L'editoriale di (h)ortus


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Dopo quasi vent’anni di assenza – trascorsi, forse colpevolmente, a indagare architetture in luoghi più distanti del pianeta – sono ritornato a Urbino, alla ricerca non soltanto delle opere di Giancarlo De Carlo (e di tutti gli illustri architetti che lo hanno preceduto nella città di Federico da Montefeltro) ma anche della possibilità di fare un personalissimo punto sullo stato dell’architettura. Avevo sentito parlare da più parti del pessimo stato di conservazione degli Continua...

La città della postproduzione

Questo libro raccoglie una serie di saggi sulla postproduzione intesa sia quale condizione che connota oggi i territori europei, sia quale atteggiamento progettuale – realizzare non è più sufficiente e non è più centrale servono interventi altri, altre sovrascritture. Come nella prassi cinematografica, raramente la presa diretta esaurisce il momento di formalizzazione di un film: è necessario applicare un complesso di operazioni quali il doppiaggio, il montaggio, il missaggio che seguono la fase delle riprese e precedono la commercializzazione.
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architetture_cipollaAlberto Campo Baeza

Museo de la Memoria de Andalucía a Granada

Michele Costanzo

campobaeza_granada_tIl Museo de la Memoria de Andalucía a Granada progettato da Alberto Campo Baeza (2004-2009), sorge su un terreno in leggero declivio vicino all’autostrada A44 che fa parte di una vasta area urbana, in fase di sviluppo, non lontana dal centro storico. L’opera è una chiara espressione di quel genere di elaborazione progettuale che l’architetto spagnolo ama definire con l’espressione: “la ricerca della bellezza”. Una ricerca, bisogna chiarire, che non persegue solo un ideale estetico, ma è anche un mezzo per favorire la comunicazione di ciò che è l’essenza del progetto.


E, dunque, la sua fondamentale qualità, egli afferma, “è quella di poter essere compresa da tutti”. Tale attenzione alla comunicazione del messaggio progettuale egli la esprime mettendo in atto in ogni progetto un processo di riduzione formale, una sottrazione del di più o di ciò che è considerato “eccesso”. Da qui, il suo motto “mas con menos” che mette in evidenza anche il suo referente culturale: Ludwig Mies van der Rohe.
Il termine che meglio definisce la struttura della ricerca progettuale di Campo Baeza, dunque, è essenzialità: un sostantivo che deve essere inteso nella doppia accezione di tensione verso ciò che è semplice, austero, disadorno, severo, sobrio, sostanziale, e verso quelle specifiche componenti che, nel processo ideativo, risultano essere indispensabili alla forma per emergere.
Gli elementi considerati essenziali per mettere in evidenza le qualità spaziali della costruzione o gli elementi da cui essa trae fondamento e ricchezza di senso, in questo modo, risultano essere l’effetto descrittivo e valorizzatore della luce, la percezione della consistenza e del peso della materia e la cognizione della significatività, in ambito espressivo, delle proporzioni. Nel loro insieme, questi sono, nell’opera dell’architetto spagnolo, i materiali primari della sua progettazione, gli ingredienti indispensabili per la definizione stessa della figura architettonica.
Detto questo, è pure importante mettere in rilievo il costante impegno di Campo Baeza nel mettere in luce le qualità specifiche del contesto (in senso non strettamente fisico), evitando di circoscrivere le sue opere in un ambito estetico-formale. Del resto nel suo libro La idea construida (1) l’autore lascia emergere con chiarezza, pur nella molteplicità di temi trattati, tale complesso nucleo concettuale, riconducendo ad una visione unitaria i diversi percorsi del pensiero che trovano nell’idea un punto di coagulo. Per giungere all’architettura è necessario l’apporto dell’idea, egli afferma, la cui funzione è quella di portare al centro le esigenze dell’uomo e la specificità del suo essere in rapporto alla sua cultura. Solo in questo modo il progetto è in grado di rispondere alle esigenze funzionali e, contemporaneamente, suscitare emozioni.

L’edificio che ospita il Museo de la Memoria de Andalucía si lega idealmente alla vicina Caja Granda, una banca progettata anch’essa dall’architetto spagnolo circa dieci anni prima. La stessa banca ora è lo sponsor di quest’importante museo che raccoglie le memorie storiche della regione andalusa. Per questo motivo esso ne sposa gli allineamenti, gli elementi dimensionali più importanti e ripropone lo stesso materiale costruttivo: il cemento armato lasciato a vista. La strategia progettuale, tuttavia, manifesta una diversità d’impostazione. La Caja Granda, si presenta come un volume introverso: un “cubo” internamente scavato al fine di configurare un vasto e suggestivo spazio vuoto attraversato dalla luce che, come nel Pantheon, piove dall’alto: “un impluvio di luce” lo definisce Campo Baeza.
La nuova costruzione museale mette in mostra una volumetria, per così dire, ‘aperta’. Si tratta di due unità formali distinte: una a sviluppo orizzontale e l’altra verticale che, nella loro congiunzione, vanno a comporre una gigantesca L. Il tratto orizzontale di 54,3 x 114,3 metri, denominato “podio”, si sviluppa su tre piani, due dei quali interrati. L’altezza della copertura riprende quella del “podio” su cui è posto il “cubo” della Caja Granda.

La struttura ospita al suo interno, al livello più basso, gli spazi per le esposizioni permanenti (riguardanti le memorie storiche dell’Andalusia) e un auditorium, che si sviluppa su tre piani; al livello superiore, l’ingresso, il bookshop, la caffetteria e, ancora, gli spazi per le esposizioni permanenti; all’ultimo livello, gli ambienti destinati alle esposizioni temporanee. I diversi piani prendono luce da un patio di forma ellittica al cui interno dinamicamente s’incrociano due rampe che danno continuità al percorso di visita del museo, accentuandone, altresì, l’interesse attraverso l’effetto della sorpresa che determinata dalla sua elaborazione formale e dal suo riflesso in tale contesto: la struttura funzionale di percorrenza è qui attuata in modo da apparire come una gigantesca presenza scultorea. Questo rende il cortile uno spazio ideato per destare meraviglia; come avviene con il cortile del Palazzo di Carlo V (progettato da Juan de Orea), nel complesso dell’Alhambra, a cui l’autore esplicitamente si richiama.

Il tratto verticale 54,3 x 41,30 x 6 metri, denominato “torre”, si sviluppa su sette piani fuori terra. Al suo interno si trovano gli uffici, la mediateca e al sesto piano un ristorante, contraddistinto da due finestre a nastro su ambo i prospetti; questo rende la torre uno speciale mirador che, da un lato, offre un suggestivo punto di vista della città e, dall’altro, uno stretto tessuto di relazioni visive (e di riflessioni concettuali) con la Caja Granda. La facciata che guarda la torre presenta una trama geometrica di aperture quadrate, mentre quella rivolta verso l’autostrada A44 è priva di finestre (a meno di quella lineare del ristorante), e di notte funge da gigantesco schermo che trasmette immagini. Come accade, osserva Campo Baeza, “nei centri di due delle più importanti città del mondo, New York e Londra”, infatti, “qualcosa di simile accade a Times Square, a New York e a Piccadilly Circus, a Londra”. È un’ulteriore, sorprendente aspetto di questa architettura chiusa e silenziosa nelle sue forme, ma in grado di svelare all’improvviso una realtà di sé che capovolge il senso della propria immagine, manifestandosi, in varia forma, loquace, coinvolgente.

Il progetto rappresenta un’importante tappa del meditato cammino che porterà Campo Baeza dal minimalismo formale applicato al riesame critico del lascito del Movimento Moderno – uno degli aspetti distintivi della sua prima fase – alle esperienze degli anni più recenti che si presentano sempre più complesse a partire proprio dalla Caja General. Dove gli spazi e la stessa figura architettonica tendono a sviluppare una sorta d’incrocio o di serrato confronto tra due filoni d’interesse: uno dichiaratamente evocativo che punta a richiamare la memoria storica di edifici-simbolo e l’altro portatore di situazioni spaziali che tendono a creare nel fruitore una tensione emotiva, a generare sorpresa - ma anche a elaborare riflessioni sulla realtà che lo circonda - attraverso proposte fuori dallo scema apparentemente dichiarato dal progetto.



Note

(1) Alberto Campo Baeza, La idea construida, Biblioteca Nueva, Madrid 2006.

Museo de la Memoria de Andalucía
Cliente Caja Granada
Architetto Alberto Campo Baeza
Architetti Alejandro Cervilla García, Ignacio Aguirre López.
Strutture Andrés Rubio Morán, Mª Concepción Pérez Gutiérrez
Engineering R. Úrculo Ingenieros Consultores S.A.
Studenti Miguel Cabrillo, Sergio Sánchez Muñoz, Petter Palander
Area mq. 15.000
Progetto 2004
Costruzione 2006-2009
Foto e video Javier Callejas
Si ringrazia l’architetto Alberto Campo Baeza che gentilmente ha concesso disegni, foto e video per la pubblicazione del presente articolo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Autore Data pubblicazione Volume pubblicazione
COSTANZO Michele
2012-01-17 n. 52 Gennaio 2012
 
Hortus

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Questo libro raccoglie una serie di saggi sull’alterazione, ovvero sul rapporto interpretazione e realtà, sostanzialmente sul come si possa aumentare la realtà oltre l’impiego di strumenti tecnologici. Con l’espressione “realtà aumentata” si vuole qui sostenere l’autonomia della visione, la sua non necessità di protesi da altri impostate, a favore di un potenziamento delegato alla sola teoria. L’obiettivo è aggiornare il binomio teoria-progetto, superare inutili dualismi, affermare la coincidenza dei due termini non solo sul piano dei contenuti ma anche su quello degli strumenti. Continua...

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hortusbooks si propone come una collana agile, aperta ad una molteplicità di contributi nel campo dell'architettura. I volumi vengono pubblicati con tecnologia print on demand dalla casa editrice Nuova Cultura di Roma e possono essere acquistati on-line tramite i maggiori canali di diffusione.

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