L'editoriale di (h)ortus


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Dopo quasi vent’anni di assenza – trascorsi, forse colpevolmente, a indagare architetture in luoghi più distanti del pianeta – sono ritornato a Urbino, alla ricerca non soltanto delle opere di Giancarlo De Carlo (e di tutti gli illustri architetti che lo hanno preceduto nella città di Federico da Montefeltro) ma anche della possibilità di fare un personalissimo punto sullo stato dell’architettura. Avevo sentito parlare da più parti del pessimo stato di conservazione degli Continua...

La città della postproduzione

Questo libro raccoglie una serie di saggi sulla postproduzione intesa sia quale condizione che connota oggi i territori europei, sia quale atteggiamento progettuale – realizzare non è più sufficiente e non è più centrale servono interventi altri, altre sovrascritture. Come nella prassi cinematografica, raramente la presa diretta esaurisce il momento di formalizzazione di un film: è necessario applicare un complesso di operazioni quali il doppiaggio, il montaggio, il missaggio che seguono la fase delle riprese e precedono la commercializzazione.
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Cheong Gye Cheon

Riqualificazione urbana nella Seoul del XXI secolo

Federico De Matteis

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Attendendo la riunificazione con il Nord, la Corea del Sud si trova a competere in uno scenario asiatico rampante e caratterizzato da uno sviluppo senza limiti e – almeno nella gran parte dei casi – alquanto distante da un modello sostenibile. La crescita più moderata ma comunque consistente dell’economia nazionale, iniziata negli anni ’70 e proseguita tra alti e bassi, ha consentito al paese di acquisire un maggiore equilibrio ed una più attenta consapevolezza della propria identità. Fra tutte le nazioni asiatiche, la Corea sembra essere quella che ha più possibilità di proseguire lungo una strada di relativa stabilità.
Seoul, una delle capitali del nuovo millennio asiatico, è una città costruita quasi completamente dopo la guerra iniziata nel 1950, che ha completamente devastato la zona centrale della penisola. Accanto ad alcuni sporadici oggetti storici (palazzi reali della dinastia Joseon, sedi coloniali giapponesi, brandelli di tessuto storico misteriosamente sfuggiti al rinnovamento della città), la nuova edificazione è cresciuta prepotente, soprattutto negli ultimi 30 anni, quando i grandi gruppi industriali hanno iniziato a investire su quartieri composti da torri residenziali di circa 25 piani di altezza. Sono questi gli oggetti che oggi dominano gran parte del panorama urbano, superati solamente dai grattacieli nel centro finanziario.
Cosa può significare “maggiore equilibrio” all’interno di una gigantesca metropoli quale la Seoul contemporanea? Come è possibile immaginare uno sviluppo equilibrato per i 14 milioni di abitanti di una città che sta ancora crescendo rapidamente, peraltro all’interno di una regione che vede la presenza di altri centri di rilievo – uno fra tutti la vicina Incheon, sede dell’aeroporto internazionale di Seoul, nuovo hub per la regione del Mar della Cina, che abbraccia, nel raggio di tre ore di aereo, quasi due miliardi di persone?
Difficile immaginare questa possibilità di equilibrio. Eppure, visitando la città, magari avendo in mente altre megalopoli asiatiche (Pechino, Shanghai, New Delhi, Karachi, Kuala Lumpur, o molte altre ancora), sembra di poter vedere nella vitalissima Seoul alcuni segni che ne potrebbero determinare un destino differente, almeno nel prossimo futuro. Forse in virtù di un recente passato di regime militare, o anche della radicata persistenza del sistema culturale confuciano, pur nella sua inquietante dimensione e crescita Seoul e l’area metropolitana che la circonda sembrano pervase da un immanente senso di ordine. Ordine chiaramente non formale né remotamente architettonico, quanto piuttosto segno di un comune intento, quasi l’intera popolazione si stesse muovendo nella medesima direzione. Non si ha la stessa sensazione nelle altre città asiatiche: benché appaia evidente il fortissimo slancio verso il futuro dell’intero continente, i segni che questo sembra lasciare sulle città e sulle loro regole di crescita sono di tutt’altro tipo.
Infrastrutture che si annodano e divincolano intorno a zone residenziali, linee metropolitane capillari che abbracciano un’area immensa, ponti colossali che attraversano intere baie, sconfinati centri commerciali costituiscono il paesaggio dell’oggi e del domani di Seoul. Il passato storico della città è tuttavia ancora leggibile in buona parte del tessuto urbano del centro, un tempo rinchiuso entro mura difensive. Benché gli edifici siano stati del tutto sostituiti, il reticolo stradale originario ancora traspare, andando spesso loa infrangersi contro i colossali bastioni delle nuove intense edificazioni.
Occorre qui ricordare che Seoul, città di fondazione, è stata costituita seguendo i principi del Feng shui, utilizzando l’antica arte della geomanzia di origine cinese per propiziare gli elementi. Circondata da una corona di monti, incardinata su due assi cardo-decumanici, l’antica città era costruita intorno alla presenza cosmica rappresentata dai palazzi reali, luogo di incontro tra terreno e divino. Il sistema era stato poi perfezionato dallo scavo di un canale artificiale, il Cheong Gye Cheon, che confluisce nel grande fiume Han.

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Carta storica di Seoul: vi è evidenziato il percorso del Cheong Gye Cheon. Appare chiaro il suo ruolo di collettore d'acqua, dato che in esso confluiscono i numerosi torrenti che scendono dalle colline che circondano su tre lati il centro storico della città.
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Il canale Cheong Gye Cheon attraversa il centro storico della Seoul contemporanea

Il canale, il cui nome significa “acqua chiara della valle”, fu scavato a partire dal XIV secolo con lo scopo di raccogliere le acque dei numerosi torrenti che scendono dalle colline intorno al centro storico di Seoul. A seguito dell’inurbamento di massa causato dalla guerra tra le due Coree, il canale diviene centro di una gigantesca baraccopoli che si snoda lungo le sue sponde. Con il tempo le condizioni igieniche divengono insostenibili e, nel 1967, si decide di interrarlo per impiantare al suo posto un’autostrada urbana sopraelevata, secondo un evidente principio di diradamento, utile sia per scopi igienici sia per garantire l’ordine pubblico. Una volta completata la sopraelevata nel 1971, lo spazio sottostante viene nuovamente “conquistato” dalla brulicante vita di Seoul, che ne fa un grande mercato all’aperto di pezzi meccanici, abbigliamento ecc.

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La Cheong Gye Cheon Expressway, smantellata per la riapertura del canale
 

Questa la storia del Cheong Gye Cheon sino ai nostri giorni: un’arteria di grande scorrimento tagliata attraverso il centro esatto di Seoul, popolata da una varia umanità che ne utilizza le parti sottostanti come riparo di fortuna. La grande arteria è simbolo dello sviluppo e della modernità del paese; il suo ventre manifesta la disgiunzione tra le differenti facce di una stessa nazione.
Ma il clima culturale della Corea di oggi sta cambiando: benché l’economia nazionale sia solida e in crescita, si ha la consapevolezza di non poter competere soltanto su questa base con le altre realtà dell’area, prima fra tutte la Cina. La sfida può svolgersi anche su altri piani: ad esempio nella cultura. Coreane sono dunque alcune delle migliori università dell’area geografica; enormi investimenti in ricerca e sviluppo, nonché la fondazione di poli tecnologici in tutto il paese, stanno promuovendo la crescita scientifica e tecnologica; la cinematografia coreana sforna continuamente prodotti interessanti e originali, per nulla debitori ai modelli giapponesi o cinesi; tutta l’Asia si commuove assistendo alle fiction coreane che hanno reso popolari alcuni scorci di Seoul dove vengono girate. O ancora l’eccellenza può essere cercata nella qualità dell’ambiente naturale e antropico: i parchi all’interno delle città vengono preservati con cura notevole; la zona demilitarizzata di 4 km che separa le due Coree, oggi un habitat incontaminato grazie a 50 anni di assenza dell’uomo, riuscirà forse un giorno a sopravvivere alla speculazione e a diventare una riserva naturale. L’idea stessa di modernità è dunque mutata: se un tempo questa era rappresentata da una grande arteria urbana, oggi è incarnata nell’habitat più accogliente di un canale verde nel centro urbano.
In quest’ottica nel 2002 il Sindaco di Seoul, mantenendo una promessa elettorale che gli ha consentito la vittoria nelle elezioni comunali, ha lanciato il grandioso progetto per riportare alla luce l’antico canale Feng shui del Cheong Gye Cheon. Un investimento colossale (circa 700 milioni di €) viene stanziato dalle casse comunali per rendere possibile il progetto. I lavori hanno inizio nel luglio 2003 e si concludono, dopo soli 27 mesi, nel settembre 2005, con l’apertura di 5,8 km di canale, dal centro di Seoul fino alla confluenza con il fiume Han, la realizzazione di innumerevoli ponti carrabili e pedonali, nonché la costruzione, nell’ultimo tratto dell’opera, di un museo che celebra l’antica storia e lo splendido futuro del Cheong Gye Cheon.
Per chi in Italia è abituato a tempi di realizzazione sempre lunghissimi, infinite complessità burocratiche e un’immancabile mancanza di fondi, l’operazione del Cheong Gye Cheon sembra quasi soprannaturale. È stata resa possibile dalla ferrea volontà politica di Myung Bak Lee, allora Sindaco di Seoul, oggi candidato in pole position alle elezioni presidenziali del 19 dicembre 2007 per il partito conservatore Grand National Party.

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L'ex sindaco si Seoul Myung Bak Lee sul cantiere del Cheong Gye Cheon

Lee non è un personaggio semplice. Ex CEO della Hyundai, manager e uomo d’affari di altissimo livello, ha percorso una carriera fulminante nell’amministrazione di una grande impresa di costruzioni. Il suo successo nella gigantesca opera di riqualificazione urbana del Cheong Gye Cheon lo ha lanciato verso la candidatura alla Presidenza della Repubblica, benché il suo passato non sia del tutto limpido, come spesso accade nelle situazioni di forte convergenza tra mondo imprenditoriale e politico. Si dice anche (ma la voce non è confermata) che fu la stessa Hyunday, a suo tempo, a costruire la sopraelevata del Cheong Gye Cheon: se Lee avesse partecipato a quell’operazione, si sarebbe trattato di una perfetta geometria di destini architettonici come quella descritta da Heinrich Böll in Biliardo alle nove e mezzo. Di fatto Lee ha promosso incessantemente l’operazione, mostrandosi in televisione in occasione di tutte le tappe fondamentali del grande cantiere, superando difficoltà e critiche, mediando con i commercianti destinati ad essere “sfrattati” dalla demolizione della sopraelevata. A ritmo record l’autostrada urbana viene demolita, sostituita con un canale  nel quale scorre l’acqua, sulle cui sponde crescono le piante, si può passeggiare al fresco.
È chiaro che, come in molte operazioni urbane su vasta scala, è difficile giungere a risultati impeccabili. L’acqua che scorre nel canale viene pompata direttamente dal fiume Han, producendo una portata “artificiale” di 120.000 tonnellate d’acqua al giorno: non sembra questa la logica più appropriata per il raggiungimento della sostenibilità ambientale. La situazione del traffico, mancando la sopraelevata, è ovviamente peggiorata, ridotta nelle due strette carreggiate che fiancheggiano il canale. Le attività commerciali che si trovavano sotto la sopraelevata sono state spostate in aree adiacenti (anche nello stadio di Dongdaemun, ora destinato alla demolizione per realizzare un nuovo complesso residenziale progettato da Zaha Hadid), scomparendo progressivamente dall’area.
Ma nonostante questi difetti il rinnovato Cheong Gye Cheon ha riscosso un successo notevole tra gli abitanti di Seoul. In una città dove i parchi sono pochi, dove raggiungere la “campagna” richiede ore di trasporto e traffico, la presenza di un semplice luogo verde, leggermente separato dal più brutale traffico urbano, produce un costante flusso di persone, durante il giorno come di notte. Come scrive Melville nella prima pagina di Moby Dick: “Meditation and water are wedded forever”, così non è raro imbattersi in persone solitarie, sedute sulle rive artificiali del piccolo canale, assorte mentre osservano l’acqua che scorre. La vegetazione è cresciuta copiosa lungo le rive; opere d’arte decorano le pareti di granito dei muraglioni; la temperatura nell’area adiacente il canale d’estate è leggermente più fresca che altrove; addirittura, alcune specie di uccelli da tempo spariti dalla città hanno ripreso a nidificare nel tratto del Cheong Gye Cheon più lontano dal centro.

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Meditazione sul Cheong Gye Cheon
La riqualificazione del centro di Seoul continua sulla scia dell'operazione Cheong Gye Cheon

Sinora nulla si è detto sull’architettura di quest’opera di riqualificazione. Forse non è così importante. I muraglioni hanno una sezione verticale forse eccessivamente stretta: lo spazio pedonale che rimane al bordo del canale è tutto sommato poco, con passeggiate laterali non larghissime. I ponti pedonali che attraversano frequentemente la struttura, frutto di un concorso di progettazione, hanno forme spesso bizzarre e gratuite. Il museo del Cheong Gye Cheon, più che raccontare la storia del canale, sembra mettere in scena un mito prima ancora del tempo. L’integrazione con il tessuto urbano circostante il canale è tutto sommato debole e le strade del centro sembrano quasi non accorgersi della nuova presenza: un vuoto al posto di un pieno, il transito di persone, un tempo collocato al livello della strada, si trova ora più in basso, separato rispetto ai fronti commerciali.
Eppure va bene così. Non si può pensare di trasformare sei chilometri di città senza creare qualche nuovo problema. Ci sembra che la qualità acquisita superi i nuovi problemi sopravvenuti. Il nuovo Cheong Gye Cheon produce una scenografia perfetta per lo svolgimento della vita urbana degli abitanti di Seoul che ne frequentano le rive.
Si potrebbe anche discorrere sull’opportunità politica della scelta di Lee, della deriva vagamente autocratica che un progetto di quest’entità consente di presagire. L’attuale sindaco di Seoul, Se-hoon Oh, ha peraltro annunciato di voler proseguire il percorso del Cheong Gye Cheon oltre il suo attuale punto di partenza, forse a ripristinare del tutto l’antico canale scavato dai re Joseon (oltre a lanciare un ambizioso progetto di riqualificazione delle sponde del fiume Hangang). Il legame con un’antica tradizione di principi che disponevano grandiose opere di trasformazione della città è molto chiaro. Forse il coraggio risiede proprio nella capacità di prevedere un futuro possibile e di tentare di metterlo in atto.
Il centro di Seoul, lontano dallo scorrere maestoso del grande fiume Han, ha oggi un suo corso d’acqua, vissuto e apprezzato dalla gente, che ne costituisce senz’altro l’elemento più decorativo. Il Cheong Gye Cheon è un esperimento riuscito che Seoul sta già esportando in altre città coreane ed asiatiche, a dimostrazione della sua intenzione di diventare modello di riferimento virtuoso per uno sviluppo sostenibile e più prossimo alle esigenze umane, non solo indirizzato alla massimizzazione della crescita economica. Che questo modello possa effettivamente divenire dominante nel nuovo millennio asiatico è tutto da dimostrare: ma ciò che più importa è che la riqualificazione urbana, la trasformazione del tessuto piuttosto che la sua sostituzione (anche se in questo caso si è trattato di una specie di anastilosi) può trovare spazio anche in contesti dove lo sviluppo frenetico sembra essere la cifra più riconoscibile. È forse proprio la Corea, insieme al Giappone, a poter rappresentare un esempio virtuoso per i ruggenti vicini del continente.

Poscritto

Il 19 dicembre 2007 Myung Bak Lee ha vinto le elezioni, divenendo Presidente della Repubblica. Nel suo programma politico figura, tra le altre idee, quella di realizzare un grandioso canale che attraversi la Corea da Nord a Sud, divenendo un asse di trasporto alternativo rispetto a quelli su ferro e gomma attualmente utilizzati.

 

L'esperienza del Cheong Gye Cheon è stata presentata, il 17 dicembre 2007, nel seminario "Seoul: Trasformazioni realtà potenzialità" , a cura del Prof. Jinyoung Chun, College of Architecture, Myongji University, e dell'arch. Federico De Matteis.

 

pdf Materiali presentati nel seminario

 

Autore Data pubblicazione Volume pubblicazione
DE MATTEIS Federico 2007-12-11 n. 3 Dicembre 2007
 
Hortus

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