L'editoriale di (h)ortus


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Dopo quasi vent’anni di assenza – trascorsi, forse colpevolmente, a indagare architetture in luoghi più distanti del pianeta – sono ritornato a Urbino, alla ricerca non soltanto delle opere di Giancarlo De Carlo (e di tutti gli illustri architetti che lo hanno preceduto nella città di Federico da Montefeltro) ma anche della possibilità di fare un personalissimo punto sullo stato dell’architettura. Avevo sentito parlare da più parti del pessimo stato di conservazione degli Continua...

La città della postproduzione

Questo libro raccoglie una serie di saggi sulla postproduzione intesa sia quale condizione che connota oggi i territori europei, sia quale atteggiamento progettuale – realizzare non è più sufficiente e non è più centrale servono interventi altri, altre sovrascritture. Come nella prassi cinematografica, raramente la presa diretta esaurisce il momento di formalizzazione di un film: è necessario applicare un complesso di operazioni quali il doppiaggio, il montaggio, il missaggio che seguono la fase delle riprese e precedono la commercializzazione.
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recensioni_verzaDeyan Sudjic

Architettura e potere

Come i ricchi e i potenti hanno dato forma al mondo

Federica Fava

arch_e_potereArchitettura e Potere, due parole che messe vicine lasciano intuire, banalizzandolo con una traduzione fin troppo esplicita, il contenuto del testo scritto da Deyan Sudjic per Laterza nel 2011. Il titolo originale, The edifice complex. How the rich and the powerful shape the world, non tradisce infatti il tono ironico e sempre avvincente che accompagna chi legge durante un viaggio dentro il ‘900, che si deduce invece scorrendo anche solo i titoli dei capitoli, da «la lunga marcia verso la scrivania del capo» (1) fino a «la sindrome del multipiano» (2).


Perché si costruisce? È facendosi la più semplice e la più difficile delle domande che Deyan Sudjic inizia il suo percorso dentro la storia del XX secolo, scrivendo un libro che abbraccia l’architettura nella sua eterogeneità, come arte e professione tanto sofisticata e colta quanto crudele, nella sua dialettica tra fine e mezzo di rappresentazione degli ideali del tempo che la produce. È solo infatti capendone “il perché” che possiamo  esorcizzare proprio quel potere che attraverso l’architettura, modella la nosdtra vita; individuare i tratti comuni, smascherare le ossessioni di coloro che con le proprie decisioni, quanto con umane paure, dettano le sorti del nostro ambiente e di noi stessi, diventa necessario per andare più a fondo nell’osservazione della realtà, attraverso un libro utile non solo per gli esperti del mestiere.
Alla luce di ciò, il primo pilastro che sembra crollare è quello che spinge l’attuale generazione di professionisti a proclamare l’autonomia o la neutralità del proprio lavoro; «che lo volessero o no, a un certo punto della loro carriera pochi architetti affermati hanno potuto evitare di costruire edifici correlati a qualche valenza politica e, a loro volta, la maggior parte dei leader politici usa gli architetti per i loro scopi» (3).
Attraverso un’attenta e sintetica analisi di numerosi personaggi ed edifici Sudjic procede smantellando capitolo dopo capitolo l’illusione stereotipata del carattere etico dell’architettura, lasciando emergere come in realtà la nobiltà d’animo anche dei più autorevoli architetti venga eclissata dal desiderio di realizzare una propria opera. La passione - ossessione per l’architettura sembra vincere su Mies van der Rohe come su Le Corbusier, entrambi disposti ad allearsi con quasi ogni tipo di regime pur di  ottenere un lavoro, lo stesso atteggiamento che mostrerà Koolhaas nell’accettare il progetto per la sede della China Central Television.
L’architettura infatti «può essere considerata come la prima, e tutt’ora assai potente, forma di comunicazione di massa» (4) ed è questa capacità di lasciare il segno nella vita materiale quanto intellettuale, che la rende tra le arti, lo strumento preferito dai potenti; di ciò ne erano ben consapevoli i dittatori di inizio secolo alla pari dei capi di stato e dei miliardari della fine dello stesso. Il progetto per la nuova Berlino di Hitler, e quello di Nelson Rockefeller per Albany emergono quindi come terribilmente simili e potenti mezzi a sostegno della medesima sfida, tesa a impressionare il popolo come i suoi nemici per mezzo di una vacua grandezza. Alla luce dei temi preferiti da questa rivista è interessante notare come questa “battaglia architettonica” si giochi nel progetto urbano e in particolare nello spazio pubblico che sempre risulta diviso tra i due estremi: come totale assenza o come enorme e desolante vuoto.
Ma per quanto potenti, gli uomini non possono però evitare la “paura delle paure”, quella della morte. È  questo il filo rosso che unisce tutta l’umanità, dai grandi dittatori al pastore da drive in Schuller, che rende divertente il parallelo tra uomini tanto diversi come Agnelli e Van Hoogstraten, violento personaggio che ha costruito la sua fortuna acquistando appartamenti e case a basso prezzo nel sud-est dell’Inghilterra. A questa paura proprio l’architettura sembra dare sollievo, strumento tanto solido e invadente, usato per assicurarsi l’immortalità nell’illusione di dimenticare per un momento la precarietà della propria esistenza. Giunti alla fine del libro è paradossale che nonostante i numerosissimi esempi raccontati nessuno riporti la storia di un progetto realizzato da un “potente” con quella che ci si aspetta dovrebbe essere la più naturale delle intensioni, quella cioè di migliorare la città e la sua tormentata vita; sono piuttosto gli «impulsi dei ricchi e dei potenti (nel tentativo) di dare forma al mondo» (5) a loro immagine e somiglianza il motore che spinge gran parte dell’architettura moderna e contemporanea. Il conflitto umano, diventa quindi sfida tra le città e persino la cultura si fa strumento di questa incessante lotta come dimostrano gli accadimenti intorno alle vicende del Guggenheim, simbolo di cultura nell’economia contemporanea.
Entrando nell’eccentricità di personaggi tanto diversi Sudjic smaschera con un linguaggio asciutto, tanto vicino al giornalismo quanto al critico di architettura, l’ardita maglia che si nasconde dietro ogni progetto mostrando una visione articolata e reale del mondo dell’architettura, oggi spesso nascosta da scintillanti effetti speciali nella sua immancabile maestosità.

Note
(1) Sudjic D., Architettura e potere: come i ricchi e i potenti hanno dato forma al mondo, Roma-Bari, Laterza,          
2011, p. 15
(2) Ibidem p. 313
(3) Ibidem p. 10
(4) Ibidem p. 340
(5) Ibidem p. 342

 

Autore Deyan Sudjic
Titolo Architettura e potere
Editore Laterza
Città Roma-Bari
Anno 2011
Pagine 342
Prezzo € 20
ISBN 9788842090885

 

Autore Data pubblicazione Volume pubblicazione
FAVA Federica 2012-05-18 n. 56 Maggio 2012
 
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