L'editoriale di (h)ortus


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Dopo quasi vent’anni di assenza – trascorsi, forse colpevolmente, a indagare architetture in luoghi più distanti del pianeta – sono ritornato a Urbino, alla ricerca non soltanto delle opere di Giancarlo De Carlo (e di tutti gli illustri architetti che lo hanno preceduto nella città di Federico da Montefeltro) ma anche della possibilità di fare un personalissimo punto sullo stato dell’architettura. Avevo sentito parlare da più parti del pessimo stato di conservazione degli Continua...

La città della postproduzione

Questo libro raccoglie una serie di saggi sulla postproduzione intesa sia quale condizione che connota oggi i territori europei, sia quale atteggiamento progettuale – realizzare non è più sufficiente e non è più centrale servono interventi altri, altre sovrascritture. Come nella prassi cinematografica, raramente la presa diretta esaurisce il momento di formalizzazione di un film: è necessario applicare un complesso di operazioni quali il doppiaggio, il montaggio, il missaggio che seguono la fase delle riprese e precedono la commercializzazione.
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architetture_cipollaDalla casa al piano

Le spazialità sottratte di Aires Mateus

Gianpaola Spirito

spirito_12«Lo spazio è un vuoto, una manciata d’aria racchiusa da materia che ne definisce il limite. Disegnare spazi è disegnare le possibilità della vita, materializzandone i limiti. Definito per la sua forma, trama, colore, temperatura, odore, luce, lo spazio si costruisce anche come vuoto, una sottrazione. Si tratta di un processo mentale di controllo della costruzione dove lo spazio è il nucleo centrale, aggiungendo una sottrazione, costruendo uno scavo il centro dell’esperienza si sposta dalla forma alla vita. Protagonista è lo spazio». (1)

Per Francisco e Manuel Aires Mateus l’architettura è «lo spessore tra due spazi», un muro, un tetto che costruisce un limite; la parte restante di una massa-materia scavata per ospitare uno spazio (2). Questo processo di sottrazione – reso evidente dai plastici, positivi e negativi, presentati all’ ultima Biennale di Architettura di Venezia – genera spazi cavi che hanno come scopo principale essere luoghi da abitare, da vivere.


«L’architettura è vita, non immagine»- afferma Manuel Aires Mateus al termine della bella lezione tenuta a Napoli (3). È un principio che si applica a tutte le scale, dalla casa al piano, che caratterizza tutti i loro progetti. Dalla casa al piano: i fratelli Aires Mateus utilizzano le stesse strategie compositive e un metodo progettuale che ha come punto di partenza la costruzione di domande. «L’importante di un progetto è trovare la domanda, non la risposta. Cosa voglio fare con quel progetto?» «I progetti sono un tipo di conoscenza, di apprendimento della realtà. Un progetto obbliga sempre a prestare molta attenzione a tutti gli aspetti della realtà, anche se per cambiarla». (4)
Le domande sono specifiche, legate alle diverse situazioni nelle quali interviene il progetto, ma essendo lo spazio e l’uomo che lo abita il centro delle loro opere, la domanda sul tipo di spazialità da costruire, sulla qualità e la dimensione di quello spazio sarà sempre presente e fondativa.
Sebbene le opere dei Mateus appaiano astratte per l’uso della monomaterialità, e assimilabili, come alcuni critici tendono a sottolineare, a opere scultoree, esse prevedono sempre al loro interno la vita. I loro progetti, dalla casa al piano, sono progettati in scala al 100, l’unica in grado di misurare la relazione tra uomo e ambiente, sia all’interno di una casa che di un pezzo di città.
Per dar forma a spazi capaci di essere vissuti e abitati sentendosi in proporzione con essi, i Mateus ricorrono, ricercandole all’interno della loro memoria, alle sensazioni provate stando all’interno di spazi-archetipi, di luoghi della città storica o di paesaggi naturali, o dall’insieme di queste cose.
Le spazialità prelevate dalla realtà diventano i loro riferimenti.
Ogni opera che Manuel ha illustrato durante la sua lezione è accompagnata da un’immagine di riferimento. In alcuni casi è una fotografia del paesaggio che caratterizza l’area di progetto; altre volte sono paesaggi, edifici, rovine visitate, che ritornano alla memoria dei due fratelli, a suggerire spazialità, temi e strategie di intervento.
Il primo progetto che Manuel ha descritto è la casa unifamiliare a Coruche realizzata nel 2011. La normativa dell’area impone che la casa assuma un aspetto tradizionale.
L’immagine che Manuel mostra è Splitting di Gordon Matta-Clark, una casa tradizionale incisa da un taglio che ne altera l’immagine, la spazialità, il significato. La commenta affermando che «cambiando il modo di guardare qualcosa, cambia il suo modo di essere».
Analogamente, la casa a Coruche assume la figura archetipa della casa con il tetto a falda, la altera sottraendo al centro del volume un patio, altro spazio-archetipo, ma sottratto, negativo.
Una serie di nicchie intorno al vuoto centrale scavano il pieno per far posto agli ambienti. Un ulteriore scavo nella restante massa apre la corte verso il paesaggio circostante e nei punti di intersezione tra le nicchie e il bordo interno del patio altre sottrazioni formano porte e finestre.
Le nicchie assumono forme diverse: creano stanze con tetti a falda, voltate e piane in modo che ogni spazio abbia una sua forma e dimensione specifica.
Un unico materiale, il cemento bianco, definisce omogeneamente i muri perimetrali e il tetto, i fronti esterni e quelli interni alla corte, rendendo il volume monomaterico, compatto e unitario.

 

Una strategia simile è utilizzata nella casa a Aroeira: un volume che occupa tutta la superficie edificabile è svuotato al centro da un patio che si apre e guarda verso un bosco di pini. Qui il volume non assume la forma archetipa della casa a falda, ma quella esagonale del lotto, definita da un piano redatto negli anni ’60. Anche in questo caso lo scavo genera il patio e gli ambienti interni, ma entrambi assumono una forma libera e sinuosa. Le parti restanti del volume sono a loro volta scavate per ospitare gli spazi di servizio: un muro cavo abitato (5), tema ricorrente nelle architetture dei Mateus.



L’archetipo della casa a falda caratterizza anche due piccoli edifici, il centro di ricerca e le residenze temporanee a Furnas nelle Azzorre, che si collocano all’interno di un progetto più vasto di bonifica delle acque della laguna, affidato ai Mateus.
Il paesaggio è straordinario: un cratere riempito di acqua e circondato da montagne ricoperte di boschi che diradano fino alla laguna. «La qualità di questo posto dà senso al progetto. Il tema è lavorare sulla qualità dell’acqua e su pochi elementi costruiti». «L’intenzione del progetto è quella di evocare il paesaggio architettonico delle Azzorre, in continuità con le forme e i materiali radicati nella memoria collettiva dell’isola e dell’arcipelago, che costituiscono essi stessi una sorta di natura del luogo». (6)
Gli edifici sono entrambi definiti da forme archetipe, rivestiti integralmente da una pietra locale che conferisce unità e compattezza ai due volumi. Il centro di ricerca assume una composizione analoga alla casa a Coruche: è scavato al centro da un patio che, su un lato, si estende fino al bordo, mettendo in relazione questo vuoto con il paesaggio esterno. Gli spazi scavati all’interno del volume intersecano il patio ognuno con una propria figura, creando punti di accesso e finestre.
L’edificio per le residenze temporanee è scavato per creare gli spazi interni: al centro, da un volume negativo di base quadrata che, diviso in quattro parti uguali, ospita le stanze; il bordo, per contenere i servizi e i quattro ingressi.



Un salto di scala rispetto alle opere fin qui descritte si registra nel piano per il Parco Mayer e per il giardino botanico nel centro di Lisbona, ma il metodo per generare gli spazi e produrre qualità non muta. La proposta dei Mateus si articola in diversi punti: estendere e proteggere il giardino botanico, connettere la parte alta e quella bassa della città, restituire ai suoi abitanti uno spazio pubblico collettivo.
Lo spazio pubblico nella città storica, come ci racconta la pianta di Roma del Nolli (1748), è uno spazio negativo, sottratto alla massa dei tessuti. Esso assume a Roma, come a Napoli e a Lisbona, dimensioni ridotte che si proporzionano con quelle dell’uomo che attraversa quegli spazi. Perciò il piano progettato dai Mateus non è una striscia, un retino colorato che individua un uso, ma uno spazio che riprende e reinterpreta la spazialità urbana della capitale portoghese, progettato in scala al 100, in base alle dimensioni reali che la città assume e all’uomo che vive al suo interno.
Uno stretto percorso costeggia il giardino botanico, un altro collega la zona alta e quella bassa della città, tutti terminano nella piazza quadrata, caratterizzata dalla presenza del Capitolio. Questa è riqualificata attraverso l’inserimento di altre funzioni urbane: pieni, materia che viene aggiunta alla massa dei tessuti del centro storico e poi scavata-sottratta per dar forma ad una serie di spazi urbani alla scala dell’uomo.   

Note

(1) F. e M Aires Mateus, Vuoti, in People meet in architecture, catalogo della XII Biennale di Architettura, Marsilio, Venezia, 2010, p. 48.
(2) Questo tipo di spazio sottratto è analizzato nel libro: Spirito G., Forme del vuoto. Cavità concavità e fori nell’architettura contemporanea, Gangemi editore, Roma, 2011.
(3) La lezione di Manuel Aires Mateus, organizzata dall’arch. Pasquale Mei, si è tenuta il 30 settembre 2011 presso la facoltà di Architettura di Napoli nell’ambito dei seminari svolti da docenti stranieri nel Dottorato di Progettazione urbana e urbanistica, coordinatore prof. Pasquale Miano.
(4) R. Carvalho, Sulla permanenza delle idee. Una conversazione con Francisco e Manuel Aires Mateus, in «El Croquis» n. 154, 2011, p. 9.
(5) Il tema del muro cavo nelle opere di Aires Mateus è oggetto del libro di Cacciatore F., Abitare il limite. Dodici case di Aires Mateus & Associati, LetteraVentidue, Siracusa, 2009.
Il muro cavo nelle opere di diversi architetti moderni e contemporanei è analizzato in: Spirito G., Dal muro cavo al volume cavo: abitare lo spazio sottratto, in Terranova A. e Toppetti F. (a cura di), Teorie figure architetti del Modernocontemporaneo, Gangemi editore, Roma, in corso di pubblicazione.
(6) F. e M. Aires Mateus, Relazione di progetto, in Tonon C. (a cura di), L’architettura di Aires Mateus, Documenti di architettura, Electa, Milano, 2011, p. 148.

 

Autore Data pubblicazione Volume pubblicazione
SPIRITO Gianpaola 2011-11-23 n. 49 Novembre 2011
 
Hortus

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Alter-azioni

Questo libro raccoglie una serie di saggi sull’alterazione, ovvero sul rapporto interpretazione e realtà, sostanzialmente sul come si possa aumentare la realtà oltre l’impiego di strumenti tecnologici. Con l’espressione “realtà aumentata” si vuole qui sostenere l’autonomia della visione, la sua non necessità di protesi da altri impostate, a favore di un potenziamento delegato alla sola teoria. L’obiettivo è aggiornare il binomio teoria-progetto, superare inutili dualismi, affermare la coincidenza dei due termini non solo sul piano dei contenuti ma anche su quello degli strumenti. Continua...

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hortusbooks si propone come una collana agile, aperta ad una molteplicità di contributi nel campo dell'architettura. I volumi vengono pubblicati con tecnologia print on demand dalla casa editrice Nuova Cultura di Roma e possono essere acquistati on-line tramite i maggiori canali di diffusione.

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