L'editoriale di (h)ortus


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Dopo quasi vent’anni di assenza – trascorsi, forse colpevolmente, a indagare architetture in luoghi più distanti del pianeta – sono ritornato a Urbino, alla ricerca non soltanto delle opere di Giancarlo De Carlo (e di tutti gli illustri architetti che lo hanno preceduto nella città di Federico da Montefeltro) ma anche della possibilità di fare un personalissimo punto sullo stato dell’architettura. Avevo sentito parlare da più parti del pessimo stato di conservazione degli Continua...

La città della postproduzione

Questo libro raccoglie una serie di saggi sulla postproduzione intesa sia quale condizione che connota oggi i territori europei, sia quale atteggiamento progettuale – realizzare non è più sufficiente e non è più centrale servono interventi altri, altre sovrascritture. Come nella prassi cinematografica, raramente la presa diretta esaurisce il momento di formalizzazione di un film: è necessario applicare un complesso di operazioni quali il doppiaggio, il montaggio, il missaggio che seguono la fase delle riprese e precedono la commercializzazione.
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Due testi sul paesaggio urbano

Una rilettura critica

Alessandro Camiz

lejeuneIn occasione della conferenza “From new urbanism to landscape urbanism: Urban Landscape in the US” tenuta da Jean-Francois Lejeune (Director of Graduate Studies, University of Miami, School of Architecture) il 14 aprile 2011, alla Facoltà di Architettura (sede di Valle Giulia), sono stati sollevati durante il dibattito, al quale hanno partecipato tra gli altri Piero Ostilio Rossi, Giuseppe Strappa, Stefano Garano e Alfonso Giancotti alcuni temi rilevanti per le ultime tendenze del progetto urbano negli USA, dove la concezione urbana alla scala del paesaggio sembra oggi prevalere sulle indicazioni neo-conservatrici fornite negli ultimi anni dal  new urbanism. Per questo motivo occorre oggi una rilettura critica di alcuni testi internazionali, che a partire dal progetto di paesaggio, estendono al progetto architettonico e urbano alcune categorie concettuali e critiche.


Parchi urbani e parchi suburbani. Perché parlare dell’architettura del paesaggio?

Andreu Arriola, Adrian Geuze, Steen Høyer, Bernard Huet, Peter Latz, David Louwerse, Norfried Pohl, Clemens Steenbergen, Modern park design. Recent Trends, Uitgeverij Toth, Bussum 1993.

geuzeIl volume raccoglie gli interventi che gli autori hanno presentato al Simposio “The Park”, tenuto a Rotterdam il 6-7 febbraio del 1992 presso la fondazione olandese Panorama. Il simposio ospitava sette progettisti di parchi europei e metteva a confronto le loro concezioni, assai diverse, esposte tramite progetti. Bernard Huet (Francia) evocava la memoire de la ville scavando nella storia del sito nel progetto per la Place Stalingrad ed il Parc de Bercy a Parigi. Adrian Geuze (Olanda) metteva alla prova il significato del parco contemporaneo illustrando il progetto per il Schouwburgplein a Rotterdam ed il Oosterschelde nello Zeeland. Andreu Arriola (Spagna) forniva numerosi esempi di piazze e giardini urbani nella vecchia città di Barcellona, progetti di tipo culturale che lasciano la natura in secondo piano. Norfried Pohl (Germania) illustrava il Niddapark in riferimento alla tradizione del volkspark, una concezione caratterizzata da piccoli interventi architettonici immersi nel verde. Peter Latz (Germania) considerava la possibilità di sviluppare la periferia in chiave ecologica interpretando la sostenibilità dei siti industriali abbandonati. Steen Høyer (Danimarca) utilizzava un approccio artistico all’architettura del paesaggio finalizzato alla realizzazione del paradiso. Clemens Steenbergen (Olanda) confrontava sul piano formale tradizione ed innovazione verificando la possibilità di utilizzare le forme del passato nell’architettura del paesaggio contemporaneo.
Il simposio era presentato dal Presidente della fondazione Panorama David Louwerse che introduce il volume con un testo dal titolo significativo, “Perché parlare dell’architettura del paesaggio?”
Louwerse sottolinea la differenza tra parco urbano e parco suburbano e il diverso ruolo del progetto in funzione delle diverse parti di città a cui corrispondono diverse forme di sviluppo: crescita suburbana e riqualificazione della città esistente. Il dibattito nasce quindi allo scisma tra progettisti ed ecologisti nel campo disciplinare del paesaggio, una frattura che richiede un riavvicinamento per pervenire ad una fruttuosa collaborazione interdisciplinare. Inoltre Louwerse formula con decisione una critica alla visione idealizzante della natura come “nuova Arcadia”.
Ciascun contributo rappresenta in realtà una diversa scuola di pensiero, fortemente caratterizzata in chiave nazionale ed ideologica, e corrisponde ad una poetica personale. Conseguentemente il testo riporta visioni diverse, talvolta anche contrastanti. L’innovazione del simposio però consiste nell’aver invitato un gruppo di ospiti a commentare gli interventi e guidare la discussione successiva. Gerrit Smienk, Christophe Girot, Peter de Zeeuw, Paul Achterberg, Ymkje Repk, Wouter Reh ed Eric Luiten, hanno saputo rilanciare il dibattito talvolta acceso, che i curatori Martin Knuijt, Hans Ophuis, Peter Van Saane e David Louwerse hanno saputo sapientemente raccogliere e trascrivere diligentemente.
È particolarmente interessante il modello operativo che il testo descrive. Un gruppo di controllo interviene criticamente sui contributi dei progettisti, rilanciando il dibattito con argomentazioni critiche che attraverso temi specifici tracciano una linea teorica, peraltro la parte più interessante del volume, al fine di stimolare un reale avanzamento della teoria tramite la dialettica.

Mindscape diamond: paesaggio mentale e paesaggio materiale

Han Lorzing, The Nature of Landscape. A Personal Quest, 010 Publishers, Rotterdam 2001.

lorzingIl volume osserva da diverse angolazioni la natura del paesaggio rivolgendosi ad un vasto pubblico senza rinunciare a contenuti alti e sistematicità. La chiave interpretativa adottata consiste nel rapporto tra paesaggio e mente, mindscape: la lettura del paesaggio in chiave parametrica diventa qui l’occasione per la costruzione assiomatica di una semantica del paesaggio.
L’autore riconosce la significatività della linea retta e della circonferenza, assenti in natura e quindi emblemi dell’intervento umano sul paesaggio: così le centuriazioni romane e i celtic fields circolari sono gli elementi base della componente culturale del paesaggio. La componente naturale è invece riconoscibile nelle forme erratiche e meandriformi. Il confronto costante tra i due termini, naturale e culturale, provoca una tensione che conduce all’equilibrio di alcune ibridazioni del paesaggio contemporaneo. Per Lorzing il progresso tecnologico tende a far prevalere le forme geometriche su quelle naturali. L'autore dimostra  come la storia del paesaggio europeo abbia seguito la storia dell’agricoltura, l’incremento demografico e il conseguente maggior bisogno di cibo della popolazione. La pittura rinascimentale con le vedute di paesaggio nei quadri appesi ai muri nelle nuove case borghesi testimonia la colonizzazione umana della natura. La costruzione di un paesaggio interamente artificiale attraverso la bonifica in Olanda rappresenta questo atteggiamento dove sono individuabili alcune figure prevalenti: block pattern, grid pattern, strip pattern. Le figure sono interpretate come icone coloniali per la celebrazione della vittoria dell’uomo sulla natura. Il compimento di questo trapasso figurativo avverrà, per Lorzing, con la rivoluzione industriale, dove ortogonalità e geometria diventeranno il sintomo formale del controllo assoluto. La rigidità dei tracciati industriali messa a confronto con il pattern organico delle reti viarie medievali testimonia un contrasto netto; con la nascita della società borghese l’uomo adotta un diverso atteggiamento nei confronti della natura. La seconda rivoluzione industriale ha portato forme ulteriori, l’incrocio multilivello e l’autostrada, ma l’isolamento del percorso rispetto al territorio attraversato comporta la preminenza della relazione visiva rispetto a quella tattile che è ormai perduta. La terza rivoluzione tecnologica – quella dei computer – quali trasformazioni porterà nel paesaggio? Secondo l’autore l’equilibrio tra naturale e artificiale.
Il testo analizza i significati del termine paesaggio citando il giudizio di Michelangelo sulla pittura fiamminga: “senza ragione o arte, senza simmetria o proporzione, senza scelta sapiente”. Ma per Lorzing la stessa parola inglese landscape, introdotta nel 1568, deriverebbe dal lantscap olandese. Solo in seguito landscape sarebbe stata adottata nelle lingue nordeuropee. Nelle altre lingue esiste uno spettro di significati talvolta sovrapposti in un solo termine (paesaggio-paysage) talvolta distribuiti in termini distinti. Il russo usa due termini diversi peyzazh e landshaft, a significare rispettivamente la pittura di paesaggio ed il progetto di parchi. Il cinese usa almeno quattro ideogrammi diversi, dove il tipo di paesaggio entra a far parte del termine. L’autore riconosce quattro layer di interazione tra uomo e paesaggio: intervento, conoscenza, percezione e interpretazione. Il villaggio bavarese di Leavenworth nello stato di Washington è un paesaggio falso che mette in discussione il rapporto tra originale e copia. Il paesaggio meandriforme della campagna anglosassone assunto a modello per il parco aristocratico del XIX secolo è un esempio di paesaggio trasposto. Nativo e straniero, due termini contrapposti per descrivere la migrazione dei paesaggi, da un territorio all’altro.
Mindscape diamond: una figura losangata – strumento di analisi – dove i quattro angoli sono associati alle categorie: tradizionale, razionale, romantico, ecologico e due assi ortogonali rappresentano il binomio umano-naturale sulle ascisse e quello nativo-straniero sulle ordinate Analogamente la stessa figura è impiegata per l’interpretazione del rapporto tra paesaggio e ideologia. L’asse verticale rappresenta il binomio conservazione-idealismo e l’asse orizzontale quello di ordine-caos: il diagramma consente di correlare così stili e partiti politici.
Lo ism diamond può descrivere le diverse tendenze dell’arte: paesaggi emotivi, paesaggi rispettosi, paesaggi realistici, paesaggi perfezionati. Nella pittura medievale il paesaggio era lo sfondo di un soggetto sacro, nella pittura olandese del XVII secolo rappresentava la realtà, nell’espressionismo diventa rappresentazione interiore, fino ad assurgere a dimostrazione del rispetto per l’ambiente dell’artista con Oppenheim: quattro metafore dei diversi atteggiamenti dell’uomo nei confronti della natura. A Ryoan-Ji a Kyoto, un paesaggio in miniatura, il rapporto con il mondo esterno testimonia la ricerca dell’illuminazione interiore attraverso la cura delle piccole cose. Invece nei giardini occidentali: il rapporto con il mondo esterno non è esplicitato, è piuttosto la delimitazione finalizzata alla riproduzione il tratto comune alla pittura ed al progetto dei giardini occidentali.
Quali tendenze dell’architettura, dell’urbanistica e della landscape art può suggerire lo sviluppo futuro del paesaggio? La “veduta in prestito”, il jie jing della tradizione cinese, consente di esplorare altre discipline alla ricerca dei caratteri prevalenti nella contemporaneità. La perdita d’importanza dei luoghi collettivi si traduce nel diffondersi di comunità recintate e protette, come i quartieri residenziali ad accesso controllato o i parchi tematici. Il diffondersi dell’agricoltura industrializzata è causa del senso di nostalgia rurale che ritroviamo in alcune espressioni del neo-tradizionalismo di ispirazione medievale in Europa. Negli USA prevale invece il new urbanism di ispirazione postcoloniale. Due tendenze che secondo l’autore chiudono definitivamente l’internazionalismo modernista, riportando in primo piano la storia e la necessità del radicamento. Il Wetland Centre di Londra, realizzato a partire dal 2000 come rifugio per oltre 130 specie di uccelli, è esempio di convivenza tra ambiente rinaturalizzato e metropoli contemporanea. Per Lorzing la realizzazione di un sistema paneuropeo di corridoi biologici e parchi suburbani – una nuova natura – può costituire l’antidoto al grigiore delle metropoli industriali.

 

Autore Data pubblicazione Volume pubblicazione
CAMIZ Alessandro
2011-04-29 n. 43 Aprile 2011
 
Hortus

Lo spessore della città

La ricerca Lo spessore della città prende corpo nel 2010 in occasione del secondo bando FIRB (Fondo per gli Investimenti della Ricerca di Base – Bando Futuro in Ricerca), pubblicato dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca. Il bando nelle sue tre edizioni (2008, 2010, 2012) è indirizzato a sostenere ricerche di base di giovani studiosi. La stesura del progetto nella sua prima versione è il tentativo di tradurre assunti teorici, costruiti su nuove necessità di dialogo tra architettura e città, in concreti strumenti operativi.  Continua...

Alter-azioni

Questo libro raccoglie una serie di saggi sull’alterazione, ovvero sul rapporto interpretazione e realtà, sostanzialmente sul come si possa aumentare la realtà oltre l’impiego di strumenti tecnologici. Con l’espressione “realtà aumentata” si vuole qui sostenere l’autonomia della visione, la sua non necessità di protesi da altri impostate, a favore di un potenziamento delegato alla sola teoria. L’obiettivo è aggiornare il binomio teoria-progetto, superare inutili dualismi, affermare la coincidenza dei due termini non solo sul piano dei contenuti ma anche su quello degli strumenti. Continua...

peperone_giallo_trasphortusbooks è un progetto editoriale che nasce dall’esperienza di (h)ortus - rivista di architettura. Raccogliere saggi e riflessioni di giovani studiosi dell’architettura, siano esse sul contemporaneo, sulla storia, la critica e la teoria, sul progetto o sugli innumerevoli altri temi che caratterizzano l’arte del costruire è la missione che vogliamo perseguire, per una condivisione seria e ragionata dei problemi che a noi tutti, oggi, stanno profondamente a cuore.

hortusbooks si propone come una collana agile, aperta ad una molteplicità di contributi nel campo dell'architettura. I volumi vengono pubblicati con tecnologia print on demand dalla casa editrice Nuova Cultura di Roma e possono essere acquistati on-line tramite i maggiori canali di diffusione.

Il paesaggio chiama

paesaggio_chiama_tIn tante città mediterranee e anche qui, nella magnifica cornice dello Stretto di Messina, l’attuale urbanesimo genera immense aree abitate che non sono più né urbane né rurali. Ci guardiamo attorno e nella banalità che ci circonda cerchiamo nuove gravità, proprio in questi luoghi destrutturati, perché è qui che possono e devono prendere forma i paesaggi del nostro tempo. L’importanza del paesaggio è sentita quasi sempre in termini solo difensivi, senza la consapevolezza della sua rilevanza sociale e economica, e di conseguenza senza un coinvolgimento culturale e politico delle comunità. Continua...

Valle Giulia Flickr

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Il gruppo Valle Giulia Flickr nasce tre anni fa dall’idea di uno studente di architettura con la passione della fotografia.
Da un piccolo gruppo di appassionati, accomunati dalla voglia di imparare l’arte fotografica e di utilizzarla come strumento per “parlare” di architettura, si è arrivati ad un gruppo che oggi conta più di 260 iscritti.
Lo spirito del gruppo è quello della condivisione come mezzo di conoscenza, sia in campo architettonico che fotografico, e i contest proposti danno l’occasione agli iscritti di confrontarsi su varie tematiche in campo architettonico e sociale. Continua...

Dal paesaggio al panorama, dal panorama al paesaggio

camiz_copertina_tUna mostra che presenti fotografie di paesaggi naturali, così come un osservatore li vede durante una gita, un'escursione, un viaggio, anziché una mostra semplice come si potrebbe credere (perché si potrebbe azzardare che un panorama è sempre bello), si presenta come una mostra piuttosto complessa. In effetti, è la fotografia del paesaggio naturale che è più complessa di quanto non sembri. Infatti, se appunto un ambiente naturale ci appare quasi sempre come bello, in particolare se incontaminato, una sua fotografia non è detto che lo sia. Continua...

Il Giardino dei Cedrati di Villa Pamphilij

cedratiDalla loro domesticazione le piante da frutto sono sempre state utilizzate come elementi costitutivi di diverse tipologie di giardini. In molti giardini storici, a  fronte di esempi virtuosi di conservazione di aree a frutteto o di singole piante da frutto, molto più spesso questi spazi coltivati sono andati perduti, gradualmente sacrificati ad altre priorità nei necessari restauri vegetazionali con perdita di risorse genetiche di valore, ma anche dell’identità dei luoghi. Lo studio di un’ipotesi di recupero del Giardino dei Cedrati in Villa Doria Pamphilj (Roma), oggi profondamente cambiato nella sua forma, struttura e funzione e in progressivo abbandono, rappresenta l’applicazione di un innovativo approccio metodologico, esempio di quella  integrazione di discipline necessaria per non prescindere dalla natura sistemica  di questo luogo. Continua...

Rassegna Italiana | 5 Temi 5 Progetti

Il complesso di risorse culturali, artistiche, ambientali, che sono proprie di un paese noi lo chiamiamo Patrimonio (ma anche l'insieme dei cromosomi che ogni individuo eredita dai propri ascendenti). Le Case sono le abitazioni dell'uomo e l'Esterno è ciò che sta fuori, che viene da fuori. Il termine Tecnologia è composto da arte e discorso, dove per arte si intende(va) il saper fare, in altri termini il progetto del saper fare. La Catastrofe indica i grandi sconvolgimenti provocati dalla natura o dall'uomo. Continua...

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