L'editoriale di (h)ortus


fave.jpg
Dopo quasi vent’anni di assenza – trascorsi, forse colpevolmente, a indagare architetture in luoghi più distanti del pianeta – sono ritornato a Urbino, alla ricerca non soltanto delle opere di Giancarlo De Carlo (e di tutti gli illustri architetti che lo hanno preceduto nella città di Federico da Montefeltro) ma anche della possibilità di fare un personalissimo punto sullo stato dell’architettura. Avevo sentito parlare da più parti del pessimo stato di conservazione degli Continua...

La città della postproduzione

Questo libro raccoglie una serie di saggi sulla postproduzione intesa sia quale condizione che connota oggi i territori europei, sia quale atteggiamento progettuale – realizzare non è più sufficiente e non è più centrale servono interventi altri, altre sovrascritture. Come nella prassi cinematografica, raramente la presa diretta esaurisce il momento di formalizzazione di un film: è necessario applicare un complesso di operazioni quali il doppiaggio, il montaggio, il missaggio che seguono la fase delle riprese e precedono la commercializzazione.
Continua...

PDF
Facciate e illuminazione Le facciate della Sehzade Camii hanno caratteristiche simmetriche. Si entra nell’harim (il luogo dove si svolge la pregheria) della Sehzade Camii da tre porte situate in mezzo alle pareti occidentali, orientali e settentrionali.
Facciata settentrionale: è delimitata dai due minareti. Le finestre rettangolari in basso sono incoronate da finestre situate nei segmenti ad arco acuto sopra di esse. Le parti interne degli archi soprastanti illuminano il luogo con decorazioni simmetriche delle finestre ad arco acuto, che sono grandi nel centro e piccole nelle pareti laterali. Questo sistema all’interno degli archi che sostengono le semicupole si ripete con le finestre, piuttosto grandi. Così il sistema delle finestre consente alla luce naturale di penetrare nell’edificio attraverso tre aperture situate in modo simmetrico nella parte superiore e inferiore.
Facciate occidentali e orientali: sono simmetriche, con le porte molto simili. Il sistema delle finestre situato in questa facciata ripete il disegno usato nella facciata nord. Le finestre rettangolari in basso e le aperture delle finestre ad arco soprastanti consentono alla luce di entrare lateralmente. Anche gli interni degli archi che sostengono le semicupole hanno finestre ben armonizzate con il disegno generale, grandi nel centro e piccole nei fianchi laterali come nella facciata nord; ci sono inoltre finestre ad arco sulle superfici curve delle scale situate nelle pareti laterali. Questo sistema delle finestre ha lo stesso disegno e la stessa grandezza di quello della facciata nord e consente alla luce di penetrare all’interno dell’edificio in modo simmetrico. Le pareti ad est e ad ovest sono circondate dai portici a doppia cupola sostenuta dalla colonna situata fra i pilastri della facciata esterna, il che valorizza le caratteristiche dell’illuminazione interna. Il fatto che la superficie della parete viene avvolta dai portici della parte inferiore crea un effetto mistico, con una fonte di luce più crepuscolare.
Facciata meridionale: la facciata sud ha finestre di stile diverso al fine di dare risalto al mihrab posto al centro. Le finestre che occupano i due lati del mihrab hanno forma rettangolare e sono incorniciate da un arco acuto. Su questi archi ci sono le finestre ad arco e vetrate colorate circondate da scritte. La presenza di gruppi di tre finestre ad arco, grandi al centro, piccole invece nelle parti laterali, mostra che la simmetria continua nel sistema delle finestre di questa facciata. La finestra rettangolare incorniciata dall’arco acuto che si trova nella parte sorretta da due pilastri e il sistema delle finestre decorate a penna ad arco acuto sottolinea questa simmetria. La vetrata della finestra rotonda situata all’interno dell’arco acuto forma un nuovo e diverso disegno. Il disegno a tre scale, che ha una forma rettangolare, ad arco acuto, e che ha finestre rotonde, riflette le caratteristiche generali della facciata del mihrab. L’effetto complessivo è quello di un’illuminazione calda, meridionale. Le finestre rotonde situate all’interno degli archi decorati, essendo fonti di illuminazione usate solamente sulla parete del mihrab, esaltano il segmento di mihrab attraverso la diffusione della luce proveniente dalle vetrate colorate.
Finestre situate alla base della cupola e delle semicupole: ad arco a tutto sesto, sono la fonte principale di illuminazione della Sehzade Camii. I sistemi a tre finestre ad arco situati alla base delle cupole poste ad angolo hanno grande importanza, essendo fonte di illuminazione a diverse altezze. Così le cupole ad angolo, le semicupole e la cupola principale, essendo fonti di illuminazione provenienti da tre livelli, creano una grande profondità nell’illuminazione degli spazi della moschea e interessanti giochi di luce, come una serie di perle, e con ciò aggiungono al disegno architettonico un aspetto singolare ed innovativo.
Malgrado le sue annotazioni autocritiche, Sinan raggiunse una tecnica architettonica molto raffinata già nella Sehzade Camii. Lo schema della pianta della Sehzade Camii fu usato in importanti moschee del XVII secolo quali la Sultanahmet Camii e la Yeni Cami.
Coperta da una cupola centrale rinforzata da quattro semicupole, la Sehzade Camii è l’ultima tappa dello sviluppo della tipologia della pianta a croce sistemata in un quadrato nell’ambito della tradizione architettonica ottomana. I passi precedenti di questo sviluppo si vedono nella Üç Serefeli Cami ad Edirne, nella vecchia Fatih Camii (quella attuale è la ricostruzione del XVII secolo) e nella Mihrimah Sultan Camii. Sinan, attraverso la cupola e semplici sistemi portanti, fa della Sehzade Camii un importante esempio di architettura monumentale, utilizzando sapientemente tutti gli elementi architettonici. Secondo Sinan, infatti, l’arco, la cupola e la colonna, oltre a essere elementi strutturali, dovevano avere funzione decorativa. Gli elementi simmetrici all’interno della costruzione formano un’integrità armoniosa e creano un’atmosfera ricca e magnifica.
Nelle prime opere di Sinan si vede un’organizzazione dello spazio legata alla tradizione delle costruzioni di Nicea, Bursa ed Edirne del primo periodo ottomano. Negli anni successivi, sviluppando lo schema dei piani della Üç Serefeli Cami, risolve il problema della cupola e costruisce edifici grandiosi; il primo di essi è la Sehzade Camii.

Conclusione

La Sehzade Camii è dunque uno dei più importanti esempi di architettura di Sinan. Appare come la prima grande attuazione della concezione di uno spazio a pianta centrale e precede la progettazione della Süleymaniye Camii e della Selimiye Camii.
Anche il sistema di illuminazione della Sehzade Camii ha grande importanza per quanto riguarda gli interni dell’architettura classica ottomana, giacché è parte integrante della pianta della Sehzade Camii. La moschea a pianta quadrata consiste di segmenti a tre scale che si trovano nei segmenti ad arco acuto la cui base è il sistema di finestre che illuminano la zona centrale. Questi segmenti sono creati dalla ripetizione del disegno formato dalle finestre rettangolari in basso e da una finestra a tre archi acuto sopra di esse. Nella facciata dove si trova il mihrab questo sistema lascia il suo posto ad una finestra ad arco acuto sopra una finestra rettongolare e ad un’altra finestra rotonda a vetrata sopra di essa. Questo cambiamento permette al mihrab di ricevere una diversa illuminazione. Le finestre rotonde che circondano la base della cupola centrale, delle semicupole e delle cupole ad angolo sono fonti impressionanti di illuminazione, con un disegno parallelo all’ascesa graduale della costruzione.
Il sistema di illuminazione usato nella Sehzade Camii si svilupperà nella progettazione della Süleymaniye Camii e, arricchendosi di ulteriori caratteristiche, raggiungerà la perfezione nella Selimiye Camii.

Bibliografia
Abdullah K., Mimar Sinan, Istanbul, Hürriyet Yayinlari, 1986, pp. 52-58;
Dogan K., Sehzade Külliyesi, Istanbul Ansiklopedisi, Istanbul, Kültür Bakanligi Yayinevi 1994, vol. 7, pp. 152-155;
Godfrey G., A History of Ottoman Architecture, London, Thames and Hudson, 1992, pp. 207-211;
Oktay A., Osmanli Devri Mimarisi, Istanbul, Inkilâp Yayinevi 1986, pp. 182-189;
Reha G., Sinan the Architect and His Works, Istanbul, Yapi Kredi Yayinlari, 1998, pp. 48-50.

Note
Tradotto da Funda Akar Özpamukçu
Revisione di Fabio L. Grassi

(1) Sinan nacque a Nesi, presso Kayseri, nel 1490. Fu nell’esercito ottomano durante il periodo del Sultano Yavuz Selim, si specializzò in neccarlik (un’istruzione necessaria per fare l’architetto nel periodo ottomano) e divenne uno dei più importanti ufficiali dei giannizzeri grazie alla sua padronanza nella costruzione. Ottenne il titolo di ser mimarani hassa ed assunse la direzione delle opere edili dell’impero . Svolse questo compito per 50 anni, nei periodi di Solimano il Magnifico (1520-1566), Selim II (1566-1574) e Murat III (1574-1595). Con i suoi aiutanti, costruì 364 edifici. La corporazione da lui fondata sotto il nome di Hassa Mimarlari continuò ad occuparsi di edilizia. Completò la Sehzade Camii a 54 anni, la Süleymaniye Camii a 60 anni e la Selimiye Camii a 86 anni.
(2) T. Öz, Moschee di Istanbul, Ankara, 1964, p. 45.
(3) D. Kuban, Sinan’in Sanati ve Selimiye, Istanbul, Ottobre 1998, p. 85.
(4) Öz, op. cit., p. 54.
(5) I quaderni dei conti reativi al periodo in cui l’edificio fu realizzato sono arrivati fino ad oggi
(6) Kuban, op. cit., p. 85.
(7) Öz, op. cit., p. 43.
(8) Kuban, op. cit., pp. 64-65.
(9) Öz, op.cit p. 64.
(10) A. Inan, Sinan’in Sanati Üzerine, Koca Sinan, Nisan 1968, p. 17.
(11) Nella Sehzade Mehmet Türbesi si notano la cupola rialzata e un ornamento particolarmente ricco. Sinan usò la doppia cupola, inconsueta nell’architettura ottomana, nella Kanuni Sultan Süleyman Türbesi per creare un equilibrio fra il luogo interno e l’aspetto esterno. Nella II. Selim Türbesi invece usò la pianta quadrata, cui furono tolti gli angoli.
(12) In realtà, infatti, Solimano il Magnifico aveva dato ordine di farlo costruire a proprio nome; fu dopo la morte di suo figlio che lo dedicò a lui.
(13) Il cimitero in cui sono sepolte le persone importanti e che si trova a fianco delle moschee.
(14) Il posto dove si trova oggi l’Università di Istanbul
(15) Il Principe Mehmet fu il figlio favorito di Solimano il Magnifico. Sin da piccolo fu cagionevole di salute. Quando si riprendeva da una malattia, Solimano organizzava feste ad Istanbul e intensificava la beneficenza. Mehmet prendeva lezioni private dagli insegnanti più bravi dell’impero e veniva istruito da insegnanti francesi e italiani per le lingue straniere e la cultura europea. Morì a Manisa (Magnesia). Solimano, di ritorno da una campagna militare, apprese la notizia dolorosa ad Edirne (16 Ottobre 1543). Dopo il funerale Solimano decretò che la türbe del suo figlio preferito fosse edificata in questo Külliye.
(16) D. Kuban, Sehzade Külliyesi, Istanbul Ansikopledisi, Vol. 7, pp. 152-155.
(17) Kuban, op. cit., p. 68.

 

Autore Data pubblicazione Volume pubblicazione
GIRAY Meltem 2012-03-29 n. 54 Marzo 2012


 
Hortus

Lo spessore della città

La ricerca Lo spessore della città prende corpo nel 2010 in occasione del secondo bando FIRB (Fondo per gli Investimenti della Ricerca di Base – Bando Futuro in Ricerca), pubblicato dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca. Il bando nelle sue tre edizioni (2008, 2010, 2012) è indirizzato a sostenere ricerche di base di giovani studiosi. La stesura del progetto nella sua prima versione è il tentativo di tradurre assunti teorici, costruiti su nuove necessità di dialogo tra architettura e città, in concreti strumenti operativi.  Continua...

Alter-azioni

Questo libro raccoglie una serie di saggi sull’alterazione, ovvero sul rapporto interpretazione e realtà, sostanzialmente sul come si possa aumentare la realtà oltre l’impiego di strumenti tecnologici. Con l’espressione “realtà aumentata” si vuole qui sostenere l’autonomia della visione, la sua non necessità di protesi da altri impostate, a favore di un potenziamento delegato alla sola teoria. L’obiettivo è aggiornare il binomio teoria-progetto, superare inutili dualismi, affermare la coincidenza dei due termini non solo sul piano dei contenuti ma anche su quello degli strumenti. Continua...

peperone_giallo_trasphortusbooks è un progetto editoriale che nasce dall’esperienza di (h)ortus - rivista di architettura. Raccogliere saggi e riflessioni di giovani studiosi dell’architettura, siano esse sul contemporaneo, sulla storia, la critica e la teoria, sul progetto o sugli innumerevoli altri temi che caratterizzano l’arte del costruire è la missione che vogliamo perseguire, per una condivisione seria e ragionata dei problemi che a noi tutti, oggi, stanno profondamente a cuore.

hortusbooks si propone come una collana agile, aperta ad una molteplicità di contributi nel campo dell'architettura. I volumi vengono pubblicati con tecnologia print on demand dalla casa editrice Nuova Cultura di Roma e possono essere acquistati on-line tramite i maggiori canali di diffusione.

Il paesaggio chiama

paesaggio_chiama_tIn tante città mediterranee e anche qui, nella magnifica cornice dello Stretto di Messina, l’attuale urbanesimo genera immense aree abitate che non sono più né urbane né rurali. Ci guardiamo attorno e nella banalità che ci circonda cerchiamo nuove gravità, proprio in questi luoghi destrutturati, perché è qui che possono e devono prendere forma i paesaggi del nostro tempo. L’importanza del paesaggio è sentita quasi sempre in termini solo difensivi, senza la consapevolezza della sua rilevanza sociale e economica, e di conseguenza senza un coinvolgimento culturale e politico delle comunità. Continua...

Valle Giulia Flickr

vg_flickr_11

Il gruppo Valle Giulia Flickr nasce tre anni fa dall’idea di uno studente di architettura con la passione della fotografia.
Da un piccolo gruppo di appassionati, accomunati dalla voglia di imparare l’arte fotografica e di utilizzarla come strumento per “parlare” di architettura, si è arrivati ad un gruppo che oggi conta più di 260 iscritti.
Lo spirito del gruppo è quello della condivisione come mezzo di conoscenza, sia in campo architettonico che fotografico, e i contest proposti danno l’occasione agli iscritti di confrontarsi su varie tematiche in campo architettonico e sociale. Continua...

Dal paesaggio al panorama, dal panorama al paesaggio

camiz_copertina_tUna mostra che presenti fotografie di paesaggi naturali, così come un osservatore li vede durante una gita, un'escursione, un viaggio, anziché una mostra semplice come si potrebbe credere (perché si potrebbe azzardare che un panorama è sempre bello), si presenta come una mostra piuttosto complessa. In effetti, è la fotografia del paesaggio naturale che è più complessa di quanto non sembri. Infatti, se appunto un ambiente naturale ci appare quasi sempre come bello, in particolare se incontaminato, una sua fotografia non è detto che lo sia. Continua...

Il Giardino dei Cedrati di Villa Pamphilij

cedratiDalla loro domesticazione le piante da frutto sono sempre state utilizzate come elementi costitutivi di diverse tipologie di giardini. In molti giardini storici, a  fronte di esempi virtuosi di conservazione di aree a frutteto o di singole piante da frutto, molto più spesso questi spazi coltivati sono andati perduti, gradualmente sacrificati ad altre priorità nei necessari restauri vegetazionali con perdita di risorse genetiche di valore, ma anche dell’identità dei luoghi. Lo studio di un’ipotesi di recupero del Giardino dei Cedrati in Villa Doria Pamphilj (Roma), oggi profondamente cambiato nella sua forma, struttura e funzione e in progressivo abbandono, rappresenta l’applicazione di un innovativo approccio metodologico, esempio di quella  integrazione di discipline necessaria per non prescindere dalla natura sistemica  di questo luogo. Continua...

Rassegna Italiana | 5 Temi 5 Progetti

Il complesso di risorse culturali, artistiche, ambientali, che sono proprie di un paese noi lo chiamiamo Patrimonio (ma anche l'insieme dei cromosomi che ogni individuo eredita dai propri ascendenti). Le Case sono le abitazioni dell'uomo e l'Esterno è ciò che sta fuori, che viene da fuori. Il termine Tecnologia è composto da arte e discorso, dove per arte si intende(va) il saper fare, in altri termini il progetto del saper fare. La Catastrofe indica i grandi sconvolgimenti provocati dalla natura o dall'uomo. Continua...

Joomla Templates by Joomlashack