblicato dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca. Il bando nelle sue tre edizioni (2008, 2010, 2012) è indirizzato a sostenere ricerche di base di giovani studiosi. La stesura del progetto nella sua prima versione è il tentativo di tradurre assunti teorici, costruiti su nuove necessità di dialogo tra architettura e città, in concreti strumenti operativi.  Continua...

Alter-azioni

Questo libro raccoglie una serie di saggi sull’alterazione, ovvero sul rapporto interpretazione e realtà, sostanzialmente sul come si possa aumentare la realtà oltre l’impiego di strumenti tecnologici. Con l’espressione “realtà aumentata” si vuole qui sostenere l’autonomia della visione, la sua non necessità di protesi da altri impostate, a favore di un potenziamento delegato alla sola teoria. L’obiettivo è aggiornare il binomio teoria-progetto, superare inutili dualismi, affermare la coincidenza dei due termini non solo sul piano dei contenuti ma anche su quello degli strumenti. Continua...

peperone_giallo_trasphortusbooks è un progetto editoriale che nasce dall’esperienza di (h)ortus - rivista di architettura. Raccogliere saggi e riflessioni di giovani studiosi dell’architettura, siano esse sul contemporaneo, sulla storia, la critica e la teoria, sul progetto o sugli innumerevoli altri temi che caratterizzano l’arte del costruire è la missione che vogliamo perseguire, per una condivisione seria e ragionata dei problemi che a noi tutti, oggi, stanno profondamente a cuore.

hortusbooks si propone come una collana agile, aperta ad una molteplicità di contributi nel campo dell'architettura. I volumi vengono pubblicati con tecnologia print on demand dalla casa editrice Nuova Cultura di Roma e possono essere acquistati on-line tramite i maggiori canali di diffusione.

Il paesaggio chiama

paesaggio_chiama_tIn tante città mediterranee e anche qui, nella magnifica cornice dello Stretto di Messina, l’attuale urbanesimo genera immense aree abitate che non sono più né urbane né rurali. Ci guardiamo attorno e nella banalità che ci circonda cerchiamo nuove gravità, proprio in questi luoghi destrutturati, perché è qui che possono e devono prendere forma i paesaggi del nostro tempo. L’importanza del paesaggio è sentita quasi sempre in termini solo difensivi, senza la consapevolezza della sua rilevanza sociale e economica, e di conseguenza senza un coinvolgimento culturale e politico delle comunità. Continua...

Valle Giulia Flickr

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Il gruppo Valle Giulia Flickr nasce tre anni fa dall’idea di uno studente di architettura con la passione della fotografia.
Da un piccolo gruppo di appassionati, accomunati dalla voglia di imparare l’arte fotografica e di utilizzarla come strumento per “parlare” di architettura, si è arrivati ad un gruppo che oggi conta più di 260 iscritti.
Lo spirito del gruppo è quello della condivisione come mezzo di conoscenza, sia in campo architettonico che fotografico, e i contest proposti danno l’occasione agli iscritti di confrontarsi su varie tematiche in campo architettonico e sociale. Continua...

Dal paesaggio al panorama, dal panorama al paesaggio

camiz_copertina_tUna mostra che presenti fotografie di paesaggi naturali, così come un osservatore li vede durante una gita, un'escursione, un viaggio, anziché una mostra semplice come si potrebbe credere (perché si potrebbe azzardare che un panorama è sempre bello), si presenta come una mostra piuttosto complessa. In effetti, è la fotografia del paesaggio naturale che è più complessa di quanto non sembri. Infatti, se appunto un ambiente naturale ci appare quasi sempre come bello, in particolare se incontaminato, una sua fotografia non è detto che lo sia. Continua...

Il Giardino dei Cedrati di Villa Pamphilij

cedratiDalla loro domesticazione le piante da frutto sono sempre state utilizzate come elementi costitutivi di diverse tipologie di giardini. In molti giardini storici, a  fronte di esempi virtuosi di conservazione di aree a frutteto o di singole piante da frutto, molto più spesso questi spazi coltivati sono andati perduti, gradualmente sacrificati ad altre priorità nei necessari restauri vegetazionali con perdita di risorse genetiche di valore, ma anche dell’identità dei luoghi. Lo studio di un’ipotesi di recupero del Giardino dei Cedrati in Villa Doria Pamphilj (Roma), oggi profondamente cambiato nella sua forma, struttura e funzione e in progressivo abbandono, rappresenta l’applicazione di un innovativo approccio metodologico, esempio di quella  integrazione di discipline necessaria per non prescindere dalla natura sistemica  di questo luogo. Continua...

Rassegna Italiana | 5 Temi 5 Progetti

Il complesso di risorse culturali, artistiche, ambientali, che sono proprie di un paese noi lo chiamiamo Patrimonio (ma anche l'insieme dei cromosomi che ogni individuo eredita dai propri ascendenti). Le Case sono le abitazioni dell'uomo e l'Esterno è ciò che sta fuori, che viene da fuori. Il termine Tecnologia è composto da arte e discorso, dove per arte si intende(va) il saper fare, in altri termini il progetto del saper fare. La Catastrofe indica i grandi sconvolgimenti provocati dalla natura o dall'uomo. Continua...

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