L'editoriale di (h)ortus


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Dopo quasi vent’anni di assenza – trascorsi, forse colpevolmente, a indagare architetture in luoghi più distanti del pianeta – sono ritornato a Urbino, alla ricerca non soltanto delle opere di Giancarlo De Carlo (e di tutti gli illustri architetti che lo hanno preceduto nella città di Federico da Montefeltro) ma anche della possibilità di fare un personalissimo punto sullo stato dell’architettura. Avevo sentito parlare da più parti del pessimo stato di conservazione degli Continua...

La città della postproduzione

Questo libro raccoglie una serie di saggi sulla postproduzione intesa sia quale condizione che connota oggi i territori europei, sia quale atteggiamento progettuale – realizzare non è più sufficiente e non è più centrale servono interventi altri, altre sovrascritture. Come nella prassi cinematografica, raramente la presa diretta esaurisce il momento di formalizzazione di un film: è necessario applicare un complesso di operazioni quali il doppiaggio, il montaggio, il missaggio che seguono la fase delle riprese e precedono la commercializzazione.
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scritti_broccoliQuartieri residenziali nei Paesi Bassi

Un itinerario architettonico ad Amsterdam, Rotterdam, Breda e Ypenburg

Eleonora Lucantoni

lucantoni_olanda_tStudiare l’housing olandese contemporaneo è sicuramente necessario – quasi doveroso – per chiunque si appresti, oggi, a progettare residenze collettive, ma, visitare luoghi fotografati, illustrati e descritti dalle migliori pubblicazioni sul tema, si rivela assai più utile e, in alcuni casi, decisamente sorprendente.
Chi ha l’opportunità di recarsi in Olanda si renderà subito conto della facilità con cui è possibile raggiungere una qualsiasi delle città della regione centro-meridionale e visitarne quartieri periferici di recente costruzione, lontani dai percorsi turistici più frequentati.

Amsterdam | Borneo Sporenburg e IJburg

Nella zona portuale alla periferia orientale di Amsterdam si estende il Borneo Sporenburg, l’ormai famoso quartiere residenziale firmato West8  (1993). Il piano, che  insiste su un’area di circa 25 ettari, prevede la realizzazione di 2.500 alloggi. All’interno di un ordinato tessuto di case a patio su tre livelli – reinterpretazione contemporanea della canal house olandese – si inseriscono due “super blocchi” di residenze aggregate che, insieme a pochi ma ben studiati vuoti, rompono il disegno fitto e compatto della bassa densità. La rigidezza dell’impianto planimetrico e l’omogeneità tipologica sono mitigate dalla sottile varietà derivata dall’aver affidato la progettazione delle singole residenze a studi diversi, tra cui Haren5, Koen van Velsen, BEB Architecten  e MVRDV.
Il risultato è un intervento delicato, composto e chiaramente leggibile nelle forme e negli intenti compositivi. La sponda occupata dalle residenze per gli abitanti più abbienti rischia, però, di somigliare ad una vetrina sociale o ad un – seppur bellissimo – catalogo di architetture alla moda. Il quartiere nella sua totalità soffre di una eccessiva monofunzionalità: i pochi servizi esistenti sono localizzati al margine occidentale del quartiere, unico limite a contatto con la “terraferma”.
Spostandosi ancora più a est si giunge ad IJburg, periferia meno conosciuta, ma non per questo di minor valore, progettata da Felix Claus, Frits Van Dongen e Ton Schaap agli inizi degli anni 2000. Su una maglia omogenea di percorsi ortogonali si innestano interventi a corte, a patio, in linea e a blocchi – anche in questo caso, come al Borneo, affidati a progettisti diversi – articolati intorno a spazi pertinenziali pubblici ad uso privato. Gli spazi pubblici, semi-pubblici e semi-privati costituiscono un continuum che attribuisce all’intero piano un forte carattere unitario, evitando, allo stesso tempo, la degenerazione nell’omologazione.
IJburg si rivela una vera e propria sorpresa: un insediamento caratterizzato da un buon equilibrio, sia quantitativo che compositivo, tra pieni e vuoti, tra luoghi pubblici, spazi di relazione e ambiti privati; da un alto livello di mixité funzionale e da un ottimo rapporto tra varietà tipologica e riconoscibilità.

Rotterdam | Prinseland

In una città spettacolare e scenografica come Rotterdam, dove molta architettura si dona all’immagine a discapito della funzionalità, creando spesso paesaggi urbani stridenti – vedi le cube houses di Piet Blom (1974-1978) o il centro direzionale a Kop van Zuid firmato dalle maggiori archistar contemporanee – ci si sorprende nel visitare una zona discreta e misurata come Prinseland. Il complesso residenziale progettato da Mecanoo all’inizio degli anni Novanta è composto da un totale di 550 alloggi divisi in edifici per appartamenti organizzati su tre livelli sul fronte nord, triplex che affacciano sul lago a sud e schiere duplex nella fascia centrale. L’impianto viario ortogonale crea una griglia di lotti rettangolari, all’interno dei quali la giacitura dei blocchi residenziali varia di pochi gradi in modo da garantire per ogni unità edilizia un orientamento e panorama differente.
A Prinseland la vitalità spaziale è demandata in gran parte alle leggere vibrazioni che si vengono a creare tra i singoli elementi: la calibrata alternanza di pieni e vuoti; la sottile differenza dei materiali, che si mantengono tutti su toni tenui e naturali; la leggera inclinazione dei fronti e il delicato disegno dei giardini semi-pubblici.

Breda | Chassé Park

Alla fine degli anni Novanta l’Amministrazione di Breda commissiona allo studio OMA la redazione del masterplan per la ristrutturazione di un’area ex-militare al limite sud-orientale del centro storico della città: Chassé Terrain. Il progetto consiste nella realizzazione di 730 alloggi – a patio, a schiera, in linea e a galleria – e di alcuni servizi urbani – un teatro, un centro culturale, un bowling, uffici municipali e una caserma – e prevede l’integrazione di nuove costruzioni con l’adeguamento di alcune preesistenze. A causa della sua posizione, Chassé Park non potrebbe propriamente definirsi “periferia” se non fosse per alcuni principi compositivi che ne hanno guidato la progettazione. Il modello a cui si sono rifatti i progettisti è quello del campus universitario, ritenuto adeguato a combinare insieme dimensione urbana e natura; questa scelta ha, volutamente, generato un deciso scollamento con il tessuto urbano denso e compatto della città storica.
Lo studio planimetrico del piano di OMA, già da solo, basterebbe a far intuire il carattere monumentale e scultoreo del progetto di riqualificazione per Chassè Park, ma visitare il sito personalmente chiarisce del tutto il senso del progetto: trovarsi nel centro della vasta area centrale pavimentata e misurare la propria persona con le dimensioni e le forme dell’intervento sono esperienze che alimentano un certo sentimento di agorafobia. Gli edifici si mostrano in tutta la loro autonomia instaurando rapporti dissonanti, sia reciprocamente che col contesto; dall’orientamento degli edifici alla scelta dei materiali, dalla definizione dei volumi al disegno dei prospetti, tutto tende alla creazione di un effetto percettivo basato sul contrasto. La distonia si affievolisce man mano che ci si avvicina agli edifici, di cui si possono apprezzare spazi pertinenziali dalle dimensioni “più umane”.

Ypenburg | Waterbuurt

Il piano urbano di Ypenburg, località tra Delft e L’Aia, è stato redatto a metà anni Novanta da Frits Palmboom e Jaap van den Bout. La superficie totale – 340 ettari per un totale di quasi dodicimila alloggi – è suddivisa in cinque aree, ognuna delle quali caratterizzata da una propria spiccata identità. Waterbuurt, settore più occidentale della cittadina, è definito, come si capisce dal nome stesso, dalla prepotente presenza dell’acqua. I canali che separano i sotto-settori ingentiliscono il paesaggio ma, in alcuni punti, diventano delle vere e proprie barriere fisiche all’accessibilità ed alla fruibilità degli spazi.
L’intervento nella sua totalità si presenta come un vero e proprio quartiere dormitorio: l’estrema varietà tipologica, organizzata per lotti progettati da studi diversi – tra cui Atelier Quadrat, IBCMUWI, MVRDV e West8 – è ben assortita, ma esclude qualsiasi principio di mixitè funzionale. All’evidente attenzione per la composizione architettonica non corrisponde purtroppo altrettanta cura nell’impianto tecnologico – le graziose case isolate di MVRDV sembrano già fatiscenti.
Questa breve carrellata permette di notare, con un po’ di stupore, come, in un paese come l’Olanda – in cui il territorio è stato conquistato negli anni e con fatica, contrastando la natura con la tecnologia, respingendo l’ingombrante presenza del mare a favore della terraferma – la politica urbanistica non tenda all’occupazione forsennata del suolo con metri cubi di edilizia ad alta densità, e dedichi, invece, molta cura al vuoto, allo spazio non costruito. Gli spazi pubblici e, più in generale, collettivi, sono calibrati e misurati, sia in quantità che in qualità, e dimostrano la totale assenza della frenesia costruttiva tipica, invece, di paesi affetti da equivalenti problematiche territoriali.

Autore Data pubblicazione Volume pubblicazione
LUCANTONI Eleonora 2012-09-04 n. 60 Settembre 2012

 

 
Hortus

Lo spessore della città

La ricerca Lo spessore della città prende corpo nel 2010 in occasione del secondo bando FIRB (Fondo per gli Investimenti della Ricerca di Base – Bando Futuro in Ricerca), pubblicato dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca. Il bando nelle sue tre edizioni (2008, 2010, 2012) è indirizzato a sostenere ricerche di base di giovani studiosi. La stesura del progetto nella sua prima versione è il tentativo di tradurre assunti teorici, costruiti su nuove necessità di dialogo tra architettura e città, in concreti strumenti operativi.  Continua...

Alter-azioni

Questo libro raccoglie una serie di saggi sull’alterazione, ovvero sul rapporto interpretazione e realtà, sostanzialmente sul come si possa aumentare la realtà oltre l’impiego di strumenti tecnologici. Con l’espressione “realtà aumentata” si vuole qui sostenere l’autonomia della visione, la sua non necessità di protesi da altri impostate, a favore di un potenziamento delegato alla sola teoria. L’obiettivo è aggiornare il binomio teoria-progetto, superare inutili dualismi, affermare la coincidenza dei due termini non solo sul piano dei contenuti ma anche su quello degli strumenti. Continua...

peperone_giallo_trasphortusbooks è un progetto editoriale che nasce dall’esperienza di (h)ortus - rivista di architettura. Raccogliere saggi e riflessioni di giovani studiosi dell’architettura, siano esse sul contemporaneo, sulla storia, la critica e la teoria, sul progetto o sugli innumerevoli altri temi che caratterizzano l’arte del costruire è la missione che vogliamo perseguire, per una condivisione seria e ragionata dei problemi che a noi tutti, oggi, stanno profondamente a cuore.

hortusbooks si propone come una collana agile, aperta ad una molteplicità di contributi nel campo dell'architettura. I volumi vengono pubblicati con tecnologia print on demand dalla casa editrice Nuova Cultura di Roma e possono essere acquistati on-line tramite i maggiori canali di diffusione.

Il paesaggio chiama

paesaggio_chiama_tIn tante città mediterranee e anche qui, nella magnifica cornice dello Stretto di Messina, l’attuale urbanesimo genera immense aree abitate che non sono più né urbane né rurali. Ci guardiamo attorno e nella banalità che ci circonda cerchiamo nuove gravità, proprio in questi luoghi destrutturati, perché è qui che possono e devono prendere forma i paesaggi del nostro tempo. L’importanza del paesaggio è sentita quasi sempre in termini solo difensivi, senza la consapevolezza della sua rilevanza sociale e economica, e di conseguenza senza un coinvolgimento culturale e politico delle comunità. Continua...

Valle Giulia Flickr

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Il gruppo Valle Giulia Flickr nasce tre anni fa dall’idea di uno studente di architettura con la passione della fotografia.
Da un piccolo gruppo di appassionati, accomunati dalla voglia di imparare l’arte fotografica e di utilizzarla come strumento per “parlare” di architettura, si è arrivati ad un gruppo che oggi conta più di 260 iscritti.
Lo spirito del gruppo è quello della condivisione come mezzo di conoscenza, sia in campo architettonico che fotografico, e i contest proposti danno l’occasione agli iscritti di confrontarsi su varie tematiche in campo architettonico e sociale. Continua...

Dal paesaggio al panorama, dal panorama al paesaggio

camiz_copertina_tUna mostra che presenti fotografie di paesaggi naturali, così come un osservatore li vede durante una gita, un'escursione, un viaggio, anziché una mostra semplice come si potrebbe credere (perché si potrebbe azzardare che un panorama è sempre bello), si presenta come una mostra piuttosto complessa. In effetti, è la fotografia del paesaggio naturale che è più complessa di quanto non sembri. Infatti, se appunto un ambiente naturale ci appare quasi sempre come bello, in particolare se incontaminato, una sua fotografia non è detto che lo sia. Continua...

Il Giardino dei Cedrati di Villa Pamphilij

cedratiDalla loro domesticazione le piante da frutto sono sempre state utilizzate come elementi costitutivi di diverse tipologie di giardini. In molti giardini storici, a  fronte di esempi virtuosi di conservazione di aree a frutteto o di singole piante da frutto, molto più spesso questi spazi coltivati sono andati perduti, gradualmente sacrificati ad altre priorità nei necessari restauri vegetazionali con perdita di risorse genetiche di valore, ma anche dell’identità dei luoghi. Lo studio di un’ipotesi di recupero del Giardino dei Cedrati in Villa Doria Pamphilj (Roma), oggi profondamente cambiato nella sua forma, struttura e funzione e in progressivo abbandono, rappresenta l’applicazione di un innovativo approccio metodologico, esempio di quella  integrazione di discipline necessaria per non prescindere dalla natura sistemica  di questo luogo. Continua...

Rassegna Italiana | 5 Temi 5 Progetti

Il complesso di risorse culturali, artistiche, ambientali, che sono proprie di un paese noi lo chiamiamo Patrimonio (ma anche l'insieme dei cromosomi che ogni individuo eredita dai propri ascendenti). Le Case sono le abitazioni dell'uomo e l'Esterno è ciò che sta fuori, che viene da fuori. Il termine Tecnologia è composto da arte e discorso, dove per arte si intende(va) il saper fare, in altri termini il progetto del saper fare. La Catastrofe indica i grandi sconvolgimenti provocati dalla natura o dall'uomo. Continua...

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