L'editoriale di (h)ortus


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Dopo quasi vent’anni di assenza – trascorsi, forse colpevolmente, a indagare architetture in luoghi più distanti del pianeta – sono ritornato a Urbino, alla ricerca non soltanto delle opere di Giancarlo De Carlo (e di tutti gli illustri architetti che lo hanno preceduto nella città di Federico da Montefeltro) ma anche della possibilità di fare un personalissimo punto sullo stato dell’architettura. Avevo sentito parlare da più parti del pessimo stato di conservazione degli Continua...

La città della postproduzione

Questo libro raccoglie una serie di saggi sulla postproduzione intesa sia quale condizione che connota oggi i territori europei, sia quale atteggiamento progettuale – realizzare non è più sufficiente e non è più centrale servono interventi altri, altre sovrascritture. Come nella prassi cinematografica, raramente la presa diretta esaurisce il momento di formalizzazione di un film: è necessario applicare un complesso di operazioni quali il doppiaggio, il montaggio, il missaggio che seguono la fase delle riprese e precedono la commercializzazione.
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scritti_broccoliSulle tracce di Alvar Aalto

Un itinerario architettonico in Finlandia

Federico De Matteis

aalto_tAlvar Aalto è uno degli autori "mitici" dell'architettura moderna. Come in molti altri casi, risulta a volte difficile distinguere il mito dalla realtà, dipanare la matassa delle innumerevoli interpretazioni critiche che si sono sovrapposte nel tempo. A partire da Sigfried Giedion, che già negli anni Trenta diventa uno dei massimi promotori dell'allora giovane maestro finlandese, su Aalto si è detto e scritto di tutto, creando quindi, con il passare degli anni, una sorta di "cortina di fumo" che rende più difficile comprendere la vera qualità delle sue opere.


L'esperienza diretta delle architetture, tuttavia, non può ingannare. Nessuna lettura critica di un'opera può effettivamente sostituirsi allo spazio reale, alla capacità che questo ha di instaurare una relazione profonda e significativa con l'osservatore, includendo le qualità fenomenologiche come anche il piano dei significati.
Per conoscere appieno Aalto non rimane dunque che andare in Finlandia: per me una buona occasione è stato un viaggio organizzato da Benno Albrecht dello IUAV, con il quale abbiamo avuto modo di esplorare una buona parte delle opere finlandesi dell'architetto. Una fredda primavera nordica ci ha accolto regalandoci anche una buona luce, ottima per far apprezzare le caratteristiche fortemente materiche degli edifici.

Säynätsalo

Il Municipio di Säynätsaloè una microscopica città. Nonostante le piccole dimensioni dell'edificio, il cui programma funzionale si sarebbe potuto esaurire in un singolo volume, l'articolazione è tale da costruire l'impressione di un villaggio arrocato su un declivio. Le due aperture sui lati della corte centrale, che raccordano la quota esterna con l'interno sollevato, sono tagliate in maniera tale da creare prospettive che lasciano intravedere lo spazio raccolto già da fuori.
Le elevazioni non sono mai continue, bensì spezzate da pieghe, rientranze, ampie superfici vetrate, cambi di materiali, il cui uso è modulato da tessiture sempre diverse. Ciascuno dei quattro lati esterni si presenta con un carattere diverso: verticale e con un accento monumentale quello che ospita la torre della sala consiliare, discreto e relativamente piano quello superiore, dove l'altezza si riduce addossandosi al declivio, Fortemente articolato quello contrapposto alla strada, più continuo e generosamente vetrato il fronte che ospita la biblioteca.
L'ascesa verso la corte centrale è sorprendente. Bastano pochi gradini e l'impressione di compattezza e urbanità viene sostituita da una scala affatto diversa, più minuta e raccolta, quasi allusiva ad una dimensione di domesticità. L'altezza dei volumi è qui fortemente ridotta; la corte, il cui spazio interno è un piccolo giardino, è circondata su tre lati da un portico vetrato, sul quarto dal piano alto della biblioteca, anch'esso caratterizzato da una forte trasparenza. Le cime degli alberi, svettando ben oltre la sommità dell'edificio, si rimpossessano dello spazio del cielo.

Lo spazio interno è nettamente organizzato intorno al percorso semianulare che collega il minuto atrio dell'edificio con gli uffici. Si percorre il corridoio vetrato che istituisce una netta continuità visiva con la corte e ci si trova all'intero delle diverse sale, ciascuna delle quali, al variare delle dimensioni, si caratterizza per una differente relazione con lo spazio esterno.
La sala consiliare, centro simbolico del municipio, è preceduta da uno stretto percorso in salita che genera un vero e proprio meandro, portando il visitatore ad accedere allo spazio dal lato esterno del complesso. Questo passaggio, pur nella sua ridotta sezione, offre a chi lo attraversa la possibilità di esperire uno spazio ricco, densamente visivo sia per la grana materica delle pareti in mattoni, sia per la qualità della luce naturale che lo illumina penetrando dalla sottile asola posta appena sotto la copertura.
Dal passaggio si entra finalmente nel sala, piccolo scrigno soffusamente illuminato da tre differenti aperture: una sottile, che taglia trasversalmente la parete frontale, completamente schermata tanto da consentire la visuale verso la corte soltanto a chi sta seduto alla cattedra; la finestra maggiore, un grande riquadro sulla parete opposta all'accesso, campito da una sottile schermatura in legno con diversi orientamenti, quasi fosse un tessuto; infine, sul fondo della sala, un lucernario nascosto fa entrare luce dall'alto. L'effetto di illuminazione complessivo è straordinario: una luce bassa, intima, densissima e tangibile. La sala evoca da un lato l'austera sobrietà delle architetture medievali, dall'altro si materializza un'immagine sacrale, quasi fosse una piccola cappella. L'essenziale linguaggio formale di Aalto, eccettuata la straordinaria invenzione della copertura "ad albero", si traduce in un simbolismo contenuto eppure chiarissimo.


Muuratsalo

L'isola di Muuratsalo è collegata a Säynätsalo da un ponte. Il paesaggio qui è più gentile, le case più distanti fra loro, le fabbriche non si vedono e il bosco di abeti e betulle più denso scherma la vista del lago finché non si giunge quasi alla sponda. Qui Aalto costruì la sua piccola casa "sperimentale", un divertissement che rivela la sua maestria nell'inserire gli oggetti architettonici nel paesaggio senza mortificare né l'uno né l'altro.
La casa si trova a una cinquantina di metri dalla sponda, in un punto particolarmente panoramico, la cui conformazione ha chiaramente dettato l'impianto dell'abitazione. Una bassa "L" con copertura inclinata a due falde contrapposte definisce una corte, i cui due lati esterni sono delimitati da una parete alta ma traforata sue entrambi i lati, con il chiaro intento di incorniciare la vista sul lago e sulla lontana sponda opposta. Mentre il versante esterno dell'abitazione racconta una sequenza di bianchi – il mattone scialbato, la costruzione leggera in legno delle strutture accessorie – il lato interno della corte, al contrario, esplode del rosso materico del mattone, subito creando uno spazio più accogliente e domestico. Quest'impressione è ulteriormente rafforzata dal posizionamento del focolare a terra, nel centro geometrico della corte. Aalto gioca inserendo nelle pareti interne una gran varietà di elementi decorativi in laterizio e ceramica, senza nascondere un certo intento ludico. La corte è un vero e proprio salotto all'aria aperta, dove celebrare la fusione che questa piccola casa riesce a stabilire con la foresta circostante ed il lago. Se vista dall'esterno, dalla sponda, il volume bianco della casa è quasi mimetico, confondendosi tra tronchi di betulla e fronde di alberi, sfuggendo grazie al suo profilo spezzato ad una percezione netta, il lato interno è invece intriso di calore, di un senso di protezione: il falò che arde nella notte del bosco.


Jyväskylä

Così come esistono delle company town, città dove la presenza di una singola, grande industria caratterizza lo spazio urbano, così Jyväskylä può dirsi, in qualche modo, una architect town. Le opere di Aalto sono numerose e spaziano nel tempo, dagli esordi della sua carriera, in cui lavora su temi legati al classicismo di Asplund, passando per i grandi edifici dell'università, risalenti agli anni Cinquanta, concludendosi con alcune opere tarde.
Fra tutte queste realizzazioni è proprio l'università quella più sorprendente. Il progetto di Aalto definisce l'intero campus del piccolo ateneo, distribuendo gli edifici secondo uno schema libero lungo due lati su un'area di gentili colline. L'accesso principale all'area universitaria avviene dal basso, con i volumi disposti a creare un percorso in ascesa variabile, fittamente modulato pur nell'omogeneità materica data dal laterizio rosso. Un ottimo edificio di Lahdelma & Mahlamäki è stato anteposto alla sequenza dei fabbricati di Aalto e ne cita con intelligenza volumetrie e articolazioni materiche.
Il percorso in salita si dipana tra due fronti edilizi di altezza contenuta, con frequenti collegamenti trasversali verso il lato interno del campus, organizzato intorno al campo sportivo. Ciascuno di questi passaggi è caratterizzato come piccolo attraversamento di carattere urbano, contiene gli accessi agli edifici e organizza magistralmente le viste trasversali. Si supera la mensa degli studenti, nuovamente un corpo a "L" con un ampio fronte vetrato e una copertura a falda unica sostenuta da un'elegantissima capriata a vista, la "cantina" dei docenti, che si contrappone alla precedente per un accenno di linguaggio classico, per addentrarsi infine in un percorso bordato da una fitta alberatura.
Questa sequenza straordinaria, che orchestra con apparente semplicità una variegata molteplicità di volumi ciascuno sottilmente articolato, si conclude con il grande edificio dell'auditorium centrale. Gli ampi volumi in laterizio interagiscono direttamente con gli alberi posti sul lato sud, le cui ombre sono proiettate sulle masse cieche, dando vita a magnifici effetti luministici.

L'edificio centrale, già per la sua notevole dimensione, riassume una qualità monumentale, pur stemperata dal quasi totale svuotamento del registro inferiore che ospita il foyer e la caffetteria, generosamente aperti verso il pendio alberato. L'accesso all'atrio produce nuovamente una eccezionale situazione di luce naturale, che contribuisce alla dilatazione orizzontale dello spazio interno, il cui fondale è definito dalle fitte verticali dei tronchi degli alberi. I controsoffitti multipli del foyer, stratificandosi a differenti altezze, conducono progressivamente il visitatore dalla luce del giorno allo spazio compresso che prelude all’auditorium.
L'accesso all'aula magna avviene tramite una scala assiale all'ingresso, o con due scale laterali che servono anche all'articolazione del piano terra. L'aula, non grande, è però fittamente scandita da modulazioni in sezione, discretamente illuminata dai lucernari posti sull'asse mediano della sala. Il fondo si può aprire per collegarla con la sala retrostante, creando così un'aula più grande. Nonostante la cospicua dimensione complessiva dello spazio l'acustica è perfetta.
Sul lato dell'auditorium un percorso a tutta altezza, illuminato da alti lucernari, collega il foyer con le aule minori, accessibili tramite una grande scala da carattere monumentale. Le aule, di forma rettangolare, alludono alle sale delle antiche università, con la cattedra disposta lungo il lato lungo e l'intero registro superiore della parete a nord vetrata.
Nell'edificio principale trova spazio anche la piccola biblioteca, una sala rettangolare con tre differenti livelli disposti su tre lati ed un ampio spazio di lettura ribassato, uno schema caro ad Aalto. Anche qui, l'illuminazione zenitale crea una straordinaria condizione visiva per tutto lo spazio interno.

Uscendo dall'edificio principale ci si ritrova in uno stretto percorso sollevato che crea un collegamento tra gli edifici di Aalto e quelli preesistenti, rispetto ai quali i nuovi volumi stabiliscono un'analogia in termini di materiali e tessiture. Un'altra corte aperta su un lato si affaccia nuovamente sul campo sportivo, incorniciato dagli edifici della promenade di accesso e i bassi volumi intorno allo stadio. Il cerchio si chiude, la fusione tra spazio urbano e volumi costruiti è riuscitissima.


 
Hortus

Lo spessore della città

La ricerca Lo spessore della città prende corpo nel 2010 in occasione del secondo bando FIRB (Fondo per gli Investimenti della Ricerca di Base – Bando Futuro in Ricerca), pubblicato dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca. Il bando nelle sue tre edizioni (2008, 2010, 2012) è indirizzato a sostenere ricerche di base di giovani studiosi. La stesura del progetto nella sua prima versione è il tentativo di tradurre assunti teorici, costruiti su nuove necessità di dialogo tra architettura e città, in concreti strumenti operativi.  Continua...

Alter-azioni

Questo libro raccoglie una serie di saggi sull’alterazione, ovvero sul rapporto interpretazione e realtà, sostanzialmente sul come si possa aumentare la realtà oltre l’impiego di strumenti tecnologici. Con l’espressione “realtà aumentata” si vuole qui sostenere l’autonomia della visione, la sua non necessità di protesi da altri impostate, a favore di un potenziamento delegato alla sola teoria. L’obiettivo è aggiornare il binomio teoria-progetto, superare inutili dualismi, affermare la coincidenza dei due termini non solo sul piano dei contenuti ma anche su quello degli strumenti. Continua...

peperone_giallo_trasphortusbooks è un progetto editoriale che nasce dall’esperienza di (h)ortus - rivista di architettura. Raccogliere saggi e riflessioni di giovani studiosi dell’architettura, siano esse sul contemporaneo, sulla storia, la critica e la teoria, sul progetto o sugli innumerevoli altri temi che caratterizzano l’arte del costruire è la missione che vogliamo perseguire, per una condivisione seria e ragionata dei problemi che a noi tutti, oggi, stanno profondamente a cuore.

hortusbooks si propone come una collana agile, aperta ad una molteplicità di contributi nel campo dell'architettura. I volumi vengono pubblicati con tecnologia print on demand dalla casa editrice Nuova Cultura di Roma e possono essere acquistati on-line tramite i maggiori canali di diffusione.

Il paesaggio chiama

paesaggio_chiama_tIn tante città mediterranee e anche qui, nella magnifica cornice dello Stretto di Messina, l’attuale urbanesimo genera immense aree abitate che non sono più né urbane né rurali. Ci guardiamo attorno e nella banalità che ci circonda cerchiamo nuove gravità, proprio in questi luoghi destrutturati, perché è qui che possono e devono prendere forma i paesaggi del nostro tempo. L’importanza del paesaggio è sentita quasi sempre in termini solo difensivi, senza la consapevolezza della sua rilevanza sociale e economica, e di conseguenza senza un coinvolgimento culturale e politico delle comunità. Continua...

Valle Giulia Flickr

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Il gruppo Valle Giulia Flickr nasce tre anni fa dall’idea di uno studente di architettura con la passione della fotografia.
Da un piccolo gruppo di appassionati, accomunati dalla voglia di imparare l’arte fotografica e di utilizzarla come strumento per “parlare” di architettura, si è arrivati ad un gruppo che oggi conta più di 260 iscritti.
Lo spirito del gruppo è quello della condivisione come mezzo di conoscenza, sia in campo architettonico che fotografico, e i contest proposti danno l’occasione agli iscritti di confrontarsi su varie tematiche in campo architettonico e sociale. Continua...

Dal paesaggio al panorama, dal panorama al paesaggio

camiz_copertina_tUna mostra che presenti fotografie di paesaggi naturali, così come un osservatore li vede durante una gita, un'escursione, un viaggio, anziché una mostra semplice come si potrebbe credere (perché si potrebbe azzardare che un panorama è sempre bello), si presenta come una mostra piuttosto complessa. In effetti, è la fotografia del paesaggio naturale che è più complessa di quanto non sembri. Infatti, se appunto un ambiente naturale ci appare quasi sempre come bello, in particolare se incontaminato, una sua fotografia non è detto che lo sia. Continua...

Il Giardino dei Cedrati di Villa Pamphilij

cedratiDalla loro domesticazione le piante da frutto sono sempre state utilizzate come elementi costitutivi di diverse tipologie di giardini. In molti giardini storici, a  fronte di esempi virtuosi di conservazione di aree a frutteto o di singole piante da frutto, molto più spesso questi spazi coltivati sono andati perduti, gradualmente sacrificati ad altre priorità nei necessari restauri vegetazionali con perdita di risorse genetiche di valore, ma anche dell’identità dei luoghi. Lo studio di un’ipotesi di recupero del Giardino dei Cedrati in Villa Doria Pamphilj (Roma), oggi profondamente cambiato nella sua forma, struttura e funzione e in progressivo abbandono, rappresenta l’applicazione di un innovativo approccio metodologico, esempio di quella  integrazione di discipline necessaria per non prescindere dalla natura sistemica  di questo luogo. Continua...

Rassegna Italiana | 5 Temi 5 Progetti

Il complesso di risorse culturali, artistiche, ambientali, che sono proprie di un paese noi lo chiamiamo Patrimonio (ma anche l'insieme dei cromosomi che ogni individuo eredita dai propri ascendenti). Le Case sono le abitazioni dell'uomo e l'Esterno è ciò che sta fuori, che viene da fuori. Il termine Tecnologia è composto da arte e discorso, dove per arte si intende(va) il saper fare, in altri termini il progetto del saper fare. La Catastrofe indica i grandi sconvolgimenti provocati dalla natura o dall'uomo. Continua...

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