L'editoriale di (h)ortus


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Dopo quasi vent’anni di assenza – trascorsi, forse colpevolmente, a indagare architetture in luoghi più distanti del pianeta – sono ritornato a Urbino, alla ricerca non soltanto delle opere di Giancarlo De Carlo (e di tutti gli illustri architetti che lo hanno preceduto nella città di Federico da Montefeltro) ma anche della possibilità di fare un personalissimo punto sullo stato dell’architettura. Avevo sentito parlare da più parti del pessimo stato di conservazione degli Continua...

La città della postproduzione

Questo libro raccoglie una serie di saggi sulla postproduzione intesa sia quale condizione che connota oggi i territori europei, sia quale atteggiamento progettuale – realizzare non è più sufficiente e non è più centrale servono interventi altri, altre sovrascritture. Come nella prassi cinematografica, raramente la presa diretta esaurisce il momento di formalizzazione di un film: è necessario applicare un complesso di operazioni quali il doppiaggio, il montaggio, il missaggio che seguono la fase delle riprese e precedono la commercializzazione.
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architetture_cipollaDue edifici di Frits van Dongen

Massimo Dicecca

vandongen_tDev’essere dura al giorno d’oggi chiamarsi Frits van Dongen in Olanda; le domande che immagino ti vengano rivolte vertono sempre sugli stessi due argomenti: come mai the whale riscuote così tanto successo? Oppure: ma quindi lei è il nipote di Frits van Dongen?! Quanto mi è piaciuto Il tesoro segreto di Tarzan! Dipende dal tuo interlocutore. Già perché una delle poche star hollywoodiane olandesi attive negli anni Trenta e Quaranta decise di chiamarsi in arte proprio così, particolare assai curioso.


Ma il van Dongen di cui qui si vuole parlare è l’architetto recentemente nominato Chief Government Architect of the Netherlands, carica che accresce certamente le responsabilità affidate al suo nome, per noi italiani così legato ad un amico famoso di mascagnesca memoria.
Si direbbe quindi spalancato l’accesso che porta all’Olimpo delle archistar per lui e per lo studio di cui è socio, de Architeketen Cie, tanto più che l’associazione vanta realizzazioni, riconoscimenti e prestigiosi premi a livello internazionale.
Ma qui ci solleveremo dall’incombenza di parlare della  o di Ijburg, privilegiando il percorso  come foriero di significati, a discapito della meta. Sarebbe infatti coincidenza assai probabile che, con l’intenzione di raggiungere la zona Ijburg o Borneo-Sporenburg ad Amsterdam, voi vi imbattiate in due realizzazioni dello studio Cie firmate Frits van Dongen, meno celebri ma sicuramente non meno interessanti, anzi.
La prima si trova in Anne Frankstraat al numero 119, un blocco residenziale che definisce un isolato angolare all’incrocio tra due canali. Il programma edilizio di Botania (dal nome del cliente) risale al 1996 e prevedeva 40 alloggi e 1.000 mq a destinazione commerciale, più una quota di parcheggi, per un totale di 27.200 mc. L’edificio, finito di costruire nel 2002, colpisce per la sua stereometrica volumetria che si immerge liscia nel canale, senza alcun tipo di basamento o di cesura o differenziazione di materiale. Il parallelepipedo, così esteticamente risoluto e severo, ha in realtà una massa interna scavata con intelligente varietà, denunciata solo in minima parte dalle bucature sui prospetti. I quaranta alloggi infatti hanno dei tagli molto diversi tra di loro, definendo un mix tipologico che caratterizza fortemente la sezione dell’edificio: alcuni di essi sono passanti, lunghi e stretti, disposti in modo da avere l’affaccio su fronti opposti del blocco. Questa particolare scelta divide il vuoto centrale in due parti, due ambiti della corte che potremmo definire “attacco al cielo” e “attacco a terra”: sul primo si affacciano alcuni degli alloggi dei piani superiori costituendo un piacevole patio terrazzato in quota, mentre il secondo rappresenta un atrio dalla conformazione abbastanza articolata che smista gli ingressi ai piani inferiori. L’edificio nondimeno esprime ulteriore qualità per il suo perfetto inserimento nella parte di città storica che lo circonda. La felice scelta cromatica del mattone facciavista, gli infissi che si collocano con un impercettibile scarto rispetto al filo esterno della muratura, le cornici lapidee bianche che inquadrano le bucature (tipiche dell’architettura olandese “di canale”) rappresentano un’ottima rilettura della tradizione. Un ultimo sguardo alla massa muraria dei prospetti esterni, in effetti molto alleggerita, smaterializzata dalle trasparenze del vetro e dalle ombreggiature create dalle logge (non incorniciate), nel cui coronamento si intravedono le scale a chiocciola che collegano i singoli alloggi alla rispettiva terrazza.

Foto di Massimo Dicecca, Cornee Bastiaansen, Daria Scagliola, Oski Collado. Disegni tecnici De Architekten Cie

Compiaciuti ma non del tutto sazi si procede percorrendo Oostenburgergracht, ci si imbatte nello splendido mulino a vento de Gooyer (uno dei pochissimi rimasti ad Amsterdam) per poi imboccare Cruquiuskade, lungo la quale si staglia la massa agile del secondo progetto di Frits van Dongen qui analizzato, Het Funen. Questa particolare realizzazione può essere esperita secondo la duplice scala del progetto urbano ab ovo e dell’oggetto architettonico più nello specifico.
Il masterplan (molto dolcemente simulato nel concept dai progettisti, che hanno circoscritto due pezzi lunghi di torta di diverso sapore e colore a un set di sedici pasticcini d’ogni sorta) prevedeva un’innovativa declinazione del tema dell’isolato aperto, per il quale due edifici lunghi e stretti occupano due lati del sito e racchiudono un tipo di edilizia completamente differente, minuta e puntuale, la cui progettazione è stata affidata a diversi architetti. Si tratta dunque di una interessante fusione tra due modelli di città opposti, qui sperimentati in vitro: la tipologia a blocco, che forma fronti compatti in rapporto con le ultime propaggini di città storica e con l’infrastruttura ferroviaria antistante, e una piccola città giardino, con tutti i vantaggi che essa porta con sé legati alla scala “umana”degli edifici, alla estesa presenza di zone verdi, alla varietà tipologica e di identità. Le singole unità all’interno di questo solido recinto compongono uno spazio invero molto piacevole da vivere, oltre ad avere caratteri architettonici (e a chiamarsi come i caratteri tipografici: Tunga, Bodoni, Baskerville…) ben distinti e allo stesso tempo amalgamati tra di loro. I parcheggi sono sistemati tutti sotto la sagoma delle stecche perimetrali, così da ottenere uno spazio completamente pedonale e ciclabile nella corte.
Il progetto urbano quindi si costruisce intorno a quattro distinte componenti: Funenpark, lo spazio pubblico attrezzato che costeggia il lato occidentale del lotto, Het Funen, la zona con le “ville urbane”, Sporenboog, letteralmente "arco ricurvo", ovvero l’edificio prospiciente la ferrovia e Cruquiustkade, la stecca sul lato meridionale che affaccia sul canale.
Frits van Dongen firma dunque i due edifici di bordo, che contano 565 alloggi, 3.000 mq di uffici, 395 posti auto interrati e 2.000 mq di zoccolo commerciale disposti al piano terra, costruiti in un periodo che va dal 2000 al 2005. Come si evince dai numeri, anche qui è stata particolarmente curata la mixitè funzionale oltre che tipologica, in un edificio pensato come contenitore di attività spalmate lungo tutto l’arco della giornata.
Nello spessore della fascia basamentale si aprono i relativamente ampi portali che conducono all’ambito interno prima descritto, a cui si accoppiano gli atrii di ingresso alle varie “scale”, ciascuno col suo peculiare gioco cromatico. Attenzione alla scelta del colore che si fa protagonista nello Sporenboog accompagnato dalla ferrovia, dove una seconda pelle di pannelli in vetro applicati obliquamente rispetto alla facciata funge da barriera antirumore mentre il disegno complessivo “ricrea l’effetto ritmico dello stroboscopio, enfatizzando il senso di velocità”. Questa facciata come quella meridionale su Cruquiuskade (giocata sulla composizione delle vetrate e delle relative schermature metalliche scorrevoli) dissimulano quasi completamente la cortina in mattoni che diventa invece caratteristica predominante, sobrio elemento connotativo e spartito della quinta rappresentata dai prospetti che si affacciano sulla corte interna. Qui la tradizione della tipologia a blocco di Amsterdam viene ancora una volta ripresa e felicemente decodificata, col colore rossastro del mattone, le finestre leggermente rientranti rispetto al filo esterno, i terrazzamenti, gli ingressi agli appartamenti disposti lungo il giardino. Uno sguardo rivolto con più attenzione alla facciata può aiutare però a comprendere meglio la tecnologia innovativa usata per i solai, denunciata da fasce orizzontali in acciaio: le travi metalliche sono combinate con una sottile soletta in calcestruzzo, accoppiamento che svuota ed alleggerisce il solaio, diminuendo l’altezza netta interpiano senza rinunciare all’integrazione degli impianti.
Frits van Dongen dimostra di maneggiare tradizione e contemporaneità con grande perizia, e di controllare tettonica ed estetica con altrettanta bravura.
Tre grossi salti della struttura formano spazi comuni in quota con una vista privilegiata sulla zona portuale e sulla ferrovia, dai quali aguzzare la vista e scorgere in lontananza the whale.

Foto di Your Captain Luchtfotografie, Allard van der Hoek, Massimo Dicecca. Disegni tecnici De Architekten Cie

Botania, Amsterdam

Committente Botania bv, Amsterdam
Programma 40 alloggi
1.000 mq commerciale
24 parcheggi
Architetto Frits van Dongen, de Architekten Cie.
Team di progettazione C. Rinzema, W. Benschop, J. Molenaar, F. Veerman
Contractor Tervoorts Bouwbedrijf, Egmond aan Zee
Strutture Adviesbureau voor Bouwtechniek bv, Delft
Costruzione 2000-2002
SUL 9.050 mq
Volume 27.200 mc

Funen, Amsterdam

Cliente IBC Het Funen Park, Almere, Heijmans IBC
Vastgoedontwikkeling b.v.
Programma 565 alloggi
3.000 mq di uffici
395 parcheggi
3,5 ha. progetto urbano
Architetto Frits van Dongen, de Architekten Cie.
Team di progettazione C. Rinzema, I. Curulli, L. Melli, C. Ruegg
Contractor Heijmans IBC Bouw
Strutture Bureau Zonneveld b.v., Rotterdam
Lanscape designer B. Breedveld en M. van Osch, Arnhem
Progetto urbano 1998-1999
Costruzione 2000-2005

 

Autore Data pubblicazione Volume pubblicazione
DICECCA Massimo 2012-09-04 n. 60 Settembre 2012
 
Hortus

Lo spessore della città

La ricerca Lo spessore della città prende corpo nel 2010 in occasione del secondo bando FIRB (Fondo per gli Investimenti della Ricerca di Base – Bando Futuro in Ricerca), pubblicato dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca. Il bando nelle sue tre edizioni (2008, 2010, 2012) è indirizzato a sostenere ricerche di base di giovani studiosi. La stesura del progetto nella sua prima versione è il tentativo di tradurre assunti teorici, costruiti su nuove necessità di dialogo tra architettura e città, in concreti strumenti operativi.  Continua...

Alter-azioni

Questo libro raccoglie una serie di saggi sull’alterazione, ovvero sul rapporto interpretazione e realtà, sostanzialmente sul come si possa aumentare la realtà oltre l’impiego di strumenti tecnologici. Con l’espressione “realtà aumentata” si vuole qui sostenere l’autonomia della visione, la sua non necessità di protesi da altri impostate, a favore di un potenziamento delegato alla sola teoria. L’obiettivo è aggiornare il binomio teoria-progetto, superare inutili dualismi, affermare la coincidenza dei due termini non solo sul piano dei contenuti ma anche su quello degli strumenti. Continua...

peperone_giallo_trasphortusbooks è un progetto editoriale che nasce dall’esperienza di (h)ortus - rivista di architettura. Raccogliere saggi e riflessioni di giovani studiosi dell’architettura, siano esse sul contemporaneo, sulla storia, la critica e la teoria, sul progetto o sugli innumerevoli altri temi che caratterizzano l’arte del costruire è la missione che vogliamo perseguire, per una condivisione seria e ragionata dei problemi che a noi tutti, oggi, stanno profondamente a cuore.

hortusbooks si propone come una collana agile, aperta ad una molteplicità di contributi nel campo dell'architettura. I volumi vengono pubblicati con tecnologia print on demand dalla casa editrice Nuova Cultura di Roma e possono essere acquistati on-line tramite i maggiori canali di diffusione.

Il paesaggio chiama

paesaggio_chiama_tIn tante città mediterranee e anche qui, nella magnifica cornice dello Stretto di Messina, l’attuale urbanesimo genera immense aree abitate che non sono più né urbane né rurali. Ci guardiamo attorno e nella banalità che ci circonda cerchiamo nuove gravità, proprio in questi luoghi destrutturati, perché è qui che possono e devono prendere forma i paesaggi del nostro tempo. L’importanza del paesaggio è sentita quasi sempre in termini solo difensivi, senza la consapevolezza della sua rilevanza sociale e economica, e di conseguenza senza un coinvolgimento culturale e politico delle comunità. Continua...

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Rassegna Italiana | 5 Temi 5 Progetti

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