L'editoriale di (h)ortus


fave.jpg
Dopo quasi vent’anni di assenza – trascorsi, forse colpevolmente, a indagare architetture in luoghi più distanti del pianeta – sono ritornato a Urbino, alla ricerca non soltanto delle opere di Giancarlo De Carlo (e di tutti gli illustri architetti che lo hanno preceduto nella città di Federico da Montefeltro) ma anche della possibilità di fare un personalissimo punto sullo stato dell’architettura. Avevo sentito parlare da più parti del pessimo stato di conservazione degli Continua...

La città della postproduzione

Questo libro raccoglie una serie di saggi sulla postproduzione intesa sia quale condizione che connota oggi i territori europei, sia quale atteggiamento progettuale – realizzare non è più sufficiente e non è più centrale servono interventi altri, altre sovrascritture. Come nella prassi cinematografica, raramente la presa diretta esaurisce il momento di formalizzazione di un film: è necessario applicare un complesso di operazioni quali il doppiaggio, il montaggio, il missaggio che seguono la fase delle riprese e precedono la commercializzazione.
Continua...

PDF

In campo architettonico, Luigi Moretti nell’1952 pubblica sulla rivista Spazio alcuni calchi da lui realizzati di opere celebri come «modelli cognitivi dello spazio interno» (Fig. 9). Trasformando il vuoto in pieno, essi rendono visibile lo spazio interno. Lo scopo di Moretti è riportare l’attenzione dell’architettura sullo spazio invece che su gli apparati decorativi o plastici del contenitore.
Attualmente gli architetti Francisco e Manuel Aires Mateus lavorano con plastici positivi e negativi – come quelli dell’istallazione Voids alla Biennale di Venezia del 2010 – i primi come quelli di Moretti rendono visibile il vuoto trasformandolo in massa, i secondi scavano lo spazio interno intorno ai vuoti che sono ancora rappresentati come pieni (Fig. 10).
Nel progetto per un Polo di formazione sui beni e le attività culturali a Benevento, invece, gli architetti portoghesi utilizzano il calco per trasformare in presenza l’assenza dell’antico anfiteatro, le cui tracce sono state cancellate dalle stratificazioni della città: i binari della ferrovia, i capannoni della Metaplex e alcuni edifici residenziali. Successive trasformazioni hanno determinato l’abbandono e la dismissione di quei capannoni e la necessità di recuperare un’area centrale e significativa per la città per cui viene indetto un concorso internazionale di progettazione a cui partecipano Francisco e Manuel Aires Mateus (Fig. 11). Nel loro progetto la temporalità e le stratificazioni urbane divengono condizioni fondamentali. Esse non determinano solo la copresenza di edifici di epoche diverse e l’assenza dell’anfiteatro, ma anche di diverse quote stratigrafiche che testimoniano sia i mutamenti geomorfologici o orografici che la storia della città. Il progetto, dice Manuel Aires Mateus, «rappresenta una specie di gigantesco sforzo di assimilazione durante il quale tutti questi tempi vengono evocati e compressi, formulando una proposta di interpretazione che li articola, e dalla quale risulta una continuità leggibile. Se la storia corrisponde in qualche modo alla stratificazione di presenti successivi, l’architettura è assimilabile ad una archeologia della trasformazione» (12). Il progetto, che trova nella lettura del luogo i suoi materiali costitutivi, reinterpreta la città come un sistema di pieni e di vuoti. L’area del concorso è un vuoto tra gli edifici, dove sorgeva l’anfiteatro che gli architetti portoghesi trasformano in presenza attraverso il suo calco. Un volume compatto riempie il vuoto interstiziale, annullando con la sua «materialità le differenze temporali tra i suoi limiti» e come un calco configura il fronte verso l’anfiteatro ricostruendone la facciata in negativo (Fig. 12). «Come un fossile, l’edificio riprodurrà il negativo di una realtà passata, ricostruita nell’unico modo possibile: celebrando la sua assenza» (13). Analogamente il fronte opposto «si ritaglia in forma omotetica rispetto ai volumi esistenti», creando un interstizio che si colloca ad una quota superiore rispetto al grande spazio semiellittico dell’area archeologica. Inoltre, una serie di vuoti sono scavati nella massa dell’edificio a vari livelli per inserire all’interno spazi pubblici e di relazione tra l’edificio e la città e tra la città e l’area archeologica (Fig. 13).

 

Spirito 09 Fig. 9 Luigi Moretti, Modelli di studio, 1952.
Spirito 10 Fig. 10 Francisco e Manuel Aires Mateus, Voids, Biennale di Venezia, 2010.
Spirito 11 Fig. 11 Concorso internazionale di idee nell’area ex-Mataplex a Benevento per la realizzazione di un Polo di formazione sui beni e le attività culturali, Benevento, 2005, aerofotogrammetrico dell’area prima del progetto.
Spirito 12 Fig. 12 Francisco e Manuel Aires Mateus, Polo di formazione sui beni e le attività culturali, Benevento, 2005, plastico.
Spirito 13 Fig. 13 Francisco e Manuel Aires Mateus, Polo di formazione sui beni e le attività culturali a Benevento, 2005, dettaglio del plastico che mostra facciata del nuovo edificio verso anfiteatro e vuoti scavati al suo interno.

Nel progetto per il Museo de la Vega Baja a Toledo, invece che con il calco, strumento prelevato dalla scultura, gli architetti madrileni Nieto e Sobejano lavorano con lo scavo, strumento utilizzato dagli archeologi e già utilizzato da loro nel progetto per il museo di Madinat al Zahra. Esso serve a evocare e far riemergere le tracce, anche in questo caso cancellate, di un antico insediamento visigoto. L’area di progetto è oggi un grande vuoto ai limiti del centro storico di Toledo che il progetto intende trasformare in parco pubblico durante il periodo degli scavi, e, successivamente, in parco archeologico (Fig. 14). La ricerca delle tracce del passato serve ad individuare le geometrie latenti nel luogo – una trama ortogonale ed una poligonale – che diventano struttura del parco e del museo. In base ad esse sono definiti dei recinti, che delimitano le aree da scavate e quelle vuote. I recinti non sono strutture statiche ma, nel lungo tempo che servirà a trasformare tutta l’area, essi muteranno, ampliandosi e riducendosi; prima delimitando le aree di scavo poi proteggendone le rovine e dando vita ad un paesaggio di scavo in continua trasformazione. L’edificio del museo che appartiene a questo paesaggio, ne assume gli elementi e le trame. È composto da una serie di frammenti, recinti tridimensionali, alcuni dei quali assumono la geometria ortogonale e formano parallelepipedi regolari che si ripetono serialmente e ospitano negozi, uffici, laboratori e un auditorium; mentre i frammenti irregolari contengono gli spazi espositivi. Ogni volume è definito da un doppio involucro all’interno del quale sono collocati i servizi. Tra i volumi si formano spazi interstiziali, profondi e stretti che contengono elementi naturali che fanno si che il parco continui tra di loro. Infine, tra i volumi regolari e quelli poligonali si forma uno spazio irregolare e informe che serve da atrio di ingresso su cui si affacciano le funzioni principali del museo e si conclude, da un lato con l’auditorium, dall’altro con l’ingresso principale (Fig. 15).
Nei progetti descritti spunti poetici e le suggestioni che emergono dalle tracce del luogo – presenti o assenti – i tracciati che definiscono le geometrie urbane passate e quelle attuali, i frammenti archeologici e le nuove costruzioni, convivono insieme e evocano molti altri luoghi, reali o immaginari, che esistono nella nostra memoria e che, nel momento di rispondere alle questioni poste da quel luogo e dalla committenza, riaffiorano e permettono di definire il progetto come sovrascrittura di un palinsesto.
«Da tempo mi affascina il pensare il paesaggio come un palinsesto stratificato di segni, di tracce, di memorie, di scritture, e il pensare il progetto come sovrascrittura su quel palinsesto: una sovrascrittura interpretativa, ma a sua volta dotata di una sua logica interna, capace di dare lettura relazionale delle cose e degli spazi tra le cose che quel palinsesto può rivelare» (14).

Spirito 14 Fig. 14 Fuensanta Nieto e Enrique Sobejano, Museo de la Vega Baja, Toledo, 2010, plastico del parco.
Spirito 15 Fig. 15 Fuensanta Nieto e Enrique Sobejano, Museo de la Vega Baja, Toledo, 2010, pianta del museo.

Note
(1) Peter Eisenman, Contropiede, Skira, Milano, 2005, p. 40.
(2) Ibidem.
(3) Peter Eisenman, Cannaregio Town Square, in «Area» n. 74, 2004, p. 24.
(4) Anthony Vidler, Finestre veneziane: storia di Cannaregio, in Pippo Ciorra e Sara Marini (a cura di), Re-cycle, Electa, Milano, 2011, p. 153.
(5) Peter Eisenman, La fine del Classico e altri scritti, Cluva editrice, Venezia, 1987, p. 162; (edizione originale: Peter Eisenman, The End of the Classical: The End of the Beginning, the End of the End, in «Perspecta» n.21, 1984, pp. 154-72.)
(6) Maria Bottero, La “Pagina” a Berlino in Lindenstrasse, Kreuzberg, in «Domus» n. 808, 1998, p. 103.
(7) Eduardo Cicelyn, Casa di Bambole, in Mario Codognato (a cura di), Whiteread, Electa, Milano, 2007, p. 10.
(8) Ibidem.
(9) Architexture è un termine coniato da Giuliana Bruno in Atlante della emozioni, Bruno Mondadori, Milano, 2006.
(10) Giuliana Bruno, Pubbliche intimità. Architettura e arti visive, Bruno Mondadori, Milano, 2009, p. 176.
(11) La mostra Elogio del Dubbio è curata da Caroline Bourgeois presso la Fondation Francois Pinault a Punta della Dogana a Venezia, dal 10 aprile 2011 al 31 dicembre 2012.
(12) Manuel Aires Mateus, Rovine e macerie, in Progettare nella storia. Consultazione internazionale di idee nell’area ex-Mataplex a Benevento per la realizzazione di un Polo di formazione sui beni e le attività culturali, Allegato a «Casabella» n. 744, 2006, p. 31.
(13) Ibidem.
(14) Renato Bocchi, Strutture narrative e progetto di paesaggio. Tracce per un racconto, in Sara Marini, Cristina Barbiani (a cura di), Il palinsesto paesaggio e la cultura progettuale, Quodlibet, Macerata, 2010, p. 64.

 

Autore Data pubblicazione Volume pubblicazione
SPIRITO Gianpaola 2012-10-24 n. 61 Ottobre 2012


 
Hortus

Lo spessore della città

La ricerca Lo spessore della città prende corpo nel 2010 in occasione del secondo bando FIRB (Fondo per gli Investimenti della Ricerca di Base – Bando Futuro in Ricerca), pubblicato dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca. Il bando nelle sue tre edizioni (2008, 2010, 2012) è indirizzato a sostenere ricerche di base di giovani studiosi. La stesura del progetto nella sua prima versione è il tentativo di tradurre assunti teorici, costruiti su nuove necessità di dialogo tra architettura e città, in concreti strumenti operativi.  Continua...

Alter-azioni

Questo libro raccoglie una serie di saggi sull’alterazione, ovvero sul rapporto interpretazione e realtà, sostanzialmente sul come si possa aumentare la realtà oltre l’impiego di strumenti tecnologici. Con l’espressione “realtà aumentata” si vuole qui sostenere l’autonomia della visione, la sua non necessità di protesi da altri impostate, a favore di un potenziamento delegato alla sola teoria. L’obiettivo è aggiornare il binomio teoria-progetto, superare inutili dualismi, affermare la coincidenza dei due termini non solo sul piano dei contenuti ma anche su quello degli strumenti. Continua...

peperone_giallo_trasphortusbooks è un progetto editoriale che nasce dall’esperienza di (h)ortus - rivista di architettura. Raccogliere saggi e riflessioni di giovani studiosi dell’architettura, siano esse sul contemporaneo, sulla storia, la critica e la teoria, sul progetto o sugli innumerevoli altri temi che caratterizzano l’arte del costruire è la missione che vogliamo perseguire, per una condivisione seria e ragionata dei problemi che a noi tutti, oggi, stanno profondamente a cuore.

hortusbooks si propone come una collana agile, aperta ad una molteplicità di contributi nel campo dell'architettura. I volumi vengono pubblicati con tecnologia print on demand dalla casa editrice Nuova Cultura di Roma e possono essere acquistati on-line tramite i maggiori canali di diffusione.

Il paesaggio chiama

paesaggio_chiama_tIn tante città mediterranee e anche qui, nella magnifica cornice dello Stretto di Messina, l’attuale urbanesimo genera immense aree abitate che non sono più né urbane né rurali. Ci guardiamo attorno e nella banalità che ci circonda cerchiamo nuove gravità, proprio in questi luoghi destrutturati, perché è qui che possono e devono prendere forma i paesaggi del nostro tempo. L’importanza del paesaggio è sentita quasi sempre in termini solo difensivi, senza la consapevolezza della sua rilevanza sociale e economica, e di conseguenza senza un coinvolgimento culturale e politico delle comunità. Continua...

Valle Giulia Flickr

vg_flickr_11

Il gruppo Valle Giulia Flickr nasce tre anni fa dall’idea di uno studente di architettura con la passione della fotografia.
Da un piccolo gruppo di appassionati, accomunati dalla voglia di imparare l’arte fotografica e di utilizzarla come strumento per “parlare” di architettura, si è arrivati ad un gruppo che oggi conta più di 260 iscritti.
Lo spirito del gruppo è quello della condivisione come mezzo di conoscenza, sia in campo architettonico che fotografico, e i contest proposti danno l’occasione agli iscritti di confrontarsi su varie tematiche in campo architettonico e sociale. Continua...

Dal paesaggio al panorama, dal panorama al paesaggio

camiz_copertina_tUna mostra che presenti fotografie di paesaggi naturali, così come un osservatore li vede durante una gita, un'escursione, un viaggio, anziché una mostra semplice come si potrebbe credere (perché si potrebbe azzardare che un panorama è sempre bello), si presenta come una mostra piuttosto complessa. In effetti, è la fotografia del paesaggio naturale che è più complessa di quanto non sembri. Infatti, se appunto un ambiente naturale ci appare quasi sempre come bello, in particolare se incontaminato, una sua fotografia non è detto che lo sia. Continua...

Il Giardino dei Cedrati di Villa Pamphilij

cedratiDalla loro domesticazione le piante da frutto sono sempre state utilizzate come elementi costitutivi di diverse tipologie di giardini. In molti giardini storici, a  fronte di esempi virtuosi di conservazione di aree a frutteto o di singole piante da frutto, molto più spesso questi spazi coltivati sono andati perduti, gradualmente sacrificati ad altre priorità nei necessari restauri vegetazionali con perdita di risorse genetiche di valore, ma anche dell’identità dei luoghi. Lo studio di un’ipotesi di recupero del Giardino dei Cedrati in Villa Doria Pamphilj (Roma), oggi profondamente cambiato nella sua forma, struttura e funzione e in progressivo abbandono, rappresenta l’applicazione di un innovativo approccio metodologico, esempio di quella  integrazione di discipline necessaria per non prescindere dalla natura sistemica  di questo luogo. Continua...

Rassegna Italiana | 5 Temi 5 Progetti

Il complesso di risorse culturali, artistiche, ambientali, che sono proprie di un paese noi lo chiamiamo Patrimonio (ma anche l'insieme dei cromosomi che ogni individuo eredita dai propri ascendenti). Le Case sono le abitazioni dell'uomo e l'Esterno è ciò che sta fuori, che viene da fuori. Il termine Tecnologia è composto da arte e discorso, dove per arte si intende(va) il saper fare, in altri termini il progetto del saper fare. La Catastrofe indica i grandi sconvolgimenti provocati dalla natura o dall'uomo. Continua...

Joomla Templates by Joomlashack